Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 19 marzo 2015

QUOTIDIANITÀ: fonte inesauribile di ispirazione




Per uno scrittore di narrativa la quotidianità è la migliore fonte di ispirazione: basta viverla, con i suoi tempi, i suoi spazi e c'è sempre qualcosa o qualcuno che si deposita nella mente e che si offre, inconsapevolmente, alla rielaborazione e al confezionamento di una storia scritta.

I miei viaggi in metropolitana

È un periodo che mi concentro sull'umanità che brulica dentro la metropolitana, forse perché non sono mai stata abituata a confrontarmi con una realtà così grande e dispersiva: ho sempre vissuto in una città piccola e comoda, Caltanissetta, respirando, tuttalpiù, per quattro anni l'aria di Palermo, ai tempi universitari, ma erano tempi in cui la metro, nel capoluogo siciliano, era un treno cittadino che viaggiava alla luce del sole, non dentro tunnel profondi e bui. Adesso che vivo nella Capitale, almeno una volta alla settimana mi capita di obliterare il biglietto per la metro: lo faccio il sabato, quando accompagno mio figlio al Conservatorio; ci facciamo venticinque minuti di strada sotterranea, sfrecciamo dentro le gallerie della città comodamente seduti (lo prendiamo al capolinea, dunque quando ancora i vagoni sono vuoti) ed osserviamo le persone che via via vanno affollando il treno muoversi assieme a noi, ognuna diretta verso una porzione di quotidianità da vivere.
Qualche volta apro il mio I-pad sulla pagina contrassegnata dell'e-book che sto leggendo (non rimango mai senza qualcosa da leggere), spesso, invece, mi soffermo a guardare l'umanità che mi circonda e vedo potenziali storie, vite da raccontare dietro sguardi spenti, atteggiamenti guardinghi, posture svogliate e allora la mia mente corre dentro quella di tutte le persone che cadono sotto i miei occhi; va oltre le apparenze, immagina, inventa, parla di loro.

Il mondo di Facebook

Da un po' di tempo circolano su Facebook dei test che svelano inedite appartenenze del genere umano a cose, mestieri o animali: "Se tu fossi una pietra preziosa, che gemma saresti?", "Scopri l'animale che c'è in te", ...e  roba del genere.
Quando scorro la timeline, di tanto in tanto mi soffermo su alcuni di questi test, quelli che mi ispirano di più e rispondo alle domande, curiosa di scoprire quale sarà il risultato, alla fine. Così il mio pregio è la "saggezza", sono un'impensabile "pantera" e ho nel sangue la vocazione dell'"artista". Tutti divertenti, tutti verosimili (a parte il fuorviante accostamento fra me e la pantera, che non mi inquadra come femme fatale o dark lady, ma contempla molte caratteristiche che pare mi appartengano). 
Facendo parte anch'io della comunità di Facebook da poco, ne apprezzo il suo vantaggio: quello di accorciare le distanze fra le persone, custodendo potenziali legami dentro comitivone di conoscenti. Eppure,  ho uno scopo secondario, se continuo a frequentare questa piazza virtuale, ed è legato alla mia attività di "scrittrice" appassionata.
Lo scopo di cui parlo scaturisce da una spontanea analisi dei meccanismi di un mondo verso il quale ho sempre provato una cordiale indifferenza: ci sono persone che dicono qualcosa e profili che possono racchiudersi in determinate categorie.
Dentro Facebook trovo le migliori caratterizzazioni di potenziali personaggi per le mie storie, attingo materiale, traggo interessanti spunti che archivio nel mio computer mentale come "file creativi" da tenere in considerazione. 
Così scovo gli immancabili esibizionisti, quelli dalla foto facile, scattata in ogni dove, a raccontare eventi personali; i moralisti e i moralizzatori, quelli che dettano legge, sentenziano, fanno i professori da improbabili cattedre. Impazzano i comici, i cazzari, i  sensazionalisti, quelli che credono ad ogni bufala e la ripropongono fieri di avere dato un contributo. Ci sono gli artisti e i poeti, i dispensatori di perle di saggezza, chi apre o chiude la giornata con aforismi e citazioni di ogni genere; chi sfoga paturnie, chi denuncia, chi polemizza. Ci sono quelli che ci provano, un must dei social network e quelli del "sono simpatico e te lo dimostro ad ogni costo". Ci sono gli innamorati, ci sono le loro dediche. Ci sono quelli che sono felici di farsi gli affari degli altri, persino quelli che ci sono senza sapere bene perché. E poi c'è chi sta semplicemente a guardare o, come una volta mi ha ricordato una mia amica, chi "controlla" sotto mentite spoglie i movimenti di figli e nipoti.
E voi dite che fra tutti questi personaggi non si trovi quello giusto da inserire in una storia?

