Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 3 settembre 2015

Generazione di nerd (che fine hanno fatto i libri di lettura?)


"Se faili la wombo, rage-quitti perché vieni oneshottato dalla ulti di Heimerdinger".

"È colpa del jungler se ho perso la lane, non mi ha gankato!"

Così si esprime il promettente gamer di LoL (League of Legends).


Sono certa che il pubblico che segue questo blog letterario è riuscito a pronunciare il 10% delle parole che con la stessa difficoltà ho trascritto io.

Che il linguaggio degli adolescenti di un certo tipo (leggi nerd, su suggerimento dei miei figli competenti in materia!) sia cambiato nel tempo è un dato innegabile, perché siamo nell'epoca dei nativi digitali, perché i social network hanno appieno sostituito i luoghi fisici di ritrovo dei giovani con piazze virtuali asettiche e spersonalizzate; perché le sale gioco di vecchia concezione con i videogiochi in leasing (chi se lo ricorda "space invaders"?) non reggono il confronto con i giochi di sviluppatori stranieri sfornati dal computer, ma non avere una terminologia compatibile con quella utilizzata da questa generazione di adolescenti è un fatto allarmante! O almeno allarma me, mamma anni '80 (che ha superato, cioè, l'età dell'infanzia in quella lontana epoca), alle prese con l'educazione di due figli in piena crescita adolescenziale nel ventunesimo secolo, da guidare verso altri interessi che non siano il computer e relativi giochi.

Sebbene, a onor del vero, proprio dei miei figli possa lamentarmi a metà (riesco ancora con soddisfazione a regalare loro dei libri di lettura che non fanno la stessa fine ingloriosa di quelli di scuola), riconosco che il condizionamento esterno è sempre più difficile da arginare: i loro compagni di classe possiedono le ultimissime console e si divertono con videogiochi poco violenti come Diablo 3 e H1Z1 (quando non si dedicano a Call of Duty e Assassin Creed); i loro amici, invitati per una sana battaglia di Risiko, hanno nello zaino il portatile, regalo di Cresima, perché così possono sfidare tutti insieme i "nemici in campo" di League of Legends.
Bene o male, i miei figli, guariti dalla smania delle carte di Yu gi oh, stanno attraversando la fase, promossa dentro casa, di "Warhammer", fantastico wargame dove, al di là del gioco in sé, la cosa accettabile è la costruzione dei personaggi, che sono miniature da assemblare secondo modalità e tecniche del modellismo.
Ma l'attenzione verso il mondo che li circonda è come il canto delle sirene per Ulisse, così mettere la cera nelle loro orecchie è un compito che spetta a noi genitori, agli educatori, agli insegnanti, e qualche volta bisognerebbe incatenare all'albero anche i genitori, gli educatori e gli insegnanti quando ignorano il problema, lo sottovalutano, peggio lo avallano.
Ai tempi della scuola primaria, in veste di rappresentante di classe, ho combattuto battaglie significative per impedire che ad alcuni festeggiati di turno si regalasse per il compleanno il videogioco per Playstation GTA, dove i giocatori entrano in un mondo di gangster, spacciatori e rapine (e sto parlando di bambini di otto anni). La mia arma era non assecondare la richiesta e sostituire l'idea del videogioco con quella di un bel libro (accompagnato a qualcos'altro, vista la cifra importante raccolta).
Amata dalle mamme, odiata dai figli e, qualche volta, anche dai papà!

E coltiviamo in casa generazioni di "ossessionati" dai videogiochi, che non parlano di altro se non di quanto sia OP (over power o, nella versione nerd, over powah) questo o quel champ (champion), che killano, skippano, addano, feedano, surrendano (giuro, questa l'ho sentita con le mie orecchie), che per congratularsi fra di loro dicono "sei un PRO" e per offendere un alleato scarso gli dicono "sei un nabbo".

È una rivolta di tombe: Dickens, Salgari, Verne, Melville e Stevenson!
Vabbè, tornare alla letteratura classica per giovani è chiedere troppo, ma almeno Tolkien, la Rowling e compagnia bella potrebbero avere la meglio su Riot Games e Markus Persson, sviluppatori, rispettivamente, di League of Legends e Minecraft.

Ma come riuscire a portare questa generazione di zombie telematici verso quella sana attività cerebrale che è tenere in mano un libro e applicarsi nella lettura di righe scritte su pagine di carta o anche digitali, se proprio la si vuole lasciare nel suo giardinetto tecnologico?
Esiste una ricetta magica che aiuti un genitore ad allontanare i propri figli dal mondo sacro e inviolabile dei giochi al computer e a incoraggiare un linguaggio che non sia fatto di assurdi neologismi o di incomprensibili traduzioni italianizzate di parole inglesi?

