giovedì 18 febbraio 2021

Buona la decima!

Avevo un compagno, al liceo, che, durante il compito d’italiano in classe, non spostava gli occhi dalla parete di fronte, come se quella superficie imbiancata gli dettasse le idee e poi, nell’ultima mezz’ora, chinava la testa sul foglio vergine e cominciava a ruzzolare parole senza tornare mai indietro a correggere un solo pensiero. Consegnava direttamente l’unica versione scritta, priva di scarabocchi, cancellature o asterischi, mentre tutti noi ci affannavamo a ricopiare il testo in bella copia, guardando l’orologio con l’incubo di non riuscire a trascrivere il tema per intero. E, alla fine, lui prendeva sempre voti alti, noi incrociavamo le dita per arrivare almeno al sette.


Non sono invidiosa. Non desidero negli altri le cose che mancano a me, non muoio dentro se qualcuno arriva ai traguardi che io non sono in grado di raggiungere né gioirei del fallimento di chi ha goduto di una soddisfazione a me negata... 

Diciamo che non invidio nessuno, ma con un'eccezione.

Come si fa a non voler essere al posto di quelli che scrivono senza passare dalla tribolazione del come scrivere, quelli che bam! ti stampano, fatte e finite, pagine e pagine di pensieri fluidi, capaci di vivere di vita propria già da subito; quelli che si siedono e battono sui tasti posseduti dalla musa ispiratrice e quando hanno finito, a parte qualche e senza accento o qualche virgola fuori posto, non devono cambiare nulla di ciò che hanno scritto: non hanno, nel frattempo, mandato a quel paese qualcuno, non hanno imprecato contro personaggi piatti, dialoghi insignificanti, parole che non vengono, idee morte in partenza. Al limite rifiniscono, ma non premono il tasto canc per ricominciare.


È inutile, bisogna rassegnarsi: sapere scrivere così è un dono, un talento naturale di cui vorrei disporre e che, invece, mi manca del tutto. Non esistono metodi, allenamenti, esercitazioni che possano insegnarlo: o sei capace di scrivere bene di getto o non lo sei. E io non lo sono: costruisco ogni singolo pensiero mattone dopo mattone, limando, sgrezzando, scartavetrando la pagina imperfetta fino a renderla liscia all’ascolto come una tavola di marmo al tatto. 


Io scrivo solo per stratificazione.


Significa che libero le idee così come vengono. Poi rileggo ciò che ho scritto, consapevole di essere davanti a un testo sconnesso, che risponde a un istinto, ma non ha alcun requisito di “esportabilità” all’esterno. Cominciano, allora, le numerose sedute in cui passo e ripasso sopra ogni frase con pialla, martello e rullo compressore.

Questa è la mia prassi scrittoria, anche quando mi dedico a un post per il blog, senza cioè quelle pretese di letterarietà con le quali, invece, mi approccio alla narrativa.

Nei miei articoli ci sono frasi fatte, il tono colloquiale mi porta a ricercare un linguaggio meno elaborato, a scrivere ecchisenefrega o evvabbè, senza pormi problemi; i puntini di sospensione non sono nemici..., faccio caciara in dialetto e se devo URLARE uso il maiuscolo. Eppure, sebbene nella veste di blogger io sia informale, mi prendo ugualmente cura di ciò scrivo. 

Poche cose nascono spontanee, mi capita giusto quando ho il momento di grande ispirazione e tiro fuori il coniglio dal cilindro. Rarità, ormai (quando ciò accade, mi commuovo.)


Invece pianifico e seguo un iter preciso: se non ho idee già piazzate in bozza, cerco un argomento su cui mi piacerebbe parlare. Pubblicando il giovedì, comincio ad abbozzare l’articolo nel fine settimana. Butto giù un contenuto vago che mi serve a fissare i concetti: vado per frasi, qualche volta per paragrafi più corposi, altrimenti formulo una scaletta oppure trascrivo parole chiave. In genere aspetto la lucidità del mattino per dare corpo al testo. Per arrivare alla versione definitiva leggo il pezzo  in momenti diversi della giornata: nel primo pomeriggio aggiungo uno strato di correzioni; la sera stratifico ancora e l’articolo prende un’altra forma. Il giorno successivo è facile che io cancelli l’incipit a favore di uno nuovo o che il finale sia del tutto diverso. Mi è persino capitato di virare verso altri argomenti non previsti e di scrivere una cosa completamente differente rispetto all’intenzione iniziale. Revisiono fino all'ultimo secondo prima della pubblicazione.

Direte che è giusto che sia così, eppure trovo che questa metodologia penalizzi l’immediatezza che molti riescono subito a rendere interessante e anche l’improvvisazione, cosa che m’impedisce di dare vita a un articolo oggi per domani.


Giustifico in tal modo la mia inerzia scrittoria, quando si tratta di impostare, per esempio, lo schema di un nuovo romanzo. Ma come arrivare alla fine di una lunga narrazione se già considero oneroso revisionare una pagina di appena mille parole! Ho tre storie avviate da anni, impalcature montate per portare avanti trame che credevo si sarebbero lasciate raccontare. Tre romanzi che non vedranno mai la luce, con molta probabilità, perché mi confonde solo il pensiero di buttarmi in un lavoro matto e disperatissimo, che riterrei necessario per ottenere un discreto risultato (discreto per me, poi!)

Trovare la giusta maniera di dire le cose, fuggire dalle facili scappatoie, più tutta una serie di paletti che ormai s’impongono quando scrivo, sono esigenze imprescindibili se voglio ottenere un buon risultato e adesso, che sono maturata e non mi basta più credere di essere al sicuro solo perché ho avuto l’idea vincente, ritengo quasi impossibile concepire un romanzo decente se non in tempi biblici e con l’impiego di un capitale intellettivo (senza trascurare la tenace volontà), che purtroppo si va esaurendo.


Sono come quei registi che arrivano a ripetere la scena cinquanta volte e non si reputano soddisfatti se, nella loro testa, non si forma una possibile idea di perfezione.