Gli incontri occasionali

Ho fatto una scelta radicale, nella vita, quando il mio primogenito è venuto al mondo, quattordici anni fa: avevo un lavoro, un impegno giornaliero, con orari da rispettare e limiti - ovvi - da tollerare. Io ho voluto dedicarmi a mio figlio, ho scelto lui e i sacrifici che questo  avrebbe comportato, non ultimo rinunciare all'impiego (che, poi, nemmeno mi piaceva tanto!). Chiunque si stupisce e non sono state poche le persone che mi abbiano detto: "ma come, laureata, avvocato, a casa?". Laureata, avvocato...e mamma! Felice, aggiungerei io, perché il cuore ti porta sempre a fare la scelta giusta ed io non mi sono mai mai pentita di avere voluto vedere crescere i miei figli (nel frattempo, ne ho avuto un altro) con i miei occhi e non con quelli di chissà chi!
In pratica, non sono una casalinga frustrata, anzi a dire il vero non amo nemmeno definirmi "casalinga", per il semplice fatto che non passo la mia giornata ad avere una cura maniacale per la casa, divento cuoca solo all'ora di pranzo e la mattina aspetto di accompagnare i ragazzi a scuola per tornare a sedermi nella mia postazione e scrivere, con letti ancora da fare e ordine da ripristinare. Nelle pause o quando la mente si stanca, allora ecco che mi distraggo dedicandomi alle incombenze domestiche.
E vengo al dunque: nei momenti in cui è obbligatorio correre alla Posta o fare un salto al supermercato, quando una ricetta richiede lunghe attese dal dottore, riaccendo il registratore mentale e fisso conversazioni fra persone, elaboro dati forniti da sguardi incrociati per caso, sensazioni provate in presenza di qualcuno. 
Gli incontri occasionali sono una fonte inesauribile di ispirazione: una signora che mi chiede gentilmente di leggerle la lista della spesa perché non ha gli occhiali; un anziano malconcio che, in fila alla cassa, ha il tempo di raccontarmi di aver comprato quei biscotti che piacciono tanto alla moglie a letto, malata, cui lui è l'unico a fare assistenza (una storia che ancora adesso, a ricordarla, mi commuove); la burina che una volta, all'ufficio postale, ha aspettato l'uscita di una persona per gridarle in faccia verità irriproducibili in questa sede (ne ho colto ogni sfumatura, come dimenticare!)

Quotidianità, vite, flusso di pensieri.
Vi è mai capitato di sentire forte il desiderio di raccontare qualcosa che avete vissuto durante la vostra giornata? 
Quanto vi ispira la quotidianità?

In fondo, cos'è scrivere se non collezionare spunti per elaborarli, seminare idee nel campo della fantasia per raccogliere storie?













14 commenti:

  1. Anton Čechov diceva che è più facile scrivere di Socrate che d'una signorina o d'una cuoca. Nella quotidianità c'è una bellezza (e una difficoltà), che pochi vogliono cogliere.

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    1. Bravo, citazione da 10 e lode! :)

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  2. Odio quei test e immancabilmente li faccio quasi tutti... :P La metropolitana di Roma è tremenda. Ho beccato un'asiatica infilare la mano nella tasca di un tedesco, una volta. Non era per capire se avesse un erezione, quanto invece per sfilargli il cellulare. Perché poi mettano il cellulare in tasca non ne ho idea... Non farà male? Va be', ad ogni modo saper raccontare la quotidianità è l'apice del vero narratore. :)

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    1. ...ed ho voluto citare gli episodi più recenti! Sapessi che vagonate di quotidianità ho serbato per le migliori occasioni narrative!

      P.S. Perché il tuo blog mi risponde "oops,,impossibile trovare la pagina?" Se Giovanna Russo è quella di Narcissus sarei molto interessata alle vostre chiacchiere davanti al caffè!

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    2. È stato un errore di wordpress. Pubblico l'intervista lunedì. Giovanna Russo è proprio la Giovanna Russo di Narcissus. Sentirà le orecchie che gli fischiano... :D

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  3. Musica per le mie orecchie le tue parole. Il blog di uno scrittore dovrebbe riportare soprattutto quelle riflessioni, spunti, varie umanità che si incontrano nella vita quotidiana. Da lì nascono le storie che meritano di essere scritte. A dimostrazione di quanto tu abbia ragione, nel mio blog ho raccolto alcuni incontri che mi hanno colpito sotto la voce "metropolitana". Milano o Roma, riflessioni di scrittori dal sottosuolo... Devi raccontarcene qualcuna, a modo tuo.
    Dice bene poi chi ha commentato prima di me: facile raccontare i personaggi, il difficile è raccontare le persone.

