Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 21 febbraio 2017

1 brano, 2 editor, 3 versioni


Mestiere difficile quello di editor.
L'idea di una collaborazione che abbia lo scopo di trasformare in scrittore chi, semplicemente, scrive è una di quelle che accarezzo di più, quando immagino di volere pubblicare qualcosa di mio. Verificare i punti di debolezza della mia opera, lavorare sulle parti meno efficaci, perfezionare le pagine meno riuscite, tutto rientrerebbe nell'ottica della buona scrittura alla quale ambisco. L'editor, però, deve possedere le qualità adatte, un'adeguata preparazione, la giusta dose di intuizione che gli consenta di seguire le linee tracciate nella storia sottoposta alla propria attenzione senza stravolgerne la natura. 
Lo diciamo spesso: l'editor non riscrive, suggerisce, rimanendo quanto più possibile allineato alle intenzioni dell'autore.

Che accade, dunque, se uno stesso testo viene rimaneggiato da due editor diversi? 

Accade che ognuno sottolinea le parti che vede meno funzionali, seguendo una logica e una visione del tutto soggettive e il risultato può essere migliore in un senso o nell'altro oppure non esserlo in entrambi i casi (perché, ricordiamolo, l'ultima parola spetta sempre all'autore.)

Prendete il brano di uno scrittore conosciuto e le versioni dello stesso ritoccate da due persone che ne hanno fatto un editing accurato. Cosa ne viene fuori? Quali cambiamenti hanno dato valore al pezzo o lo hanno diminuito? Quali e quante limature si sono rese necessarie?
È quello che ho voluto testare con questa prova.

Trascriverò il brano tratto da un racconto pubblicato di cui non dirò né titolo né autore (ho persino lasciato solo le iniziali dei nomi dei protagonisti) e di seguito il lavoro svolto da due editor.

Vi va di dirmi cosa pensate dei testi revisionati, motivando la vostra impressione, se possibile? 
Notate delle differenze? 
Capiamo, in un presunto confronto fra editing differenti, quale dei due guadagna una maggiore credibilità, quale, secondo noi, ha garantito la resa migliore del testo, quale, giocando sulle sfumature o sui piccoli tagli, ne ha esaltato la qualità. Magari nessuno e la vostra opinione premia l'originale. 

È solo un gioco che non vuole dimostrare nulla, una piccolissima finestra aperta sull'attività svolta da chi lavora sui testi.

Naturalmente, chiederei a chi dovesse conoscere o scoprire di chi è il brano riportato, di non svelarlo per non condizionare il giudizio.

Io, intanto, approfitto per ringraziare chi, sotto la garanzia dell'anonimato, si è sottoposto a questo esperimento.

Così abbiamo un brano da cui partire, il lavoro di due editor da valutare e tre versioni da leggere.
Siete pronti?

A voi la parola.

****


TESTO ORIGINALE

Quando ci siamo trasferiti qui e abbiamo preso in gestione questo motel pensavamo di avercela fatta. Alloggio, luce, gas gratis più trecento dollari al mese, cosa si poteva chiedere di più?
H. si occupava dell'amministrazione, era brava coi conti e la maggior parte delle stanze l'affittava lei. La gente le piaceva e la cosa era reciproca. Io invece curavo il giardino, falciavo il prato e toglievo le erbacce, mantenevo la piscina pulita e facevo piccole riparazioni. Il primo anno tutto è filato liscio. La sera facevo un secondo lavoro, insomma ce la cavavamo e avevamo un sacco di progetti. Poi, una mattina, non so che mi è preso, avevo appena messo a posto delle piastrelle del bagno di una delle stanze quando è entrata questa cameriera messicana per fare le pulizie. L'aveva assunta H. Non so neanche se l'avevo notata prima, anche se ci scambiavamo qualche parola quando ci incrociavamo. Mi chiamava Signore. Insomma, vuoi una cosa vuoi l'altra, ci parlavamo. Scema non era, carina era carina e ci sapeva fare. Le piaceva sorridere, ascoltava con grande attenzione quando le parlavi e ti guardava dritto negli occhi quando ti parlava lei.
Insomma, da quella mattina ho cominciato a osservarla bene quando l'incontravo. Era una donnetta piccola e soda e aveva dei bei denti. Le guardavo la bocca quando rideva. Ha cominciato a chiamarmi per nome. Una mattina ero in un'altra stanza a cambiare la guarnizione in uno dei rubinetti del bagno. Lei non si è accorta della mia presenza. È entrata e ha acceso il televisore, come fanno di solito le cameriere quando rassettano una stanza. Ho smesso di fare quello che stavo facendo e sono uscito dal bagno. Lei è rimasta sorpresa di vedermi. Ha sorriso e mi ha chiamato per nome. Mi sono avvicinato e le ho chiuso la porta alle spalle. L'ho abbracciata e poi ci siamo stesi sul letto.


