Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 18 giugno 2015

Anche il SILENZIO è una voce

Il silenzio è uno spazio mentale che non ha confini, non è semplice assenza di suoni, è un foglio bianco su cui disegnare pensieri.
Il silenzio è solitudine costruttiva, germe di creatività, linfa vitale di idee, dunque il silenzio è indispensabile.
Io vivo di silenzi.
Scrivo ciò che, in silenzio, il silenzio mi detta. 

Chi ama scrivere lo fa isolandosi dal mondo circostante: cala il sipario sul palcoscenico allestito per recitare la quotidianità e dentro una stanza vuota della mente apre il cassetto che ha riempito di idee prendendo quella che potrà raccontare se stesso meglio delle altre. 
Nel caos semina pensieri, nel silenzio ne raccoglie i frutti.

Quasi tutti coloro che si dedicano alla scrittura lo fanno prediligendo il silenzio, perché è nel silenzio che la concentrazione si fa massima, è nel silenzio che i pensieri convergono verso il punto più elevato di espressione.
Io, per esempio, devo essere lontana da ogni fonte di rumore per scrivere; anche il suono meno percettibile mi distrae, è come un recinto lasciato accostato da cui le idee sgusciano fuori senza fare più ritorno e se anche le recupero spostandomi dal luogo che mi toglie concentrazione, esse tornano alterate; quasi mai mi accontento di file mentali modificati, preferisco resettare e ricominciare da capo.
Quando ero studentessa, era tutto più semplice; facevo soltanto la figlia e questo comportava un altro modo di impostare la mia giornata: studiavo, la sera uscivo fino a un certo orario, poi la notte era mia: chiudevo i libri e aprivo la porta della mia seconda dimensione, quella nella quale davo ampio sfogo alla mia voce intima, scrivendo. Credo proprio che la maggiore mia produzione letteraria risalga a quei beati tempi di silenzio e buio attorno a me, quando l'unico cerchio di luce si apriva sulla mia scrivania a illuminare fogli, penna e mano intenta a scrivere. Allora vedevo danzare i miei pensieri, le parole si disegnavano sulla parete come tante piccole ombre, per poi scivolare lentamente sul foglio e creare i personaggi delle mie storie, tessere trame, descrivere luoghi, vestire i miei stati d'animo. E io le inseguivo, quelle parole, le accompagnavo, le plasmavo nel silenzio.
Se anche gli anni trascorsi non hanno mutato la mia passione per la scrittura, la mia condizione si è evoluta in modo del tutto naturale; crescendo, sono passata dal ruolo di figlia a quello di moglie e madre: i tempi si sono accorciati, i silenzi ridotti. Non posso più permettermi di chiudermi nella mia stanza e vivere la notte a modo mio; adesso, al contrario, essa è l'unico momento in cui metto a riposo i pensieri, li saluto e dico loro "a domani!"
La vita cambia e le abitudini assecondano il cambiamento: il mio silenzio, ora, è dentro la luce del pieno giorno, quando resto sola in casa e per un paio d'ore, almeno, posso ritagliarmi il mio piccolo, essenziale, irrinunciabile, spazio.
Ma ecco che il periodo dell'anno che meglio dovrebbe rappresentare il riposo e la libertà, l'estate, diventa la mia più soffocante gabbia: la scuola è finita, avete idea di cosa questo voglia dire con due figli che giustamente giocano, giustamente schiamazzano, giustamente litigano, dentro casa, ormai dalla mattina alla sera?
Ho finito di scrivere.
Il mio ricercato silenzio diventa una rocambolesca parentesi che quando posso apro e in fretta chiudo.
Silenzio condizione.
Silenzio luogo.

