Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

domenica 4 dicembre 2016

Domenica si racconta - La recita di Natale


Con questo racconto partecipo all'iniziativa lanciata da Barbara Businaro per festeggiare il primo anno di vita del suo blog Webnauta: "Un compleanno, un contest... un premio."
E poiché una borsa di libri fa sempre gola, mi sono segnata le coordinate di viaggio e ho provato a seguire la rotta.
Nonostante non abbia utilizzato le parole nel loro ordine, sono comunque giunta in porto con i miei 7995 caratteri, un risultato apprezzabile dopo essere intervenuta a suon di lima e forbici su un racconto che andava ben oltre il limite degli 8000 previsti dal regolamento. 

Le parole NAVIGATORE - CHEESECAKE - MANOSCRITTO - FRESIA sono entrate dentro una scuola durante i preparativi per... 



La recita di Natale

La parete scrostata del ripostiglio sudava umidità. Vecchie sedie impilate giacevano accanto a una libreria che esibiva targhe in argento, sculture di cartapesta e qualche manoscritto antico. Lanciò un'occhiata distratta alla roba ammassata e si addossò alla porta in lacrime, gridando aiuto. Ma la sua voce si disperse nei corridoi della scuola; isolata nel bugigattolo in fondo all'atrio, provò invano ad aprire la porta: la stanza era stata chiusa dall'esterno, nel giorno della recita di Natale.

****

Di fronte allo specchio del bagno Sofia tirò un po' indietro la stoffa della tunica per sagomarla sui fianchi. Il vestito era di un colore talmente smorto da spegnere ogni suo entusiasmo. Non riusciva a digerire il fatto di essere stata scelta nel ruolo della fioraia per la recita, mentre a Eleonora era toccato come ogni anno quello della Madonna. Certo, la compagna di classe era magra e aveva i capelli biondi; Sofia, invece, raccoglieva i suoi in trecce crespe e il suo corpo risentiva delle abbuffate di cioccolata consumata di nascosto. 
Non sarebbe mai stata la Vergine Maria.
Si annodò di nuovo sul capo il fazzoletto e tornò nella sala dove erano in corso le prove generali della farsa natalizia.
Salì sul palco e si rassegnò a dondolare in un angolo della scenografia con un mazzo di fiori tra le braccia. Fu costretta ad accettare anche il fatto che Eleonora sarebbe stata sotto i riflettori insieme a Gerlando, il compagno che da grande voleva fare il navigatore solitario e che adesso era lì, in ginocchio, accanto a una culla di paglia, fiero del ruolo che la maestra gli aveva assegnato: era San Giuseppe.
Eleonora indossava un abito di raso celeste con un velo di pizzo, Sofia, invece, scompariva dentro una veste di canapone, ma soprattutto Eleonora riceveva gli sguardi di Gerlando, mentre Sofia era costretta a muoversi alle sue spalle.
Motivo in più per odiare la più bella della classe.

Quando ogni cosa sembrò a posto, la musica irruppe dagli altoparlanti, Sofia sobbalzò e una rosa scivolò via dalla tela di juta. Si chinò per raccoglierla e non le sfuggì che Gerlando aveva finto di cadere addosso a Eleonora per abbracciarla. In quel momento infierì sul fiore con il tacco della sua scarpa.
La maestra si spazientì: i pastori si muovevano disordinati sul palco, il coro non andava a tempo e l'Angelo si era scordato metà della poesia. In più, Eleonora aveva cominciato a starnutire.
- I fiori, maestra. Hanno un odore troppo forte.
- Bene... Sofia, spostati in fondo, vicino alle capanne. 
Pure la maestra aveva un debole per la biondina viziata.
Guardate quant'è brava Eleonora, fate tutti come Eleonora, Eleonora arriva sempre in orario, Eleonora questo, Eleonora quello. Sofia, invece, prendeva la corriera; il tragitto dalla campagna in cui abitava era lungo ed era più facile tardare: quando ciò accadeva, la maestra la rimproverava ed Eleonora la faceva sentire sempre a disagio.
È vero, la invidiava. Il tumulto di rabbia e delusione aveva persino trovato sfogo un giorno, durante la ricreazione, quando Sofia aveva allungato un piede mentre Eleonora stava scendendo le scale. L'aveva fatta inciampare, ma lei era scivolata appena sul gradino sotto ed era stato solo grazie a Mariella, la compagna alta e robusta, se non era ruzzolata giù col rischio di rompersi il collo. 
Sotto un angolo di cielo semibuio, vicino a una casetta ritagliata nel cartone, Sofia muoveva senza convinzione le braccia che tenevano il fascio di fiori, sperando che anche da lì il profumo pungente della fresia raggiungesse Eleonora, al centro del palcoscenico e portasse ancora scompiglio in quel calvario.

