Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 24 novembre 2015

Sei uno scrittore affidabile?


Se io vi chiedessi se siete persone affidabili, cosa mi rispondereste?

L'affidabilità è legata alle aspettative: tanto più sei affidabile, quanto più sarai in grado di corrispondere alle aspettative di chi ha creduto in te.

Qualche mese fa, in seguito alla riflessione di Chiara Solerio raccolta in un suo articolo, mi sono trovata a pensare alle responsabilità che abbiamo e a ritenere che una di esse sia proprio il rendersi fidati agli occhi di chi ci sta regalando la fiducia e da noi si aspetta un determinato tipo di atteggiamento.

Sul piano umano, io so che non mi sbilancio mai se non sono sicura di potere adempiere il compito che mi sono assunta e, se mi espongo accettando un incarico, l'impegno preso diventa un dovere per me (impedimenti oggettivi permettendo). Può intervenire il tempo a rallentare i miei propositi, ma non li dimentico e, prima o poi, li porto a termine, uno per uno. 

In questa mia visione "rigida", che io preferisco qualificare coerente o anche onesta, mi sento gratificata da chi instaura con me un rapporto di fiducia ottenendo in cambio impegno e senso di responsabilità. Qualche volta esagero con i buoni propositi - ecco la mia "rigidità" - come quella volta che ho segnalato a un giovane esordiente, aggiungo sconosciuto, di cui avevo letto il libro, tutti gli errori riscontrati solo perché gli avevo promesso che lo avrei fatto. Li ho con pazienza trascritti in un file e glieli ho spediti con tanto di lettera di accompagnamento (manco fossi un correttore di bozze professionista). Fessa che sono, pure mandata al diavolo dal destinatario piccato e in più con un lavoro fatto a titolo assolutamente gratuito. Ma io avevo preso un impegno. Mi sarei sentita appagata solo se lo avessi svolto con serietà e facendo del mio meglio. Coscienza a posto e vaff*** in tasca!
Sono fatta così e probabilmente sono fatta male, ma è lo stesso tipo di comportamento che io chiedo alle persone di cui mi fido. In questo pretendo la reciprocità e quando non la trovo, la mia stima si affievolisce.

Questo era il discorso generico.

E se volessi scendere nello specifico, mantenendo inalterato lo stesso presupposto?

È dunque possibile parlare di affidabilità anche nell'ambito della scrittura?

Certo che sì. 
Per me il vero scrittore di successo è colui che non delude le aspettative di chi gli ha dedicato tempo leggendo le sue opere. La fiducia che io da lettrice chiedo a un dato autore è il sapere di poter contare sempre sulle sue produzioni, perché saranno sempre all'altezza del tipo di narrativa da questi proposta e da me cercata. Proprio per tale motivo ho abbandonato, strada facendo, scrittori nei quali mi ero identificata e che avevo preso a esempio nella ricerca del mio stile: Carlos Ruiz Zafon, dopo "L'ombra del vento" non è riuscito più a soddisfare le mie aspettative, pubblicando opere di pregio indubbiamente inferiore rispetto al capolavoro che lo ha reso famoso; ho amato la produzione di Andrea De Carlo per anni, ma nel tempo non è riuscito a mantenere l'elevato standard che gli riconoscevo e, secondo me, ha finito per essere un po' ripetitivo e forse troppo artificioso nello stile, a scapito di un linguaggio che, agli inizi, trovavo brillante e originale. Banana Yoshimoto è un'altra scrittrice che mi ha deluso e anche Margaret Mazzantini, per fare un altro esempio, è posteggiata negli scaffali delle librerie senza ricevere più un mio sguardo interessato. 
Tu, scrittore di best-sellers, hai una responsabilità che non puoi trascurare in nome di altri valori reputati più importanti, come il garantire alla Casa Editrice una produzione almeno annuale per cercare di mantenere costanti i profitti. Non è serio, non è corretto. Lo so che funziona così, qualcuno mi dirà: “perché, pensi di riuscire a leggere sempre grandi autori ispirati? Ma è, forse, per questo che il mio volere essere "scrittrice" s'impiglia nel desiderio di non deludere chi ha creduto nelle mie capacità, dopo avermele riconosciute; io non vedo altro se non i limiti della mia inesperienza e della mia immaturità letteraria e questo mette in pausa tutto.

