Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 6 dicembre 2016

Imparare dai racconti

di due grandi scrittori: James Salter e Edna O'Brian


Da un po' di tempo, ormai, le mie letture si sono fermate alla formula "short story", racconti di autori che hanno scritto pregevoli "opere brevi" e che ho apprezzato in modi e per motivi diversi.

Di recente ho letto "L'ultima notte" di James Salter, e sto ancora smaltendo i racconti di Edna O'Brian, contenuti nella raccolta "Oggetto d'Amore", citata nel post di martedì scorso, nell'ambito di una riflessione che, tuttavia, non le ha reso giustizia.

La scoperta più interessante di questa mia esperienza di lettura è stata riconoscere come stili così diversi e opposti schemi narrativi mi abbiano coinvolto in egual misura, soddisfacendo le mie esigenze di lettrice ma, soprattutto, il mio instancabile desiderio di attingere le tecniche di scrittura più valide direttamente da autori maestri di narrazione.


James Salter, pseudonimo di James Horowitz, è uno degli scrittori più significativi del panorama letterario statunitense, morto l'anno scorso all'età di novant'anni. Ha esordito con un romanzo di guerra, "Hunter", che raccoglie le suggestioni vissute da giovane pilota di caccia, durante la guerra in Corea. Lasciata l'aviazione si è, poi, affermato come romanziere e sceneggiatore. 
Quando è uscita in Italia la sua ultima raccolta di racconti non ho avuto dubbi sulla scelta dell'acquisto del mese. 
Le sue storie non mi hanno deluso, perché in esse ho ritrovato quella prosa inimitabile che avevo già gustato nel romanzo "Una perfetta felicità", letto qualche anno fa.

Edna O'Brian, scrittrice irlandese vivente, è stata, invece, una piacevole rivelazione: non la conoscevo e approfondirne la fama internazionale attraverso i suoi racconti mi ha restituito l'immagine di una donna forte, sensibile, anticonformista, perfino scandalosa, con una grande capacità di tratteggiare l'universo femminile in modo unico e a volte persino struggente.

I due autori hanno un approccio diverso alla scrittura e io ho trovato stimolante passare da una narrazione in cui le informazioni sono ridotte al minimo, quella dei racconti di Salter, alla minuziosa descrizione di ambienti e personaggi, presente nei racconti della O'Brian. Nell'uno il pregio riconosciuto sta nella capacità di alimentare la curiosità tramite dettagli puntuali gestiti con grande competenza, nell'altra, il merito assoluto risiede nell'arte di riempire una scena con particolari in grado di trascinare il lettore dentro una certa atmosfera.
Salter spinge il lettore a immaginare storie pregresse che rimangono tuttavia sommerse, come nella teoria di Hemingway dell'iceberg, O'Brian dispiega la trama con linearità e finezza stilistica. Del resto Salter era un estimatore della "parola giusta" di Flaubertiana memoria e i suoi racconti ne sono una dimostrazione evidente: le parole sono evocative,

"Preferiva rannicchiarsi accanto alle dune con l'esplosione delle onde in sottofondo, ascoltarle mentre si rifrangevano come note finali di una sinfonia, solo che continuavano all'infinito. Non c'era niente di più bello."

definiscono in modo preciso un personaggio,

"L'elemento inquietante era la mancanza di ragionevolezza, la luce folle nel suo sguardo. Aveva una narice più stretta dell'altra. Era abituato a risultare ingestibile."

e, alla fine, tutto ciò che non viene spiegato è contenuto nell'eloquenza di un'espressione che, invece, riesce a dire tutto:

"Nei suoi occhi brillava una luce irrazionale."

Talvolta la sua narrazione arriva a spiazzare: i finali non chiudono le parentesi aperte, spesso il filo conduttore si perde per andare dietro a spunti marginali che poi si rivelano determinanti, la storia non segue una linea regolare, i dettagli sono incompleti, i personaggi talvolta apparentemente superflui sono in realtà la misura di una solitudine espressa.
È una narrativa che stimola l'immaginazione e, nonostante tutto, conquista.

Edna O'Brian ha il tipico tratto descrittivo delle storie con una trama. La fantasia in questo caso non crea immagini dal nulla, ma segue i percorsi tracciati dall'autrice. 
Poiché la raccolta racchiude una lunga produzione avvenuta nell'arco di cinquant'anni della sua vita, i caratteri più maturi si riconoscono in alcuni racconti in cui l'audacia è maggiormente esibita. Ci sono riferimenti espliciti al sesso, come in "Oggetto d'amore" che dà il titolo al libro, e uno dei temi più frequenti, la condivisione di amori adulteri, è raccontato con la chiarezza e lo spirito indomito di una donna che non si conforma alle convenzioni della società bigotta e provinciale dell'Irlanda in cui è nata. 

