Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

mercoledì 9 novembre 2016

Thriller paratattico n. 63: Riepilogo e Verdetto


E così la nostra mademoiselle è uscita finalmente dallo studio dentistico. Le abbiamo fatto varcare la porta del suo "aguzzino" e l'abbiamo consegnata a sorti analoghe o peggiori.
L'esercizio previsto nel Thriller n. 63 spostava, infatti, la storia un po' oltre la chiusura immaginata nel brano originario e aveva una nuova battuta conclusiva: a "Tutto fatto signora. Mezza corona, prego" abbiamo aggiunto: "Adesso grattami la schiena. Grazie".
Com'è finita?

L'idea era quella di mettere insieme le due parti e trovare l'ideale continuazione della disavventura della giovane donna iniziata tra i vicoli bui di Montmartre.
Le nove versioni hanno soddisfatto appieno la richiesta e ringrazio chi, ancora una volta, ha voluto misurarsi con una prova di fantasia che, pur lasciando ampia libertà nel contenuto, presentava dei vincoli nella realizzazione: rispettare i parametri di lunghezza e mantenere lo schema paratattico.

Per quanto riguarda l'esercizio della fantasia mi complimento con tutti perché davvero avete avuto delle idee belle e originali: siete stati bravi a spaziare dal fantascientifico, all'hard con variante sadomaso, passando per il thriller e la spy story. Inoltre avete fatto anche un buon lavoro di incastro quando si è trattato di inserire la battuta finale.

Con la lunghezza siamo stati tutti flessibili nell'interpretare la regola: solo due, gli anonimi 1 e 3 hanno scritto una versione di 120 parole esatte (il n. 6 si è fermato un passo indietro, a 119 e va benissimo); gli altri si sono allontanati di poco - tollerato - con 130 parole 0 di molto - non tollerato - con le 169 dell'anonimo n. 9 e le 150 del n. 4 e mie, (sono l'anonimo n. 7 e, ohibò, mentre scrivevo, sono stata la prima a dimenticare di attenermi al limite fissato.)

Lo schema paratattico è andato grosso modo bene (gli anonimi 4 e 8 sono, tuttavia, risultati meno paratattici degli altri). 
Peccato che  quattro brani non hanno azzeccato il tempo verbale giusto: il thriller è al presente e la loro continuazione proseguiva la storia al passato (anonimi 2, 3, 4 e 6).

Per questo, pur avendo trovato il potenziale vincitore di questa puntata (il n. 3, per avere coniugato l'esattezza della lunghezza richiesta con l'intreccio paratattico, che richiama in modo quasi simmetrico quello della prima parte) non posso sorvolare sull'uso del passato remoto, una leggerezza che - ahimè - lo ha penalizzato.

Mi dispiace, dunque, ma questa volta il libro messo in palio da Helgaldo "Belen, le mie memorie" (ehm, naturalmente scherzo: il libro ha un altro titolo e sembra molto interessante), resta sopra la sua scrivania in attesa di prossima assegnazione.

Le versioni meritano, comunque, una lettura d'insieme. Ecco il consueto riepilogo:

(E ricordate, domani vi aspetto con una nuova sfida paratattica.)

****

Anonimo n. 1

La giovane paga, esce dallo studio e si incammina per Roma. Passeggia dalle parti del Colosseo, rabbrividendo al ricordo della Senna e dei topi. Si ferma e guarda i gatti che sonnecchiano al sole del pomeriggio. Si avvicina, si truscia su un paio. All'improvviso arriva una banda di cani: ringhiano, sbavano, vorrebbero sbranarli. Anche lei miagola, soffia, graffia. Infine scappa. I cani la seguono ma lei non riesce a distanziarli. Le gambe non corrono, sono pesanti, sembrano le zampe grassocce di un micio di casa. Sente le zanne chiudersi a una spanna dalla coda. Un odore la solletica, la sveglia: è Helgaldo che ha riempito la ciotola. La micia si alza, si stira e miagola: «Adesso grattami la schiena. Grazie.» 


Anonimo n. 2

"Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!"