Ho scritto un romanzo a trent'anni, narrando una storia per me originale, con una forte motivazione e mettendo in campo ogni mia risorsa; ho immaginato impossibile un risultato che invece si è verificato: la vittoria di un concorso con la conseguente pubblicazione del libro. Aspiravo a questo e questo è ciò che ho ottenuto. La maggioranza delle persone che lo ha letto ne ha dato un giudizio molto positivo ed è in quel momento che io mi sono assunta un impegno e mi sono sentita addosso una responsabilità, divenuta un obiettivo ben preciso nel mio percorso di formazione: la mia prossima storia deve dimostrare la mia crescita letteraria, la mia evoluzione stilistica; non voglio deludere il lettore che ha riconosciuto in me delle qualità e che da me si aspetta, un giorno, di leggere qualcosa che confermi o migliori il giudizio. Non mi basta scrivere una storiella qualsiasi, di trame ne ho tante in testa e qualcuna anche abbastanza attuale (per non dire ruffiana), ma io resto un'esordiente alle prese con un mercato editoriale che non cerca me. Preferisco rassegnarmi a questa idea (mantenendo però l'ottimismo di chi continua a dirsi "vabbè, prima o poi...") che vedere il mio nome in libreria associato a un racconto che è stato revisionato per essere adattato alle esigenze dei nuovi lettori.
Voglio essere una scrittrice affidabile: chi mi legge deve trovare in me caratteristiche costanti nel tempo, chi comprerà un mio libro deve verificare che io abbia mantenuto la mia promessa e che lo abbia fatto nel miglior modo possibile.

La pigrizia mentale si paga, anche la sicurezza ostentata dietro la fama raggiunta non è garanzia di continuità. Chi si guadagna la via del successo ha una responsabilità: rimanere degno di quel successo raggiunto, anche a costo di sacrificare qualche vendita in più.

Sic et simpliciter.

31 commenti:

  1. È sempre così, anche nello sport. Vincere una volta è (relativamente) facile: ci si pone un obbiettivo e, con un po' di fortuna e un sacco di sudore, si centra quasi certamente. La cosa difficile, quella in cui solo pochi riescono, è continuare a vincere, quando tutti spingono per farti scendere da quel maledetto podio :)

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    1. Continuare a vincere sarebbe come chiedere troppo a sforzi e fortuna, ma già avere la certezza di avere mantenuto costanti volontà ed esercizio è un bel traguardo.

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  2. Molti sostengono che è il secondo romanzo quello importante. Condivido quest'affermazione e il tuo parere su Zafon, che delusione dopo l'innamoramento folle de L'ombra del vento! Sono affidabile, nella vita e nella scrittura, sì, mi sento dirlo con enfasi. Sandra

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  3. Allora parto con segnalarti un refuso: "esigenze dei nuovo lettori" ;-)
    Il sapore dell'ingratitudine è molto amaro, ma si ammorbidisce se la provenienza è una persone di cui si ha bassa stima, per cui non ci pensiamo troppo (anche a me è capitato e s'è risolto con una serie di reciproci vaffa ;-) )
    Per il resto sono solo parzialmente d'accordo con quello che scrivi: pienamente d'accordo quando la "svolta" è causata da interessi extra-artistici (aumentare la produzione, seguire un filone commercialmente vincente ecc.), in disaccordo quando invece è causata da scelte artistiche: lo scopo dello scrittore non è "divertire" il lettore, il suo scopo lo decide da solo, e ha diritto di cambiarlo quando vuole (ma immagino che - anche se non esplicitato - intendessi anche tu questo).