Per me non è mai buona la prima, è buona la decima e questo posso permettermelo dove lo sforzo è minimo: solo in un post per il blog, forse in un racconto di cinque pagine.

Scrivere un romanzo è un’altra cosa: tutti quegli incastri impeccabili, quelle sequenze che portano avanti la storia e non si disperdono in passaggi superflui; quel ritmo che accresce l’interesse senza smontarlo mai... e chi riesce più a stare dietro a tutto questo!


Altroché viaggio dell'eroe, per me è solo un viaggio della speranza!

E quando scrivo qualcosa, qualunque cosa, faccio come al liceo: incrocio ancora le dita per arrivare almeno al sette.



 






46 commenti:

Marco Freccero ha detto...

Il sette al liceo? E chi lo ha mai visto! Era già tanto se beccavo il 5 :)
Io una di quelle tre storie la riprenderei in mano, però. Perché poi te ne pentirai di averle abbandonate.

Marina ha detto...

Mi sono pentita di averle scritte! 😅
No, scherzo: hai ragione. Qualche volta penso alla prima di tutte, quella che aveva preso una bella volata, qualche anno fa. E poi? Boh, al primo intoppo ho mollato.

Patricia Moll ha detto...

Ciao Marina, sai che non scrivo libri quindi non conosco il lavoro che c'è dietro.
Per i post, invece, vado a "raptus" d non ridere per il termine.
A volte non so cosa scrivere poi mi viene in mente un qualcosa e allora le dita vanno. Alla fine rileggo, correggo gli errori/orrori ortografici e pubblico.
Poco professionale, sì, ma io scrivo sul blog per divertimento quindi... Anche per essere letta, non lo nego, ma è divertimento
Ciaoooo

Ariano Geta ha detto...

Io pure scrivevo i temi direttamente in bella copia e prendevo voti più alti degli altri. Eppure, ti posso garantire che quando si parla di narrativa saper scrivere bene e avere subito idee che scorrono fluide sul foglio non è una garanzia di aver subito sotto mano un manoscritto riuscito. Significa aver sotto mano un manoscritto che, se lo legge il professore di italiano, gli mette un bel voto perché la forma è buona e la grammatica è corretta. Ma se lo legge un lettore... Oh, il lettore è più esigente di un prof. A lui non basta che la storia sia ineccepibile sul piano formale e non abbia gravi errori grammaticali. Il lettore vuole provare emozioni, sentirsi coinvolto, appassionarsi pagina dopo pagina. E quando uno scrittore (o scribacchino come me) rilegge il proprio manoscritto è come un lettore.
Perciò, credimi: nessun vero scrittore è mai soddisfatto al primo tentativo della stesura del suo testo. Spesso neppure al secondo o al terzo. Non credo che esistano scrittori in grado di redigere l'opera definitiva già al primo tentativo ;-)

Marina ha detto...

La tua spontaneità conquista e questo è il tuo punto di forza. Alla fine, scrivo anch’io nel blog per divertimento e mi riesce. Forse dovrei concepire con lo stesso spirito anche la stesura di un romanzo. :)

Marina ha detto...

Ecco, al liceo ti avrei odiato! 😂 Sapessi come riducevo io le brutte copie: ero fissata con gli asterischi, che numeravo e poi si creava un casino fra *1, *2...e poi cancellavo con la penna in modo da oscurare totalmente ogni parola sbagliata. Il testo era un campo di battaglia illeggibile (fortuna che riuscivo a ricopiarlo per tempo!)
Avere un’opera perfetta alla prima stesura forse no, ma avere la bozza infarinata bene sì; anche stendere un’idea per pagine intere mantenendo costante il flusso è un privilegio possibile per qualcuno. Mi piacerebbe, per una volta, fare un’esperienza del genere: scrivere un racconto in un pomeriggio ed essere sicura che la storia sarà rimaneggiata in tanti aspetti, meno che nella sostanza. Invece ho la matematica certezza che tutto quello che scrivo andrà incontro a uno stravolgimento totale.

Claudia Turchiarulo ha detto...

Eccomi, presente.
Rispecchio appieno la categoria che hai descritto.
Mai fatto una sola bella o brutta copia nella mia vita. Ho sempre consegnato il primo elaborato, e senza la minima sbavatura.
Chi mi conosce sa che scrivo di getto, e con una disinvoltura quasi imbarazzante.
Sarà per questo che attiro gli hater come la cacca con le mosche? Chissà.
Magari fossero tutti estranei all'invidia come te.

Sai che non mi ero resa conto che tu pubblicassi metodicamente il giovedì? Ma che pazienza iniziare il post giorni prima.
Per me venti minuti a pubblicazione bastano e avanzano.
Mi odierai anche tu? Ma no, non ci crederei mai. 😉

dolcezzedimamma ha detto...

Anche per me c’è un continuo lavoro di limatura. Solo pochi testi vengono di getto, i più richiedono letture e riletture e, soprattutto, non riesco a scrivere a comando, su un argomento dato.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Premesso che per scrivere un post mi comporto esattamente come te, scrivo la bozza presa da un'idea e poi la modifico, la integro e la rileggo, talvolta arrivo anche a non pubblicarlo perché non soddisfatta oppure perché ha perso attualità.
Riguardo ai temi di italiano, anch'io scrivevo direttamente in bella copia, era un'esigenza dovuta alla mia lentezza, non ero capace di ricopiare tutto in bella perché ero lentissima e soggetta a crampi alla mano. La mia tecnica era quella di "scrivere nella mia mente" il concetto che volevo esprimere e poi riportarlo sulla carta già completo, ogni tanto c'era qualche cancellatura, ma sempre con un certo ordine...anch'io prendevo voti alti(prendevo anche dei 9, invredibile) ma non ero al liceo, frequentavo l'istituto tecnico ed eravamo in pochi ad appassionarci alla letteratura italiana. Forse il mio vantaggio era questo e poi leggevo moltissimo e leggere aiuta ad avere padronanza di linguaggio, almeno credo.
Riguardo alla scrittura di un romanzo ogni frase la scrivo e riscrivo più volte, per me è impossibile scrivere di getto, ogni tanto capita di essere particolarmente ispirata nella scrittura di un capitolo, ma di solito cesello ogni frase. Ogni romanzo è frutto di tanta costanza. Mi è capitato di iniziare a scrivere una storia e di lasciarla nel limbo per diverso tempo, poi però ho deciso di finirlo e mi ci sono messa finché non l'ho finito (con la solita fatica costante).
Ti consiglio di provare a riprendere uno dei tuoi romanzi e ti procedere con quello che senti più nelle tue corde...

