Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 7 giugno 2016

Marketing: non è tutto oro quello che luccica

(Post scritto a due tastiere con Darius Tred)


Una mattina, in casa Guarneri:


Sono proprio soddisfatta, oggi. Torno dalla libreria con tre acquisti più un jolly: "La ferocia" di Nicola Lagioia, "Anna" di Niccolò Ammaniti, "L'amica geniale" di Elena Ferrante e "Prometto di sbagliare" di Pedro Chagas Freitas, il quarto libro, ricevuto in omaggio. Guardo i testi, li rigiro tra le mani, leggo la loro trama, la quarta di copertina, le prime righe, ma dell'ultimo romanzo non previsto mi conquista letteralmente il risvolto. 
C'è un avvincente excursus che giunge fino al Giugno 2015 con l'esplosione di un successo si direbbe planetario: "Le case editrici estere iniziano a coordinarsi per un lancio in contemporanea mondiale."
Che emozione! questo libro a me sconosciuto, che non avrei mai comprato con un titolo che per pregiudizio collego al poco attraente genere rosa, invece sarà il primo che leggerò. 

Negli stessi giorni, in casa Tred:

La caccia si è conclusa: quest'anno è stata dura spendere il consueto buono libro ricevuto in regalo per il mio compleanno.
Sempre così: quando hai un buono da sperperare allegramente, i libri belli si nascondono. Quando invece vuoi risparmiare qualche spicciolo perché hai spese impreviste, entri in libreria e trovi testi interessanti quando meno te lo aspetti. Bando alle ciance: stavolta non è stata la copertina o il titolo o l'autore a catturarmi (o almeno non solo) ma la terza di copertina. Questo Kazuaki Takano, autore mai sentito, ma non per questo sconosciuto, viene presentato addirittura "come il nuovo Crichton". Può un fan dichiarato di Crichton come me restare insensibile a una presentazione simile? Ok, in genere non tendo ad abboccare con facilità a una simile trama, nemmeno a un titolo così ben congegnato abbinato alla copertina giusta. Ammetto che il risvolto ha fatto la differenza. E mi ha spedito alla cassa, pronto all'acquisto.

12 febbraio 2016, ancora in casa Guarneri:

Leggo un post di Darius Tred, nel suo blog, che commento sorpresa: ma... ma... il libro da lui comprato di Kazuaki Takano, "Il Protocollo Ombra", ha la stessa parabola ascendente del mio Freitas. Un analogo strepitoso decollo, un analogo atterraggio con i fuochi di artificio! La strategia di marketing adottata per il lancio del libro non è passata inosservata nemmeno a lui. Infatti ha titolato il suo articolo "Roboante". Roboante e memorabile: non solo per la tattica ad "escalation" ma anche per la presentazione dell'autore che, pur essendo a tutti gli effetti uno scrittore alla prima opera, è stato presentato come il nuovo Crichton. Niente male!

In pratica, io e Darius ci siamo resi conto di essere di fronte a due casi singolari, sebbene uniti dal medesima iniziativa promozionale.


Si parla tanto di potere del marketing, che è alla base della strategia seguita per portare un dato prodotto all'attenzione del pubblico e noi che scriviamo e ci proponiamo con le nostre pubblicazioni dovremmo sapere bene cosa vuol dire promuovere e distribuire un'opera in modo che susciti curiosità e interesse, molle indispensabili che spingono all'acquisto.
Questa in cui ci siamo imbattuti è l'evidente politica aziendale della Casa Editrice che mira al piazzamento nelle classifiche di vendita del bene letterario su cui  sta puntando.
Se l'esperienza si fosse fermata alla mia, una volta letta quella dichiarazione di crescita esponenziale del successo del romanzo di Freitas, avrei detto: "caspita! Che culo, ehm! che fortuna e che bravo questo giovane scrittore portoghese!" Ma la stessa formula applicata a un autore giapponese che scrive thriller, beh, francamente un po' smonta il mio entusiasmo e mi puzza di operazione organizzata a tavolino.
Riuscita?
In entrambi i casi, in positivo o in negativo, forse, sì: in negativo, se non ne è valsa la pena, è stato fatto lo stesso un buon lavoro perché sono stati bravi a ingannare il lettore e a fargli comprare il prodotto; in positivo, se il libro è davvero bello, la verità è stata presentata in  modo da rendere giustizia al capolavoro letterario.
In buona sostanza, a che serve il marketing? A fregare o a premiare un acquisto?
Serve a convincere ed è indubbio che ci abbia convinto a leggere i libri in questione, ma in un caso ha mantenuto le aspettative, nell'altro ha deluso.