EDITOR 1

Quando ci siamo trasferiti qui e abbiamo preso in gestione questo motel pensavamo di avercela fatta. Alloggio, luce, gas gratis più trecento dollari al mese, cosa si poteva chiedere di più?
H. si occupava dell'amministrazione. Era brava con i conti e ci sapeva fare con la gente. Riusciva ad affittare la maggior parte delle stanze. Io invece mi occupavo della manutenzione: curavo il giardino, falciavo il prato, tenevo pulita la piscina e facevo piccole riparazioni. 
Il primo anno è filato tutto liscio. Ce la stavamo cavando alla grande e avevamo un sacco di progetti. Poi è arrivata lei, J. Era una cameriera messicana che aveva assunto H. per fare le pulizie. All'inizio non ci badavo più di tanto. Ci scambiavamo qualche parola quando ci incrociavamo, mi chiamava "signore". Poi ha cominciato a chiamarmi per nome. Era carina, aveva un bel sorriso e ci sapeva fare. Mi ascoltava con grande attenzione e quando parlava mi guardava dritto negli occhi. Le piaceva sorridere. Non era tanto alta ma aveva dei bei lineamenti sodi. Ho cominciato a osservarla bene quando la incontravo. Finché una mattina ci siamo ritrovati nella stessa stanza, uno ignaro della presenza dell'altro. Io alle prese con un rubinetto che perdeva, lei con il rassettare la stanza. Ho smesso di fare quello che stavo facendo non appena mi sono accorto della sua presenza. Lei è rimasta sorpresa di vedermi all'improvviso. Ma mi ha sorriso con uno sguardo complice... Mi sono avvicinato e le ho chiuso la porta alle spalle. 

EDITOR 2 

Quando ci siamo trasferiti qui e abbiamo preso in gestione questo motel pensavamo di avercela fatta. Alloggio, luce, gas gratis più trecento dollari al mese, cosa si poteva chiedere di più?
H. si occupava dell'amministrazione, era brava coi conti e la maggior parte delle stanze l'affittava lei. La gente le piaceva e la cosa era reciproca. Io invece curavo il giardino, falciavo il prato e toglievo le erbacce, mantenevo la piscina pulita e facevo piccole riparazioni.
Il primo anno tutto è filato liscio. La sera facevo un secondo lavoro, insomma ce la cavavamo e avevamo un sacco di progetti. Poi, una mattina, non so che mi è preso, avevo appena messo a posto delle piastrelle del bagno di una delle stanze quando è entrata questa camerierina messicana per fare le pulizie. L'aveva assunta H. Non so neanche se l'avevo notata prima, quella piccoletta, anche se ci scambiavamo qualche parola quando ci incrociavamo. Mi chiamava Signore, me lo ricordo bene. Insomma, da cosa nasce cosa.
Così da quella mattina ho cominciato a osservarla bene quando l'incontravo. Era una donnetta piccola e soda e aveva dei bei denti. Le guardavo sempre la bocca.
Ha cominciato a chiamarmi per nome.
Una mattina ero in un'altra stanza a cambiare la guarnizione in uno dei rubinetti del bagno. Lei è entrata e ha acceso il televisore, come fanno di solito le cameriere quando rassettano una stanza. Ho smesso di fare quello che stavo facendo e sono uscito dal bagno. Lei è rimasta sorpresa di vedermi. Ha sorriso e mi ha chiamato per nome.
È stato subito dopo che ci siamo stesi sul letto. 


69 commenti:

  1. Ammetto che, tra i tre, preferisco quello originale. Entrambi gli editor hanno voluto fare delle sottolineature che, a mio gusto, danno l'idea di non fidarsi davvero del lettore e che mettono un po' di sabbia in una narrazione che invece era scorrevole. L'impressione è che nessuno degli editor sia un professionista; l'intervento su Carver che avevi presentato un po' di tempo fa, pur solo con i tagli, mi pareva di tutt'altro spessore. Il che non significa che il testo non sia migliorabile, però.

    Rimane il fatto che, interpellate 10 persone sul problema, otterrai almeno 11 pareri diversi ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Leggendo i commenti mi pare di capire che ci sia una maggiore tolleranza verso l'originale, segno che forse non necessariamente un editor debba dimostrare il proprio lavoro intervenendo a tutti i costi.

      Elimina
  2. L'idea di questo confronto è molto interessante.
    Come Michele, anche io preferisco l'originale. In ogni caso, gli interventi del secondo editor, mi sembrano meno invasivi. Viene comunque da pensare che le modifiche, per quanto con l'intenzione di migliorare un testo, tendano sempre a riflettere i gusti personali dell'editor e quindi siano soggettivi. Con ciò non voglio dire che un testo non possa essere migliorato, ma è inevitabile mettere del proprio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti è una cosa difficilissima per me separare il gusto personale dal percorso che magari ha portato l'autore a scrivere in un certo modo. Puoi trovare migliori certe sonorità, ma gli interventi drastici devono avere un serio perché. A me, tuttavia, piace di più l'ultimo editing.

      Elimina
  3. Anche io preferisco la versione originale. Buttare lì, a caso, "insomma, da quella mattina ho cominciato a osservarla bene..." rende bene l'idea e rafforza l'intento narrativo. Sottolinea gli aspetti di casualità o di ineluttabilità. "Sporcare il testo" con passaggi colloquiali è una cosa che mi piace molto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alla fine il destinatario di uno scritto è sempre il lettore che apprezza, non apprezza, interpreta in base a gusti personali. È in questo che si risolve la magia della simbiosi scrittore/pubblico.
      Per tornare al nostro confronto, pensavo che se questo uso che dici tu dei passaggi colloquiali fa parte della cifra stilistica dell'autore, l'editor non dovrebbe toccarla in alcun modo, semmai potenziarla.

      Elimina
    2. Si, quello che volevo dire. Se lo stile è questo può essere migliorato o potenziato, altrimenti l'editing diventa altro se stravolge. Può capitare che un autore debole si ritrovi poi a scrivere tentando di piacere all'editor. Succede. Hai presente quegli scritti dal lessico perfetto, stilisticamente ineccepibili, grammaticalmente inoppugnabili, ma senza anima?

