Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

sabato 18 aprile 2015

Una voce fuori dal coro



Sta circolando in rete un meme, l'Alfabeto della scrittura, in cui si sono cimentati alcuni blogger (Anima di cartaScrivere la vitaAppunti a margineIvano LandiMyrtilla's houseSalvatore Anfuso). 
Li ho letti, commentati, ho condiviso caratteristiche che trovo vicine al mio modo di intendere la scrittura e l'atteggiamento nei confronti di essa. 
Non mi è venuta voglia di farne uno anch'io (ormai avete utilizzato tutti i termini pensabili!), ma di partecipare sì e di farlo a modo mio.

Ho pensato ad un gioco che facevo quando ero piccola, che consiste nel formulare una frase di senso compiuto usando le lettere che compongono una parola. 
Ecco, è esattamente all'acrostico che mi sono ispirata, solo che ho usato le lettere dell'alfabeto.
Così, il mio diverso contributo di pensiero risente della fiacchezza di questo sabato.

Alimenta bravura, carattere, diletto e fervida genialità. Hai ignorato letture mirabili nell'odierno pomeriggio. Quietati! Riposata, senti tornare una volontà zelante.

Varrà ugualmente?




17 commenti: