Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

sabato 22 luglio 2017

#CitazioniEstive: l'esordiente ne "La grande sera" di Giuseppe Pontiggia


Inseguito dai dubbi dell'inesistenza, l'esordiente attraversava la clandestinità - ricercata dagli amanti e dai terroristi - con un mondo di angosce inenarrabili. Quando decideva di uscirne e si presentava a un critico, di solito si difendeva, da se stesso e dagli altri, dichiarando di scrivere solo per sé: intenzione smentita dalle circostanze stesse in cui veniva rivelata. Alcuni avrebbero voluto una risposta inequivocabile a un quesito fatale: se continuare a scrivere o rinunciare. Nessuno, che si sapesse, aveva mai consigliato la seconda soluzione, anche se molti l'avrebbero considerata opportuna.
Incoraggiato così a perseverare, l'esordiente oscillava tra l'allucinazione di essere Pindaro e il presentimento di essere un illuso. I lettori più soccorrevoli, divisi tra la solidarietà e il disagio, commentavano il testo con un "bellissimo" seguito da un "ma" che avrebbe messo in crisi l'aggettivo, se non fosse stato rimosso dall'autore, proteso a ricordare i sì e a dimenticare i no. Alla fine rimaneva incontrastato l'aggettivo, che quei lettori non avrebbero concesso nemmeno ai classici, accantonati spesso con insofferenza. Ma l'indulgenza aveva il pregio di conciliare il desiderio di lode con il desiderio di quiete. E non stupiva perciò che i manoscritti arrivassero all'editore accompagnati dal viatico di un entusiasmo corale, improbabile quanto effettivo.

22 commenti:

  1. Andrebbe sostituita l'espressione "all'editore" con "al self-publishing", per rendere il passo adatto ai nostri tempi.

    Helgaldo

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    1. Questo libro è del 1989: dopo quasi trent'anni, la figura dell'esordiente non si è evoluta nemmeno un po'. Il selfpublishing è un fenomeno nuovo, ma l'esordiente del "sì" facile e a tutti i costi non passa mai di moda.

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  2. Non era "Dentro la sera"? ��

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    1. "Dentro la sera" è il titolo del libro con le trasposizioni delle sue conversazioni radiofoniche; questo, invece, è "La grande sera", il romanzo con cui Pontiggia ha vinto lo Strega nel 1989.

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    2. Ah, ecco. Non capivo,in effetti.
      Grazie.

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  3. "Bellissimo, ma..." Ho terminato due libri in questo periodo: uno di Madeleine Wickham (=Sophie Kinsella) che speravo di desse un po' di respiro e divertimento in periodo frenetico, lettura estiva, e invece è stato deludente, il primo che di lei mi abbia deluso, con un finale che non appartiene alla categoria dei romance e che non ho nemmeno capito (e questo perché gli editori stanno "riciclando" le opere prime di Kinsella, ma non sono qualitativamente all'altezza del suo attuale nome); il secondo non so se considerarlo self-publishing o tradizionale, perché è stato pubblicato da un editore locale (c'è stata una "scelta") ma ora è solo digitale, ed ero convinta di andare sul sicuro, viste le recensioni altisonanti che lo accompagnavano, amici compresi, e invece no, temo che quelle recensioni fossero un insieme di "bellissimo" senza il "ma", che nessuno ha avuto il coraggio di pronunciare. Entrambi con una casa editrice alle spalle. O sto diventando più difficile io, chissà.

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    1. Qualche volta so di essere io particolarmente esigente e con gusti ben precisi, ma ho avuto la prova di recente (e ne ho parlato abbastanza) che chi preferisce non ascoltare le critiche e circondarsi solo di "bellissimo" senza "ma" non fa un buon lavoro su se stesso, anzi non fa che costruirsi il fallimento in cui prima o poi incapperà.
      La storia della Kinsella mi ha ricordato le pubblicazioni di Ruiz Zafon dopo il suo famoso "L'ombra del vento": erano tutte opere precedenti, ma di un livello nettamente inferiore. Non so se questo ha reso un buon servizio alla sua riconosciuta fama. Temo di no: io, per esempio, ho smesso di leggerlo.