I suoi racconti sono tutti prevalentemente al femminile, con mogli asservite al potere patriarcale di mariti che non le amano e pensano solo a bere e a trastullarsi nell'ozio,

"Mio padre trascorse tutta la serata seduto vicino alla stufa in cucina mentre noi lavoravamo. Più tardi si affacciò e disse che stavamo facendo un lavoro magnifico. Un lavoro magnifico, disse. Lui aveva avuto mal di testa."

madri che vivono per i figli, ma che inevitabilmente sono da questi abbandonate al loro destino.

"Quando i bambini tornavano da scuola sgombrava mezzo tavolo perché potessero fare i compiti (...) e ogni sera, prima di mandarli a letto, preparava il biancomangiare. Lo colorava di rosso, marrone o verde, a seconda dei casi, e restava incantata da quelle essenze colorate quasi quanto i bambini stessi. Ogni anno faceva ai ferri due maglioncini ciascuno, due maglioncini identici di lana grezza, e sprizzava orgoglio materno quando permettevano al figlio di servire la messa."

"Quando lei gli aveva chiesto: «Ti rivedrò?» lui aveva risposto: «Forse», e mi disse che se c’era una parola nel vocabolario che proprio la dilaniava, era la parola «forse»."

Sono donne spesso infelici e rassegnate, che coltivano desideri semplici, 

"Era una persona piena di speranze, ma non si aspettava mai che le cose andassero per il verso giusto. Io, a nove anni, ne sapevo abbastanza sulla vita di mia madre da dire una preghiera per ringraziare che avesse finalmente avuto una cosa che desiderava, e senza doversela sudare."

che amano liberamente e sognano una vita migliore. Donne vittime, ma eroine, fragili e nel contempo coraggiose, trasgressive, umane, soprattutto vulnerabili. 

Dello stile della scrittrice mi hanno incantato la fluidità della narrazione e la descrizione dei paesaggi tratteggiati con la precisione e l'ispirazione di un'artista. Nonostante si sia presto trasferita dalla sua Irlanda, la O'Brian riesce con accurata sensibilità a descrivere la propria terra, la vita dura e povera nei campi, la bellezza dei luoghi della sua giovinezza con un'attenzione maniacale verso le abitudini della vita quotidiana fatta di infaticabili impegni, mansioni ordinarie, sacrifici non ripagati, ma anche di sogni e grandi speranze.

"Pensai che la nostra è proprio una terra vergognosa, una terra assassina e una terra di strane donne sacrificali."

Salter, narratore di ritagli, O'Brian curatrice di trame. 
Uno fotografa momenti, l'altra intreccia storie.

A quale tipo di scrittura mi sento più vicina?

Forse a quella di Salter, ma qualcosa dello stile della O'Brian mi è entrata in circolo e sono sicura che non andrà persa.

Sto colmando lacune, misurando spazi nel mio modo di scrivere e ho la certezza che questi racconti, ognuno a modo proprio, contribuiranno a forgiare la scrittrice che ho intenzione di diventare.

19 commenti:

  1. Be', per quel che ho letto di te (il tuo romanzo e il tuo blog) direi che sei più Edna che James. Io penso che un grande scrittore/trice debba essere un po' tutti e due e sapere quando scrivere in un modo o nell'altro.

    P.S.: non so come mai, ma nel leggere i brani della O'Brian che hai riportato, un mio povero neurone si è acceso su questo brano: http://tredbooksblog.tredplanet.net/search/label/inchiesta%20su%20maria
    Vedi tu se osservare o meno un minuto di pietoso silenzio (per il mio neurone, non per il brano...)
    :-D

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    1. Inchiesta su Maria?
      Non uno, due minuti di pietoso silenzio. :D

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    2. :-D
      Il mio neurone ringrazia...

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  2. Da estimatrice del racconto credo che dovrò recuperare queste raccolte, mi ispira più Salter, forse perché io sono più una raccontastorie come Edna e quindi mi affascina di più ciò che mi è più lontano.

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    1. Sì, sono due cose completamente diverse. Leggere prima una e poi l'altra raccolta mi ha fatto assaporare ancora più da vicino in quanti modi si possa scrivere per risultare efficaci.
      Per ora sono immersa nel mondo dei racconti. Adesso vorrei prendere in mano Flannery O'Connor.

