Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 31 marzo 2015

"LA DIVINA SCRITTURA": #3 La paura dell'ignoto


Ho attraversato il limbo degli scrittori emergenti e mi sono lasciata alle spalle la palude dove le idee rimangono soffocate sotto le acque limacciose dell'indolenza. La pioggia incessante rallenta il mio cammino, tuttavia non demordo ed il mio viaggio continua...

Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l’aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.

Trovare riparo in una foresta così intricata non è facile e, in più, gli arbusti cavi offrono spazi piccoli dove è impossibile sostare a lungo. Corro, le strade mi sembrano tutte uguali, i percorsi già battuti cominciano a cambiare aspetto stravolti dalla pioggia che non da tregua e cancella forme, creando fosse impraticabili che rendono ancora più impervio e disastroso il mio cammino. Finalmente un miraggio: una caverna sembra aprirsi proprio di fronte a me. Le sue enormi fauci mi inghiottono garantendomi un rifugio più comodo ma, allo stesso modo, poco affidabile: nascondono l'ignoto.

Accetto il rischio ed entro.

Cos'è l'ignoto per uno scrittore esordiente?
È l'assumersi un impegno senza sapere come andrà a finire; è la consapevolezza di sacrificare del tempo, spesso anche del denaro, senza avere garanzie di risultato.
Forse è per questo che molti autori riversano le loro energie sull'autopubblicazione, puntando su un meccanismo che non li mette alla prova in alcun modo, perché autopubblicarsi significa non incontrare ostacoli verso l'autodeterminazione, significa bypassare il vincolo del riconoscimento ufficiale, significa risolvere un problema senza averlo affrontato.
È una divagazione che nasce dalla mia esperienza e non da scrittrice - come si potrebbe immaginare - bensì da lettrice con un occhio interessato verso l'esordiente.
Ho letto diversi libri di scrittori nuovi (uso un attributo diverso dal solito "emergenti", perché quest'ultimo sa più di etichetta) e sono rimasta molto turbata di come la lingua italiana, talvolta, venga bistrattata, presa a calci da chi, sol perché detentore del record della fantasia, si spaccia per "scrittore", ma dello scrittore ha solo il fatto di "avere scritto" una storia; saperla raccontare è cosa ben diversa, dove il "sapere" implica conoscenza grammaticale, un minimo di tecnica narrativa, insomma ricerca della perfezione linguistica.
Probabilmente questi autori, consapevoli o meno dei propri limiti, pensano di non rischiare nulla proponendosi al pubblico con il faidate editoriale, ma non sanno che hanno comunque abbracciato l'incognita per eccellenza rappresentata dalla credibilità che saranno stati in grado di conquistarsi proprio con quel pubblico cui si sono rivolti.

L'incognita per uno scrittore è rappresentata da tutto ciò che lo aspetta quando decide di proiettare le aspettative all'esterno.

L'enormità della caverna mi incute soggezione, ma non lascio vincere la paura dell'ignoto, perché il mio obiettivo è venire fuori dal labirinto in cui mi trovo e se non affronto anche le incognite che incontro lungo il cammino, mi precludo la possibilità di trovare la via giusta.
Quando i miei occhi si abituano all'oscurità, mi accorgo di un'ombra che rivela la presenza di una persona che, seduta su un masso, guarda il buio davanti a sé.

Ma dimmi chi tu se’ che ’n sì dolente
loco se’ messo e hai sì fatta pena,
che, s’altra è maggio, nulla è sì spiacente.