Maria Teresa Steri ha detto...

Io un tempo ero come te. Che si trattasse di temi a scuola, lettere, e-mail, racconti, romanzi, articoli per lavoro, post... ogni tipo di testo mi portava via tantissimo tempo a causa delle mille revisioni, perché non ero mai contenta del risultato. Rileggevo tutto mille volte e mille volte cancellavo. Da un po' a questa parte non è più così, ma non so dire onestamente perché. Forse mi sono solo stufata o forse ho acquistato maggiore sicurezza. Fatto è che il mio approccio è cambiato e ne sono molto contenta, perché prima era davvero stressante. Aggiungo che però per tutto che scrivo c'è sempre molto lavoro di "testa" dietro, ovvero ci rifletto a lungo prima di mettere nero su bianco. Questo mi aiuta molto a ottimizzare i tempi.

Luigi ha detto...

anch'io sono un po' come te Marina: devo leggere, rileggere e correggere continuamente!!!
Buon week-end

Marina ha detto...

Mettimi pure in elenco assieme ai tuoi più affezionati haters! 😂
No, davvero, invidio chi scrive di getto e con disinvoltura, vorrei imparare da voi, ma so che non è “materia” d’insegnamento. Mi tengo il mio faticoso metodo, che, poi, alla fine, ma solo alla fine, mi regala delle soddisfazioni.
Sono disciplinata anche nell’organizzazione del lavoro: prima pubblicavo anche il martedì, ora sarebbe impossibile; ma il giovedì cerco di avere pronto il post e sì, ci sono volte che la natura dell’articolo richiede tempo (vedi quello sul libro che parla di Hitler). Ci tengo a essere esaustiva e, al di là dell’uso corretto dell’italiano, vorrei comunicare qualcosa di sensato e di interessante. Per me il contenuto è il biglietto da visita che mi rappresenta, per questo curo ogni dettaglio e mi fisso con le revisioni maniacali.
A scuola, facevo un macello con la brutta copia, ma poi la professoressa d’italiano mi premiava, certe volte anche oltre ogni mia aspettativa. ☺️

Marina ha detto...

Sai che prima anch’io la pensavo come te, a proposito degli argomenti a comando? Poi, da quando scrivo mensilmente degli articoli per un sito “al femminile” che si chiama “I racconti delle ragazze”, ho imparato a scrivere anche su scelte pilotate e credevo peggio, a essere sincera: cerco di avere la professionalità della giornalista che deve scrivere il pezzo che le viene richiesto di volta in volta. È senz’altro una fatica in più, ma non fallisco nel risultato, nel senso che lo porto a termine.

Marina ha detto...

Anche tu bella copia direttamente. Che fortuna!
Per il resto, se mi puoi capire, mi sento confortata. 😅
Hai ragione: la costanza è tutto, in imprese come la stesura di un romanzo. È quella che mi è mancata, oltre a tutto il resto (buone idee, volontà, tempo). Quei tre romanzi sono nati dalla voglia che avevo di raccontare delle cose per me importanti, poi, quando non lo sono state più, ho perso interesse. Insistere mi pesava, ma forse dovrei avere un atteggiamento più professionale e non agire solo su comando dei sentimenti (che fregano sempre: sono troppo volubili).
Tu sei bravissima e la tua caparbietà ti permette di raggiungere l’obiettivo. Proverò a seguire il tuo consiglio (sulla spinta tua e di Marco, magari, riesco a ricominciare dove ho interrotto.)

Marina ha detto...

La sicurezza, brava, è quella che aiuta tantissimo. Ed è un premio alla costanza: scrivere con l’impegno che ci vuole e riuscirci, secondo me, è il miglior modo per acquisire la sicurezza necessaria a fare quel passo avanti che tu hai fatto. Mi manca l’esperienza: non mi sono più cimentata nella stesura di storie lunghe e ho perso quell’abitudine che porta a costruire la storia, a concepirla, prima, a rifletterci su, come dici. Chissà, forse parlarne, mi dà la spinta che cerco.

Marina ha detto...

Mal comune mezzo gaudio! 😉
Buon fine settimana anche a te.

Lisa Agosti ha detto...

Io a scuola facevo temi chilometrici, facevo la prima parte in brutta poi copiavo in bella (usavamo i fogli piegati a metà per lasciar spazio alle correzioni a fronte) e continuavo a vele spiegate, prendevo sempre bei voti.
Non ci mettevo alcuna personalità, ricordo benissimo che all'esame di maturità studiai per bene il professore che avrebbe valutato il mio testo e decisi che era una persona noiosa e pedante. Scrissi un tema lungo e peso, un mattonazzo insomma, e presi 9 (che unito al 3 in matematica mi regalò la media del 6!). :)

Marina ha detto...

Ahah, anche il mio tema di maturità era lungo e pesante, me lo ricordo ancora: una cosa tratta da una citazione di Norberto Bobbio che due palle... e però fu valutata bene (per fortuna!)
Cos’è esattamente la matematica? 😂😂

Giovanni ha detto...