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    1. Grazie. Corretto. :)
      Io non ho mandato a mia volta affan... quel tipo, anzi nella mia mail di risposta gli ho detto che lo capivo, ma che non avrebbe incontrato nel suo percorso di esordiente un'altra persona con altrettanto scrupolo.
      Sì, intendevo anche quello! :)

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  4. A volte il fatto che un libro sia stato scritto solo per vendere è un po' troppo evidente, ed è un peccato. Condivido il tuo punto di vista su De Carlo, che non leggo più e di cui, ammetto, non so più niente.
    Se sono affidabile? Nella vita sì, nella scrittura, lo spero. :)

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    1. Forse per noi esordienti è più difficile parlare di affidabilità; già è tanto se riusciamo a ritagliarci un piccolo spazio fra gli interessi di qualche lettore; forse per averne di più, saremmo disposti a cedere a qualche compromesso, che dici?

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  5. Ho un approccio sostanzialmente simile. Diciamo che se un giorno, per assurdo, dovessi infine pubblicare con una Grande Casa Editrice, sicuramente rifiuterei un contratto del tipo "tre romanzi nei prossimi cinque anni" e a costo di guadagnare meno e rischiare di più mi limiterei ad accordarmi sul romanzo accettato per la pubblicazione. Non mi piace scrivere sotto pressione. D'altro canto uno scrittore professionista è proprio questo: uno che scrive con scadenze ben precise da rispettare.
    Ergo: sono uno scribacchino molto "in" (nel senso di: INaffidabile :-)

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    1. Adesso voglio fare l'avvocato del diavolo.
      Premesso che sono d'accordo con il fatto che non mi piacerebbe scendere a compromessi forzati con la Casa Editrice, tuttavia... siamo sicuri che da "esordienti fortunati" non accetteremmo qualche piccola condizione?
      Ci vogliamo pensare quando diventeremo famosi? :P

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    2. Ma sì, ci porremo il problema quando saremo famosi.
      ;-P

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    3. Beh, ma la questione è diversa: nel caso dell'esordiente i potere contrattuale è quello che è, la scelta vera la fai quando sei tu a decidere :-)

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    4. ... Ci penseremo a fama raggiunta! ;)

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  6. Mi sa che abbiamo caratteri simili!

    Credo che l'affidabilità di uno scrittore sia nel cercare di lavorare sempre al massimo e anche nel rispetto dei tempi di consegna/pubblicazione. Io mi arrabbio un sacco quando il volume X della tal saga previsto per il momento Z viene posticipato. Mi sento presa in giro.
    Non sono del tutto convinta che l'autore affidabile non debba deludere le aspettative del lettore abituale. Un autore deve fare un suo percorso artistico, che magari lo porta lontano dalle atmosfere delle prime opere. Certamente questo gli allontanerà dei lettori e, magari, gliene avvicinerà altri. Non penso che debba riproporre sempre la stessa formula, per quanto di successo.

    So che non intendevi questo, ma un calo oggettivo della qualità e per di più non ho letto gli autori che citi, ma in altri casi è capitato che un libro molto diverso, non peggiore, sia stato percepito dal lettore quasi come un tradimento.

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    1. Sì, in effetti non parlo di cambi di direzione o di scelte diverse, la Rowling ha scritto il famoso Harry Potter e poi si è data a un genere narrativo molto diverso, ma ha mantenuto alto il livello e anche nella sua nuova veste è piaciuta ai lettori affezionati. Invece molti autori scadono un po' con storie che si banalizzano oppure sono ripetitivi e finiscono per annoiare. Io mi sento tradita quando uno scrittore che stimo, pur di pubblicare, mette in discussione la qualità, prima di tutto, del proprio lavoro.

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  7. Qualunque scrittore, noto o ignoto, è affidabile se pensando che potrebbe scrivere meglio una frase, perde poi effettivamente tempo a riscriverla. Quel tempo che lui perde, è stato perso per noi, affinché possiamo leggere qualcosa di speciale. Che frase profonda... Ma quante ne so? Sono o non sono un genio? Grazie! Prego!