      Elimina
    3. Che poi non dovrebbe essere lo scrittore a volere piacere all'editor, ma l'editor a fare in modo che lo scrittore piaccia al pubblico. Molti editor, invece, non si mettono al fianco dell'autore con questo spirito (ovviamente non alludo a quelli che hanno partecipato a questo esperimento)

      Elimina
    4. Assolutamente vero. Beh, il nostro (che non nominiamo) ha senza dubbio risentito delle influenze di editor e nume tutelare, ma poi ha fatto di testa sua.

      Elimina
  4. Mai chiedere troppi pareri, devi fidarti di uno sullo stesso testo. È un lavoro di squadra,se nessuno sovrasta l'altro, ma c'è collaborazione, tutto fila liscio.
    L'editor non ti sconquassa il testo per sadismo, ma per essere pubblicato. E lo scrittore deve dare il meglio si sé quando dà il suo romanzo all'editor. Come vedi non è facile per nessuno dei due.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo. Il rapporto fra scrittore e editor dev'essere bilaterale, cioè a due: io mi fido di te, tu mi dimostri che ho fatto bene a fidarmi di te. Qua c'è solo il tentativo di vedere due editor con punti di vista differenti all'opera. Soprattutto senza pretese di verità assolute.

      Elimina
  5. Io posso solo dare pareri da lettore. Dico solo che in tutte e tre le versioni trovo parole o espressioni che mi hanno fatto arricciare il naso.

    Nel testo originale, "vuoi una cosa vuoi l'altra", "Scema non era", "rassettano".

    L'editor 1, "lineamentei sodi", ancora "rassettare".

    L'editor 2, "camerierina" (io ho pure l'erre moscia, quando parlo... :-P) e ancora "rassettano".
    Ma, ripeto, sono solo un lettore e ho le mie preferenze soggettive. Concordo con Michele: 10 persone interpellate (lettori o editor che siano), 11 pareri diversi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa camevievina messicana, che entva mentve cambio la guavnizione ai vubinetti... pvopvio non va! :P

      Elimina
    2. Cevto che non va! Dico io: non poteva usave la pavola "domestica"? Declinata in "domestichina", poi, savebbe stata una cannonata, anzi: "domestichina bella soda"!!!

      Comunque io preferisco il primo editor perché ha usato meno "erre"... :-D

      Elimina
  6. Lo stile del testo originale non mi piace molto, e questo forse penalizza anche la percezione dei testi editati, perché ovviamente gli editor non potevano riscrivere completamente il testo. Anche se il testo non aveva nulla che non andasse, l'ho trovato un po' grossolano e poco coinvolgente, un semplice resoconto dei fatti privo di implicazioni emotive. La versione elaborata dal primo editor mi piace di più, pur nella consapevolezza che, forse, non avrebbe dovuto riscriverlo, ma solo offrire dei suggerimenti. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Considera, come dice Antonella, che da un semplice stralcio è difficile ricostruire il senso generale del racconto, quindi qui, è vero, la storia risulta un po' penalizzata. Il lavoro è stato fatto su tutto il racconto, ma ovviamente non potevo trascrivere tutte e tre le versioni complete. In genere, però, è evidente come ogni editor abbia seguito una logica personale, per esempio al primo editor non è piaciuta l'espressione donnetta e l'ha eliminata, il secondo ha addirittura aggiunto camerierina e piccoletta...

      Elimina
  7. Originale: Io invece curavo il giardino, falciato il prato e toglievo le erbacce, mantenevo la piscina pulita e facevo piccole riparazioni.
    Editor 1:Io invece mi occupavo della manutenzione: curavo il giardino, falciavo il prato, tenevo pulita la piscina e facevo piccole riparazioni.
    Editor 2:Io invece curavo il giardino, falciavo il prato e toglievo le erbacce, mantenevo la piscina pulita e facevo piccole riparazioni.
    La stessa frase tre volte. Non è questione di gusti, ma di scorrevolezza. Riguardo alle tre frasi trovo che la soluzione migliore sia quella della prima editor, che non ha modificato il senso ma ampliato e migliorato. La seconda editor invece nel complesso, in diversi passaggi, ha inserito un tono ironico diverso dall'originale, dando un ritmo che non c'era. Che poi sia funzionale e migliorativo è opinabile, ma ha modificato e la cosa potrebbe non piacere all'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, infatti l'autore non ha un ruolo passivo in tutto questo, o, perlomeno, non dovrebbe: certe volte si tratta davvero di sfumature, come hai fatto notare tu in quei tre passaggi tutti simili. Si tratta di capire quale di questi ritocchi realmente interviene a migliorare il testo e non sempre è facile darlo per scontato (qui, per esempio, mi pare impossibile)

      Elimina
  8. Preferisco il brano originale, tuttavia credo sia difficile giudicare uno spezzone. Un editing ben fatto ha la sua ragione d'essere nella totalità del testo, sottolineare meglio ciò che sarà importante più avanti, mettere in evidenza questo o quello. Insomma, stiamo giudicando una statua basandoci solo su un piede che, sì, può piacerci di più o di meno in una versione, ma che importanza ha nella statua?
    Detto questo "lineamenti sodi" è terribile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho notato la stessa espressione e anche a me suona malissimo (non me ne voglia l'editor che ha fatto questa scelta stilistica). Poi, hai sicuramente ragione. Come dicevo a Chiara, il lavoro è stato fatto su un racconto di cinque pagine che qui non potevo riportare per intero. Ma ho pensato che un campione potesse offrire un piccolo esempio di come un editor interviene sui vari paragrafi che compongono un testo, ritenendo spesso che anche spostare una parola o eliminarla possa garantire risultati migliori.