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    1. Adesso che me lo hai segnalato, vado a farmi una scorpacciata delle tue storie in "metropolitana"...

      Ritorno entusiasta: sono scorci stupendi di quotidianità: è esattamente quello che intendevo dire con il mio post!

      "Chiudo la parentesi" e "dieci righe fa 28" sembrano due pagine del mio taccuino, quando vado in metropolitana.
      Mi hai convinto: condividerò anch'io qualcuna di queste mie esperienze!
      Grazie per l'idea! ;)

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  4. Anche per me il serbatoio principe è proprio quello della realtà che mi circonda. Molte persone che ho visto (ma di solito non conosciuto) sono diventate personaggi di racconti o romanzi, e anche diverse ambientazioni sono finite adottate. Invece potrei scrivere un horror molto sanguinoso su uno dei frequentatori di FB che diffonde (o crea, orrore!) fotomontaggi di gattini seduti al centro di rose e margherite, sempre modificate nei colori fino a diventare più psichedeliche di un viaggio lisergico. (Oddio, ti piacciono i gattini nei fiori? Speriamo di no...) ;)

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    1. Ahah, no, tranquilla, anzi approvo e sottoscrivo! Ma dove li metti, invece i vari Minnie, Topolino, Pippo e tutto l'allegro staff che augurano ogni santo giorno il buongiorno e la buonanotte a tutti?Quando decidi di scrivere il libro horror chiamami a collaborare! ;D

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  5. Ma sai che avevo "perso" questo post? Non è comparso nell'elenco degli aggiornamenti fino ad ora. Comunque mi è piaciuto moltissimo, e non escludo di farci un "meme"! ;)

    Le mie fonti di ispirazione sono simili. Quando vivevo a Milano, molte storie nascevano osservando le persone, non solo sulla metro ma anche per strada, nei supermercati (non sai quanto riveli il carrello di un individuo sulla sua personalità) e in tutti i luoghi vagamente popolati.

    Un altro "luogo" (anzi, non-luogo, sociologicamente parlando) è il treno: le persone in treno abbandonano ogni difesa, si lasciano andare perché sanno che non ti incontreranno mai più, raccontano cose di sé che non direbbero a nessuno. Ne ho viste di ogni, in treno, in tanti anni di viaggi da Sanremo a Milano. Ricordo in particolare un tipo appena uscito di prigione che leggeva gli annunci di lavoro e due anziani simpaticissimi, marito e moglie, che stavano partendo per un viaggio in europa ("ora che i figli sono grandi ci facciamo i cazzi nostri!"). Poi, nel 2010, ho iniziato ad andare su in auto, quindi basta chiacchierate con sconosciuti... ;)

    Ora che sono di nuovo a Sanremo, purtroppo le mie fonti di ispirazione si sono ridotte. Qui è un piattume allucinante. E Imperia, dove lavoro, è anche peggio. è la città più provinciale del mondo! Ultimamente non ho nemmeno molte occasioni di viaggiare. Però pazienza, passerà, cerco altri spunti. :p

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    1. Io ho frequentato l'università a Palermo, tornavo a Caltanissetta ogni venti giorni. Prendevo il pullman e anche li era un bel chiacchierare, ma il treno... accidenti, hai ragione! Lo prendevo poche volte e anch'io incontravo persone disposte in due ore a raccontarti un'intera vita!
      Il fatto è anche che io mi presto molto, nel senso che mi piace ascoltare e penso che la gente se ne accorga; non chiudo le conversazioni, semmai le fomento, faccio domande, sono interessata.
      Forse la cosa più affascinante è il fatto che quelle persone restano meteore, incontri occasionali, sconosciuti di cui dimenticherò i volti non appena scesa dal treno, ma non le loro storie.

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  6. le cose più normali mi ispirano quando scrivo.
    le facce altrui impegnate a vivere, le espressioni senza riconoscimenti ne eccezioni della gente comune...
    in metropolitana, mentre faccio la spesa, mentre mi isolo sul tapis roulant e mi lascio accadere le cose intorno, è tutta una continua ed inesauribile fonte di grandissima ispirazione per me...

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    1. Ciao, Patalice e benvenuta.
      Hai visto, siamo in tanti ad amare la quotidianità e a trarre da essa spunti interessanti: mi piace l'espressione "facce altrui impegnate a vivere"! Quando cogli quelle giuste, sai che storie verrebbero fuori!

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