Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 1 dicembre 2015

Il pregiudizio, nemico del selfpublishing


Il vero scoglio dell'aspirante scrittore non è vincere la diffidenza dell'Editore o, prima di lui, dell'eventuale Agente letterario. Quella è una gara di fortuna, perché può ben essere un incrocio di combinazioni propizie a far sì che un testo si trovi sul tavolo di qualche addetto al settore intenzionato a leggerlo; che, poi, può pure essere che questi sia di buon umore, dunque ben disposto e, quel giorno,  decida di selezionare un testo a caso fra quelli impilati sulla sua scrivania, ritenendo di dover superare le trenta pagine canoniche di lettura per offrire una chance al sognatore di turno. E il sognatore di turno, magari, sei proprio tu.

Se, dunque, la ruota della fortuna non si ferma sul nome sconosciuto di un aspirante scrittore, l'aspirante scrittore, che crede fermamente di aver fatto un ottimo lavoro, cosa fa? Non si scoraggia del tutto, perché toh, ha una possibilità che fino a qualche anno fa non esisteva e che adesso gli garantisce la pubblicazione del suo libro senza dovere chiedere niente a nessuno e senza scomodare i Santi per ottenere il miracolo. Questa possibilità si chiama "autopubblicazione": facile, veloce, indolore.

Eppure, se è vero che essa rappresenti un metodo comodo per non stare sempre fermi al nastro di partenza, non è altrettanto vero che tutto sia sempre facile o veloce e che la soddisfazione, a iter concluso, duri a lungo. Perché sì, hai fregato in curva l'Editore, schivato critiche, appunti, rogne varie con agenti scrupolosi o editor esigenti, ma adesso sei rimasto alle prese con un mostro ben peggiore, che è l'obiettivo di ogni tuo sforzo: il lettore finale, colui che comprerà il tuo libro, che avrà intenzione di destinare soldi e tempo all'opera che hai messo in circolazione da solo.

E qui casca l'asino!

La parete di cemento armato contro cui sbatti il naso ha soltanto un nome, si chiama "pregiudizio" ed è ancora più alta e impenetrabile della fortezza dietro cui sono barricate le Case Editrici e tutto lo staff che lavora per esse.

Lo sapete che un buon lettore ha due obiettivi fermi cui non sa rinunciare, vero? comprare un buon prodotto e non rimpiangere di avere fatto un pessimo affare con quel dato acquisto. E per non pentirsi dopo, è molto oculato nella selezione del libro, e se non vuole rischiare di incappare in brutti lavori, non si affiderà mai alla scelta infinita offerta dagli autori in selfpublishing, perché immagina di trovare scritti non all'altezza delle proprie aspettative.
Avrà sempre un fortissimo pregiudizio.

Forse non è sbagliato, visto che in modo coerente continuo a ritenere che l'autopubblicazione non sia la formula vincente per affermarsi e che, lo ribadisco, alla fine confluisca in essa ogni tipo di opera scritta, quella curata e quella meno, quella valida e quella  improvvisata, il tutto e di più che genera confusione e il lettore non ha la pazienza né la voglia di cercare con il lumicino il libro pregevole che si nasconde in mezzo a tanta roba inutile.
Eppure, se volto la medaglia, non trovo nemmeno giusto non concedere alcuna possibilità a priori a chi voglia farsi conoscere mediante il selfpublishing. 
Il pregiudizio cela una pericolosa insidia: erge a giudice supremo chi non si arma degli strumenti adatti per potere giudicare.

Puoi scegliere di non leggere un libro perché ne hai sentito parlare male. Okay, è lecito. Ma non puoi giudicarlo negativamente se non lo hai letto, solo sulla base dei giudizi dati da altri.
Giudizio e pregiudizio sono due cose diverse e la differenza la fa il tempo in cui interviene l'opinione: il giudizio ex ante non è un giudizio vero e proprio, chi decide che una cosa vale o non vale senza averlo sperimentato direttamente è solo prevenuto, mantiene un atteggiamento ostile che non ha un fondamento concreto.
La critica si giustifica con un giudizio ex post, dopo avere valutato il lavoro sottoponendolo a una precedente lettura.

Così, il rifiuto a priori di leggere l'aspirante scrittore che si autopubblica, è solo un pregiudizio. Convincile le persone ostinate a provare a neutralizzarlo!