      Elimina
  9. Non ho letto i commenti precedenti per non farmi influenzare. Preferisco di gran lunga l'originale di cui non cambierei quasi niente. Il primo editor pare faccia un riassunto, la manutenziione è proprio da regolamento condominiale più che da letteratura, Dare il nome J alla cameriera non mi pare sia intenzione dell'autore che vuole lasciarla generica. Lo sguardo complice e i puntini di sospensione fa proprio romanzo rosa di serie B.

    Nel secondo la camerierina messicana è improponibile. Donnetta, piccoletta... editorina.

    Vabbé, sono polemico ma mi dipingono così.

    Questa la mia versione, così mi sputtano definitivamente.

    Quando ci siamo trasferiti qui e abbiamo preso in gestione questo motel pensavamo di avercela fatta. Alloggio, luce, gas gratis più trecento dollari al mese, cosa si poteva chiedere di più?
    H. si occupava dell'amministrazione, era brava nei conti e la maggior parte delle stanze l'affittava lei. La gente le piaceva e la cosa era reciproca. Io invece curavo il giardino, falciavo il prato e toglievo le erbacce, mantenevo la piscina pulita e facevo piccole riparazioni. Il primo anno tutto è filato liscio. La sera facevo un secondo lavoro, insomma ce la cavavamo e avevamo un sacco di progetti. Poi, una mattina, non so che mi è preso, avevo appena messo a posto delle piastrelle del bagno di una delle stanze quando è entrata questa cameriera messicana per fare le pulizie. L'aveva assunta H. Non so neanche se l'avevo notata prima, anche se ci scambiavamo qualche parola quando ci incrociavamo. Mi chiamava Signore. Insomma, ci parlavamo. Scema non era, e ci sapeva fare. Le piaceva sorridere, ascoltava con grande attenzione quando le parlavi e ti guardava dritto negli occhi quando ti parlava.
    Da quella mattina ho cominciato a osservarla bene quando l'incontravo. Era una donnetta piccola e soda e aveva dei bei denti. Le guardavo la bocca quando rideva. Ha cominciato a chiamarmi per nome. Una mattina ero in un'altra stanza a cambiare la guarnizione in uno dei rubinetti del bagno. Lei non si è accorta della mia presenza. È entrata e ha acceso il televisore, come fanno di solito le cameriere quando rassettano una stanza. Ho smesso di fare quello che stavo facendo e sono uscito dal bagno. Lei è rimasta sorpresa di vedermi. Ha sorriso e mi ha chiamato per nome. Mi sono avvicinato e le ho chiuso la porta alle spalle. L'ho abbracciata e poi ci siamo stesi sul letto.

    Helgaldo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho letto il tuo senza aver più riletto, da stamattina, l'originale. Non ho notato sfocature, a memoria, tra i due: segno che hai fatto un buon lavoro da editor. Io non ne sarei mai capace.

      Elimina
    2. Sì, decisamente hai dato una limatura leggera alla struttura principale. La prima parte è rimasta immutata, sei intervenuto togliendo due tre parole al centro. Anch'io credo che un buon editor debba agire così, per rifiniture più che per passaggi drastici.

      Elimina
    3. Scusami, perché quel passaggio "scema non era"? Inutile e sgraziato.

      Elimina
    4. Quel passaggio, scema non era, l'ho commentato più sotto, secondo me è corretto così com'è.

      Helgaldo

      Elimina
  10. Mi scuso con il commento che ho appena eliminato e che spero nessuno abbia letto! ;)
    Aveva fatto il nome dell'autore del racconto e io avevo espressamente chiesto di non farlo per non rovinare il gioco.
    Scusami..., prometto che dirò che lo avevi azzeccato (ma non avevo dubbi!) :D

    RispondiElimina
  11. Anche a me, come Chiara, non piace molto lo stile del testo originale, quindi non posso dare un parere obiettivo sul lavoro di Editor 1 e 2. Oltretutto non è un racconto e quindi non si riesce a capire fino a che punto incidano i cambiamenti apportati dagli editor rispetto all'insieme. Se dovessi proprio scegliere, preferirei la versione di Editor 1 (a parte quei "lineamenti sodi"!).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per avere letto i brani, Cristina. Capisco benissimo ciò che dici, ma da qualche passaggio corretto dai due editor io mi sono fatta un'idea su come questi abbiano inteso migliorare il pezzo, però ho dalla mia che conosco il racconto per intero, l'autore e anche i due editor, dunque sono fortemente condizionata.

      Elimina
  12. Preferisco l'originale, nelle versioni degli editor si perde una certa atmosfera che fa presupporre che la cameriera avrà altro ruolo in seguito ;) Ovvero, troppo corrette e pulite le versioni riviste per un verso; tentativi di mettere quasi dei paletti (politicamente corretto, forse) e troppa paratassi nella versione 1; la versione 2 è "strana", boh.
    L'originale non mi dispiace affatto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh no, l'originale non è male, secondo me la versione 1 ha osato troppo per esempio aggiungendo il nome alla cameriera non menzionato nemmeno nella seconda versione. Scelte, giuste, sbagliate, chi lo sa! :)

      Elimina
  13. Mi pare che l'originale sia più personale.
    Poi, non ho capito di cosa si tratta ma mi dà l'idea che chi sta parlando sia una persona un po' spartana nel linguaggio, che non usi fronzoli. Ha uno stile colloquiale, familiare. Lascia intuire cosa potrà succedere. Avrei eliminato quelci siamo stesi sul letto. Era sottinteso.
    Come dice Glo ha u a certa atmosfera
    E la chiama cameriera 😊 per fortuna!