Il problema è il tempo, immagino. Dicono che se uno sa leggere bene riesce anche a scrivere bene. Riconoscere nei testi altrui strutture, modi di portare avanti la storia, se noti anche lo stile, annoti parole e modi di dire nuovi. Io feci un interessante corso di scrittura creativa che comprai in edicola perché ero sempre stato curioso. Consigliavano romanzi da leggere che parlavano, non so, del dialogo, dello stile, del personaggio, ecc...
Anche io se non penso che una scena sia finita ci torno sopra per giorni, prima di concludere e poi tornarci ancora sopra a revisione completa del testo fatta almeno altre ennemila volte. Per poter scrivere dovresti avere in mente un inizio, un punto di massimo impatto drammatico e un finale. Almeno io non inizio a scrivere un romanzo se avere idea di questi tre punti. Sul primo c'è comunque flessibilità perché hai sempre modo di cambiarlo in base a ciò che viene dopo e nel finale. Volendo anche il finale e il climax, ma devi fare attenzione. Metti che vuoi scrivere un romanzo circolare che finisce dove inizia, sei per forza costretto a riscrivere l'inizio a meno che tu non abbia in mente ogni passaggio, ma questo implica che si deve dedicare tempo, tempo e tempo, l'idea ce l'hai in testa per mesi, forse anni, e anche quando hai tutto in mente non credo che nessuno si metta e scriva sempre con costanza e tanto e senza riscrivere anche tutto un capitolo se serve.
Io durante il NaNoWriMo ho scritto anche 4000 parole in 2-3 ore, poi ci sono stati giorni che se ne ho scritte 10 è stato pure assai... ricorreggevo il precedente per trovare uno spunto.
Nella scrittura ci finisce tutto. Lo stress, il tempo che manca, l'umore e tante altre cose della sfera personale che inficia con ciò su cui invece dovremmo concentrarci. Mi pare ovvio che poi si inizia carichi di entusiasmo, poi viene meno il tempo, la voglia e si lasciano le storie appese. Capita a tutti.
Ma è anche vero che non è necessario per forza scrivere. Ci sono persone che si divertono di più a leggere.
Io ai temi di italiano non riuscivo a prendere manco un 6. Qualche volta l'ho preso, ma i temi a scuola erano noiosi non ti permettevano mai di inventare una storia. No, non sia mai, eh. Parlaci del pessimismo Leopardiano, delle guerre mondiali, di Foscolo, dei temi cari a Tizio Caio.
Una sola volta successe che una professoressa volle uno storia inventata. Era alle scuole medie, forse seconda, non ricordo. Non seppi cosa scrivere.
La professoressa fece leggere il tema di una ragazza, Chiara. Mi ricordo ancora i suoi capelli neri e ricci. Un bel tema davvero, una bella storia.
Un'altra volta alle superiori. Terzo anno. La nuova professoressa di italiano ci chiese di raccontare del primo giorno di scuola. E assegnò il compito a 3-4 di noi. Bisognava usare 3-4 tecniche diverse: narrativa, relazione tecnica, altre due che nemmeno ricordo.
Io scelsi il racconto. Andò male. Lo avevo scritto come una relazione tecnica. E la ragazza che lo aveva scritto come relazione tecnica lo aveva scritto come racconto. :D
E ti dirò che di recente nonostante le idee non ho l'umore adatto per scrivere, per immedesimarmi nei miei personaggi, cambio le situazioni il modo in cui avevo prima scritto, mi diventa molto pesante, non mi ci diverto. Riesco a rianimarmi un po' quando una scena l'ho rivista non dico dieci volte ma quasi, però poi diventa una sofferenza per il dopo. Prima o poi ne verrò fuori perché sono a buon punto col settimo e ultimo volume della serie, ma facile non lo è affatto.

Marina ha detto...

Io ti ho sempre fatto i complimenti per come riesci a creare storie dal nulla e a scriverle, ancora più difficile, perché le idee okay, possono esserci, ma poi metterle su carta è un’altra faccenda. In questo, tu sei un asso. Non parliamo, poi, del Nanoecc... per me infattibile!
Il tempo è certo un fattore determinante, mi sembra sempre poco è quello che ho non riesco a sfruttarlo bene con costanza: magari mi capita di stare due ore fitte a scrivere un giorno (ma tanto so che cancellerò tutto), il giorno dopo vuoto totale. Sono incostante ecco, questo è fortemente penalizzante.
Leggere mi prende di più, in questo periodo e mi riempio di bellezza stilistica altrui, che mi fa sentire ancora più piccola e incapace, quando dovrebbe essere uno stimolo, invece!
L’esperienze scolastiche sono tutte un bel raccontare! 😁 Io ricordo il mio prima temino creativo alle elementari, una storia inventata con protagonisti del regno animale: presi un voto buono, ma ricordo che la maestra si stupì per la fantasia, mentre tutto gli altri avevano scritto cose ordinarie.
Fu un inizio..., ma è vero, al liceo, c’erano quelle tracce noiose su poeti da commentare o eventi storici... io aspettavo il tema libero, ma poi, sapendo che là professore gradiva gli altri, mi forzavo a scegliere quello meno antipatico. 😁

Elena ha detto...

Io rosico come te. Ma mi piacerebbe sapere se quel tuo compagno di liceo ha combinato qualcosa, con la scrittura intendo , oppure no. Perché a volte non basta l'estro, occorre il sacrificio, la costanza, l'abnegazione. Insomma, una fatica. Quasi quasi guardo anche io la parete bianca. Che se poi uno credesse nello Zen sai che sorprese????

Luz ha detto...

Due osservazioni su altrettanti punti del tuo post.
Primo: chi ha veramente mai creduto che i grandissimi scrittori non lavorino di cesello? Non per ripetermi, ma ti cito proprio la Mazzucco che sto leggendo in questi giorni. In un'intervista dice che la sua prima stesura è scritta di getto, ha bisogno di scrivere esattamente come le immagini si sono formate nella sua mente, poi arriva il vero lavoro. Un lunghissimo lavoro di taglio e rifinitura. Il prodotto è a dir poco splendido, si vede tutto quello che c'è dietro. Non esiste scrittura perfetta che nasca perfetta (avevo scritto anche di Murakami, dal suo testo sul mestiere di scrivere, stesso procedimento, lunghissima gestazione).
Secondo: mi dispiace che tu sia convinta di non saper scrivere, perché è del tutto falso. Tu scrivi e anche molto bene. Ti sei persuasa di non essere all'altezza di un procedimento di rifinitura e poi pubblicazione, dopo oltretutto essere stata pubblicata anni fa. No, dai, Mari'.

Marina ha detto...