Mi avvicino cauta e mi rivolgo ad essa:
"A cosa stai pensando?"
"Ho scritto un romanzo e vorrei che venisse pubblicato"
"Cosa ti preoccupa?"
"Non mi piace l'idea di sottoporlo all'approvazione di qualcuno."
"Perché, cosa temi?"
"Il giudizio altrui."
"Ma se non corri questo rischio, non saprai mai se il tuo è un buon libro e continuare a misurarti solo con la tua sfera soggettiva non ti porterà a realizzare il tuo desiderio."
"Ma io credo nel romanzo che ho scritto."
"Il valore di qualcosa passa anche attraverso la valutazione di altre persone in grado di vedere ciò che tu spesso non vedi."
"E se il mio libro non è all'altezza?"
"Per scoprirlo devi sottoporlo al giudizio di qualcuno: le critiche costruttive migliorano."
"Sono in tanti ad avere paura dell'ignoto, ma forse hai ragione tu: devo affrontare questo salto nel buio, senza badare ad alcuna conseguenza. Puoi darmi qualche consiglio?"

E io anima trista non son sola,
ché tutte queste a simil pena stanno
per simil colpa». E più non fé parola.

Quando scriviamo per noi stessi corriamo il rischio di chiuderci dentro un improduttivo autocompiacimento; quando scriviamo con l'intento di farci conoscere all'esterno, corriamo il rischio di esporci ai giudizi degli altri. Risultato: quando facciamo fruttare una capacità che pensiamo di possedere mettiamo in moto dei meccanismi cui non possiamo sottrarci, corriamo dei rischi; che poi essi non portino con sé conseguenze rilevanti è un'altro paio di maniche, ma mettersi in gioco è pur sempre un modo per svoltare: l'ignoto crea opportunità, non smonta sogni.
Come fa, secondo me, uno scrittore "nuovo" ad affrontare l'incognita?
Sto per dire qualcosa che potrebbe andare contro i miei interessi, ma per me la risposta non è il self-publishing ad oltranza.
Il risultato del lavoro svolto deve meritare un'attenzione seria: è  ciò  cui deve aspirare prima di tutto uno scrittore. Questo può voler dire tre cose:

1) seguire la via dei Premi letterari;

2) trovare un editore disposto a scommettere sull'autore emergente;

3) proporsi come editore di se stesso, ma con il supporto di figure professionali adeguate: un buon correttore di bozze piuttosto che un editor che sappia dare i giusti consigli.

Io ho puntato ad ottenere un riconoscimento ufficiale, partecipando ad un concorso il cui primo premio prevedeva la pubblicazione del libro da parte di una Casa Editrice. La mia incognita, in quel caso, era l'esito del concorso, ma a parte la delusione (se non fosse andata come volevo), cos'altro poteva accadere? Ho tentato è mi è andata bene: ho vinto il concorso ed il mio romanzo è stato pubblicato.
Trovare un editore è, paradossalmente, più difficile perché le Case Editrici hanno una naturale diffidenza verso gli autori esordienti, dunque lì, spesso, entrano in gioco gli interessi delle Agenzie letterarie che offrono servizi a pagamento e che spesso non producono il risultato sperato. Tuttavia, sono convinta che valga sempre la pena provare, sperimentando i modi giusti per entrare nelle grazie di questa o quella determinata Casa Editrice, fosse anche provando a sfidare la fortuna che non va mai sottovalutata.
L'estrema ratio? L'autopubblicazione: bene, gli Editori non ne vogliono sapere di me, i concorsi hanno tempi lunghi o non mi interessano, faccio da me.
Ma che prodotto viene affidato al pubblico?
Non sarebbe meglio che qualcuno, prima, faccia un'ulteriore lavoro di revisione su ciò che si reputa già perfetto? Anche li è giusto correre il rischio che qualcuno intervenga a frenare l'entusiasmo.

Avete mai avuto esperienze con i concorsi letterari? Quanto credete nelle potenzialità del riconoscimento ufficiale per trovare un'affermazione come scrittori validi?

Dopo avere dato le mie risposte alla richiesta di consigli da parte dello scrittore incerto sul da farsi, decido che è venuto il momento di dimostrare che credo in ciò che ho detto, così lo saluto e mi avventuro nel buio della caverna, andando incontro all'ignoto che mi aspetta e che non rallenta il mio ostinato cammino.

Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
priegoti ch’a la mente altrui mi rechi:
più non ti dico e più non ti rispondo.