Il libro di Freitas è formalmente impeccabile, nessun errore, niente sviste né refusi. L'editing è perfetto, ma la storia... la storia per me è illeggibile. Pensieri su pensieri su pensieri, zero azione. Risultato? Ho arrancato per dieci giorni, poi, giunta alla frutta, ho definitivamente parcheggiato nella libreria il romanzo. Il mio "stop" è arrivato a pagina cento (o poco più), senza rimpianti.
Invece Darius è contento del suo acquisto: trama interessante, scrittura scorrevole, intreccio egregio. Il romanzo ha tutti i numeri in regola per rivelarsi una lettura consigliata.
La sostanza è salva. Un libro indimenticabile! Tuttavia l'unico numero che risulta veramente interessante è questo: 48. Perché quarantotto sono i refusi contati durante la lettura.
Avete mai trovato così tanti errori nello stesso libro?
La cosa che lascia perplessi è che stiamo parlando di Garzanti, mica di un nome qualsiasi nel panorama editoriale che offre l'Italia.

Tirando le somme, io mi sono ritrovata con un libro editorialmente accettabile ma dal contenuto improponibile.
Darius si è ritrovato con un libro editorialmente improponibile ma dal contenuto accettabile.
Come la mettiamo?
È pensabile che chi si occupa di marketing a volte sia così lontano dalla reale qualità del "prodotto" che sta vendendo?
D'altro canto, cosa spinge una Casa Editrice a puntare su un'opera che non è vero che piace proprio a tutti? (basta dare un'occhiata alle recensioni per capire quanto successo stia ottenendo il libro di Freitas, almeno in Italia). 

Allora il marketing cos'è? Una scommessa, un gioco, un'attività ordinaria quando si ha a che fare con domanda e offerta economica, che trascura ora la forma ora la sostanza con un unico obiettivo: la vendita?
Ma  dobbiamo, o no, stupirci se due casi trattati alla stessa maniera, siano, poi, ben lontani dall'essere accomunati dalla stessa resa?

Una cosa è certa: "Prometto di sbagliare" di Pedro Chagas Freitas lo ha fatto: ha mantenuto la promessa. 
Il marketing, in questo caso, ha sbagliato!

47 commenti:

  1. Ho notato la tecnica dell'escalation tantissime volte, ma non mi sono mai presa la briga di verificare se premi e riconoscimenti fossero veri. Ormai sono diventata molto brava a non cadere della rete del marketing, e non lo faccio soltanto con i libri: nei negozi di abbigliamento sanremaschi, le commesse mi odiano, perché smonto tutte le loro frasi fatte. C'è poi una casa editrice che non voglio nominare, la quale è specializzata in recensioni fuffa su amazon e altri portali. Tutte le volte che ho acquista un romanzo edito da loro era un PACCO che più pacco di così si muore. La vendita aggressiva è controproducente, in ogni settore: se la promessa non è mantenuta, il lettore/acquirente impiega un nanosecondo a girare i tacchi e andare a caccia di onestà.

    Per quel che riguarda "L'amica geniale", avevo proprio intenzione di parlartene. Non solo di quel romanzo lì, ma di tutta la saga, alla quale mi sono dedicata durante la settimana di ferie, e che sarà oggetto del mio post di giovedì. Ho infatti avuto moltissimi spunti "tecnici" per il romanzo. Credo che se elaborerò per benino (e senza scopiazzare) gli spunti ricevuti potrà venir fuori qualcosa di molto bello. :-)

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    1. mmm conosco anch'io una casa editrice che non voglio nominare che ha quell'approcio, che sia la stessa? :P

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    2. A dire il vero, io non ho mai letto libri con presentazioni del genere, dunque mi sono trovata nella prima fase: quella del lettore piacevolmente sorpreso. Ma hai ragione: ho impiegato un nano secondo (una settimana circa) per abbandonare la lettura (e io, in genere, non lo faccio mai); dunque adesso sono nella fase due: non mi fregano più! :)

      Dimmi, dimmi, le sensazioni dopo la lettura della Ferrante e gli spunti tecnici scovati che serviranno alla tua storia....