La porta si chiuse. La donna uscì dallo studio e attraversò la strada.
"Spero che tu abbia usato la siringa giusta, questa volta!" sibilò l'assistente.
Il dentista, impassibile, continuò a osservare la donna dalla finestra mentre si allontanava.
"Tranquilla. Questa volta è filato tutto liscio: l'incubo che ha avuto ce lo conferma."
L'assistente aprì la cartella clinica e rilesse per l'ennesima volta la scheda della sostanza miracolosa.
Il dentista la rassicurò. "Possiamo smettere di preoccuparci. La sostanza che abbiamo sintetizzato funziona. L’ho provata di persona: chi la assume potrà scegliere cosa sognare."
"L’hai provata?" domandò l’assistente stupita. "E gli incubi?"
"Se non scegli cosa sognare, possono succedere."
"Bene. Altri effetti collaterali?"
"Niente di preoccupante. Solo un prurito generalizzato per qualche giorno."
Il dentista la guardò soddisfatto. "Adesso grattami la schiena. Grazie."


Anonimo n. 3

La giovane donna uscì dallo studio sottosopra, cambierà dentista!
Il sollievo nel rendersi conto che nulla fosse reale non aveva lenito l’angoscia. Non desiderava rincasare, il marito aveva preso il morbillo ed era più malmostoso del solito. Salì sul tram intenzionata ad andare al nuovo ambulatorio odontoiatrico di cui aveva sentito parlare. Dopo una scala si trovò di fronte a dentisti ubriachi, le furono addosso per controllare se l’otturazione fosse ben fatta. Le aprirono a forza la bocca. Barcollò, si aggrappò alla poltrona, ma si trattava del sedile del tram: si era appisolata, l’anestesia non era esaurita, persa la fermata per l’ambulatorio, decise di rientrare a casa.
Il marito la squadrò dicendo: “Sei in ritardo! Adesso grattami la schiena. Grazie."


Anonimo n. 4

«Tutto fatto, signora. Mezza corona prego!»
La giovane donna si alzò imbambolata. Si sentiva distrutta, come se le fosse passato un camion sopra. Era sollevata perché era stato solo un terribile incubo, ma aveva ancora i brividi addosso. Era sembrato tutto così reale. Ma cosa era successo? Era forse l’effetto dell’anestetico?
Percorse il corridoio per raggiungere l’uscita, ma non ricordava più la strada di casa. Stavolta tutto era reale e forse si era persa davvero.
Tornò su suoi passi, non voleva ritrovarsi nello stesso incubo.
«Dottore, mi scusi ho bisogno di chiamare un taxi» esclamò affacciandosi sulla porta del dentista.
La scena a cui assistette era quasi surreale, il dentista seminudo e l’infermiera che lo frustava con un gatto a nove code.
Anche il dentista sadomaso ci mancava!
Il dottore guardò verso la porta e vistosi scoperto cercava una scusa plausibile, ma la sola cosa che gli venne in mente fu:
«Adesso grattami la schiena. Grazie.» 


Anonimo n. 5

La giovane si alza barcollante ed esce dallo studio del dentista. In strada prende carta e penna dalla borsa e scrive qualche appunto. Dà uno sguardo intorno: nessuno le presta attenzione. Si sistema il cappotto e con passo veloce si avvia verso un bar.
Il bar è semivuoto. Due clienti fanno colazione con paste scadute, il barista asciuga il bancone. La scruta.
« Cosa vuoi?»
« Una torta acqua e farina.»
«Di sotto.» Il barista torna ad asciugare il bancone.
La giovane scende le scale, supera il bagno, scende più giù. Una porta con il cartello “Privato”, sbarrata. Bussa tre volte.
Una voce da dentro: «Codice d’accesso?»
La ragazza tocca il suo appunto nella tasca, ripensa alla droga del falso dentista. “Stavolta abbiamo scoperto i vostri traffici.”
« Adesso grattami la schiena. Grazie.»


Anonimo n. 6

Amelie era ancora un po' incosciente dopo l’anestesia: 
“Non è un po’ troppo per un dente cariato? “disse Amelie 
“Guardi che le ho fatto l'offerta del mese.” replicò il dottor Renoire 
“Alla faccia.” senza peli sulla lingua. 
L’anestesista li guardò con malizia e con un sorrisino beffardo.
Era sempre così. Sempre la solita storia.
Recitavano la scena del dottore e paziente.
Tutti i giovedì s’incontravano. 
“Vado a cambiare i soldi, dottore? Il resto per la signora non c’è l’ho.” disse Gertrude come un copione.
“Allora io scendo.” Disse e infilò il pacchetto delle sigarette in tasca.
"Sì, Gertrude, vada."
Gertrude si diresse verso la porta. I due amanti si buttarono tra le braccia dell'altro .
“Adesso grattami la schiena. Grazie.”