Io c’ho provato a fissare il vuoto: mi viene solo sonno!
No, quel mio compagno di scuola non aveva velleità letterarie, però scriveva bene: adesso fa il notaio. Redige contratti, ma immagino lo faccia bene... direttamente in bella! :)

Marina ha detto...

Mi guarderei bene dal dire che gli scrittori, quelli bravi, non vanno ad affinare i loro scritti: chiunque scriva, a qualunque livello, sa bene che la revisione è fondamentale, “le” revisioni. Solo che immagino che ci sia chi ha una buona scrittura anche nella prima stesura, cioè chi non faccia i casini che, invece, faccio io tutte le volte per essere soddisfatta anche di pochissime righe. Vedi, la stessa Mazzucco che citi dice di scrivere di getto: certo, poi, cesella, è normale, ma lavora su una base che ha scritto senza incespicare continuamente nelle idee e nell’opportunità di scriverle. Ha chiaro il percorso, voglio dire questo, e a me tale chiarezza manca.
Luà, lo so, io sarò sempre insicura: ci sono delle cose che mi riescono bene e lo riconosco, però nella breve percorrenza, che può essere un racconto o un articolo qui. Il romanzo mi mette in crisi e non so come abbia fatto a scriverne uno tanti anni fa: ero più incosciente, cioè mi facevo meno pippe mentali, perché, lo sai meglio di me, acquisire consapevolezza significa fare i conti con una serie di limiti che vedi e prima non vedevi.

Tenar ha detto...

Io penso che, innanzi tutto, si possa avere una vita intellettualmente ricchissima anche senza scrivere romanzi. Per altro, per noi scrittore è quasi sinonimo di romanziere, ma, per dire, chi andrebbe mai a criticare Borges per non aver scritto un romanzo? Credo che anche Carver non ne abbia mai scritto uno. Si può benissimo diventare grandissimi della narrativa anche senza romanzi. Poi ognuno ha il suo metodo. Non c'è un premio per chi scrive di getto o velocemente. Quando una storia ci piace, ci piace e poco importa se l'autore abbia fissato il vuoto per ore o se invece ha scritto e riscritto fino allo sfinimento. Per il lettore l'importante è il risultato. Io so che da te posso sempre aspettarmi una bellissima prosa e questo per me è importante.

Marco Lazzara ha detto...

Se devo scrivere racconti (romanzo ne ho scritto solo uno, abbastanza travagliato, ci ho messo sette anni), ho già l'idea in testa in tutto il suo svolgimento, quindi non resta che scriverla. Poi la revisionerò mille volte, con quel lavoro di cesello maniacale che faceva Stanley Ellin, ma per me la narrativa è sempre stata di getto, altrimenti con me non funziona.

Anche per i post sul blog è più o meno così, ma non aggiungo altro in merito, potrebbe non piacerti sentire tutto il dietro-le-quinte...

Marina ha detto...

Sì, è vero, dipende dagli obiettivi che uno si prefigge: chissà se Carver ha mai avuto intenzione di scrivere un romanzo! Io ho sempre avuto questo pallino e ti dirò, ho scoperto il mondo del racconto solo negli ultimi anni, apprezzandolo in egual misura. Ma la mia difficoltà è a più livelli: vivo tutto con serenità, però ogni tanto mi capita di fermarmi a riflettere e a rimproverarmi il fatto di non essere sufficientemente piena di idee, sufficientemente attrezzata contro la scarsa pazienza o la volontà incostante. Mi dico: ma se ti piace così tanto scrivere, perché non ti riesce di farlo con scioltezza? E rosico, ecco.

Marina ha detto...

E io intendo questo: scrivere di getto non con la pretesa di avere un lavoro già perfetto, ma con la sicurezza di avere la storia tutta chiara nel suo svolgimento fin dall’inizio. Sì, una capacità che invidio, perché io non solo rielaboro tutto ciò che scrivo (e questo lo facciamo tutti), ma ritorno anche sulle idee che ho avuto e se ne cambio una, poi devo riadattare tutto il testo, significa cancellare, riscrivere... per non essere, magari, lo stesso contenta al 100%.
Un po’, adesso, il tuo dietro le quinte m’incuriosisce...

Marco Lazzara ha detto...

Ma nulla di straordinario, in realtà... Quando ho l'idea per un post, prendo e lo scrivo. A volte ci metto poco a redigerlo, altre devo fare qualche ricerca e ci metto un po' di più, ma in poco è fatto. Poi, scrivendo con largo anticipo (anche di mesi), prima della pubblicazione torno ogni tanto a revisionarlo. Tant'è che ho post pronti per un anno.
Per esempio per la "serie del quotidiano" c'era un grosso lavoro dietro e sono post che avevo scritto con almeno 8-10 mesi di anticipo. Poi su quello e la blogosfera ci sarebbe parecchio dire, ma sorvoliamo.

Marina ha detto...

Questo, per esempio, mi manca del tutto: se qualche volta mi capita di scrivere qualcosa presa da forte ispirazione e di pubblicarla subito, dopo pochi rimaneggiamenti (ultimamente, è accaduto, per esempio, il giorno della vigilia di Natale, di fronte a quel tramonto spettacolare), non sono mai riuscita ad avere una serie di post scritti in precedenza, tali da coprire un anno di programmazione. Mii viene da dire: wow, ma come si fa? 😁

Marco Lazzara ha detto...

Mah, un altro che fa così è MikiMoz. Se hai degli argomenti ben canonizzati, ogni post diventa il tassello di una serie di argomenti, e hai delle linee guida su cui indirizzarti e a cui attenerti.
La recezione di quei post, invece, è un'altra storia.

Marina ha detto...

Beh sì, la recezione dei post è un’altra faccenda e, talvolta, è dura accettare che un post su cui hai speso tempo ed energie venga trattato come un articolo di scarso interesse. Però, anche lì, che fai: non puntiamo tutti sulle stesse cose e il grado di sensibilità e interesse varia da persona a persona.

Marco Lazzara ha detto...