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    3. Sto preparando un post in cui ne parlerò approfonditamente. Dopo di che, ci terrò ad avere una tua opinione. In linea generale, posso dirti che vedo una somiglianza forte nel genere e che ho avuto alcune dritte su come gestire il passare degli anni, come "inquadrare" il sistema sociale senza relegarlo a rumore di fondo e senza far sì che si mangi la trama, come gestire il Punto di Vista (sebbene per me sia pressoché impossibile usare una prima persona...).

      Tu hai letto l'intera saga? Io sono a metà del quarto libro. Mi manca il finale, ma l'impressione generale è già abbastanza definita, quindi posso elaborare gli input ricevuti...

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    4. @ Grilloz, lo scrivo: è Newton Compton. La prima delusione, con "Maledetta primavera" di Cammilli. Poi con un giallo di cui nemmeno ricordo il titolo, che ho abbandonato al 20% (con il kindle, è l'unità di misura minima, prima di decidere se valga la pena continuare o meno). Ora sono un po' preoccupata, perché ho comprato un altro giallo da pochi euro per il kindle, senza accorgermi che l'hanno pubblicato loro. @-@

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    5. No, io sono proprio al primo! Tutto da scoprire!
      Aspetto di leggere il tuo post.

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    6. @Chiara, no, la mia è peggio :P
      Newton la ricordo per i testi economici, ma è un sacco che non la leggo.
      Ma il pacco è dovuto alla qualità del testo o a come è stato curato?

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    7. Maledetta primavera è uno dei libri più trash che abbia mai letto, storia frivola e scritta malissimo. Anche quel giallo aveva uno stile poco curato, ma un po' "meno peggio": più che altro, la trama mi ha annoiato tantissimo...

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  2. Premetto che io, lette quelle alette, avrei lasciato entrambi i libri sugli scaffali, puzzano troppo da fenomeno creato a tavolino :P
    Però ricordo che una volta i venditori bravi si vantavano di vendere enciclopedie a contadini analfabeti, il marketing era visto proprio come vendere un prodotto a tutti i costi, credo che oggi le cose siano un po' cambiate, il marketing, anche per mezzo di strumenti nuovi, punta a trovare l'acquirente giusto per il suo prodotto e punta alla fideizzazione del cliente, cosa impossibile se lo freghi la prima volta.
    Il marketing librario sta arrancando e, in alcuni casi, sperimentando, le vecchie tecniche temo che funzionino sempre meno e la concorrenza sempre più vasta.
    Sui refusi, beh, che dire, sono cresciuto a pane e Urania :D ho imparato a non farci tanto caso. Figurati che un'edizione di 1984 uscì col finale troncato creando miti insesistenti sull'interpretazione del finale :D

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    1. Il libro di Freitas mi è stato dato in omaggio, visti i precedenti acquisti.
      Ma a questo punto mi dico: forse la libreria lo regala perché, altrimenti, non se lo filerebbe nessuno!
      Resta comunque il fatto che a me quel risvolto mi ha stonato: e che sarà mai, mi sono detta... E mi sono risposta dopo qualche giorno!

      Un marketing così non fidelizza, tiene alla larga, piuttosto!
      Oppure, una volta sperimentato, non può continuare a servire per nuove pubblicazioni: quando il lettore viene fregato non concede seconde possibilità (io, almeno!)

      Magari, qualcuno di quei vecchi contadini, nel frattempo, si è evoluto e ha deciso di aprire una casa editrice! :P

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    2. Dal risvolto ho avuto lìimpressione che si trattasse di un libro "non per tutti", quando dice "ha una grande passione: vivere" mi da subito l'idea di un libro fatto di pensieri più che di storia. A qualcuno potrebbe piacere, ma non è il libro da pubblicizzare così, perchè otterrai solo lettori delusi. Come se proponessi Clarcke a chi non ha mai letto fantascienza, mi odierebbe :P

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    3. Hai fatto centro! È un flusso continuo di pensieri con zero storia, ma è anche un flusso disordinato e discontinuo di pensieri, è una specie di ossessione che sembra non andare a parare da nessuna parte. Una follia! Penso che ne vorrò scrivere un post a parte, perché magari non è piaciuto a me e qualcuno può farsi l'idea che, invece, sia una scrittura per certi versi geniale.