Ma esiste anche un'altra dimensione del silenzio.
Il silenzio nelle parole. Un ossimoro.
Ci avete mai pensato che quando scriviamo raccontiamo anche il silenzio, che descriviamo anche ciò che non ha un suono e dunque anche il "non detto" assume un valore comunicativo?
"Avevano pranzato e preso un caffè in un silenzio cordiale seppur lievemente imbarazzato" (Ben Lerner - Nel mondo a venire"); "Il suo silenzio era un discorso che Ida non capiva" (Bernard Malamud - Il commesso); "Un silenzio denso mi cadeva addosso" (Annie Ernaux - Il posto): sono tutti esempi contemporanei in cui il silenzio ha un significato, non è assenza, non è rinuncia, ma riempie un quadro emotivo, spiega un disagio, descrive una sensazione.
Parla.
Al Liceo mi piaceva molto "La Divina Commedia" di Dante e anche se, nel tempo, molti ricordi si sono diluiti, qualcosa di quello studio mi è rimasto; sono andata a cercarlo e l'ho trovato: nel quinto canto dell'Inferno un verso di Dante recita: "Io venni in loco d’ogne luce muto», dove addirittura per raccontare il buio il poeta toglie il suono alla luce, un paradosso che dà straordinaria efficacia all'idea. Anche nel primo canto "'l sol tace".
Quante parole per dare voce al silenzio!
La letteratura, nei secoli, ha elaborato una serie infinita di esempi sui significati che il silenzio ha assunto nel pensiero di molti autori e che danno autorevolezza a un concetto che rappresenta l'opposto della comunicazione.
E invece proprio il silenzio, nella sua ricchissima varietà di sfumature, ha sempre detto molto, diventando esso stesso un linguaggio.
Quando usiamo lo sguardo per comunicare, quando un gesto è eloquente, non è forse il silenzio, più di ogni altra cosa, a parlare? 

Cos'è, per voi, il silenzio?
Sapete attribuirgli un valore?
Che "uso" ne fate?












28 commenti:

  1. Io lo uso tantissimo nei dialoghi, soprattutto in sceneggiatura. Il silenzio è una voce potente, se usato bene.

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  2. Curiosamente, da persona che vive bene il silenzio, non lo associo un gran che alla scrittura, per la quale preferisco un sottofondo musicalo o, al peggio, la tv che guarda il marito...
    Il silenzio per me è quello dei boschi, della corsa, degli spostamenti in bicicletta o a piedi. Amo correre, pedalare o camminare da sola, persa nei miei pensieri (da qui, poi, i continui "non mi hai visto" "ti ho salutato" "ci siamo incrociati"). L'estate per me è una stagione di silenzi, perché luglio e agosto sono di "disoccupavacanza", in quanto prof precaria licenziata a giugno. Mio marito, salvo le due settimane di ferie, lavora, i cognati e il nipote in pratica si trasferiscono al mare e io vivo (bene) nel silenzio della casa e del giardino. Per scrivere, però, accendo la radio o metto su un cd...

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    1. Il silenzio dei boschi è speciale: amo molto la montagna. Della tua "disoccuvacanza" mi dispiace, ovviamente, la prima parte del neologismo! Della musica faccio buon uso anch'io, però mai durante l'atto in sé della scrittura: l'ascolto prima e mi dà una grande carica, aumenta la mia ispirazione e poi vado più spedita quando prendo la penna. Ah, le passeggiate in bicicletta: bellissime!

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  3. A me piace molto il silenzio di Pennac nei dialoghi. Qualcosa tipo:
    - Non credo che verrà.
    - ...
    - ...
    - Allora si perderà lo spettacolo.

    Per quanto riguarda me, invece, il silenzio mi è proprio indispensabile per scrivere.

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    1. Sì, ho pronto un altro ossimoro a riguardo: quei puntini di silenzio hanno una musicalità perfetta!