    Rileggerò con più calma però , ora sono di corsa 😊

    RispondiElimina
  14. Scusa il doppione! Cancellane uno senza problemi.
    Dimenticavo. Nella seconda correzione mi pare che questo effetto sia esagerato. Camerierina..daiii

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, lo stile del racconto è quello, molto asciutto. Forse molte cose potevano rimanere intatte, senza necessità di editing. Camerierina è un diminutivo davvero brutto, sono d'accordissimo.

      Elimina
  15. Voto per l'originale, che mi sembra più spontaneo e più coerente nello stile. Chissà quale editor avrei silurato! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse tutti e due, ma devo dire che sono influenzata dal fatto che so chi sono i protagonisti di questo esperimento. :)

      Elimina
  16. La versione del primo editor mi sembra molto più asciutta, toglie qualche dettaglio non necessario.
    Nella versione del secondo editor sembra aggiungere al personaggio delle sfumature di personalità aggiuntive (camerierina, quella piccoletta), che danno al personaggio un che di borioso e altezzoso, tratti che l'autore non gli aveva dato, almeno a quanto si legge in quel punto.
    Direi che quindi il primo editing è leggero, mentre il secondo è più pesante e si pone l'intento di aggiungere qualcosa che non c'era.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi piace questa interpretazione in chiave caratteriale dei personaggi. Potrebbe essere, sai? Certo, anch'io leggendo termini come donnetta, piccoletta ho pensato che ci fosse proprio una sottolineatura dell'aspetto di questa donna che in qualche modo andava rispettata.

      Elimina
  17. Nessuno dei due interventi è eccessivamente aggressivo rispetto al testo originale, però io preferisco appunto l'originale. Non modificano né lo stile né la sequenza narrativa, puntualizzano in modo diverso alcuni dettagli ma fondamentalmente rispettano l'originale. E allora si vede che era già buono di suo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so se l'intervento dei due editor sia una forzatura voluta dal gioco, ma in effetti un editor deve trovare in un testo quel qualcosa che, rimanendo nascosto, non rende pienamente giustizia al brano. La modifica del dettaglio deve avere un senso, altrimenti è riscrittura spesso ingiustificata. In questi due esempi io l'ho trovata spesso ingiustificata.

      Elimina
  18. Non è una questione di gusti, il primo editor travisa il significato del testo:
    "La sera facevo un secondo lavoro, insomma ce la cavavamo e avevamo un sacco di progetti" è ben diverso da "Ce la stavamo cavando alla grande e avevamo un sacco di progetti" come "Ma mi ha sorriso con uno sguardo complice..." (con quei puntini di sospensione per giunta) è molto diverso da "Ha sorriso e mi ha chiamato per nome". E potrei citare altri esempi. Insomma cambia troppo, snatura, l'atmosfer e la situazione sono diverse.
    Il secondo editing si attiene molto di più all'originale ma perchè buttare un clichè ("da cosa nasce cosa") la dove l'autore,fose in un modo non proprio perfetto ("vuoi una cosa vuoi l'altra") l'aveva evitato?
    Insomma se proprio devo sceglierne uno voto per Helgado, che è stato più aderente al testo originale limitandosi a rifiniture estetiche.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo con te Davide, anche se una cosina o due le avrei lasciate. Ottimo Helgaldo

      Elimina
    2. Sono d'accordo anch'io. L'asse su cui deve agire l'editor dev'essere lo stesso dello scrittore, se l'editor altera le sue intenzioni iniziali non fa un buon lavoro, ma segue soltanto un gusto personale, come nell'uso di quel clichè che dici tu, eliminato in una versione e sostituito con un'espressione analoga nella seconda. E ribadisco che anche l'uso dei diminutivi per riferirsi alla donna ha un significato ben preciso che andava indagato meglio.

      Elimina
  19. Mi permetto di intervenire per la prima volta.
    Trovo interessante l'idea di fondo dell'esperimento.
    A prescindere dall'originale e dalle due versioni editate da mani e occhi diversi, la domanda che mi pare nessuno abbia posto è la seguente: sono state le editor stesse a riscrivere il passo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuta Stefania, mi fa molto piacere che tu sia intervenuta, anche perché chi meglio di te può sottolineare azioni e "controindicazioni" di un buon editing.
      Il brano è stato sottoposto a due editor diversi e ognuno ne ha dato la propria interpretazione. Visti i risultati, mi chiedo e magari mi risponderai bene tu, quanto incida nel lavoro svolto da un editor il gusto personale, perché come avrai notato, pur volendo mantenere inalterato lo stile dello scrittore, i due editor hanno spesso tolto o sottolineato accenti che nell'originale erano più caratteristici.

      Elimina
    2. Grazie! :)
      Il problema di fondo è che l'editor non deve interpretare un bel niente, anzi.
      Di solito l'editor legge valuta e comprende, poi chiama o contatta lo scrittore di turno e gli dice: "Ti ho scritto a lato del testo una serie di commenti: suggerimenti, dubbi, perplessità, frasi poco convincenti, errori grammaticali, semantici, ortografici... Adesso leggi valuta e comprendi tu. Poi ne parliamo di nuovo e troviamo insieme la via della modifica coerente, per enfatizzare la tua storia, il tuo stile, il tuo messaggio."
      L'editor diventa quasi uno strumento, un esperto che agisce nell'ombra e che aiuta lo scrittore al meglio delle sue potenzialità.
      Questa è la mia visione e il mio metodo di lavoro.
      Diffido un po' degli editor freelance che riscrivono in autonomia parti intere di romanzi o di testi altrui. Ma io non sono una scrittrice che fa anche l'editor, non ho maturato un mio stile narrativo che rischia di insinuarsi nello stile narrativo dello scrittore. Non so se mi sono spiegata.