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  3. Facciamo come le gazze ladre, ci lasciamo attrarre da ciò che luccica. Ci accorgiamo dopo se è oro o carta stagnola. A quel punto, potremmo usarlo per guarnire il nido. Sai che carino. :)

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    1. Come sei romantica: le gazze ladre!
      Non carta stagnola ma carta igienica e altroché nidi carini: io ci guarnirei il bagno! (che dire cesso mi fa volgare!) :D

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  4. Non avrei molto da aggiungere... Tutto sommato mi è andata bene perché, come dicevo nel post, la trama del libro che ho letto io è avvincente e la scrittura si è rivelata scorrevole. A Marina è andata molto peggio :-) e in effetti anche io comincio a capire il motivo per cui il libro lo davano via in omaggio...
    (Quello che mi lascia davvero perplesso è che nel frattempo questo autore ha scritto un secondo libro, un altro "Prometto" o qualcosa del genere...).

    Quello che vorrei sottolineare, nel mio caso, è che il marketing ha fatto sì la differenza (cioè: mi ha convinto all'acquisto) ma comunque ero già intrigato da trama e titolo. Inoltre, sul mio retroblog, avevo scritto anche il motivo preciso per cui l'avevo comprato (che qui non ripeto semplicemente perché non ci azzecca nulla con la discussione: non si tratta di una tecnica di marketing per indurvi ad andare sul mio blog, sia chiaro! :-D ).

    Quindi marketing efficace sì, ma non determinante: in altre parole, non mi ha convinto a comprare un libro la cui trama non mi scaldava per nulla. Ha dato solo la spintarella finale. Se la trama fosse stata per me irricevibile (soggettivamente parlando) il risvolto incriminato avrebbe fatto un buco nell'acqua.

    Resta valido tutto il resto del discorso che abbiamo riassunto nel titolo del post. Ok che il marketing, da che mondo è mondo, cerca sempre di venderti prodotti inutili o di creare esigenze in realtà inesistenti... Ma in questo caso mi sono stupito di quanto sia stato lontano dalla qualità del prodotto, sia nel libro letto da Marina (contenuto), sia nel libro letto da me (forma).

    Probabilmente sono un povero illuso a pensare che almeno le grandi case editrici facciano "squadra" intorno al lancio di un libro: qui sembra proprio che ogni figura professionale abbia lavorato a compartimenti stagni. Nel mio caso, il correttore di bozze non è stato proprio coinvolto perché mi rifiuto di credere che una figura del genere (anche alle prime armi) si lasci sfuggire qualcosa come 48 (quarantotto) refusi.
    Qualcuno potrebbe dire che i refusi capitano. Sono d'accordo: ma 48 ?

    E comunque, non parliamo solo di refusi, ma anche di leggerezze dell'editor (che si tratti dell'editor giapponese, britannico o italiano) che però avrò modo di sviscerare in un post a parte più avanti.

    (anche perché ho cominciato il commento scrivendo "Non avrei molto da aggiungere"... :-D )

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  5. Non capisco il senso del vostro confronto. Sono entrambi libri Garzanti, e quello che avete mostrato è solo una parte del risvolto, quello di destra. Non appartengono alla stessa collana? Se è così è spiegato l'identico modo di raccontare la genesi del libro. Si chiama uniformazione, ed è un pregio di un editore, non un difetto. Direi che quello che indichi non fa parte del marketing (casomai il marketing consiste nel 3 per 4...). Autori diversi vengono presentati allo stesso modo, mi pare giusto. Se i fatti elencati non sono inventati, non mi pare ci sia nulla di "bugiardo". Un libro poi può non piacerti e al tuo vicino piace. Anche nella parte sinistra del risvolto non ci sono elementi che mi scandalizzano. Probabilmente anche Marina Guarneri verrebbe raccontata allo stesso modo, dal 31 dicembre fino al best seller uscita contemporanea in tutto il mondo il 7 giugno 2016.
    Diverso è il discorso sui refusi. Se vedi quaranta refusi è probabile che ce ne siano altrettanti non visti. Ma che tipo di refusi? Sarebbe interessante mostrarli.
    Helgaldo

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    1. Posso rispondere subito sui refusi: quelli che ho rilevato io sono per la maggior parte errori di battitura. Sul fatto che ne possa sfuggire qualcuno ci può stare, ma un numero così elevato l'ho trovato davvero impressionante.

      Inoltre ho ravvisato diverse leggerezze che io, nella mia ignoranza, reputerei più a carico dell'editor (o comunque di chi si dovrebbe occupare della buona riuscita dell'opera e della sua credibilità).