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  4. Anche io all'università scrivevo spesso di notte, nel silenzio assoluto. Ora non riesco non tanto per la presenza del mio compagno ma perché non sono più in grado di reggere questi ritmi. Ogni tanto mi piacerebbe di nuovo provare a scrivere a oltranza, fino alle 4 di mattina. Ma poi, in ufficio, come si fa?
    Anche io ho poco silenzio, anche se ciò che davvero distrae non è tanto il rumore in sé, quanto i rumori estranei a quelli che sento abitualmente. Per esempio, i vicini di casa hanno un cane che abbaia dalla mattina alla sera, ma non mi dà assolutamente fastidio: ci sono talmente abituata che non me ne accorgo nemmeno più, è come se non ci fosse. è l'estraneità, forse, che crea disturbo...
    Nel romanzo cerco di valorizzare molto i silenzi e, soprattutto, gli sguardi. Come leggerai (spero) nelle prossime settimane, i miei due protagonisti si incontreranno diverse volte prima di rivolgersi la parola e presentarsi ufficialmente. è stata una decisione spontanea, che ha forse lo scopo di creare energia, evidenziare una crescente curiosità, sia in loro sia nel lettore. Inoltre è un'evoluzione coerente con il carattere di entrambi: tu un pochino ormai li conosci, e sai che nessuno dei due si può definire l'anima della festa. :-D

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    1. Quello degli sguardi è il più eloquente dei silenzi.
      Ne faccio uso anch'io quando scrivo... e molto nella vita!

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  5. La voce del silenzio se l’ascolti quante cose può dirti, il dubbio è: esiste davvero il silenzio? Fateci caso, quanti rumori anche minimi fanno da sottofondo al nostro silenzio.
    La scorsa notte (in realtà erano le cinque del mattino) sono stata svegliata dal cinguettio degli uccelli (piacevolissimo suono, ma non era silenzio), quel sottofondo mi ha ricordato quando iniziava l’estate alla fine della scuola e al lungo tempo libero che avevo davanti a me per poter “curare” i miei pensieri dedicandomi alla lettura, alla scrittura e al dolce far niente talvolta noioso, ma tanto salutare. Tralasciando le mie disquisizioni filosofiche sul silenzio, si anch’io ho bisogno del silenzio per scrivere, anche se spesso mi accontento di rumori di sottofondo poco disturbanti.
    È vero che, negli anni, gli spazi del silenzio sono diventati sempre più rari e da ciò la crescente difficoltà che ne deriva di poter scrivere con la giusta concentrazione, fidati sei in buona compagnia.
    Molto bella l’espressione che hai usato “Nel caos semina pensieri, nel silenzio ne raccoglie i frutti.”

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    1. In un suo racconto, Italo Calvino scriveva che ogni silenzio consiste nella rete di rumori minuti che l'avvolge.

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  6. Io pure a volte lo desidero proprio il silenzio, o piuttosto un certo isolamento. Può anche esserci un suono in sottofondo, soprattutto musica o suoi della natura come la risacca del mare, però l'importante è che non ci siano voci umane.

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    1. Hai ragione, i suoni della natura sono in fondo amici del silenzio, le voci umane distraggono sempre e non c'è verso di superarle con la massima concentrazione: vincono su tutto. La risacca del mare ammalia anche me!

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  7. Io con il silenzio, e i puntini di sospensione, ci ho scritto un librino. Ho creato un personaggio avente come caratteristica principale quella di non parlare, al massimo mugugnare. Difficile costruire i dialoghi, difficile farlo piacere alla gente. Eppure io me ne sono innamorata.
    Quando scrivo, invece, ho spesso bisogno di rumori, specialmente della musica. Non so come mai. In un certo modo credo tiri fuori il meglio di me.

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    1. Perché difficile farlo piacere alla gente? Se il tuo personaggio mugugna in modo eloquente... il segreto è farlo parlare senza fargli dire nulla! ;)

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    2. In effetti non è molto eloquente. :D

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  8. Che bello il silenzio in un mondo che strepita.
    Il silenzio vi veste di varie forme. Ad esempio quando ero ragazzo e suonavo il pianoforte adoravo il silenzio della luce. Spegnevo tutto e nell'oscurità totale restava il senso tattile e il coinvolgimento del suono. Di quelle esperienze restano ricordi di struggente emozione.
    Invece quando scrivo ho bisogno di musica. Con auricolari, così da sentirla dentro il corpo. Ho creato una lunghissima compilation di musiche da film. Quasi mai i temi principali, quelli sgargianti tipo guerre stellari che alla lunga diventano stucchevoli. Ma i sottofondi, le musiche che stanno sotto e accompagnano il film. Ma solo delle pellicole che ho amato. Quelle musiche create per le immagini diventano il substrato che mi carica di emozioni.
    In ultimo, è affascinante scriverlo il silenzio. Il silenzio va mostrato. E per non essere banale occorre penetrare nella profondità delle parole. Creare l'atmosfera. Molto affascinante.