Io lo faccio. Non mi piace dare giudizi avventati sulla scorta del sentito dire, io devo vedere con i miei occhi, toccare con mano ciò di cui si parla, perché in apparenza mi faccio un'idea, ma l'apparenza inganna e io ho bisogno di rafforzare la mia convinzione o mutarla completamente. Dunque leggo anche l'esordiente, come leggo l'autore disprezzato dal pubblico di intellettuali, come leggo lo scrittore criticato, sempre che ne sia interessata, ovviamente, ma mi rifiuto di dare per assodata la mia opinione se non conosco dal di dentro ciò su cui mi esprimo.
Qualche volta ho confermato la mia idea iniziale, qualche volta ho dovuto ricredermi. 

Il pregiudizio è come una condanna senza processo.

Gli aspiranti scrittori, ma spesso anche gli esordienti, hanno un nemico invisibile, contro il quale devono affinare armi ben più efficaci di quelle con cui riescono a scavalcare gli ostacoli legati all'editoria tradizionale: devono combattere contro il pregiudizio della gente, devono convincere il lettore a superare le convinzioni prevenute, vincere la diffidenza cronica.
Come si fa?
Non lo so.

Io espongo il problema. Voi, magari, siete più bravi a risolverlo.

42 commenti:

  1. In questi giorni, chissà perché, è tutto un fermentare di post sul self.
    Io (è cosa nota) non amo il self. Non lo amo perché non c'è modo di distinguere la fuffa da quello di buono che possa eventualmente esserci, e non mi bastano le rassicurazioni dell'oste sul proprio vino.
    Se potessi almeno distinguere chi si muove "a costo zero" (e/o a valore zero!) rispetto a chi si è speso i suoi 2-3-4000 euro (così come calcolato di recente) per darmi qualcosa di più valido; ma non posso, e quindi li tuffo tutti nello stesso calderone.
    Sbaglio? Probabile.
    I latini (che la sapevano lunga più di noi) dicevano: "in dubio, abstine". Ecco: io mi comporto proprio così. :)

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    1. È l'atteggiamento che più o meno hanno tutti. Però, a te non piace il self, dunque non cerchi nel self. Ma quelli che, invece, si affidano all'autopubblicazione e poi fanno i lettori preziosi non leggendo a loro volta gli autori che si autopubblicano? Vorrebbero essere letti ma non fanno altrettanto. Tu citi i latini, io Confucio: "Ciò che non vuoi sia fatta a te, non farlo agli altri"

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  2. Potrebbe focalizzare il suo impegno nella ricerca di un editore!

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    1. Eh, ma lo sai meglio di me che è proprio per non avere nulla a che fare con gli Editori che in tanti si rivolgono al selfpublishing

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    2. Anche questo però è generalizzare e avere pregiudizi (non tutti gli editori sono uguali)

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    3. È un pregiudizio globale!
      Non se ne esce più! :)

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  3. Il problema è irrisolvibile, i pregiudizi fanno parte del mondo, ma tanto per usare una frase fatta il mondo è bello perché è vario.
    A proposito di self lo sapete che oggi al primo posto in classifica c’è AFTER 5 di Anna Tood: è una storia d’amore (questo dovrebbe essere il libro finale, anche se poi faranno anche la storia dal punto di vista di lui, poi il punto di vista della zia e infine il punto di vista del gatto...)
    Anna Tood è nata come self publisher su Wattpad ed è diventato un vero fenomeno editoriale, quindi non so, ci saranno anche dei pregiudizi, ma in certi casi il mercato se ne frega. Non ho letto questo libro e quindi non posso giudicare, magari è bellissimo, rifletto solo sul fenomeno.

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    1. Come in tutti i fenomeni, guai se non ci fosse l'eccezione a confermare la regola!