****

Giunto il giorno della recita, il pubblico in sala attendeva l'inizio dello spettacolo mentre i bambini, dietro le quinte, smaltivano gli ultimi brusii. 
Nella stanza attigua il profumo di zucchero e caramello dei dolci sistemati sul tavolo aveva saturato l'ambiente. Nessuno si sarebbe accorto che dalla farcitura della torta alla panna mancava qualche mandorla glassata e che la cheesecake al cioccolato aveva l'impronta di un dito sprofondato nella crema. Invece un bicchiere di plastica per terra con il succo di arancia riversato sul pavimento si sarebbe notato e avrebbe deluso le aspettative della maestra che aveva contato sull'aiuto di Eleonora e Sofia per un'ultima ispezione nella sala del rinfresco, prima dell'inizio della rappresentazione.
Il sipario rimase chiuso qualche minuto in più. Sul palco i bambini si guardarono l'un con l'altro facendo spallucce e scuotendo la testa, mentre la maestra li interpellava con tono febbrile: nessuno aveva idea di dove fosse finita Eleonora. 
Sebbene il vuoto accanto a San Giuseppe fosse il più evidente, l'insegnante ebbe modo di verificare che anche Sofia non era lì, insieme ai compagni. Annunciò il ritardo dovuto a un inconveniente, poi si precipitò a risolverlo.
La sua falcata nervosa rimbombò nell'atrio della scuola; aprì la porta della stanza allestita per il rinfresco e vide con disappunto il bicchiere per terra e il succo d'arancia che sporcava il pavimento. Una vampata di calore l'assalì all'improvviso e con il viso paonazzo continuò la perlustrazione seguita dal bidello e dai bambini che sciamavano lungo i corridoi, goffi nei loro abiti di scena. 
- Eleonora! - continuava a chiamare, aprendo e chiudendo ogni aula al pian terreno. 

****

Dal lontano ripostiglio una voce concitata echeggiò a lungo senza risultato:
- Aiuto. Aiuto, fatemi uscire da qui. 
Il palmo delle mani le doleva a causa dei colpi sbattuti sulla porta. Chi l'aveva chiusa là dentro ce l'aveva con lei fin da quando aveva messo piede in quella scuola. 
"Guai a te se farai la spia con la maestra", aveva intimato quella bambina poche ore prima, colta da lei in flagrante mentre girava attorno al tavolo imbandito e non si faceva alcuno scrupolo a rubacchiare qua e là le ciliegie candite e i confetti dalla farcitura di una torta alla crema.
"Così la rovini."
"Che m'importa, tanto non se ne accorgerà nessuno."
"Sì, invece. Se ne accorgerà la maestra."
"E allora? Farò in modo che dia la colpa a te: ci siamo solo noi due qui."
"Non lo farà. La maestra a me non darà la colpa: le racconterò la verità."
"Lo vedremo."
Mentre la compagna usciva impettita dalla stanza, in un impeto di rabbia lei aveva affondato il dito nella crema al cioccolato di una delle prelibatezze esibite sul tavolo e le era corsa alle spalle per  stamparle l'impronta marrone sulla tunica.
Quando la bambina si era accorta dell'affronto subito le aveva tirato i capelli e l'aveva spinta contro il muro, poi aveva preso un bicchiere, lo aveva riempito di succo di arancia e glielo aveva versato addosso.
"Mi hai sporcato il vestito. L'hai fatto apposta." - le aveva urlato con le guance color porpora la vittima del dispetto.
"E tu me lo hai bagnato."
"Ben ti sta."
Si erano rincorse lungo il corridoio. Avevano raggiunto i servizi e si erano schizzate l'acqua dei rubinetti.
"Sei una strega", aveva digrignato la compagna.
"Perché ce l'hai con me? Che ti ho fatto?", le aveva chiesto lei in lacrime mentre, sotto la minaccia di una scopa, era corsa a rifugiarsi nel ripostiglio trovato socchiuso.
In trappola. Un giro di chiave lasciata nella toppa dall'esterno aveva decretato la fine del loro litigio.