Il libro non è come la clava degli uomini primitivi, un oggetto da inquadrare nel paleolitico.

"Nooo, mi hanno bannato!"
"Non ci credo: sto laggando un sacco!"

Ma andate a leggere, va!

40 commenti:

  1. Non ho figli, ma i miei nipoti di 9 e 7 anni quasi, sono abbastanza lontani dalla tecnologia, forse perchè troppo piccoli ancora, ma credo fortemente anche per l'atteggiamento che io trovo corretto dei genitori. Tutto sommato però non si può vivere del tutto in maniera flinstoniana senza aggiornarsi. La lettura tuttavia non può essere messa in un angolo, i libri di lettura che citi tu, i grandi classici come Pattini d'argento, Piccole donne, per me sono intramontabili e propongono grandi valori, ne consegue che continuo a regalarli uniti ad altri titoli e al massimo sarò ricordata nei secoli dei secoli amen come la zia Nerd. Bacione Sandra quella dei libri

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    1. Una volta (e ti devo dire, mi sento ancora a disagio al pensiero) ho regalato a un ragazzo che faceva la Prima Comunione (doveva essere un presente, vista la natura del rapporto) "Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain. Non ti dico la sua espressione!
      Perché, poi, mi dico, mi ostino così tanto a diffondere voci dal passato, considerate superate e così poco apprezzate!
      Allora ho cambiato rotta: libri moderni, fantasy... l'effetto è spesso stato analogo.
      Non è che, forse, dovrei essere "più elastica" nella scelta del tipo di regalo da fare? :)

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  2. Io non ho figli, quindi non posso parlare da "genitore". Però sono stato un figlio e, un tempo, perfino un figlio giovane (credo... mi sembra di ricordare). Da questo punto di vista posso esprimere tutto il mio sdegno verso una signora "anzianotta" che ci impedisce di "occupare" il tempo libero un po' come ci pare... :D

    Scherzi a parte, a Warhammer giocavo già quindici anni fa e, detto fra noi, i tempi non cambiano affatto. Le generazioni si assomigliano. Le uniche cose che cambiano sono i linguaggi e i luoghi (per Warhammer, ad esempio, noi ci riunivamo nel negozio che vendeva le miniature e alcuni pomeriggi facevamo certe partite mitiche da essere ancora oggi nella storia dei wargame!).

    Non so bene come si educhi un figlio. Quello però che so è che cercare di correggerlo (in senso lato) crea o un ribelle o un emarginato, e in entrambi i casi: non è una bella cosa.

    Infine, e concludo, la lettura non dev'essere un lavoro forzato; la lettura è piacere. Il motivo per cui si legge poco (fra i tanti motivi) è che alcuni attribuiscono un'importanza forse ossessiva alla lettura, soprattutto a certe letture. Insomma, lasciali vivere e saranno quello che sono destinati a essere, che ti piaccia o meno.

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    1. Da questo punto di vista ho la coscienza molto a posto: difficilmente impongo le cose, però veicolare una scelta intelligente facendone riconoscere la bontà mi sembra un buon sistema educativo: l'ho sperimentato da figlia e, ora, da mamma "anzianotta". Non mi piace vantarmi, ma stavolta mi si conceda il lusso: con i miei figli penso di avere raggiunto un ottimo compromesso e degli apprezzabili risultati.
      La mia filosofia di vita (applicata, adesso, al ruolo di mamma) è trovare l'equilibrio in ogni cosa: va bene il gioco al computer, va bene la libertà di organizzarsi il tempo libero a piacimento, ma senza fare diventare certe abitudini quotidiane piaceri "esclusivi", che escludono, cioè, altri interessi. Io ho parlato di lettura, perché è un'idea più pertinente al mio blog, ma può essere il cinema, lo sport e boh, qualunque cosa renda varia la giornata di un giovane (oltre lo studio, s'intende!).