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  4. Sai che sono a favore del self, soprattutto quando si è arrivati a sceglierlo per i giusti motivi. Forse il problema è che alle volte chi si autopubblica dà per scontati certi aspetti, finendo per creare un'opera che manca in qualcosa, o in troppe cose, con il risultato di renderla illeggibile. Da qui, il pregiudizio.
    Come lettrice, cerco di alternare, leggendo sia i self che le case editrici. Quando sono fatti bene, la differenza è invisibile. :)

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    1. Il mio ragionamento non penalizzava la scelta del selfpublishing; volevo sottolineare che non sempre è sufficiente scavalcare qualche step per avere delle soddisfazioni e il pregiudizio della gente nei confronti dell!autopubblicazione è molto marcato, ne converrai. Chi si autopubblica deve sapere a cosa andrà incontro: il problema che risolvi a monte, te lo ritrovi a valle. Alla fine sono pochi quelli che leggono di tutto riuscendo spesso, come dici tu, a non cogliere le differenze tra opere pubblicate dalle Case Editrici e opere autopubblicate.

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  5. Il pregiudizio è nemico anche dell'esordiente in generale, secondo me, non solo dell'autore self. La diffidenza e la sfiducia riguardano anche le piccole case editrici, su cui a volte pesa il sospetto di essere delle Eap o a doppio binario.
    Il pregiudizio poi assume varie forme nei confronti dei self, si va dal semplice "no, non li compro", al leggerli con la lente di ingrandimento per scovare una virgola fuori posto, fino ad arrivare a vere e proprie forme di discriminazione.
    Però bisogna anche dire che i sospettosi sono quasi sempre scrittori o addetti ai lavori, mi sembra che lettori qualsiasi di rado facciano differenze.
    Per quanto mi riguarda, un tempo ero molto diffidente verso gli autori self (e non solo), ma con il tempo mi sono ricreduta, avendo letto alcuni di loro bravissimi.

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    1. Sì, il mio discorso vale anche per gli esordienti. E sicuramente anch'io ho notato che a prendere le distanze dal self sono proprio i lettori/scrittori, forse perché conoscono certi meccanismi di scrittura e tutte le difficoltà esistenti per portare a termine un lavoro che abbia le qualità minime per essere apprezzato. La mia esperienza da lettrice mi ha portato prima a leggere perfetti sconosciuti che, infatti, hanno solo confermato il mio pregiudizio verso il selfpublishing; adesso faccio scelte più oculate, come pescare in mari sicuri, leggendo autori che ho conosciuto per esempio tramite il blog e dei quali nutro una certa stima. In questo caso, sono riuscita a trovare lavori davvero pregevoli (e non è un caso se ti sto rispondendo così!:))

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  6. Il pregiudizio è un giudizio dato a priori, senza conoscere a fondo una cosa.
    Io sono stata scottata, che è diverso. Ho tentato di leggere delle cose che erano una pugnalata al cuore della grammatica. E dato che ho già i temi dei miei alunni per questo, non vedo perché debba rischiare di soffrire anche nel tempo libero. Posso leggere dei libri self di autori che conosco (magari tramite blog), ma a caso mai più.
    Sarò drastica, ma se proprio devo spendere, voglio almeno spendere per una testo che sia passato attraverso una correzione di bozze.

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    1. Certamente, sono d'accordo: nasce proprio da esperienze come la tua l'avversione nei confronti del selfpublishing e questo, poi, diventa la base per il pregiudizio di cui parlo. Alla fine, diventa un inevitabile circolo vizioso.

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  7. Puoi scegliere di non leggere un libro perché ne hai sentito parlare male. Okay, è lecito. Ma non puoi giudicarlo negativamente se non lo hai letto, solo sulla base dei giudizi dati da altri.
    Sai già che concordo assolutamente!
    Sulla questione della libera scelta, mi sento di aggiungere che spesso chi pubblica in self-publishing propone i propri lavori a costi molto bassi, cosa che dovrebbe incentivare anche chi è sospettoso. Del resto, non di rado si pagano ben 20 euro per scrittori blasonati, perché editi da CE note, che non meriterebbero.
    Però, se si tratta di CE indipendenti e meno note, il prezzo mediamente più elevato costituisce un motivo ulteriore che si aggiunge alla diffidenza.
    Vero che è difficile districarsi, tra pseudo-scrittori sgrammaticati o pieni di sé e meno di buone idee, però... ci sono canali attraverso i quali informarsi. Dagli amici lettori, ai social tipo Goodreads o aNobii, ai blog (alcuni, ok, ma ce ne sono), e non solo.
    Insomma, un po' di fiducia a mio avviso va riposta sia negli autoprodotti che nelle piccole CE :P (con un margine di rischio, sì...)