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    1. Non c'è di che!
      Poi avere ancora la mente brillante a quell'ora della notte ti rende ancora più geniale!
      Sappi che per me tu sei affidabile: perdere tempo per commentare questo post ti ha reso tale!

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  8. Marina, leggendo il tuo post ho sorriso perché ho pensato che anch'io quando prendo un impegno, costi quel che costi, faccio di tutto per rispettarlo.
    Per me la semplice parola data è un impegno serio, ma riscontro spesso che per molti non lo è.
    Nella vita e nel lavoro sono affidabile e spesso sacrifico troppo del mio tempo per questo mio modo di essere. Il tempo che resta per scrivere è assolutamente residuale e spero comunque che basti per essere una scrittrice affidabile.

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    1. Allora mi capisci! Ogni promessa è un debito, se no, dico sempre, non metterti a disposizione: quante persone conosco che dicono "ma certo" e poi ciao! E sai qual è la parte bella di tutto questo? Stupire quelle stesse persone quando invece metto in pratica ciò per cui ho preso l'impegno.
      In questi casi, io me la canto io me la suono, ma sono orgogliosa di me!

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  9. Grazie per la citazione! :)

    Anche io sono una persona che tende molto a rispettare la parola data e la promessa fatta, anche a costo di esaurirsi. Ed è proprio questo che forse mi ha danneggiato sul lavoro (quello "ufficiale", intendo): so di non essere abbastanza, ma non riesco a fare di più, non tanto per incapacità a livello pratico ma perché le mie ambizioni non sono stimolate. Questo mi ha fatto sentire in colpa e mandato in paranoia. Accettare che i pesci non possono volare è un importante passo avanti...
    Anche con la scrittura tendo ad assecondare le aspettative altrui. Tuttavia, in questo contesto non lo concepisco come un vincolo ma come uno stimolo.

    P.S. nel post che pubblicherò domani, relativo al "meme" sulle cose che non sopporto nei romanzi, anche io cito De Carlo come esempio di autore ripetitivo. Ho amato "due di due" e "di noi tre", ma con "lei&lui" (ultimo che ho letto) credevo di morire... ciò non toglie che abbia condizionato molto la mia scrittura, e in parte sia per me ancora un esempio. Attualmente ho seria difficoltà a trovare modelli a cui ispirarmi...

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    1. Anch'io di De Carlo ho amato proprio i due libri che citi ("due di due" l'ho regalato a chiunque) e con l'ultimo ho faticato parecchio: allora, forse, ho ragione nel dire che nel tempo si è un po' spenta la fiamma. Però il suo stile mi piaceva un sacco e ne ho tratto parecchi spunti.

      P.s. Giusto in questo momento sto leggendo la tua parte nuova. Ti scrivo più tardi. :)

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  10. Io penso che la questione di affidabilità vada posta su un piano diverso all'interno di un racconto.
    Innanzitutto penso che la scrittura sia una forma artistica. E come tutte le arti, il suo scopo (almeno uno dei suoi scopi) dovrebbe essere quello di trasmettere una emozione. Che può piacere o meno a seconda della soggettività di chi legge. Forse mi spiego meglio facendo un paragone con la pittura: se fossi un pittore creerei quadri. Ogni quadro trasmette una emozione ed è soggetto a mille variabili che possono cambiare da un quadro all'altro dello stesso pittore: il soggetto, i colori, le sfumature, le tecniche. Penso che sia impossibile essere affidabile nel senso di "non deludere mai il lettore": è inevitabile che ogni quadro può piacere o meno. Vi piacciono tutti i i quadri di Van Gogh? Vi piacciono tutti i libri di Crichton? Penso di no. Ma non è una questione di affidabilità dell'artista.
    L'affidabilità, come dicevo all'inizio, va mantenuta su un piano diverso: ovvero uno scrittore deve essere affidabile in termini di credibilità di quel che che racconta, di coerenza nel tratteggiare personaggi e situazioni, di veridicità nei fatti storici che cita, di correttezza nelle referenze geografiche o semplicemente nella descrizione dei luoghi in cui si svolgono le vicende. Penso che uno scrittore debba essere scrupoloso, attento, affidabile. Tutto il resto (e per resto intendo genere del racconto, stile narrativo, contesto storico di base ecc...) è estremamente soggettivo ed ogni lettore sarà sempre libero di sentirsi deluso o meno.