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    2. Per sta volta, il lusso, è concesso. Non ci fare l'abitudine però. :D

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    3. No, no : equilibrio anche nell'esercizio dei lussi! :D

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  3. Ho una figlia di undici anni quindi comprendo il problema. Per fortuna non ama i giochi "truculenti", questo no, però ama pur sempre i videogiochi e ci passa tantissimo tempo, a volte persino in presenza di altri ragazzini coi quali potrebbe scambiare due parole e invece si isola nel suo tablet... Io la sgrido, ma mi accorgo che serve a poco, quel mondo virtuale la attrae molto...
    Per contro posso dire che legge. Ogni volta che le regalo un libro lo divora, se le piace comincia a chiedermi se esiste un seguito, se è possibile comprarlo... Probabilmente le due cose - videogames e lettura - non si escludono reciprocamente, per fortuna.

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    1. Se esiste equilibrio sono la prima a non condannare il diversivo videogioco. Però le figlie femmine... mi sa che seguono un percorso diverso! :)

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  4. Quando tu superavi l'età dell'infanzia io ero già un nerd, topo di laboratorio (laboratorio di computer, non una cavia!). Allora essere nerd non era proprio di moda, come adesso :) Però mi capitava di leggere fumetti e fantascienza, quando non pestavo sulle tastiere.
    E poi sono finito come sono finito adesso: puoi decidere tu quanto preoccuparti (la scala va da molto a infinito...)

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    1. Tu sei il "nerd" quello "buono" rivendicato con orgoglio anche da Tenar!
      Il prodotto mi sembra di qualità, molto, anzi infinito apprezzamento! ;)
      (Piccola insignificante curiosità: noi due non siamo coetanei?)

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    2. penso di sì... qui siamo saliti a quota 45. :)

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    3. Ho interpretato bene, allora, il 70 accanto al tuo nickname,
      Io... sono in zona! ;)

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  5. Fermi tutti! Io mi riconosco orgogliosamente come nerd e questa parola ha ben poco a che vedere con l'adolescente che descrivi! Il nerd è il primo della classe timido appassionato di scienze, di giochi di strategia/di ruolo, di fumetti, di romanzi di fantascienza (e solo alcuni videogiochi, io neppure di quelli). Ci sono siti di riferimento come "orgoglio nerd" (sito che ti consiglio) e "lega nerd" in cui si disquisisce senza soluzione di continuità di missioni spaziali, di fumetti e di libri/film di culto anni '80. Quindi per prima cosa andiamoci piano con la parola nerd. Il nerd legge. Un sacco. Va bene a scuola (almeno nelle materie in cui si applica). In caso contrario non sarebbe tale.
    Per quanto riguarda gli adolescenti di oggi e i videogiochi violenti... Mio padre ha tutt'ora un amico che chiama "lo sceriffo". Soprannome datogli quando, giocando al vecchio west, in veste, appunto, di sceriffo cercò di impiccare il fratello, che fu salvato all'ultimo dall'intervento degli adulti, quando già penzolava.
    Sono figlia e nipote di insegnanti e, al di là delle mode, i ragazzi sono sempre attratti dalle novità del momento e poco inclini, almeno molti di loro, a fermarsi, riflettere e leggere. Una volta si giocava alla guerra per strada, sicuramente era più sano per il fisico, oggi si gioca al computer, ma senza la vigilanza degli adulti c'è sempre il rischio che qualcuno finisca impiccato.
    Credo che tu stia lavorando nella direzione giusta come mamma, ma non so se ti possa consolare o no, il papà dello "sceriffo" aveva più o meno gli stessi problemi quasi sessant'anni fa.

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    1. Ahah, non volevo farti arrabbiare, Tenar! :)
      Lo so che nerd ha quel significato letterale, ma mi serviva descrivere il fenomeno non nella sua accezione "romantica", bensì in quella negativa del giovane che non conosce altro diversivo che non sia il gioco al computer. E, credimi, è terribile sentire tutte quelle versioni italianizzate di verbi inglesi come uccidere, sparare, arrendersi... pure nei dialoghi del quotidiano. Poi gli anni passano, le generazioni si susseguono e i rischi, le preoccupazioni legate a una certa età rimangono le stesse, però non è di vigilanza che parlo, o almeno non solo di quella. Io sottolineo il fatto che almeno prima ci si metteva in pericolo inventando giochi e ruoli (sceriffo, ladro, soldato) che richiedevano fantasia e movimento, si scappava da presunti nemici, ci si rincorreva, ci si arrampicava su alberi che diventavano aerei di guerra per l'occasione (io, in primis, facevo questo con le mie cugine, in campagna), adesso, invece? È pensabile che un divertimento possa passare solo attraverso uno schermo e il movimento frenetico di un mouse?
      Poi che questo significhi anche trascurare interessi più costruttivi, tipo la lettura, è un'idea che mi sono fatta semplicemente valutando le statistiche legate al mondo giovanile di oggi.