Anonimo n. 7

La sera, a casa, la giovane donna fa i gargarismi davanti allo specchio. Il colluttorio consigliatole dal dentista le pizzica la bocca. Si solleva il labbro superiore per scoprire la gengiva e dare un'occhiata al dente nuovo. Tutto a posto.
Entra nel letto e qualcosa di peloso le sale su per la gamba del pigiama: "Sally, adorabile gatta!" Ma Sally ha il muso piccolo e appuntito; le zampe corte e due orribili denti che sbucano fuori dalle fauci spalancate davanti alla sua faccia. Un ratto!
La donna urla di terrore, il topo la morde, subito dopo un esercito di ratti inferociti si avventa su di lei: la vogliono divorare, forse farla a pezzi. Sprofonda sotto le lenzuola, inarca la schiena. Una mano la scuote, si sveglia di nuovo, la voce amica del marito: 
"un nuovo incubo?" Ricordami di comprare un altro colluttorio, domani."
"Si, però, adesso, grattami la schiena. Grazie"


Anonimo n. 8

“Signorina, prego!” si stizzisce. Esce dallo studio dentistico di pessimo umore: effetto dell’anestesia, dell’incubo o del risveglio? Si lascia trascinare dal flusso di persone che affolla la strada a quell’ora. Vuole solo tornare a casa, rifugiarsi sul divano: plaid, gatto e libro. Ci starebbe bene anche una cioccolata calda ma la bocca ancora dolorante le suggerisce che è meglio evitare. Sarà un bene anche per la sua linea, che se non la smette di consolarsi con il cibo rimarrà davvero signorina per sempre. Zitella. Questo il suo incubo ricorrente. Sola. Per sempre. Senza nessuno a grattarle la schiena. Un gesto così semplice eppure così intimo, che racchiude in sé tutta la complicità di una vita a due. Un ragazzo ha fretta, la supera urtandola quasi fino a farla cadere. Si sveglia. E’ il suo fidanzato che la sta abbracciando. Sorride. "Adesso grattami la schiena. Grazie." 


Anonimo n. 9

La porta si chiude alle sue spalle. Sospira di sollievo. Non vede l'ora di essere a casa. La giovane è stanca, non ha voglia di fare le scale, entra in ascensore. Inizia a scendere al piano terra, pensa a cosa cucinare per cena. All'improvviso, si ritrova bloccata tra il terzo e il secondo piano. Le parte la tachicardia, suona l'allarme, canta: "No, woman no cry." Ma perché ha preso l'ascensore? Maledizione, forse c'è un'insolita congiunzione astrale, non saprebbe spiegarlo, altrimenti. Cosa ne sarà di lei? Morirà soffocata, precipiterá nel vuoto, resterà schiacciata da una trave? La donna urla di terrore. Si chiede se qualcuno abbia sentito l'allarme, per sicurezza rischiaccia il pulsante. Uno strano formicolio la percorre. Avverte un insopportabile prurito in tutto il corpo. Barcolla, ha le vertigini, si sente soffocare, sviene. Una mano la scuote, si sveglia, è il tecnico che ha sbloccato l'ascensore: «È tutto finito. Come si sente, signora?» Lei realizza di essere salva. Lo guarda, sorride: «Molto meglio. Ma adesso grattami la schiena. Grazie.»









36 commenti:

  1. Anonimo 1.
    (Le parole sono 120? Brava te che le hai contate! :) )
    Anche secondo me non c'è uno svolgimento che meriti il libro più degli altri; tra tutti, però, il mio preferito è l'8.

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    1. Eccerto, se no che spacca pelo sarei! :)

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  2. Ah scrittora! Sei troppo fiscale... :)

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    1. Mi hai fregato.
      Chi sei, complice di marachelle?
      :p

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    2. Eheh, fiscalissima!
      Ma se vi becco, a voi due...

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    3. Non mi beccherai mai. Sono una ghost-writer, evidentemente più ghost che writer... :)

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    4. Ah, ecco, dunque non sei il ghost di nessun anonimo qui presente? :)

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    5. Se ci becca.:D
      Nemmeno fra noi ci becchiamo.
      Ah saperlo chi è il mio complice.
      :p

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    6. Allora, scrittora. Vediamo quanto sai essere flessibile: ipotizza per un attimo che tutti i brani siano stati scritti al presente. E dicci quale avrebbe vinto.