      Faccio un esempio: IL PROTOCOLLO OMBRA è ambientato in un periodo contemporaneo (circa 2010 - 2015, per semplificare). Uno dei protagonisti è Kento, un ricercatore giapponese. Quindi parliamo di una persona studiosa, diplomata, laureata, dottore e ricercatore in farmacologia. A un certo punto della storia (sto riassumendo) salta fuori che Kento non aveva mai sentito parlare della crisi nucleare che c'era stata nel corso della Guerra Fredda (testuali parole: "non riusciva a credere che c'era stato un tempo in cui" ecc...). Ora: posso accettare che un ricercatore di farmacologia non abbia mai avuto interesse per la storia, ma che "non abbia mai sentito parlare" della crisi nucleare di neanche 50 anni prima, francamente mi pare ridicolo. Per di più in una terra (il Giappone) che ha sperimentato direttamente gli effetti della bomba nucleare. Può essere una leggerezza dell'autore (che magari non si è documentato a modo) ma un buon editor (o chi per esso) avrebbe dovuto limare via questa leggerezza.

      Altro esempio: a un certo punto, durante una riunione di crisi tenuta al Pentagono, giunge la notizia che sono state spente nel giro di pochi minuti una serie di centrali nucleari. Altra leggerezza: una centrale nucleare non si spegne in pochi minuti come se fosse una lampadina e, per di più, non la si può spegnere all'improvviso senza che le autorità ne vengano messe al corrente (per di più durante una crisi dove si presume che l'allerta sia massima).

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    2. Dillo, Helgaldo, finalmente ti abbiamo sgamato: tu lavori per la Garzanti. ;)

      Questa strategia di uniformazione incanta? Persuade? Allora fa marketing come il 3x4.
      Non c'è un bugiardo l'oggetto della riflessione, ma l'efficacia di un metodo. Adesso io so che questa scelta editoriale non mi conquisterà più.

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    3. E' un modo come un altro per presentare il successo di un libro, evidenziandone le tappe. Un libro che è piaciuto a molti non dev'essere un granché di capolavoro. Questa a pensarci bene è cattiva cattiva...
      Helgaldo

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    4. Ah! Quindi Helgaldo lavora per Garzanti??

      Oooooooooooopppsssssssss !

      :-D
      :-D
      :-D

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  6. Il "problema" vero, secondo me, è che nessuno sa come si faccia buon marketing per un libro. Ultimamente sto seguendo il "caso" Zerocalcare. I suoi ultimi fumetti vedono più o meno come i libri del papa, pur venendo da una casa editrice di nicchia. L'autore è ben presente in rete, certo, ma sempre in un ristretto gruppo di siti. Solo ultimamente ha avuto spazio su giornali a larga diffusione, come "La Repubblica" e "Internazionale". Peggio ancora: lui stesso si presenta come un autore di nicchia, che si rivolge a un pubblico specifico e ristretto, oltre che politicamente molto ben connotato. Insomma, credo che Bao stessa (la casa editrice) non abbia idea del perché gli stia andando così bene, né saprebbe replicare tale successo a tavolino (ci ha provato, ma nessun altro autore è uscito dal giro degli appassionati di fumetti). Insomma, c'è un quid che sfugge a tutti.
    Garzanti ha provato una strategia che, ovviamente, applica a tutti gli autori a cui può applicarla. Intanto a voi il libro l'ha venduto, segno che in un modo o nell'altro qualcosa ha funzionato. Il resto temo sia mistero.

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    1. Non stai parlando del secondo arrivato al Premio strega giovani?
      Questa sì che è una parabola ascendente incredibile!

      La strategia Garzanti ha il suo perché: a me il libro lo ha regalato la libreria dove avevo acquistato gli altri libri, ma di sicuro una presentazione così mi avrebbe colpito a prescindere.
      Solo che mi pare una strategia "usa e getta": una volta sperimentata la novità non credo abbia ancora appeal sul lettore. Cioè, la prossima volta che leggo una cosa del genere, vado a cercare altri elementi che mi convincano all'acquisto. Questa è la personalizzazione della mia esperienza.

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    2. Beh, zerocalcare aveva già un gran seguito prima di pubblicare il primo libro, un gran seguito perchè le sue vigne fanno morire dal ridere :D E anche col successo ha mantenuto un profilo low. Poi credo sia molto attivo alle varie fiere dei fumetti e con quel genere è molto importante. E comunque è davvero tanto tanto bravo :)

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    3. La verità? Ne ho sentito parlare (sempre bene) ma non ho mai letto nulla di zerocalcare, non conosco i suoi fumetti. Sono curiosa, però.