      Elimina
    3. Ah, e ho dimenticato di dire che non è detto che un pezzo abbia bisogno di interventi ad ogni costo.

      Elimina
    4. Tutto chiarissimo. Trovo che sia interessante quello che dici a proposito della commistione fra il mestiere di editor e quello di scrittore: è vero, se sei anche scrittore è possibile che il tuo stile diventi un parametro di valutazione di quello altrui e allora è più difficile mantenere una certa obiettività. Oppure, secondo me, se sei anche uno scrittore, l'editing dovrebbe essere fatto solo su testi che appartengono alla tua stessa scuola di pensiero, in modo che l'influenza risulti meno invasiva: immagina Lagioia che corregge Volo. Anzi, non lo immaginiamo! :)

      Elimina
  20. Ecco quello che penso.
    La versione originale non mi dispiace. Avrebbe già in sé quell'essenzialità richiesta da una buona scrittura, insomma ho pensato, nel leggerla, che avrei potuto trovare quel brano in un libro qualunque.
    Leggo il prodotto del primo editing e penso che in qualche modo migliora la versione originale, produce dei tagli a passaggi che in fondo non sono così necessari.
    Il prodotto del secondo editing invece dà un taglio diverso al racconto. Forse scontorna meglio alcune caratteristiche dell'io narrante ma esclude un passaggio importante: "non so cosa mi è preso". Se lo escludi, dai al personaggio un altro carattere, diventa immediato e senza sensi di colpa per quello che sta per accadere. Ci vedo uno stravolgimento, insomma.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Riflessione interessante.
      È il primo editor che ha tolto quella frase. L'editor 2 l'ha mantenuta forse proprio per quello che dici tu, perché ha capito meglio dell'altro che in quell'espressione c'era tutto un mondo di intenzioni che non potevano essere sottovalutate e non ha voluto sconvolgerne il senso. Però ha modificato l'originale in molte altre cose, per esempio nel finale che, qui, vedo più funzionale.
      (Cosa che, per esempio, il primo editor ha riscritto in un altro modo)

      Elimina
  21. Io per farmi una opinione completa avrei una domanda.
    1) Sono stati due editing a pagamento o due editing gratuiti?
    Anzi due domande.
    2) Gli editor sapevano che ci sarebbe stato questo confronto valutazione da parte degli scrittori?
    Ops, mi gioco il bonus e faccio la terza. :D
    3) Gli editor sono editor professionisti o scrittori che fanno anche editing? (so perfettamente che ci sono scrittori che sono anche editor come La Gioia o Perroni, per citare tra i più blasonati, ma di norma uno scrittore è uno scrittore e un editor è un editor).
    Lo so, dirai, e la quarta domanda?
    No, la quarta, la più scomoda, la tengo per me. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Magari la porrai quando tirerò nel prossimo post le conclusioni di questo esperimento! :)
      Intanto rispondo alle tre precedenti:
      1)uno è più gratuito dell'altro.
      2)Uno sapeva, l'altro no
      3)Sono due scrittori, ma uno è meno scrittore e meno editor dell'altro.

      Secondo me, anziché chiarirti le idee, te le ho confuse di più! :P

      Elimina
    2. No, tutt'altro. Anzi, hai chiarito tutto. ;)

      1)uno è più gratuito dell'altro = In questo caso credo che non si sono applicati al meglio delle loro potenzialità. E' chiaro che si può fare un buon editing anche gratuito, ma se devi prestare un servizio professionale a pagamento, dai il meglio del meglio.

      2)Uno sapeva, l'altro no = Se l'editor sa d'essere messo alla prova, anche se agisce gratuitamente prova a dare il massimo.
      A questo punto azzardo che nell'esperimento in questione il primo editor sapeva, il secondo no.

      3)Sono due scrittori, ma uno è meno scrittore e meno editor dell'altro = Beh, non me ne vogliano gli scrittori, ma un editor è un editor.

      Io sono sotto editing proprio in questo momento, e vedo la differenza notevole fra quello che può suggerirmi un collega scrittore e quello che mi suggerisce l'editor.

      Un editor professionista ha una visione di lettura molto più penetrante del testo. Possiede i sensi potenziati.
      Lo scrittore è colui che zappa la storia, l'editor colui che ti dice se i frutti sono maturi e se non lo sono come farli maturare.
      Che poi lo scrittore e l'editor debbano quasi azzuffarsi per fare un buon lavoro, questo è un altro paio di maniche.
      Un editing vero è sofferenza, cicatrici, ma alla fine enormi soddisfazioni. Io ad esempio non potrei più fare a meno di non sottopormi al martirio dell'editing. In fondo fare a botte sul proprio testo è così divertente :D

      Elimina
    3. Giuste osservazioni. Anch'io sperimenterei volentieri le prestazioni di un editor, credo sia una figura indispensabile di cui ogni scrittore dovrebbe valersi. Stefania, poco sopra, diceva che il fatto di non essere anche scrittori salva dalla tendenza a trasferire il proprio stile negli scritti altrui. Tu, invece, cosa intendi quando dici che lo scrittore zappa la storia?
      Che poi lo scrittore editor si vale anch'egli del lavoro di un altro professionista, perché immagino che lavorare da editor sul proprio manoscritto avrebbe poco senso, equivarrebbe a farne una semplice revisione.