- continua



                       

14 commenti:

  1. Le mie esperienze con i concorsi letterari risalgono a molti anni fa, quando ne vinsi uno con la De Agostini, con un racconto molto breve.

    Ora sto lavorando al romanzo e, se all'inizio la paura dell'ignoto mi bloccava, ora ha lasciato spazio all'entusiasmo. A livello creativo, quando mi sento incagliata lascio scorrere, e prima o poi la soluzione arriva. Per quel che riguarda la pubblicazione o un'eventuale reazione dei lettori, sono riuscita a vincere la mia paura. Mi sento abbastanza ottimista, perché credo nel mio progetto. A prescindere dal risultato, sto facendo un viaggio bellissimo, che mi aiuta a evolvere sotto il profilo tecnico. Il tempo che ci sto dedicando non sarà mai buttato via. E, in futuro, qualcosa succederà. :)

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    1. Ricordo quando scrissi il mio romanzo, ero molto giovane ed il mio entusiasmo era a mille! Stai provando anche tu quel gasamento fantastico nel vedere la storia crescere, evolversi e prendere forma esattamente come vuoi tu, non è una sensazione stupenda? La convinzione di avere fatto un buon lavoro mi ha portato, poi, ad affrontare l'ignoto, suggerendomi di partecipare al concorso. Va fatto, è inutile, è una possibilità che ogni scrittore non può precludersi. Lo farai anche tu, ne sono sicura! :)

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    2. Il mio problema è di avere un'indole molto lunatica! :)

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    3. E tu, allora, aspetta di essere in "sì" per fare le scelte migliori! ;)

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  2. Io ho molta paura del giudizio altrui, in realtà. La via del concorso in effetti è ottima per i codardi come me: ti chiamano solo se è andato bene, nessuno ti insegue per dirti che hai scritto una schifezza!
    Da buona vigliacca ho evitato come la peste i concorsi che offrivano a tutti una scheda di lettura, nascondendomi dietro al costo.
    Alla fine i concorsi mi hanno aiutata davvero tanto ad avere fiducia in me stessa, oltre che per gli ovvi vantaggi in termini di visibilità e contatti. Quindi la scusa della paura del giudizio regge solo fino a un certo punto.

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    1. Verissimo: il concorso è il miglior modo di lanciarsi nel vuoto senza esporsi in prima persona. Sei un numero, un partecipante sul quale si accendono i riflettori solo in caso di vittoria. Non hai nulla da perdere, se non il tempo impiegato a rincorrere il sogno di farcela.
      È tanto bello vivere l'attesa quanto brutto rimanere delusi in caso di esito negativo, ma restano tentativi , secondo me, per nulla inutili.
      Anche io ho dato una bella botta di energia alla fiducia in me stessa, partecipando e vincendo qualche concorso (uno con il romanzo, un paio con due racconti): tutte esperienze sicuramente formative!

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  3. Anni fa partecipai a un concorso, quello "Io Scrittore": un disastro. Da allora non ho partecipato a nulla, sia perché non avevo niente di adatto, sia perché preferisco l'auto-pubblicazione. È qualcosa di immediato e veloce. Sarebbe meglio con un editore? Può darsi, ma ormai alla mia età non ho più voglia di aspettare uno o due anni per avere qualche riscontro (che di solito nemmeno c'è). Sono persuaso di non avere abbastanza talento per un editore: ne ho, sia chiaro, ma poco. Quindi fanno bene a starmi alla larga. Vivo comunque bene, dormo, e mangio con appetito. :)

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    1. O certo, si vive bene anche senza raggiungere il risultato sperato, però il fatto di provarci, secondo me, è importante: comunque è uno stimolo a non fermarsi mai, a crederci sempre.
      Ma secondo te l'età incide sull'interesse di una Casa Editrice verso un autore? Un pochino forse sì: l'esordiente giovane fa più scintille di uno cresciutello! Non so! Lo sai che mi è venuta voglia di verificare il tuo talento? ;)