Non è una questione d'interesse, come vado ripetendo da tempo: in un blog le persone non sono interessati all'argomento in quanto tale, ma al blogger. Perché gli piace come espone la cosa o perché col tempo si creano dei rapporti di amicizia o scambio; l'argomento il più delle volte è secondario. Altrimenti perché, se l'argomento interessa, si va a leggere e commentare solo sui blog che si frequenta e se lo tratta qualcun'altro manco gli si dà una possibilità?
Giusto poco tempo fa un blog mi ha "scopiazzato" un post (e non è nemmeno la prima volta che succede). I commentatori l'hanno trovato interessante e hanno fatto i complimenti alla padrona di casa. Dov'era questa gente un anno fa quando lo stesso argomento era uscito sul mio blog? Sono o non sono interessati al discorso come dicono?

Luz ha detto...

Entro in questo scambio, amici belli.
"...in un blog le persone non sono interessati all'argomento in quanto tale, ma al blogger". Falso, Marco. Le persone possono anche ritenere un blogger simpaticissimo, ma se non scrive post interessanti, se non sta sul pezzo, allora è solo questione di tempo. Non c'è speranza di crescita, piuttosto il blog perde i suoi numeri.
Quando un blog ha poche frequentazioni, da quello che ho imparato, la cosa deriva da alcune motivazioni:
1. il blogger è noioso, prolisso, ripetitivo.
2. il blogger tende a polemizzare "in casa altrui", senza porsi mai in modo costruttivo, ma tutto l'opposto.
3. il blog ha una veste grafica scadente, non invita a navigare né a leggere, è impaginato male, non è insomma una buona "vetrina".
Se abbiamo queste caratteristiche non possiamo essere automaticamente simpatici, il che è un'ulteriore aggravante.
Un errore facilmente commesso dal blogger di scarsa visibilità è sentirsi anche sempre al centro del mondo. Ma che dico, dell'universo. Allora questo blogger pensa anche che quello che scrive verrà "scopiazzato" da qualcuno. Magari da qualcuno che non ha mai idee, che non conosce originalità, qualcuno a cui manca il bene della creatività. E magari qualcuno che non naviga altrove e non solo fra blog altrui, ma spazia, legge libri, incontra persone, frequenta gruppi di studio, ascolta conferenze. Ama una parola meravigliosa: "conoscenza".
Ecco, Marco, finché ci porremo sempre e senza remissione nella posizione di onnisciente infallibile e solo a "saperla ragionare", vedi, rimarremo per sempre quello che siamo, senza il bene di una cosa meravigliosa, un'arte proprio: l'umiltà.

Marina ha detto...

Il blogger, certo, gode di stima o meno, dunque ha il suo seguito anche grazie a questo, però se l’argomento non m’interessa, puoi essere pure il mio migliore amico, io non ti leggo solo perché ti voglio bene o mi piace come scrivi.
Poi, caro Marco, c’è un’altra verità, che si avvicina a quello che dici: è pur vero che se io mi sento a mio agio con il blogger Tizio ho più piacere a lasciare un commento nel suo blog e, purtroppo ( o anche no) non è detto che si debba stare simpatici a tutti. Io so che non sono più nelle grazie di qualcuno o che non lo sono mai stata, ma pazienza, non mi lamento, è nella natura dell’essere umano simpatizzare o meno con qualcuno: è la misura dell’empatia (che siamo noi a suscitare, non dobbiamo mai dimenticarcene). Non penso sia opportuno armare una discussione su chi segue chi e perché lo fa. Lo dico sempre: nessuno è indispensabile e a nessuno di noi è dato il potere di sedere su piedistalli.
Non essere convinto di essere stato “scopiazzato”: spesso noi blogger ci inseguiamo con gli argomenti e sarebbe assurdo pensare che andiamo in giro a rubare le idee che altri hanno avuto prima di noi, anche perché ognuno ha un proprio modo di dire le cose e non è un fatto di preferenze legate al blogger, metti anche in conto che quella persona, che magari ha trovato uno spunto per scrivere un post analogo al tuo, non abbia nemmeno letto l’articolo in cui hai affrontato lo stesso argomento. Secondo me, non devi dare per assodati i tuoi pregiudizi e vivere con meno animosità questo mondo che non crea esclusive.

Grazia Gironella ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che è buona la decima... o anche la dodicesima, nel caso; ognuno ha il suo numero. Tutto sta ad avere voglia di seguire il proprio modo di scrivere, perché quelli altrui non si importano facilmente.
Ultimamente mi succede, con i post del blog, di scegliere un argomento e buttarmi a scrivere come una pazza, e trovarmi alla fine con un articolo molto sentito, che però non mi sento di utilizzare per il blog; così riparto daccapo, con un argomento diverso. Devo pensare che qualcosa lotti per uscire? Immagino di sì. Però non mi meraviglio di non riuscire a tenere il ritmo di un post a settimana. ;)

Marina ha detto...

Io ho una cartella piena di file incompleti. L’ho nominata “Blog - progetti in corso”: contiene tutti gli argomenti su cui mi sono buttata e che non solo non ho mai voluto pubblicare, ma nemmeno ultimare, per mancanza di tutto: di entusiasmo verso quell’argomento (magari parto in quarta e poi perdo lo slancio), di necessario approfondimento, di reale convinzione. Lì non è buona nemmeno la centesima! :) Eppure, un tempo, scrivevo due post a settimana: si vede che ero più giovane! :D

Marco Lazzara ha detto...

Vabbè, non volevo commentare oltre, ma insomma...