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    1. Lo sai che anche questa storia del prezzo del libro autopubblicato è controversa: chi dice che un prezzo troppo basso non incentivi l'acquisto proprio perché ti dà l'idea di mettere in vendita un'opera priva di valore e chi, invece, ritiene che il lettore accetti il rischio più volentieri sapendo di spendere 0,99 centesimi o poco più. Sapessi quanti bidoni presi con libri pagati 20 euro!
      Comunque, hai ragione: ci si può informare e fortunatamente oggi gli strumenti ci sono, ma devi prima di tutto essere interessato a farlo, dunque a leggere gli autoprodotti o gli esordienti anche delle piccole case editrici. E, purtroppo, è proprio l'interesse a mancare!

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  8. Il problema è anche nel fatto che c'è un'offerta enorme. E nel 90% dei casi si tratta di storie senza alcun valore, e il rischio di prendere delle fregature è altissimo. Io acquisto alcuni autori che si autopubblicano, ma prima voglio capire se pensano, e cosa pensano. Dopo, decido di comprare :)

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    1. Anch'io ragiono così. E l'offerta enorme è il prezzo che paga il selfpublishing proprio in termini di credibilità e affidabilità.

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  9. «Così, il rifiuto a priori di leggere l'aspirante scrittore che si autopubblica, è solo un pregiudizio. Convincile le persone ostinate a provare a neutralizzarlo!»
    Hai anche in questi commenti persone che espongono i loro pregiudizi. Se non hai mai scritto nulla e non hai mai avuto a che fare con editori che si mascheravano da editori, ma che era truffatori non c'è molto di cui parlare. Cercare un editore. Ne ho conosciuti parecchi, ma proprio tanti, tanti. E proprio per questo non affiderei nulla nelle loro mani, manco una poesia. È noto o no il caso di quel medio-grande editore non a pagamento che ha truffato tutte le persone con cui ha avuto a che fare? Editor, addetti stampa, tipografi, agenzie, autori esteri di cui aveva comprato i diritti. Non ha pagato nessuno per mesi e mesi e mesi e arrivederci e grazie. Lo hanno assunto in un'altra grande azienda e pagato un botto. Così funziona qui, più danni fai, più nessuno ti può toccare e soprattutto nessuno può richiederti i soldi che non hai dato perché te ne freghi. Ho conosciuto editori che se non eri amico non ti pubblicavano. E non stiamo parlando di grandi editori, ma di piccoli editori. Ho conosciuto editori che sono diventati a pagamento e che mi hanno truffato pure nel mentre stavano ancora decidendo quanti soldi e in che modo prenderli da uno che ha sempre avuto il pallino della lettura e della scrittura. Ho conosciuto un editore bravo, ma che pure prendeva in giro per il gusto di farlo. Ho conosciuto un editore che mi ha pubblicato, insomma, ci sta da farci un romanzo su quello che è l'editoria italiana. Io conosco quella e di quella posso parlare.
    Pubblicare una buona opera si riesce. Alcuni selfpublisher sono arrivati a essere chiamati da editori importanti per essere fatti fuori e infatti ci sono riusciti. Alcuni sono spariti, altri si sono salvati perché contattati dal Demonio Amazon che gli ha dato la possibilità di accedere al mercato inglese dove migliaia di veri lettori senza pregiudizi hanno iniziato a leggerli. Conosco questi selfpublisher e li ammiro perché sono bravi, ho letto tutto quello che hanno scritto e so di cosa si parla. Poi è facile dire tutto e il contrario di tutto. Che ognuno sia libero di leggere le grandi opere dei grandi editori che sono aziende che fanno soldi, non certo onlus o detentori della cultura universale. Anche molte case editrici che si aprono pensano di essere i detentori della cultura universale e che loro salveranno il mondo dai grandi e cattivi editori e poi... voilà diventato editori a pagamento 3 mesi dopo aver aperto oppure chiudono perché con la cultura non si mangia ;) . Si mangia la cultura, ma di cultura non si vive.