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    2. Da prof ti dico che non so quanto drammatica sia la situazione. C'è in generale un disamore per la cultura e la lettura che, però, di solito i ragazzi respirano in famiglia e che mi preoccupa molto.
      Io non mi sento di demonizzare i videogiochi in sé. Un tempo venivano demonizzati la tv, i fumetti e addirittura i primi romanzi che "corrompevano le giovinette" e stiamo parlando di testi che adesso si studiano a scuola.
      Ricordo che nella mia compagnia dei tempi del liceo c'era un vero patito del videogioco. Urla e litigi continui con i genitori. Oggi fa animazione in 3D. La sua fantasia e la sua creatività è stata stimolata da quei giochi... Così come ho assistito a orali d'esame in cui il candidato ha dichiarato che il suo 9 di storia era dovuto a una passione nata col mouse in mano.
      Come sempre il troppo stroppia, quindi ti do ragione sul non trascurare il resto, ma per esperienza di prof ti dico che chi non legge non lo fa (di solito) perché preferisce il computer, ma perché gli hanno trasmesso l'idea che leggere è noioso e inutile. Mi pare di capire, tra l'altro, che i tuoi figli hanno anche altri interessi, proprio perché hanno te come mamma.
      E poche preoccupazioni anche per l'italiano. Gli inglesismi non mi piacciono, ma pare che la nostra lingua fosse messa peggio a fine '700, assediata dal francese.

      Però, no, questi ragazzi che descrivi non so cosa siano, ma non nerd.

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    3. Infatti l'esempio di quei genitori che quando ero rappresentante di classe mi spingevano a regalare l'ultimo videogioco, anche se vietato ai minori di tot anni, è emblematico di come proprio da loro partano certe sparate! Non lo so, sicuramente la tua posizione trae forza anche dall'esperienza di insegnante che io non ho, io vedo con gli occhi di madre che fa di tutto per non lasciare i propri figli in mano solo alle cose che distraggono. E vorrei avere la sfera magica per sapere cosa faranno un giorno, quando saranno grandi: chissà se mio figlio Edoardo, il più piccolo, amerà ancora suonare il pianoforte e se Enrico, il primogenito, vorrà ancora fare lo scienziato! :)

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    4. Oh Tenar! Anch'io seguo Orgoglio Nerd e Mondo di Nerd su Facebook e mi fanno sentire la nostalgia di giochi, libri e film che hanno accompagnato me e mio fratello negli anni migliori.

      Marina, fosse solo un linguaggio o atteggiamento da adolescenti si potrebbe criticare la nuova generazione (un classico, tra l'altro), ma ho lavorato in un ufficio dove colleghi quarantenni runnavano report, sharavano file ed erano impegnati in CC (conference call), immagina come si esprimono i loro figli.

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    5. Ma vedi, quelli che lavorano sul campo sono giustificati, la mia analisi si buttava più su quel tipo di padri (ad esempio) che appena escono dall'ufficio, l'unico sollazzo che riconoscono fattibile tra le mura domestiche è indossare una cuffia e piantarsi per ore davanti a un gioco di ruolo al computer, magari facendosi aiutare da un figlio (ho conosciuto persone così, non ne parlo tanto per).
      Poi, viva tutti i nerd del mondo, amanti di giochi, libri e film, lo ripeto, non è a loro che rivolgo il mio pensiero critico. :)

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  6. Non ho figli, ma ho due nipoti che non leggono manco se li paghi. Il più piccolo (10 anni) ha comprato un libro dietro mio consiglio a fine giugno e mi ha promesso che per tutta l'estate lo avrebbe letto. Non aveva compiti per l'estate perché inizierà ad andare in prima media. Non se l'è letto. Il fratello (12 anni) manco a parlarne. Gli ho chiesto se volevano essere regalati un kindle, se volevano leggere Geronimo Stilton, qualsiasi cosa per farli leggere. Nulla. YouTube e Minecraft. E parlano come i tuoi figli. Io ho iniziato a leggere a 16 anni, a scrivere a 9 se non ricordo male, ma i miei genitori non hanno letto mai un libro. Nulla. È una cosa che viene da sé, ma il problema è che con tutto questo bombardamento di videogiochi, tablet, svogliatezza: pure i compiti vengono alla fine della giornata, pochi minuti... Ieri sera alle 23 mio nipote grande ha fatto gli ultimi due esercizi in 120 secondi. Ovviamente arronzatissimi e mi diceva uno dei due non l'ha fatto del tutto.
    Ho il terrore di cosa possano fare senza libri in quest'epoca di caos e ignoranza sempre più spingente.