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  4. Stai sviscerando argomenti che occupano i pensieri di tutti i neoscrittori. L'investimento in termini di tempo e di energie richiesto da un romanzo, o comunque un'opera lunga, fa sì che si abbia fretta di pubblicare. Io lo so bene! La pazienza non è tra le mie doti più spiccate. Credo però che si debba convivere prima con la consapevolezza che si può non riuscire, poi con quella che serve tempo. Quello che si pubblica va in giro a parlare di noi! Forse dovremmo ringraziare gli anni di apprendistato, che ci permettono di lavorare e migliorare, chiedendo a noi stessi di arrivare sempre un passo oltre. Detto questo, riuscire a farlo è un'altra cosa. ;)

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    1. Sono stati anche i miei pensieri e per certi aspetti lo sono ancora: ho acquisito solo una maggiore sicurezza in me stessa che tuttavia, non è garanzia di successo, anzi! Però è vero, l'esperienza fa tanto ed è quella che ti aiuta quando le aspettative sono deluse e le cose non vanno come vorresti.

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  5. Io ho partecipato a diversi concorsi letterari con racconti brevi.
    Ad uno sono arrivata prima, ma era un concorso a livello locale, ad un altro Club degli autori Città di Melegnano ho ricevuto il premio della critica e sono stata molto contenta (ho capito che quello che scrivevo poteva piacere)
    Poi ho cercato di puntare a concorsi dove il premio è la pubblicazione, perché è quello a cui punta un esordiente giusto?
    Quando ho scritto la prima stesura del mio romanzo quasi per caso ho partecipato al concorso on line di Io scrittore.
    Sono rientrata tra i primi 200 finalisti ricevendo contemporaneamente sia critiche entusiastiche sia critiche stroncanti, tuttavia prevalevano le prime, il che mi è sembrato incoraggiante.
    I tempi dei concorsi sono lunghi e arrivare primi non è facile, quindi ho deciso di impiegare meglio il mio tempo e dedicarlo a revisionare e correggere il mio romanzo per autopubblicarmi. A pensarci bene è un’opportunità che in passato non esisteva, perché non approfittarne?
    Ovviamente in caso di self publishing è ancora più importante curare il testo.
    Per il mio secondo romanzo sto pensando di far fare l’editing o almeno la correzione bozze a pagamento da un professionista.

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    1. Il mio primo concorso è stato il Premio Calvino al quale ho partecipato anni fa con il mio romanzo ed una raccolta di racconti. Non ho vinto, ma ho ricevuto schede di lettura di entrambe le opere molto gratificanti e questo mi ha incoraggiato a non demordere. Il romanzo ha poi vinto un altro concorso, la mia raccolta di racconti è ancora chiusa nel cassetto.
      Il self-publishing, che sembra essere una strada in discesa, in realtà nasconde una pericolosa insidia: l'aver trovato una via facile per pubblicare significa tante volte prendersi poca cura del testo, mentre invece occorre un'attenzione maggiore proprio per evitare di perdere lettori prima ancora di averli trovati!
      Editing e correzione di bozze sono sicuramente una buona idea.

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    2. A me, a dire il vero, piacciono i concorsi proprio per i tempi certi. "Io scrittore" lo trovo un po' schizofrenico nelle prime fasi (sono entrata nei 200 con un romanzo che oggi non ritengo maturo per niente e non sono entrata con uno che poi è stato pubblicato...). Invece ho trovato molto rapidi i tempi del Premio Tedeschi, più di qualsiasi altro iter valutativo potessi far fare al mio scritto...

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    3. Non conoscevo "Io scrittore" e invece sempre più spesso ne sento parlare. In genere, però, ho sempre aspettato tempi discretamente lunghi per ricevere i risultati dei concorsi cui ho partecipato; mi sono trovata spesso a spedire lo stesso racconto a più concorsi e di attendere esiti che finivano per accavallarsi. Poi quello sul quale contavo di più ha ricevuto un premio per la critica. Dalle mie parti si dice "abbonè" ;)

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