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    1. Non devi per forza avere scritto qualcosa, il semplice lettore può coltivare i suoi pregiudizi anche se non conosce nulla del mondo dell'Editoria.
      Certo che tu hai avuto una bella esperienza con gli Editori! Ma dove li hai pescati, così sbagliati? Spero ancora che non siano tutti come li descrivi tu, se no AMEN per ogni sforzo pensato!
      Che ci siano ottimi selfpublisher non lo metto in dubbio, infatti il mio discorso era quasi in loro difesa: la gente prevenuta non li conoscerà mai.

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    2. Pensa che i primi prediudizi partono proprio da casa mia :D .
      Per gli editori ti farei nomi e cognomi, ma meglio lasciar perdere.

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  10. Non ho ricette da proporre, solo una constatazione: pian piano qualcosa si muove.
    A detta degli editori ai quali l'ho sottoposto, "Cronaca di natale" non era un libro meritevole di pubblicazione. Perché? Perché mediocre o perché poco commerciale? Non è dato saperlo: l'editore italiano medio reputa che sia sufficiente rispondere con un confezionato "non confacente alle nostre necessità" senza aggiungere altro. L'inviatore di manoscritti non ha neppure la possibilità di capire il perché del rifiuto.
    Se io avessi ragionato in base al pregiudizio applicandolo alla mia posizione avrei detto "inutile autopubblicarmi, l'autopubblicazione è sinonimo di mediocrità" e i miei ebook sarebbero rimasti a marcire in un cassetto (in un hard disk in effetti ;-)
    Invece ho superato il pregiudizio e cosa succede? Vendo alcune centinaia di copie. Ricevo recensioni lusinghiere. Ho l'occasione per frequentarmi con altri che ahhano seguito la mia stessa strada. Trovo persino una lettrice che parla di me nel giornale on line al quale collabora e lo fa di sua iniziativa, senza che io le abbia chiesto nulla, solo perché reputa che ciò che scrivo meriti di essere letto.
    Se avessi ceduto al pregiudizio non avrei mai vissuto queste esperienze. E avendo partecipato a vari concorsi per scrittori mai pubblicati che mi hanno dato la possibilità di leggere manoscritti inediti, posso affermare di aver letto sia opere per le quali - devo ammetterlo - l'unico aggettivo possibile era "patetiche", sia - anche - opere di elevata qualità che in alcuni casi erano superiori a libri regolarmente pubblicati (e tuttora non mi spiego la mancata pubblicazione dei primi e quella invece concessa ai secondi).
    Insomma, il pregiudizio rimane maggioritario, ma non è monolitico per fortuna. Il passparola può aiutare a vincere la diffidenza ;-)

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    1. Tu sei la parte in causa, l'autore che scrive e vuole essere letto, non è tuo, il pregiudizio; il pregiudizio è di chi deve scegliere di leggere proprio il tuo libro senza sapere chi sei, che "precedenti" hai, qual è la tua storia. Certo, il passaparola aiuta, aiuta anche il farsi conoscere al pubblico per altre vie (che sia un blog o un social). Però, se ci pensi, come ho detto anche a Michele, spesso chi si autopubblica è il primo a diventare lettore difficile e con alte pretese, è anche lui prevenuto su ciò che altri scrittori autopubblicatisi hanno prodotto. Non è il tuo caso, per fortuna. Il mistero delle pubblicazioni resta inspiegabile, ma non c'è che fare: il marchio dell'Editore, qualunque cosa abbia messo in circolazione, rappresenterà sempre agli occhi del lettore una piccola garanzia.

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  11. Se il problema fosse "solo" combattere contro il "pregiudizio della gente", allora secondo me possiamo tranquillamente lasciare da parte la consueta diatriba tra il self e il non-self. Troppe opere autopubblicate sono autentica fuffa? Sono d'accordo, anzi: d'accordissimo. Ma non mi si venga a dire che tutto quello che si trova in libreria è esente da fuffa :-) ...
    Io ho un triplo "metro" di misura molto semplice e, credo, lineare per scegliere se comprare o meno un libro: titolo+copertina+trama. Se mi ispira tutto ciò, allora procedo all'acquisto. Altrimenti no. Self o non-self.