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    4. Beh, parti da dove tutto ha avuto inizio ;)
      http://www.zerocalcare.it/

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    5. Ci sono comunque parecchi altri (persino Gipì, con pur tutto il suo successo non si avvicina alle vendite di Zero) partiti più o meno con le stesse caratteristiche che però questo successo di vendite non lo hanno visto neppure col binocolo. Bao è una casa editrice che si muove molto bene e ci ha provato con diversi autori, ma solo con Zerocalcare ha fatto il colpaccio, gli altri rimangono ottimi autori di nicchia. E a me continua a far specie vedere Kobane Calling a fianco de "l'intestino felice", perché tutto questo pubblico interessato alla guerriglia curda continuo a non spiegarmelo (e a non trovarlo altrove).
      C'è comunque un quid davvero difficile da incasellare, anche per gli editori.

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  7. "Non riusciva a credere che c'era stato il tempo in cui" - giusto per parlarne - non è la stessa cosa di "ignorava, non sapeva, che c'era stato il tempo in cui". Il non riuscire a credere non vuol dire che non si sa: solo che si meraviglia di questo fatto. Ma ovviamente hai un contesto più ampio per capire il senso complessivo di quella frase, e allora mi taccio.
    Il fatto delle centrali dipende dalla dinamica della storia, sicuramente hai ragione. Però se l'autore scrive proprio così non è che si può cambiare il testo. Casomai è l'autore che va tacciato di scarsa competenza.
    Helgaldo

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    1. In merito al primo caso, purtroppo il contesto nell'intreccio era chiaro: l'autore ha presentato il protagonista come del tutto ignorante (non nel senso di insulto, ma nel senso di "colui che ignora"...) circa la crisi nucleare (io ho ridotto all'osso il concetto per non dilungarmi troppo).

      Nel secondo caso forse (ma magari mi sbaglio) è proprio questo il nocciolo della questione: l'autore, almeno in quel frangente, si è dimostrato incompentente. Però mi son chiesto: se il traduttore pensa a tradurre, il correttore (che era in vacanza) pensa a correggere le bozze, il venditore pensa a elaborare le frasi roboanti, chi si deve occupare di dire all'autore che ha scritto qualche vaccata che magari è meglio rivedere?

      E' vero: il buon autore dovrebbe documentarsi, magari occupandosi di sentire qualcuno del mestiere (uno storico, un fisico). Ma se non lo fa lui, non dovrebbe esserci qualcuno della casa editrice che lo aiuti a correggere il tiro?

      Dopotutto, dovrebbe rientrare negli interessi della casa editrice sfornare opere di buon livello, al netto di quelle che sono le preferenze soggettive dei singoli lettori. Invece pare proprio che in questi casi abbiano lavorato tutti come cani sciolti, come in una catena di montaggio.

      Alla fine le vaccate le ravvisa... il lettore. Che magari (come il sottoscritto) non è né uno storico, né un fisico.

      Cosa c'entra tutto questo con il marketing? Io penso che abbia evidenziato il totale distacco dall'effettiva qualità del prodotto, mettendo soprattutto in risalto come ogni professionista (traduttore, correttore, venditore, forse anche editor?) abbia lavorato pensando al proprio orticello, senza occuparsi di avere una visione d'insieme dell'opera.

      Io non ho esperienza di case editrici (e quindi mi autotaccio). Però quanto meno resto abbbbastanza (sì, con 4 "b") perplesso.

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    2. In una guida turistica ho letto che un fiume scorreva al contrario, risalendo verso la montagna... Ma non se ne accorge nessuno, questo è il dato di fatto. Per un Darius Tred attento, ce ne sono milioni che si bevono passivamente tutto. Questo è solo un tuo merito che ti servirà per pubblicare poi libri ambiziosi e rigorosi. I tuoi.
      Comunque i libri sono tutti migliorabili, il bello è questo. Non esiste nessun libro già perfetto. Soprattutto oggi che si vuole risparmiare a tutti i costi sulle figure professionali nell'editoria.
      Helgaldo

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    3. Sul fatto che ci siano "milioni che si bevono passivamente tutto" sono pienamente d'accordo. E non solo in merito alla lettura... :-)

      Sul fatto che io sia attento, beh, può essere e ti ringrazio (io direi anche "pignolo" e mia moglie aggiungerebbe "Sei proprio un informatico!"...). Però ti assicuro che certe leggerezze salterebbero agli occhi di molti...