Finalmente qualcuno sembrò aggirarsi da quelle parti. Erano venuti a cercarla. Riprese a gridare "sono qui, sono qui" e, quando i passi si fecero prossimi alla porta chiusa, sentì il rumore di qualcosa muoversi dentro la serratura; pochi secondi dopo fu liberata dalla sua prigionia.
La maestra, accorsa con i bambini al seguito, esclamò: 
- Sofia!


Trovarono Eleonora in bagno che strofinava la tunica con acqua e sapone: la Madonna è una vergine immacolata. Quella ignobile macchia rovinava tutto.

15 commenti:

  1. Perfidia! Mi ha ricordato le recite quando avrei voluto essere il Piccolo principe e poi Arianna e invece ero sempre relegata a ruoli minori pure io.
    Sandra

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    1. Anch'io: niente capelli lunghi e biondi! :(

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  2. Che bel racconto, Marina. Anch'io sono tornata con la mente ai tempi della scuola, alle prime recite scolastiche, a quando avrei voluto cogliere a scuppettate le cocchine della maestra usando solo lo sguardo. Bravissima. :-)

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    1. Grazie. È frutto di fantasia, ma quante storie del genere si vivono fra i banchi di scuola. E poi noi femmine, quando ci mettiamo, siamo proprio tinte (che in siciliano non vuol dire colorate, eh eh!) :-)

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    2. Che vuol dire "tinta" !?
      Che vuol dire "tinta" !?

      Devo aggiornare il mio vocabolario siculo-nisseno...

      (getti l'esca e aspetti che sia sempre il solito pesce ad abboccare...)

      :-D

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    3. È abbastanza intuitivo, però: tinto significa cattivo.
      "Sì tintu cumu l'erba amara" , eheh!

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  3. Io i capelli lunghi e biondi ce li ho sempre avuti, ma alle recite facevo...l'albero! Non aggiungo altro.

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  4. Bello!
    (Non è che essere bionda e avere fama di buona memoria sia una meraviglia, mi appioppavano sempre la poesia da recitare, con tutto un carico d'ansia di cui avrei anche fatto a meno)

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    1. Lo vedi? Le bionde, c'è poco da fare! :)
      Io ero canterina e nelle recite finivo sempre nel coro. :)

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  5. Bel racconto Marina io mi sono immedesimata in Sofia ah ah...

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    1. C'è una Sofia dentro ognuna di noi! ^_^

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  6. Siamo tutti stati un po' Sofia e un po' Eleonora da piccoli. Perfidie e dispetti reciproci compresi :-D

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    1. Io non invidiavo i capelli biondi a nessuno, ma mi sarebbe piaciuto essere corteggiata dal Gerlando di turno. :)
      Che, puntualmente, considerava un'altra! :(

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  7. Bellino veramente! Brava Marina!
    Ma che grande simpatica la biondina :O
    Io son sempre stata outsider, me ne fregavo allegramente per lo più ma non nascondo che la mia personalità mi ha sempre reso le cose difficili ;) Poi secondo gli insegnanti ero tra gli "assennati", quindi le fregature toccavano sempre a me -_-
    Non ero una Sofia, ecco... XD E nemmeno una Eleonora desiderata :D

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