    Comunque, per gli amanti dell' "editor a tutti i costi", vorrei aggiungere questa postilla. Qualche tempo fa è uscito un libro che ha riscosso un certo successo: La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano. Pubblicato da Mondadori. Forse non tutti sanno che tale libro è passato prima da Bompiani, pare con un titolo diverso ("Dentro e Fuori dall'acqua"), dove è stato scartato. Ne ha parlato la stessa Ginevra Bompiani in una intervista dicendo che "il libro finì nelle mani di una collaboratrice, che lo scartò senza neanche portarlo in casa editrice." Ora so che siete tutti lì pronti a dire che ogni libro prima di trovare un editore viene scartato decine di volte :-)... Resta il fatto che io, personalmente, non capisco perché un autore, prima di arrivare a scontrarsi con il pregiudizio del singolo lettore, dovrebbe sottoporsi prima al pregiudizio di una casa editrice e di tutto il suo staff (editor, marketing, correttori di bozze e chi più ne ha più ne metta). Per quale motivo? Per avere una sorta di garanzia che l'opera arrivi sugli scaffali delle librerie con tutte le benedizioni dei professionisti che l'hanno filtrata? Direi di no, visto che troviamo fuffa anche in libreria (e pure con errori di battitura, a volte...).

    Io preferisco sottopormi al giudizio di mille singoli lettori con il rischio di soddisfarne anche solo dieci, piuttosto che non arrivare neanche a quei dieci per "colpa" di qualche editor che scarta opere senza neanche leggerle.
    Posso capire che il fenomeno del self-publishing vada a scardinare le "fortezze" dentro le quali si sono barricate le Case Editrici, ma questo è un altro discorso :-) ...

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    1. Alla tua seconda domanda rispondo sì, il motivo è proprio questo: tentare la via impossibile dell' "editore a tutti i costi" ti mette al riparo da molti pregiudizi. Quello che tu dici è vero: li leggi, i libri pubblicati regolarmente da una Casa Editrice, e trovi fuffa, ma ci sta: quello è il giudizio che elabori dopo, come dicevo nell'articolo. Il pregiudizio ti pone, invece, nelle condizioni di non avvicinarti nemmeno a quel prodotto. È di questo che sto parlando.
      Poi tu fai benissimo a trovarti una nicchia di lettori affezionati che sapranno apprezzare ciò che scrivi, è giusto che sia così. Se ti accontenti...

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    2. Onestamente :-) non vedo come un lettore possa essere esposto al pregiudizio di cui stiamo parlando. Trovo infatti utile non dimenticare che la stragrande maggioranza di lettori, specie quelli che comprano on-line, non hanno modo di capire se un'opera sia autopubblicata o meno. Penso che la maggior parte acquistino affidandosi al titolo, alla copertina e alla trama. In alcuni casi al passaparola.
      Diciamo pure che tanti lettori non sanno nemmeno cosa sia il self-publishing... Vedono un libro, ne sono catturati (o meno) e lo leggono senza farsi troppe domande su come giunga a loro. Quindi, ripeto, onestamente non capisco come possano essere frenati da un pregiudizio del tipo "se è autopubblicato, allora non lo compro, perché è altamente probabile che sia fuffa".
      Trovo che questo sia uno schema mentale che ci facciamo noi addetti ai lavori (cioè: scrittori, aspiranti scrittori e autori in genere) che pensiamo spesso (forse troppo) ad un nostro libro come ad un prodotto da piazzare piuttosto che ad un veicolo di emozioni o ad un semplice modo di raccontare una storia. E' chiaro, il rischio c'è sempre: una trama bellissima non sempre corrisponde ad una storia accattivante. Ma questo trovo che valga per tutte le arti. Quante volte siamo andati al cinema a vedere un film con un certo tipo di aspettative per poi uscirne delusi? Quante volte abbiamo letto un libro di un autore che ci piace per poi constatare che erano meglio gli altri racconti già letti?
      La "via impossibile dell'editore a tutti i costi" per me, come lettore, non garantisce nulla. La combinazione editore affermato + autore famoso non mette al riparo l'autore dai miei pregiudizi. E potrei snocciolare tanti casi ma qui, obiettivamente, entriamo anche nel campo dei gusti soggettivi di ogni singolo lettore: ciò che piace a me può non piacere ad altri. Ecco quindi che ritorno alla mia idea iniziale: preferisco arrivare diretto a misurarmi con il pregiudizio (o gusto) dei lettori che essere bloccato prima da professionisti che non leggono neanche le opere, anche solo per mancanza di tempo. Professionisti che, spesso, ragionano più in termini di marketing e di trend del momento.