Per cominciare, Luana, da cosa hai capito che mi riferivo a te? Perché gli elementi erano davvero inconsistenti. Cioè, o sei Sherlock Holmes (e tanto di cappello), oppure c'è qualcosa di marcio in Danimarca.
Al di là di questo, hai ragione: non avrei dovuto usare il termine “scopiazzare” (che però avevo messo tra virgolette), e il mio discorso era sui commenti (ma ci torno dopo). Non intendevo che hai fatto copia/incolla del mio post, perché sarebbe falso, però l'idea e la struttura lo ricalcavano abbastanza. Ma nulla di male, in fondo: ce ne sono a bizzeffe di post sull'argomento. Mi è spiaciuto non essere menzionato, specie quando Marina ha fatto riferimento a me nei commenti, dato che i miei post li avevi letti e commentati. Ma pazienza.
Però c'era un precedente.
In quel post di un anno fa, mi sono proprio incavolato. Avevi pubblicato un post che partiva dalla mia stessa idea a poche settimane dal mio, che avevi letto e commentato. E pazienza. Te l'avevo fatto notare bonariamente nei commenti, e prima hai negato, poi hai fatto capire che comunque il tuo post fosse migliore, poi hai insinuato che avessi commentato senza leggerlo (in realtà l'avevo pure letto due volte, figurati, mi era piaciuto) e infine hai concluso con quella cosa della “guascona”. Mi sono sentito preso in giro, ed è per quello che mi sono incavolato.
Non essere troppo generosa nell'elargire giudizi. Non sai nulla di me, al di là di una pallida immagine riflessa in rete. Altrimenti vedresti che nella vita ho ben poco di cui vantarmi. Scrivere e insegnare sono le uniche cose che sono davvero capace di fare (e ho detto “capace”, non “bravo”). Se mi vengono messe in discussione, me la prendo. Come quando un collega disse agli studenti che il mio materiale didattico erano delle “cagate” (e anche di peggio). Non è “sentirsi al centro dell'universo” o mancare di umiltà, è semplicemente il poco che ho. Triste, lo so.
Quel che posso dirti è che un anno fa in quell'occasione hai mancato di sensibilità verso di me (peraltro in un periodo brutto della mia vita) e ci sono rimasto male. Parecchio.

Sul discorso dei commenti, sono stato frainteso, ma lì è colpa mia, ho fatto il sunto di una discussione più ampia fatta altrove.
Ci sono molti motivi per cui si legge e si commenta su un blog (e anche sul perché non lo si fa). Sostanzialmente o si è interessati all'argomento oppure piace come il blogger pone la questione o si è in rapporti di amicizia/scambio con lui. In mezzo c'è tutta una gamma di possibilità, in misura maggiore o minore ci si muove tra questi due estremi. Tipicamente o vado su quel blog perché so di trovarci dei contenuti che mi interessano e mi piace il modo in cui il blogger li racconta oppure perché trovo che il blogger sia bravo a raccontare e quindi riesce a incuriosirmi su argomenti che di mio non avrei cercato (e perciò non vado a leggere il post analogo di un blogger che non seguo).
Poi lo so che il mio blog è in declino e ho pochi commentatori, Luana, ma lì si tratta di una scelta. Se volessi, potrei avere il doppio dei commenti. Ho invece scelto di non dare più tempo e spazio a persone che non si sono comportate bene. E ti assicuro: a parte alcune eccezioni clamorose, mi è dispiaciuto per ognuno di loro.Voi ne avete un numero più alto, ed è giusto, perché siete due ottime blogger, e questo è indubbio. Se ti ho fatto pensare il contrario, di questo e solo questo, me ne scuso.

Luz ha detto...

Rispondo punto a punto:
Ho sospettato che ti riferissi a un mio post perché sotto quel post di "poco tempo fa", proprio Marina ha fatto un riferimento a te. "La padrona di casa" è una lei, quindi forse ti stavi riferendo a me? Il post aveva ricevuto lodi, altra coincidenza? Dal momento che sono una persona di pace, e del tutto serena riguardo alle mie capacità di mettere insieme un argomento, ti ho scritto una mail, ieri, alla quale è seguita una tua risposta secca: sì. Senza argomentazione alcuna, il che denunciava una certa acredine. Da lì ho formulato la mia risposta qui, a un riferimento, a una velata accusa, aggiungo, di cui mi è dispiaciuto in proporzione a quanto è fondata sul nulla. Se qualcosa mi caratterizza da sempre è proprio la volontà, fermissima, di scrivere solo ed esclusivamente se ho qualcosa da dire. La scrittura per me è sacra, termine ridondante, lo so.
A dirla tutta, i post che riguardano argomenti di psicologia o sociologia sono ispirati ad altro, verissimo. Come tutti e in qualsiasi campo ci ispiriamo ad argomenti che esistono. Nella fattispecie, non ricordavo nulla di un tuo post riferito ai "bias cognitivi", me lo sono andato a cercare giusto ieri, con la parola chiave nel campo "cerca". Li ho letti, per capire dove avessi potuto suscitare un sospetto di averli "scopiazzati" e non è venuto fuori uno straccio di prova.
Ora ti dico questo: faccio tre volte a settimana tapis roulant nel mio seminterrato, mentre cammino o corro ascolto programmi. In particolare saccheggio You Tube. Ho ascoltato tutto di Baricco, Eco, Tlon, Murgia. Proprio quest'ultima parlò di "bias" in una conferenza tenutasi al Gabinetto Viessuex. Ecco cosa ha ispirato il mio post. Un argomento che mi è incuriosito molto, sul quale ho fatto ulteriori ricerche. Me lo sono messo da parte e ritoccato ogni tanto e poi l'ho ritenuto pronto alla pubblicazione. Tutto quello che viene citato, ispirato, diventa un rimando nei miei post. Sono una attentissima su questi aspetti, siedo (decentemente) a una cattedra anch'io, formo dei ragazzi che tendono a "scopiazzare" in rete tutto lo scibile. Mi accorgo sempre, sempre, quando non è farina del loro sacco e mi appello all'originalità, lasciandoli liberi di citare e di far passare delle citazioni per citazioni, non per idee originali, come fossero esperti di analisi testuale o altro. Con me, insomma, sfondi una porta aperta.
È vero, Marco, non ci conosciamo. Peccato, perché forse di persona mi piaceresti davvero, in fondo tutte le persone interessate al mondo suscitano la mia curiosità e la mia ammirazione. Invece questi mezzi non permettono a molti di mostrarsi per quello che sono, e io voglio pensare che tu sia una persona molto migliore rispetto a come mi arrivi.
(segue)

Luz ha detto...