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    1. Parliamo la stessa lingua, mi fa piacere! Un po' meno sapere che abbiamo ragione!

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  7. Io ho ancora figlie piccole (7 e 4), ma le tengo ancora lontano dalla tecnologia e circondate da libri. Sanno che l'unica cosa che possono chiedermi di comprare senza mai incassare un no è un libro, sempre e in qualsiasi momento. La punizione quando si comportano male è "stasera non vi leggo la storia". Sembra, per il momento, che funzioni.
    A chi mi dice che così le lascio indietro rispetto alla tecnologia rispondo che c'è sempre tempo e che ce l'hanno nel sangue e sono certa che quando la tecnologia servirà per studio e lavoro non staranno indietro!

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    1. Anch'io leggevo tante storie ai miei figli quando erano piccoli e uno, il grande, ha sviluppato una creatività narrativa che a scuola gli è valsa sempre ottimi voti; eppure entrambi (ma qui il secondogenito, 12 anni, è un asso) sa usare perfettamente il computer, perché non è da quello che voglio tenerli lontani (non sia mai!), ma dall'uso eccessivo e sbagliato che riescono a farne (saremmo sciocche a volerli tenere ancorati agli strumenti del passato!) :)

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    2. Non voglio tenerle lontane dalla tecnologia per sempre, ma mi sembra che ci sia tempo per videogiochi e internet, visto che sono piccole!

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  8. Mi rendo conto che è difficile trasmettere la passione per la lettura ai più giovani (credo che sia qualcosa che o c’è o non c’è, forse un po’ si può trasmettere, ma non sempre)
    Non ho figli ma alla mia nipotina (figlia di mia sorella) regalavo sempre l’abbonamento annuale di Paperino (che io adoravo e divoravo insieme a tutti i gli fumetti disney, praticamente ho imparato a leggere con loro, prima di passare ai libri e tutto il resto).
    Dopo un po’ ho smesso di regalarglielo perché mi ha detto che non li leggeva e alla mia domanda se potevo regalarle qualcos’altro da leggere mi ha detto che preferiva le barbie …
    Adesso che è più grande al massimo legge un Harmony (se proprio non ha di meglio da fare).
    Un giorno guardando il mio Ipad pieno di ebook mi ha detto “ma li hai letti tutti davvero?”

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    1. Oh, ma la Barbie è meravigliosa!
      A me è toccato di giocare con i Gormiti e i draghi di Immaginext per anni! Però le storie che ci inventavamo erano degne dei migliori fantasy!

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  9. Potrei essere la voce fuori dal coro ma... i neologismi mi piacciono. Li trovo buffi, curiosi. Mi invogliano a ricercarne l'etimologia in una chiave tutta moderna.
    Sai cos'è che mi turba molto? Le abbreviazioni della messaggistica istantanea. Vada per "cmq", "ttt" e "xché", ma le altre: anche no!
    E sai qual è l'altra cosa che mi turba? La mancanza di voglia di leggere da parte di molti, anche se non di tutti. Il fatto che sia una peculiarità italiana mi turba ancora di più.

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    1. Della messaggistica istantanea io da "tardona" amo solo le adorabili faccine! :)

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  10. Oops, sono sull'altro fronte! Mio figlio è cresciuto a videogiochi e libri, per esempio, e non mi dispiace affatto, a parte la difficoltà che ci sono state in passato nel limitare le ore di "ingombro". Gli auguro di continuare a lungo! Ci sono giochi bellissimi o interessanti (per esempio quelli gestionali), e gli aspetti guerreschi secondo me non sono pericolosi come possono sembrare. Fantasticare su un libro o su un videogame non è poi così diverso. Quando leggevo un libro dopo l'altro, i miei genitori pensavano che fossi una drogata dei libri... (Per la cronaca, ho giocato e gioco tutt'ora, anche se meno che in passato.)