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    3. Ecco, questa tua prospettiva mi piace e mi incoraggia e arriviamo al sig. Pregiudizio dei pregiudizi: il mio nei confronti dei lettori che penso abbiano dei pregiudizi nei confronti di chi si autopubblica.
      Il top! :P

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  12. Io sono molto impulsiva, quando si tratta di comprare un libro. Non mi domando quanto sia famoso chi l'ha scritto, o se sia pubblicato da Mondadori, ma cerco di sentire l'energia che l'opera mi trasmette sulla base di pochi elementi: la copertina, la quarta, le recensioni dei lettori. Per fortuna, raramente mi è capitato di imbattermi in opere che siano davvero mediocri. Qualcosa da salvare c'è sempre. E paradossalmente ho trovato romanzi migliori fra gli autopubblicati che non fra alcune opere edite da piccole case editrici (una in particolare, che non nomino qui) totalmente incuranti dell'editing: ricevono il manoscritto e lo buttano online così com'è.

    Il blogging può essere utile per arginare il pregiudizio. Sebbene richieda tecniche diverse rispetto alla narrativa può dare all'autore la possibilità di farsi conoscere e conquistare la fiducia di una buona parte dei lettori. Una persona incompetente si vede anche dai post che scrive, non solo dai suoi romanzi. :)

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    1. Non sarebbero piccole Case Editrici! Però sbaglio: ci sono Case editrici minori che sono serie e lavorano bene, sono da conoscere. Ecco, vedi? Anche in questo caso, non mi sento di dare giudizi, tu puoi farlo perché ne hai fatto esperienza diretta.
      Anche tu, come me, leggi prima di dire cosa pensi di una determinata opera; è importante che ciò si faccia, soprattutto nel selfpublishing dove già si parte svantaggiati, almeno qui in Italia, solo per il fatto di avere scelto questa piattaforma.
      Si giudica con consapevolezza.
      Sono convinta che il blogging sia un buon trampolino di lancio, ma anche lì, hai ragione, devi dare il meglio di te se vuoi dimostrare credibilità nella scrittura.

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    2. Guarda, sicuramente ci sono case editrici piccole che lavorano bene, io mi riferivo, nel commento, in particolare a una le cui opere sono tutte mediocri e piene di errori che non farebbe nemmeno uno straniero. Dopo aver visto il loro sito ho capito perché: accettano il 50% delle opere che ricevono. Quindi puntano sulla quantità, non sulla qualità. Non scrivo qui il nome perché non voglio fare cattiva pubblicità, ma se vuoi ne parliamo in privato. :)

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    3. P.S. nel primo commento: "chi l'abbia scritto"... mi sono persa un congiuntivo per strada. Ero d fretta! :-D

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  13. Ma poveri noi lettori, già siamo rimasti in pochi, ci accusate pure di avere pregiudizi :D
    Battute a parte, purtroppo il tempo che noi lettori possiamo dedicare alla lettura è poco (per lo meno rispetto al tempo che vorremmo dedicargli) e dunque prezioso, ed essendo prezioso va usato con cautela. Io non ho nulla contro gli esordienti, anzi, faccio anche tutto ciò che posso per aiutarli, ma non ho tempo per fare anche la selezione dei libri, per questo ci sono gli editori.
    Purtroppo spesso gli autori non hanno rispetto per il tempo dei lettori, spesso peccano di autorefenzialità, e ho il sospetto che molti non leggano neache ciò che scrivono loro stessi. Sono convinto che ci siano opere pregevoli tra il self, ma sono anche convinto che quelle stesse opere avrebbero prima o poi trovato un editore. Purtroppo queste opere meritevoli si perdono in un mare di opere di scarso valore.
    Parlando invece di pregiudizi, tempo fa ebbi una discussione proprio con un'emergente parlando di premi letterari, l'accusa rivolta è che ai premi letterari vincono scrittori raccomandati che pubblicano schifezze, giudizio espresso però senza averli mai letti (in uno snobbistico io non leggo roba che ha vinto premi). Io che non amo giudicare prima di aver letto mi sono andato così a leggere i finalisti del premio. Ebbene posso dire di aver avuto una sorpresa (o forse neanche tanto)