Vengo adesso al fatto che citi. Non mi ricordo assolutamente di un post di un anno fa in cui ti saresti "incavolato" con me. Dove? Quando? In che circostanza? Devo guardare da me o da te? In ogni caso, se è avvenuto una specie di scontro fra me e te neppure me ne sono accorta, e allora davvero c'è qualcosa che non va, perché credimi, io non ho problemi con nessuno. Non possiamo piacere a tutti e tutti non possono piacere a me. Se c'è qualcosa di ruvido, tendo o prendere il largo o a chiarire, qui e ora, perché mi fa star male sentirmi in urto con qualcuno. Ho tagliato in modo netto i ponti solo con persone che hanno una certa familiarità con la cattiveria, una cosa che non sopporto.
Non so quale sia questo post a poche settimane dal tuo. E davvero, se è capitato che un tuo articolo mi ispirasse è stato quello, in cui sei opportunamente citato che ha nome "Viaggio multimodale dentro me stessa", perché la tua idea, che mi era capitato di leggere, mi era piaciuta molto. Ciò detto, di qualunque cosa si sia trattato, restituisci uno scenario in cui io mi comporto esattamente all'opposto di come sono, quindi o trattasi di un enorme equivoco o quel giorno non ero in me. Se comunque credi di provare stima nei miei riguardi, quanto meno mi aspetterei la volontà di voler chiarire anche in via privata, senza commenti plateali o altro, se ve ne sono stati. "Mi è dispiaciuto che tu abbia scritto quella cosa". E io sarei la prima a fare ammenda, fare un passo indietro dopo aver capito. E soprattutto un gesto del genere sarebbe un grande segno di volersi dire le cose, chiarirsi.
Se questo scambio serve a qualcosa, ben venga.

Marco Lazzara ha detto...

Allora meglio in via privata.
Dalla tua risposta, adesso sono io quello che sente di dispiacersene.
Mi pare di capire che sia nato tutto da una leggerezza, mai chiarita, che ha portato a un mio fraintendimento.

Annamaria ha detto...

Bel post, Marina, e complimenti per la qualità della tua scrittura scorrevole e piena di ritmo. Ma non crucciarti se non scrivi di getto: può capitare di farlo se è un dono di natura o se in qualche momento ci si trova in un particolare stato di grazia, ma spesso la realtà è diversa. Scrivere è piacere ma anche fatica e per ogni articolo sono necessari tempo e un accurato lavoro di lima. Importante però è che un testo nasca e sia sostenuto da una passione e da una convinzione. In questo modo riuscirà ad arrivare al lettore.
Grazie!!!

Marina ha detto...

Grazie a te, Annamaria, per avere lasciato un commento e grazie anche per l'apprezzamento.
Sono d'accordo, quel tipo di scrittura è un dono di natura e, davvero, solo un momento di grande ispirazione può sopperire alla mancanza. La scrittura è impegno, ce lo diciamo sempre e ci crediamo, per fortuna. Ma com'è che, poi, tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo quella distesa infinita di vuoti e incertezze?

P.s. Ho appena scoperto il tuo blog e l'ho amato subito! Sappilo. ;)

Barbara Businaro ha detto...

Mah, non ci credo alla "Buona la prima".
Ci sono "Buona la prima" che non sono buone per niente alla lettura, le senti eccome, hanno quel retrogusto di lievito delle torte con la farina autolievitante (in cui rapporto farina/lievito è esagerato e non va bene per tutti gli impasti) o di quelle pizze col lievito veloce, che continua il suo lavoro anche il giorno successivo nel tuo stomaco.
E ci sono "Buona la prima" che non sono affatto delle Prime, lo sembrano all'atto di scrivere sulla carta o sulla tastiera, ma in realtà sono un "Buona la centesima" per tutto il pensare e il riflettere che le hanno precedute. Non a caso dici che quel tuo compagno fissava a lungo la parete bianca di fronte, lui stava scrivendo lì, con la mente. E' una capacità del cervello, come quella mnemonica. Accade anche a me, ma non così spesso. Sapessi quanti dialoghi perfetti mi sono persa, pensati poco prima di addormentarmi, dicendomi "Se è buono non lo dimentico" e invece il giorno dopo vado in affanno e manco una parola ritorna! Ho imparato la lezione, quindi succede che mi alzo, scatto nello studio e scrivo sulla prima cosa scrivibile che trovo, scontrini e cartacce comprese. No, se metto il quadernetto sul comodino non funziona, già provato! XD
Però Marina, se si rincorre la perfezione, si rischia di non completare mai nulla. Ci dev'essere comunque un compromesso tra la qualità e il lasciar andare anche così, quando non ti sembra perfetto. Una canzone di Grace Jones di millenni fa dice: I'm not perfect, but I'm perfect for you. Per i lettori a volte è così.

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore!

Marina ha detto...

È vero, che poi io so che la perfezione è un concetto troppo astratto: io uso spesso questo termine, ma voglio solo dire che mi piace quando leggo le cose che scrivo e non mi sembrano scritte da me. :D Le chiamo "perfette", ma solo per come suonano al mio udito, mi piace sentirle estranee e dirmi: caspita, ma chi l'ha scritta sta cosa?
Poi, lo so, i lettori sono i veri giudici e io sono sempre gratificata da coloro che ogni volta dicono di apprezzare le cose che scrivo. Anche lì, mi do una pacca sulle spalle e mi consolo ripetendomi che non sono così male, che posso riuscirci a mettere insieme il meglio che posso... tanto nessuno lo sa quello cosa succede dietro le quinte... Beh, ora lo sapete, ma mi sento più onesta a rivelare i limiti che ho.
Succede sempre anche a me, la cosa del mattino e non sai quanto mi faccia inc***re: idee brillanti, dialoghi, soluzioni a problemi... mi pare quasi di sognarli; mi alzo e mi sono persa per strada la metà delle cose. Non trascrivo nulla subito; ho un foglio sul comodino e una penna, ma insomma, diciamolo, ho provato solo una volta a servirmene, con un risultato terribile: era un foglio con dieci righe sovrascritte dove l'unica cosa leggibile era un ghirigoro fatto in precedenza (pretendevo di scrivere al buio!) :D