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    1. Ecco, diciamo che io lamento quella difficoltà di molti di gestire le ore di "ingombro"!
      I videogiochi non possono essere catalizzatori di interessi e infatti nel tuo caso convivono con i libri, per esempio; anche nel mio: fortunatamente c'è ancora spazio per letture e studio della musica in casa mia.
      (L'unico joystick che so tenere in mano è quello della Wii sport: lì non ce n'è per nessuno! ;)

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  11. Ciao Marina, io a differenza tua non capito qui a caso. Dopo la tua visita ho deciso di ricambiare, e cosa trovo? Un articolo che tratta di argomenti che hanno influito sullo stato psicofisico del sottoscritto: gastrite a go go, esofagite da reflusso, istinti omicidi ecc... Ho figli adolescenti, ti lascio immaginare. Il tema è scottante perché in effetti una intera generazione ha smesso di leggere, altro che analfabetismo funzionale di ritorno, tra dieci anni, di questo passo, ci troveremo di fronte al vuoto culturale. In merito al gergo che hai scherzosamente tratteggiato... mi fa orrore.Il figlio della mia compagna nel tentativo di spiegarmi le dinamiche di un gioco on-line che stava facendo ha tenuto una concione usando quei termini e molti altri simili, a un certo punto ho smesso di ascoltarlo e nella mia testa mi era venuto il dubbio che mi stesse prendendo in giro utilizzando una specie di alfabeto farfallino rielaborato. Altro che gap generazionale. Smetto di disturbare con gli sproloqui e vado a terminare la piramide fatta di classici della narrativa per ragazzi in cui mi farò tumulare.

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    1. Ahah, benvenuto Massimiliano, mi fa piacere che tu sia venuto a trovarmi, ancora di più leggere questo tuo confortante commento su come interpretiamo certe cose noi, genitori di adolescenti in carreggiata! Che dire: un bel respiro e teniamoci forte, la strada potrebbe non essere tutta in salita se riusciamo a trasmettere a questi ragazzi la giusta importanza da dare alle cose!

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  12. Se è vero che la mela non cade tanto lontano dalla pianta, bisogna armarsi di libri, giochi manuali e attrezzi sportivi fin da quando i bambini sono piccoli. Le mie (2 e 3 anni) hanno sia tutto questo che cartoni animati e videogiochi su tablet (con accesso limitato e sotto sorveglianza).
    Credo che l'importante sia non farli sentire sotto pressione, l'imposizione è il mezzo più veloce per far odiare qualcosa :-)
    Io ho giocato ai videogames fin da quando posso ricordare, e anche a quelli più truculenti (chi ricorda Carmageddon?), non vanno demonizzati: se è ben chiaro il confine fra realtà è finzione (e questo è compito del genitore) non c'è nulla di male nel prendere a asciate un esercito di goblin ;-)

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    1. Un'asciata all'esercito di goblin non mi impressiona, ma un'asciata in testa a una persona un tantino sì... E dovrebbe impressionare anche un ragazzino di 12 anni (quando non ne ha di meno!).
      Sai cosa penso veramente? Che un bambino che esercita le sue abilità su un videogioco violento, si abitua più facilmente al concetto di violenza e probabilmente tutto gli sembrerà sempre un gioco. Mi dilungherei con esempi pratici, ma la sede non è appropriata.
      Grazie per la tua testimonianza! :)

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    2. Se quello della violenza nei VG è un tema ricorrente degli ultimi 30 anni (possiamo estenderla anche ai cartoni giapponesi e ai fumetti horror) vuol dire che non esiste ancora una risposta univoca, anche perché ognuno è diverso e elabora gli stimoli esterni a proprio modo. C'è anche da dire che se un gioco/film/fumetto è vietato ai minori un motivo ci sarà, quindi se i tuoi figli sono minorenni e giocano a un VM18 li puoi denunciare (però in carcere poi ci mandano te :D )

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    3. Certo, vaglielo a spiegare a questi mitici sviluppatori di mitici giochi che moderarne la produzione a loro frutterebbe pochissimo!
      Questa del vietato ai minori mi sembra come quella del fumo che uccide enunciato nei pacchetti di sigarette!

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    4. Un divieto e un avviso di morte non sono la stessa cosa ;-)

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  13. Esistono sempre delle mosche bianche. Mio cugino è un Nerd con la N maiuscola, però è anche un gran lettore e aspirante scrittori. Lo è sempre stato, fin da piccolo. Ora ha sedici anni.
    Il "nerdismo", come tutte le cose, non è un male in sé ma lo diventa se non offre alternative. Comunque, a Diablo 3 e Call of Duty giocano anche mio marito, che ha 27 anni, e altri amici miei coetanei. Il problema non è solo dei giovani! :-D

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    1. Appunto: 27 anni, non 8! Poi sono consapevole che le eccezioni ci siano sempre, qui ho dato un contributo di pensiero sbilanciato verso il lato negativo! :)

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