      Nonostante tutto (refusi, marketing, leggerezze, ecc...), il racconto l'ho apprezzato. E per tornare a Crichton (che è stato scomodato dall'alto dei cieli) direi che magari ne riparliamo dopo che Takano (autore del Protocollo Ombra) avrà sfornato almeno cinque bestseller internazionali con altrettante trasposizioni cinematografiche (perché oggettivamente questi sono i numeri "minimi" per eguagliare Crichton, che piaccia o no).

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  8. Peggio degli strilli delle fascette editoriali ci sono questi nuovi risvolti cronologici di copertina.
    Sulla fascette: libro uscito oggi con fascetta "200.000 copie vendute!" A chi? Se è uscito oggi e solo in Italia??
    Sui risvolti: non riesco a leggere quello di Darius dalla foto, ma quello di Marina si. In realtà, non mi dice niente.
    Aprile 2014: l'autore ha finito il libro, pace.
    Agosto 2014: tutti lo aspettano...ma chi? E' un esordiente non esordiente, questo è il suo primo libro, ma lui è sia un giornalista che insegnante di scrittura. Ergo lo aspettano, al varco, i colleghi :/
    Settembre 2014: beh, se le classifiche portoghesi sono come quelle italiane create come gli exit poll...
    Ottobre 2014: dopo un mese, ristampato 15 volte...a colpi di 50 copie l'una? ha conquistato librai, pubblico e critica. Per la terza ci posso credere, sui primi due come lo verifichiamo?
    Dicembre 2014: quali testate? La critica scrive nei giornali, quindi è ovvio. Però capita di leggere recensioni favorevoli di scambio. E questo è un giornalista.
    Febbraio 2015: fioccano le offerte, crediamoci, per carità.
    Giugno e Agosto 2015...e questa è prassi, cosa mi dovrebbe dire?
    Quando leggo questi risvolti, o mi regalano il libro oppure attendo. Qualche conoscente, qualche parente, qualche recensione veritiera che mi elenchi pro e contro (se sono solo pro, diffido). Beh, su Ibs questo ha ricevuto una media di 1,5/5 (perchè a qualcuno è piaciuto, ma l'ha letto come una raccolta di racconti da metro).

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    1. Una cosa che rimpiango della piattaforma di Blogger è la mancanza del bottone "Mi piace": questo commento mi ha fatto ridere di gusto. :-D

      Un applauso per l'ironia.
      E un applauso per le osservazioni. Che condivido su tutta la linea.

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    2. Dimenticavo: non riesci a leggere il mio risvolto? In realtà è uguale a quello di Marina: devi solo cambiare il nome dell'autore, il titolo e qualche data di uscita... :-D

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    3. Ahah, grazie Darius!
      Sono riuscita a scaricare l'immagine e zoomarla sul pc. Si, in effetti anche il tuo risvolto segue lo stesso stile...E potrei fare gli stessi commenti :D

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  9. Concludendo: il sospetto è che il marketing abbia cercato una nicchia da romanzo rosa o uno sbiadito pesca (anche la copertina è similare ad altri romanzi del genere). Questo ha probabilmente massimizzato l'acquisto, quindi buona strategia editoriale a breve termine. Ma la sfilza di recensioni negative sta rovinando l'autore, che ora esce con il suo secondo libro, sempre con copertina "romantica"...ma chi andrà a leggere le sue recensioni ci penserà su bene prima di acquistarlo. Ergo, sbagliare la categorizzazione è una pessima strategia a lungo termine, soprattutto a danno dell'autore. Se avessero scritto che è più un saggio sull'amore, tutte le forme d'amore, con pezzi di racconto, attimi sull'amore...forse poteva funzionare meglio. Forse.

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    1. E pensa che mi sentivo in difetto per non essere riuscita ad andare oltre le prime centonove pagine. Mi dicevo: ma cosa non riesce a prendermi di questo romanzo? Il totale non capirci niente? Ma forse è un problema mio! E continuava a tornarmi in mente lo "straordinario successo" strillato dalla Casa Editrice. Allora, per curiosità, sono andata a cercare le recensioni: non ti dico (e lo hai notato pure tu!), su dieci persone è piaciuto a 0,5 lettori. Faccio parte della massa che non ha capito la profondità dell'autore, evidentemente, ma certo, mi domando dove appoggi questo conclamato successo se i giudizi bocciano l'opera.
      Non lo so, io Editore ci andrei più cauto!