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    1. Ciao Grilloz, benvenuto nel mio blog.
      Eh, sono una lettrice esigente, ma non mi piacciono i giudizi sommari e affrettati.
      Sulle opere di esordienti meritevoli che si mescolano a tante che lo sono meno o per niente siamo d'accordo, non faccio che sostenerlo ogni volta che lascio commenti sull'argomento "selfpublishing". Non ne sono una grande sostenitrice proprio per questo motivo. Tuttavia, non amo vivere tale pregiudizio (perché lo ammetto, il mio lo è) e dunque mi sporco le mani, per così dire: leggo prima di giudicare. Certo, rischio di perdere il tempo che, come dici tu, è già poco, però quando trovo l'autore self che ha scritto un bel libro, la mia soddisfazione è tripla, quel tempo perso è riguadagnato.
      Ho lo stesso atteggiamento di fronte ai romanzi che vincono i premi letterari: anch'io, di primo acchito, sono parecchio prevenuta, però è proprio per togliermi il dubbio o confermarlo che, poi, li leggo.

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  14. Guarda, credo talmente tanto negli esordienti che addirittura li leggo prima dell'esordio ;) in quel caso il mio tempo è proprio donato alla causa. Molti di questi pre-esordienti non meriterebbero la pubblicazione, per tante ragioni diverse le une dalle altre, dovrebbero semplicemente l'umiltà di dire "ehi, ho scritto un libro (è già tanto, io non so se ne sarei capace), non è un gran che, lo so, ma se ti va è lì".
    Io sono pronto a leggere chiunque, ma, ecco, non ho voglia di cercare, preferisco dedicare quel tempo a leggere, magari anche qualcuno che vuole solo un parere. Sto anche cercando di dare giudizi che vadano al di là del mio gusto personale, non sempre è facile, ma almeno ci provo.
    Quanto ai premi, ho letto diversi finalisti dello strega dell'anno scorso e di quest'annno, non posso dire se hanno premiato l'opera migliore uscita in Italia, probabilmente no, e comunque una giuria esprime un parere soggettiva, ma sicuramente sono tutti libri di un certo valore (anche al di là del mio personale mi piace/non mi piace).

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    1. Nella mia libreria ho Nicola LaGioia che spero di leggere presto.
      Anch'io ho letto esordienti che ho apprezzato proprio per il loro atteggiamento schivo; paradossalmente più sono umili più le loro opere meriterebbero una maggiore attenzione; invece le sorprese più brutte le ho avute con esordienti boriosi che pensano di avere scritto il romanzo del secolo.
      Sei un beta-reader?
      È un'esperienza che dà belle soddisfazioni (lo sto sperimentando in questo periodo), però il genere narrativo è il mio, per cui il gusto personale non ne risente tantissimo.

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    2. Beta? al massimo Alfa :D
      Non proprio, collaboro con una piccola casa editrice per cui faccio valutazioni e su un forum, ma all'occorrenza betaleggo anche ;)
      Lagioia secondo me alti e bassi, alcune pagine bellissime altre noiose, però una profondità psicologica dei personaggi davvero notevole.

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    3. Alfaleggi, vuoi dire! :P

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  15. Certo, è proprio un pregiudizio, cui io, da lettrice, soccombo senza lottare e senza sentirmi in colpa. Perché dovrei? Non sono un giudice, né un ente assistenziale. Il fatto che alla me-scrittrice possa fare comodo avere buoni risultati con il self-publishing non significa che debba essere disposta a leggere libri che non sono passati attrraverso un setaccio a maglia stretta. Da quel setaccio passano anche schifezze? Vero, ma dal setaccio a maglia larga ne passano di più. Non è solo questione di soldi, ma anche di tempo speso. Leggere per me è un piacere già troppo ristretto per farlo diventare un esperimento. Se poi ad autopubblicare è una persona che conosco e mi piace, lo compro, ma perché ho il contatto con la persona. Siceramente non vedo come questo problema possa essere superato, però spero per gli autori indie che non siano tutti come me.

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    1. Mi piace la sincerità con cui ammetti che si tratti di pregiudizio.
      Sono d'accordo sul fatto che leggere sia un piacere che richiede il tempo che spesso non abbiamo, dunque questo scoraggia di certo gli esperimenti. Ma poi, ognuno sarà pur libero di fare ciò che vuole, no? :)

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