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    1. Mi fa piacere ritrovarti qui, Darius, dunque sei il benvenuto.

      Le tue osservazioni sono corrette e sono anch'io convinta che ci siano cose di un autore che piacciono meno o più di altre secondo un'opinione soggettiva, guai se non fosse così! Io, per esempio, adoro Murakami, ma non tutto quello che ho letto mi ha entusiasmato allo stesso modo. Ma, appunto, è una questione legata a un momento particolare, all'argomento trattato, lo stile tuttavia deve rimanere invariato. Di Van Gogh apprezzi quella pittura piuttosto che un'altra, ma il suo tocco è riconoscibile sia nell'uno che nell'altro quadro. La delusione di cui parlo io è quando uno scrittore arriva a spersonalizzarsi per seguire altre logiche che finiscono per rappresentare un tradimento agli occhi del suo lettore abituale. Immagina Van Gogh, conosciuto per quei colori così tipici e quei tratti così caratteristici, a un certo punto optare per un tipo di disegno a linee leggere in bianco e nero, solo perché qualcuno gli ha caldeggiato l'idea di vendere di più e meglio (si va per macro esempi, naturalmente!).

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    2. Concordo sul discorso della spersonalizzazione. Quando arrivi a seguire altre logiche (soprattutto di marketing) è facile deludere i lettori. Il top della spersonalizzazione è vedere in libreria libri scritti da due autori i cui nomi compaiono sulla copertina con due grandezze diverse: il primo autore, di fama, scritto a caratteri cubitali. Il secondo autore, sconosciuto, scritto in piccolo... Ci sono cascato un paio di volte, poi ho deciso di non comprare più libri con queste copertine...

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  11. Forse è una risposta strana, ma sì, mi sento molto affidabile, però no, non intendo invischiarmi in doveri e responsabilità nei confronti dei lettori. Le loro aspettative sono importanti, ma non a prezzo della mia libertà e tranquillità... anche perché poi scriverei peggio e mi divertirei meno! Anche nella vita quotidiana sto facendo una campagna contro le mie rigidezze, non diventando inaffidabile, ma selezionando molto bene le cose da considerare "impegni". :)

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    1. Se il risultato dei cambiamenti non intacca la qualità di ciò che si fa, che ben vengano il mettersi in discussione e il provare a misurarsi con cose nuove. Rigidità sarebbe non assecondare in modo naturale un'evoluzione, soprattutto in una fase della propria scrittura ancora non ben definita. Se sei tu a chiedere a te stessa nuovi impegni va più che bene, ma se sono altri che te lo impongono o se la scelta dipende da pressioni esercitate dall'esterno, allora credo che le cose siano diverse.

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    2. Parlavo di rigidezza perché tendo da sempre a essere un po' militaresca con me stessa rispetto a quelli che considero impegni, tanto da dimenticare che a monte c'è un margine di scelta. Ci sono periodi, però, in cui è proprio la rigidezza a impedire di lasciarsi andare. Distinguere non è sempre semplice, ma è importante.

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    3. Ho idea che questo essere rigidi ci accomuni! Un po' di elasticità, vero, non ci farebbe male, ogni tanto!
      Non dimentichiamoci che siamo nate lo stesso giorno e condividiamo un segno zodiacale tostissimo! :)

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    4. Uh, vero! Me n'ero dimenticata... il "grande albero dalle radici profonde" qualche volta si fa un po' prendere la mano... ;)

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  12. Pochi giorni fa sono stato premiato con l'Affidable Blogger Award. Basta come garanzia? ;D

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    1. Beh, tu c'hai pure il bollino blu!
      M'inchino! :)

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