      Elimina
    4. Be', io non sono né editor, né scrittore. Però anche come lettore mi capita di trasferire in ciò che leggo, non dico il mio "stile", ma il mio gusto. Mi capita cioè, mentre leggo, di cambiare mentalmente l'ordine delle parole o della punteggiatura senza stravolgere il senso della singola frase. Mi capita di farlo perché... mi viene spontaneo. E perché trovo che a volte suoni meglio. Chiaro: è tutto relativo al mio modo di interpretare la scena narrata.

      È grave? :-)

      Se dovessi cimentarmi con l'editing del brano proposto, pur essendo solo lettore, ne verrebbe fuori una terza versione ancora diversa, e come tale, è inevitabile che i lettori della mia versione si dividerebbero tra chi apprezza e chi non apprezza. Che faccio? Ci provo? :-D

      Ma anche no... non se ne verrebbe più a capo. :-P

      Elimina
  22. Interessante esperimento Marina! A me non dispiace la versione dell'editor 1, non so, mi sembra più fluido dell'originale. Però ho letto pareri discordanti, si vede che ogni lettore ha la sua visione personale :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi chiedo: se ogni lettore, alla fine, ha una visione propria, allora il lavoro di un editor non ha un valore oggettivo: un testo sottoposto alla revisione di più editor, come in questo esperimento, divide i pareri. Dunque tutto è relativo?

      Elimina
  23. Forse è tutto relativo, rispetto ai lettori e forse le cose cambiano anche per lo stesso lettore in momenti diversi della sua vita...(almeno a me è capitato di leggere qualcosa anni fa e di trovarlo diverso rileggendolo oggi).

    RispondiElimina
  24. Ciao Marina. Dovessi svolgere io il lavoro da editor a questo brano, ripetuto in modo diverso per tre volte, la prima cosa che farei sarebbe quella di eliminare il termine "insomma". Ricorre molte volte. Personalmente è un termine che non mi piace. Sa di fretta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Però metti che proprio quella era la sensazione che voleva provocare il protagonista? Cioè, è giusto che un editor bravo capisca anche quale sia l'intenzione dello scrittore che ha usato certi termini; io mi porrei qualche domanda in più proprio se vedessi l'insistenza nell'uso ripetuto di parole o espressioni.

      Elimina
  25. Ce ne sarebbe da dire su questo editing. Sai cosa mi stupisce? Che nessuno vuole sporcarsi le mani. Hai messo due versioni a confronto, a me è venuto naturale aggiungere la mia insieme alle critiche agli editor veri o in erba che siano. Credo sia giusto criticare il lavoro fatto da altri, nel bene e nel male, ma solo se ci si mette in gioco anche se per gioco. Possibile che solo io abbia avvertito questa curiosità di provarci?

    Leggo nel commento sopra che Giuseppe Marino, che non conosco, avrebbe eliminato il termine "insomma". Su quel termine ho riflettuto durante il mio editing. Mi sembra che ricorra due volte a breve distanza nell'originale. Il secondo editor lo lascia tutte e due le volte, personalmente ne ho rimosso uno. L'ho eliminato perché è un brutto modo di riprodurre il parlato. Noi non usiamo "insomma" come intercalare quando parliamo di fretta senza pensarci. Quel termine, secondo me, nell'originale che credo sia in inglese, forse era un ok, o altri termini del linguaggio parlato, che sostituiscono i cioè e parole simili. Per me il personaggio sta narrando con un flusso verbale tipico dell'oralità, almeno questa è la mia sensazione. A molti non piace nella versione originale proprio per questo, ma forse non hanno colto questo flusso. Anche "scema non era", che a qualcuno non piace, viene dal parlato, e chi vuole eliminarlo non ha capito che quel personaggio parla senza freni. In generale il primo editing rifiuta il parlato, lo slang, per riportare tutto nella letteratura. Elimina le ripetizioni, le parti più spontanee e quindi ingessa il brano. La seconda versione invece lascia il flusso naturale, la boccio però per quel "camerierina" che in italiano non lo direbbe nessuno. Se volevamo essere dispregiativi verso la cameriera mettendo in luce l'aspetto sessuale, dovremmo dire la "zoccoletta", la "puttanella". Ma non mi pare ci sia un intento dispregiativo nel personaggio quando parla di lei. Però "camerierina" fa cadere tutta la costruzione del secondo editor. Credo che però si tratti di una infelice traduzione di qualche altro termine inglese.

    Quindi, pensandoci bene, il brano originale mi pare una traduzione, il secondo editor è una traduzione anch'essa e il primo editor riscrive un testo tradotto rendendolo in un italiano letterario.

    Bisognerebbe trovare un brano italiano di partenza, allora si potrebbe fare un discorso alla pari sui vari editing, che così risultano meno attraenti.

    Helgaldo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo aver letto il tuo editing ci avevo pensato di cimentarmi, solo che ehm, avrei cambiato così poco dell'originale :P (più che altro perchè non mi sento all'altezza del compito). Magari ci penso su, se ne potrebbe fare un meme. Sarebbe però meglio, come dici tu, partire da un brano scritto in italiano, anche se, prendendolo come esperimento scientifico, cambierebbe poco.
      In ogni caso la traduzione ha il suo peso. Quando ho letto l'articolo su Lish per curiosità sono andato a recuperare le versioni originali (basta l'estratto su amazon) e ho così scoperto che parti molto diverse nella versione italiana sono identiche in inglese, insomma alcuni interventi per i quali si da la colpa (o il merito) a Lish, sono in realtà del traduttore (non quelli citati da Marina, comunque, quelli sono diversi anche in inglese).
      C'è poi il discorso della voce narrante che non conicide con la voce dell'autore, come giostamente hai sottolineato l'autore usa certi termini o certe espressioni perchè tipiche del suo narratore. Un buon lavoro di editing (e/o di traduzione) deve necessariamente tenerne conto.
      Io ho trovato però anche che il primo editor (come ho scritto sopra) non solo ha appiattito e eliminato la voce narrante, ma ha anche travisato il significato di alcuni termini.