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  3. Edna O'Brien mi attira, aggiungo alla lista dei libri da leggere (aiuto è sempre più lunga) :-)

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  4. Quando ti leggo mi viene voglia di leggerti. Mi piace la tua capacità di analisi. Io sono ancora in una fase in cui non sempre riesco a capire esattamente cosa c'è in quel tipo di scrittura che mi rapisce. La percepisco, ma non riesco a tradurla in termini razionali. Non conosco gli autori di cui parli e mi piacerebbe rimediare; la curiosità è una guida insostituibile e capricciosa. In questo periodo sono indietrissimo (che non si può dire) con le mie letture programmate, non ho ponti e neanche feste, quindi mi tocca aspettare Natale per una rimonta. Tra il "narratore di ritagli" e la "curatrice di trame", non saprei scegliere. A me, piacerebbe saper fare entrambe le cose. In quello che scrivo riscontro la tendenza a fotografare momenti particolari con le parole. Più che poesie o raccontini sono immagini.

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    1. Prima di tutto ti ringrazio. Scrivo questi articoli proprio per il piacere di condividere le sensazioni che ho provato io nella lettura di certi libri.
      Avrei dovuto fare lo stesso anche con i racconti di David James Poissant "il paradiso degli animali", ma se passa il momento perdo lo slancio: ti assicuro che anche quelli meritano parecchio.
      Tu aggiungi alla lista, non ha importanza quando li smaltirai: avevo Salter da qualche mese e l'ho letto solo in queste settimane.
      Si può attingere da ogni lettura, non si scrive mai unicamente in un modo, soprattutto quando lo stile non si è ancora definito. Poi, col tempo, la penna segue in modo spontaneo la sua strada.

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  5. Penso che il proprio stile lo si scopre raccontando più che leggendo. Leggere serve a imparare espressioni linguistiche, scelta di un istante, metodo per descrivere, storie da narrare...
    Ma poi il modo in cui tu vuoi raccontare la tua storia, beh, non lo scopri finché non inizi a raccontarla.

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    1. Sì, è proprio nella scrittura che verifichi quanto delle letture fatte ti è rimasto in circolo. Che poi, "imparare" a scrivere come quel dato autore non vuol dire imitarne lo stile, sarebbe solo una brutta copia, ma assaporare una struttura che poi trovi consona a ciò che vuoi raccontare. Diciamo che leggere è un supporto, il più importante, che guida la scrittura. Certo, se rimane solo teoria...

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  6. Non sono una gran lettrice di racconti, anche se poi, quando mi ci perdo, finisco spesso per esserne colpita. I miei preferiti sono quelli di Anna Gavalda, dal titolo "Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi". Li ho letti in lingua originale e mi sono piaciuti tantissimo, ma l'attrazione che esercitano i romanzi è senza dubbio superiore. ;)

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    1. Capisco cosa vuoi dire: ho sempre letto sporadicamente antologie di racconti, in quest'ultimo periodo, invece, ne sto facendo una buona scorpacciata e sto scoprendo tutto il loro fascino. È come se mi venisse più facile farmi un'idea dello stile di un autore.

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  7. Questa Edna O'Brian mi ispira ma ormai la mia lista di libri da leggere è più lunga di un intero romanzo... :(
    A Natale farò una scorpacciata di lettura! :D

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    1. E la cosa bella è che la lista aumenta con una rapidità inversamente proporzionale ai tempi di smaltimento.
      Buone letture, Lisa. :D

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  8. Annoto Salter, ché O'Brian è già nelle intenzioni di lettura XD
    Per me questo è stato l'anno dei "racconti": ne ho letti parecchi e il bilancio è più che positivo. Credo che il racconto imponga al lettore una maggiore partecipazione personale, forse per questo non sempre è gradito. La concentrazione, che sia in presenza o meno di una trama dettagliata, potrebbe in qualche modo disturbare. Per non parlare delle storie aperte, quelle che costringono ad andare oltre, o quelle che possono far dire "beh, tutto qui?", se non se ne coglie l'essenza.
    Concordo quando dici che i racconti permettono di farsi più facilmente un'idea dello stile di un autore.

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    1. Mi sono piaciuti entrambi per motivi diversi e Salter è un narratore "aperto", i suoi finali sono un po' così: finisci di leggere un racconto e ti prendi una pausa prima di cominciarne uno nuovo. C'è uno fra noi che è un mago dei finali aperti. Sto leggendo adesso il suo libro e sono sicura che avrò voglia di parlarne. :)

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