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    7. Ma a questo ho già risposto nel post. NON HAI LETTO CON ATTENZIONE? :P

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    8. Sì, ho letto con attenzione e secondo me, se fossero stati scritti tutti al presente, avresti detto ugualmente il brano 3: perché rispetto agli altri ha mantenuto fede alla lunghezza. Era una domanda trabocchetto. Però la lunghezza non era mica tollerato infrangerla??
      Certo, senza esagerare... :D :D :D

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  3. Anonimo n.6 a rapporto.

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    1. Un errore generale di scrivere al passato.
      Abbiamo imparato a stare più attenti.
      Speriamo. :)

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  4. Io sono il numero 9. Mannaggia alle parole di troppo! Rileggendo avrei potuto toglierne molte inutili e rientrare nel numero, ma al momento della pubblicazione mi sembravano tutte indispensabili. Mi sono divertita molto a questo giro. Bacioni. :-)

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    1. Ho fatto la stessa valutazione io e mi sono dilungata.
      Ci rifaremo! ;)

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  5. io il 3 il potenziale, ma avendo scampato le memorie di Belen sono felice di aver scritto il pezzo al passato. AHAHHHA Sandra

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    1. Con il termine "malmostoso" che ho cercato scoprendo che si usa dalle tue parti ho subito pensato a te, in verità! :)

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  6. Io sono l'anonimo numero 5! Sai che non ho la più pallida idea di quante parole fosse il mio brano? A occhio mi sembrava abbastanza corto, ma non ho controllato prima di inviartelo!
    Devo imparare a fare meglio i compiti. :D
    Alla prossima!

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    1. La spy story, bella! :)
      Facciamo sul serio, ma guai a prenderci troppo sul serio noi! :P
      Gioco un po' sulla mia inflessibilità! ;)

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  7. Ho saltato gli altri commenti per non essere condizionata.
    Secondo me, il 9 è quello scritto meglio.
    Il numero 1 non è male, a parte i refusi che rendono tutto poco chiaro.
    Il 4 ha un cambio di punto di vista improvviso alla fine.
    Il 5 è perfetto: mantiene il tempo verbale, rispetta la struttura, è originale e ben scritto. A questo va il mio voto. :-)

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    1. E tu, quando ti unisci alla combriccola? ;)

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    2. Il problema è sempre il tempo. :)
      Ora che le storie sono tornate di lunghezza accettabile, però, ci posso pensare.

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    3. Uh, grazie del voto, Chiara! :)

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  8. Io sono l'Anonimo 8! 140 parole, avrei potuto usarne 120 ma ho preso per buono che non saresti stata fiscalissima! Certo che 20 parole in più su 120 non sono poche, ora che ci penso. :)

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    1. Anch'io, quando ho scritto il mio pezzo ho solo seguito il filo conduttore della storia. L'ho pubblicato tutta soddisfatta e poi, quando ho tirato fuori i parametri di valutazione, mi sono detta: "ma come, io faccio le regole e io sono la prima a disattenderle?"
      Mi sono data un calcio nel sedere da sola. Ahahah.
      Sempre simbolico, eh, che qui i calci nel sedere non se li merita nessuno! ;)

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  9. Anonimo numero 10 presente! Anzi: assente. A questo giro ho preferito farmi grattare direttamente la schiena... :-D

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    1. Ah, allora eri tu.
      :D

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    2. Vedi, potrei aggiornare il riepilogo con la versione n. 10 che ha il pregio di contemplare solo il finale. :D

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  10. Quante vite riesce ancora ad avere questa povera donna sperduta a Montmartre! ;)

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    1. Prima o poi ci manderà tutti affanbagno!
      ^__^

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  11. E quindi, "il Belen" è ancora in giro... Ne ho timore XD

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    1. No no, stavolta è bello!
      Belen e compagnia a casa! :P

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  12. Il 2, il 3 e il 4 mancano all'appello. CHI SIETE, anonimi thrilleristi?

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  13. Io sono il numero 4, non mi ero accorta di aver sbagliato il tempo...ehm ho perso le memorie di Belen, ci riproverò.

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