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  4. Noi aspiranti scrittori, o forse scriventi aspiratori, siamo creature tormentate e difficili, si sa.
    Per un umorista fine come Pontiggia è stato sin troppo semplice mettere a nudo la nostra debolezza :-D

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    1. Sto conoscendo Pontiggia scrittore solo adesso, nel senso che non avevo mai letto niente di suo; avevo solo ascoltato le sue lezioni famose in radio e sapevo chi fosse, ma delle sue opere nulla. È molto puntuale nelle descrizioni: questa dell'esordiente mi è sembrata una radiografia perfetta del personaggio che tanti di noi conoscono o incarnano.
      Anche vivere da esordiente, che fatica!

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  5. Un passo che racconta molto delle dinamiche scrittore/lettori. Ultimamente sono abbastanza stanca (intendendo dire che "patisco") delle chiacchiere dei lettori, spesso crudeli senza motivo con autori affermati o meno, ma sempre "distanti". Assai compiacenti con amici o protetti. Cose da pazzi...
    Non ho mai letto Pontiggia :O

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    1. Sì, ci sono lettori che "non sanno leggere", che pensano che il loro giudizio sia imprescindibile, che "dicono" perché si sentono investiti di una missione; compiacenti con amici, certo, e detrattori di tutto il resto del mondo letterario. Sono i possessori delle grandi verità. Io, però, quando li incontro, sorrido, lì prendo poco sul serio, lì snobbo un po', lo ammetto. La critica violenta e gratuita non serve mai a nulla, l'esordiente, forse, è più esposto, ma, per spezzare una lancia in suo favore, dovrebbe imparare a tenere la testa alta di fronte a chi la testa la usa male.

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  6. La cosa peggiore che può capitare a un esordiente è non incontrare mai nessuno disposto a criticarlo.

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    1. È un periodo in cui la cosa peggiore che possa capitare a un esordiente è incontrare me. 😄

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  7. In effetti pare che l'esordiente non muti con il tempo. Specie l'ultima frase mi pare molto azzeccata e di certo spiega perché invece di migliorarsi il mondo, non solo editoriale, si impigrisca e piano piano declini. Le critiche spaventano perché significano mettersi in discussione.

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    1. L'esordiente che non vuole mettersi in discussione, non accetta le critiche e si autopubblica, con l'autopubblicazione gli editori hanno meno lavoro da fare e finiscono per pagare a vuoto lo scopritore di talenti. La parola è sempre dei lettori. Quelli sinceri, però.

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  8. Le certificazioni che il manoscritto fosse davvero meritevole, vale a dire nulla di meno che un capolavoro, venivano dalle fonti più improbabili purché vicine all’esordiente e che avessero scalato a sufficienza la scala dell’approvazione sociale: amici o parenti che fossero notai o almeno avvocati erano assai gettonati; qualcuno si distingueva per la possibilità - mai per la propria capacità - di mettere in campo un giornalista; fino ad arrivare a quel personaggio che scomodò il parroco del paese per certificare la bontà della propria produzione.
    Non bastò il placet dell’autorità clericale per evitare la retrocessione dell’autore da possibile esordiente ad aspirante senza scampo.

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    1. E qui, chiedo perdono, ma mi viene proprio spontaneo citare (a proposito di citazioni) un bel detto siciliano:

      Cu avi un parrinu, avi un ghiardinu! :)

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  9. Il ritratto dell'esordiente di Pontiggia è realistico e doloroso. Spero di ricordarmene qualora lo diventassi;)

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    1. Scegliamo noi che tipo di esordienti vogliamo essere. Non tutti gli esordienti "fanno" gli esordienti. ;)

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  10. Ah, che meraviglia quel "quesito fatale: se continuare a scrivere o rinunciare. Nessuno, che si sapesse, aveva mai consigliato la seconda soluzione"! Mi riconosco proprio: domandarmelo, sempre; prenderlo in considerazione, mai! :D

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    1. (Anche se Pontiggia allude ai consigli altrui, non ai rovelli personali dell'esordiente.)

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    2. Non è facile nemmeno rinunciare. Se qualcuno mi consigliasse di "cambiare mestiere", io proverei a migliorarmi, lasciare perdere del tutto mai. Certo, poi, da qui a pensare di essere considerata una scrittrice "bravissima" senza "ma"...

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