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  10. Garzanti con 48 refusi, allora possiamo perdonare qualche virgola sbagliata a un povero self che deve fare tutto da solo...
    Comunque le strategie di marketing sono tante e varie, ma a volte alcune funzionano più di altre, il perchè è un mistero. Io devo ancora capire perchè trovo ai primi posti della classifica di apple, ebook dai titoli davvero improbabili (ogni tanto vado a curiosare, magari sono dei romanzi bellissimi, chissà ma non li ho letti e certi titoli mi lasciano perplessa e non riescono ad attrarmi, ma sono ai primi posti della classifica e lì il marketing deve aver funzionato.

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    1. Ecco, vedi, i titoli, alla fine, sono i veri motori che muovono o meno all'acquisto: titoli improbabili limitano l'entusiasmo, titoli azzeccati lo stimolano. I primi posti in classifica non saprei. Davvero non so quali siano i criteri validi per scalare la classifica delle piattaforme di vendita on line. Sono storie belle? Ma prima bisogna leggerle. E chi ci convince a farlo? Non la lettura dei titoli. Il passaparola? Lo spam in rete? Le giuste recensioni vere o presunte che siano? Mistero.

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    2. Mah, guarda, non vorrei essere troppo di parte, ma io perdonerei anche qualcosina di più di qualche virgola fuori posto a un povero self tuttofare... :-D
      A patto che non venga svangata la grammatica e la struttura portante dell'intreccio.

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  11. L'essere umano è attirato dall'iperbole, non dalle frasi semplici semplici. Infatti vedo che succede anche con le quarte delle case editrici straniere: stesse frasi altisonanti, citando riviste e quotidiani autorevoli che dovrebbero convalidare il tutto.

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    1. Ma la durata dell'entusiasmo è il tempo di un libro, quando il libro non vale l'iperbole usata per pubblicizzarlo. Preferisco sempre le cose che camminano piano ma arrivano in fondo. :)

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  12. ...è marketing :D Appunto, mica buona editoria ;)
    A memoria, ho letto libri con refusi da sempre, congiuntivi bistrattati, punteggiatura "mah"... e questo è capitato abbastanza trasversalmente. Poi c'è la questione "storia raccontata", o meno XD E il pubblico per il quale è stata scritta (e dunque titolo e copertina dedicati :D).
    "Poi poi", ci sono i Libri :P

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    1. La storia raccontata capisco bene richiede un coinvolgimento soggettivo, ma tutto il resto va in valutazione oggettiva: errori, titolo, anche strategie di marketing.

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  13. Le famigerate "fascette ripetono sempre gli stessi mantra: "Tizio Caio è il nuovo [Crichton / King / etc.] ha venduto un fantastiliardo di copie in tutto il sistema solare"...
    Io ormai le reputo un anti-messaggio: se c'è una fascetta pubblicitaria del genere penso automaticamente che il libro è una vaccata commerciale e non vale la pensa di comprarlo :-D

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    1. E se fosse questo il segretissimo scopo? dissuadere il lettore più smaliziato e acchiappare il lettore occasionale allo scopo di farlo diventare... oddio, mi verrebbe da dire ancora più occasionale?!

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  14. Anch'io di solito sto alla larga da quelli che vengono incensati come il nuovo XY, anche perché scelgo l'unicità, non la copia di qualcun'altro, che sovente (marketing o non marketing) si dimostra una brutta copia. Certo, se copertina e quarta sono il biglietto da visita di un libro, non sempre è facile capire se ci sia un vero valore dietro. Spesso mi baso sui commenti online prima dell'acquisto di uno sconosciuto. Ma anche lì la fregatura è sempre dietro l'angolo. :)

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    1. Questo di Freitas è sicuramente un libro originale, ma è proprio la sua particolarità a non avermi conquistato. Penso sempre (ormai è una specie di deformazione): e se una cosa del genere fosse stata partorita dalla fantasia di uno di noi, come sarebbe stata accolta? e non parliamo di Case Editrici letteralmente rapite! che poi, boh, chi può dirlo! Si vedono, si sentono e si leggono tante cose strane! magari la strana sono io! (Ops, qualche pippa è scappata dal post in cui l'avevo confinata!) :)

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