      Elimina
    2. Sulle traduzioni si apre un mondo: vogliamo parlare di "and all" de Il Giovane Holden e della pletora di espressioni con cui è stato reso in italiano? Quando si va sul parlato (che mi pare il caso dell'originale: concordo con Helgaldo) scrivere "pulito" significa fare un torto all'autore e anche al testo. E questo capita sia agli editor poco attenti che ai traduttori. Nell'incipit di Anna Karenina c'è due volte la parola "infelici": ripetizione voluta da Lev in persona, dopo venti o trenta riscritture. Poi arriva un traduttore troppo solerte e lo scrive una volta sola perché "le ripetizioni no".
      Per dire, eh.

      Elimina
    3. Dimenticavo: caro Helgaldo, io lo so che come editor faccio schifo perché voglio imporre il mio stile. Me l'hai già detto pubblicamente molto tempo fa. Ergo: evito. :)

      Elimina
    4. Lungi da me il voler offendere qualcuno. Sia ben inteso. Non sono un editor. Purtroppo è quel termine che a me personalmente non piace. Soprattutto perché è un testo scritto. E come è stato ben notato fa parte del linguaggio parlato.

      Elimina
  26. Partendo dal fatto che l'originale, di per sé, non mi ha fatta impazzire, mi rendo conto che è solo un estratto ed è molto difficile giudicare solo da quello. Tuttavia ho visto dei miglioramenti con le correzioni del primo editor.
    Penso che lo abbia reso meno grezzo, adatto ad un pubblico più vasto in quando gli ha tolto solo un po' di naturalezza.
    L'originale mi ha dato l'idea un modo di fare colloquiale che non è apprezzato da tutti (da me, ad esempio, non lo è stato), come se più che leggere un libro stessi parlando con qualcuno. La versione successiva lasciava alcune tracce di questo modo di fare semplice, alla mano, ma limava lì dove l'autore si era preso troppe libertà.
    La seconda correzione l'ho trovata disordinata, non aggiunge nulla alla narrazione e invece, secondo me, l'ha resa più scostante.

    Comunque penso che si debba avere fortuna e sperare di essere in linea con le idee del primo editor che ci capita, perché chiedere una seconda opinione potrebbe confondere. Dato che il lavoro è già stato visionato e all'autore sono stati fatti diversi appunti, lui stesso potrebbe voler cambiare il testo, che viene poi rimaneggiato da un secondo editor e alla fine cosa rimane dell'originale?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è sempre la possibilità che il testo rimanga grosso modo quello che è. Ecco, tu hai fatto un'osservazione sensata: a te non piace lo stile del brano originale perché ha delle caratteristiche non di tuo gusto, ma nella tua veste di editor devi tenerne conto, secondo me non puoi asservire il lavoro e lo stile di un altro alle tue preferenze stilistiche, altrimenti agisci come il primo editor che ha limato, tolto, elaborato il pezzo per smussare quella colloquialità che, invece, era il punto di forza del racconto.

      Elimina
  27. Bell'esperimento davvero.
    Però preferisco l'originale. E' in prima persona, quindi sono i pensieri del protagonista a parlare, non l'italiano corretto dello scrittore (e questa è una cosa che ci vede leggendo Dolores Claiborne di Stephen King, dove il lessico povero rende il personaggio, la sua vita, la sua storia, la sua estrazione sociale). L'originale mi dà l'idea di un uomo adulto, pratico e spicciolo. L'unica parola fuori posto mi sembra quel "rassettano" che sostituirei con un "banale ma proprio per questo perfetto" "puliscono".
    Nel primo editing si perde il sapore del protagonista, mi sembra sia ringiovanito. Non nota più i "bei denti" ma il "sorriso". Non lascia il dubbio su quanto "ci sapeva fare" la cameriera, ma indica uno "sguardo complice" che è un'aggiunta di troppo. Toglie l'ineluttabilità del testo originale che incuriosisce il lettore.
    Nel secondo editing, viene sminuita la figura della cameriera, "quella piccoletta". C'è quel "da cosa nasce cosa" messo a fine paragrafo che sembra liquidare sbrigativamente tutta la questione. Mentre l'originale "Insomma, vuoi una cosa vuoi l'altra, ci parlavamo." in mezzo al paragrafo lascia intravedere una certa importanza del fatto che si parlavano. Infine è stato spostato l'atto di chiamarlo per nome: nell'originale è quando lei lo scopre nella stanza, nell'editato avviene dopo che si sono stesi a letto. E questo spostamento non l'ho capito.
    E' vero che bisognerebbe conoscere tutta la trama, per capire quale versione si sposa meglio a tutta la storia. In queste condizioni, preferisco l'originale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Barbara per la tua attenta disamina. Sai, mi piacerebbe fare delle puntualizzazioni e dire di più, ma non posso perché so di chi stiamo parlando e non sarei obiettiva. Certo gli aspetti che hai analizzato tu sono importanti, capire la necessità di dire le cose in un modo anziché in un altro (come in quel "da cosa nasce cosa") è importante e infine lo è inserire il breve stralcio nel contesto più ampio del racconto, perché certe cose sicuramente hanno una spiegazione che così rimane sospesa. Quando vi dirò di cosa si tratta, magari, potrai dare un'occhiata all'intero racconto e giudicarlo con più cognizione.

      Elimina