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    1. Bello l'accostamento silenzio/luce. In fondo, il Dante citato diceva lo stesso facendo tacere il sole!
      Non lo suoni più, il pianoforte? Mio figlio studia al Conservatorio e conosco bene la magia di questo strumento musicale.
      Anch'io assorbo musica con il corpo, mi piace, visualizzo immagini dentro la mia colonna sonora ideale che, poi, solo nel silenzio riesco a raccontare.
      Mostrare il silenzio: un'arte in cui si cimentano in tanti, ma non tutti con l'efficacia che meriterebbe l'esperimento!
      Cosa scrivi, Marco?

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    2. Ehm... Perché non suono/cosa scrivo...
      Mi verrebbe da dire che nella mia vita ho sbagliato parecchie delle scelte iniziali.
      Mi piacere pensare che da adolescente fossi un diamante grezzo. Suonavo, componevo musiche. Per lo più classica e canzoni. Per fortuna ai tempi sfruttai una tecnologia chiamata midi che mi permise di registrare quelle composizioni. Adesso rappresentano il collegamento ancora vivo col ragazzo che ero. Poi disegnavo e pitturavo. E infine leggevo e scrivevo. Ma purtroppo il mio contesto era povero culturalmente. Nessuno stimolo esterno. Anzi, nella mia cerchia reputavano le mie passioni una perdita di tempo. Avevo impiegato parecchi anni per capire la mia natura artistica. Poi però ci fu la necessità di lavorare per vivere o per meglio dire sopravvivere. E a poco a poco, la mancanza di tempo, le opportunità di far esplodere le mie passioni mi fecero implodere. Per resistere alla realtà così tanto distante dal mio mondo di sogni cominciai a spegnere le mie propensioni artistiche. Rinunciai di netto alla musica e alla pittura. Mi sono adeguato a quel che serviva di pratico. Ho fatto il negoziante e quando fui saturo di quella vita mi son messo a fare l'imprenditore su internet. Ma fra tutto quello che mi è capitato negli anni, di quel che ero mi è rimasta sempre viva la brace della scrittura. Ho provato a spegnere anche quella, ma non ci sono riuscito. È stata più forte della mia volontà. Per 20 anni non ho scritto nulla, ma in compenso ho preso migliaia di appunti per possibili storie. Son pieno di romanzi da scrivere, personaggi. Un anno fa la mia vita è mutata radicalmente. Mi son ritrovato a ricominciare da capo. E visto che non avevo più nulla da perdere ho detto: fanculo. Riparto dai miei sogni. Sto scrivendo 4 romanzi. Uno lungo mainstream già finito. In lenta revisione dopo l'editor. E tre brevi: un thriller, un distopico e il primo di una serie poliziesca. Molti mi dicono che son matto, visionario. Ma è un ottimo complimento per me. Il pragmatismo mi aveva sterilizzato. Adesso il fronte dei sogni sta vincendo. ;)

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    3. Impossibile soffocare la passione per la scrittura, può rimanere un vulcano inattivo per anni ma mai spegnersi; è quello che ti è capitato ed è bellissimo; penso te ne sia accorto anche tu, quando hai deciso di ripartire dai tuoi sogni. E adesso, a quanto pare, questo vulcano è in piena eruzione: 4 romanzi? Complimenti! Leggerò, quando sarà pronto, il mainstream, per gli altri i miei gusti non mi vengono incontro, ma già il fatto che ci sia un carattere visionario mi conquista.
      Scrivi e non fermarti più! :)

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    4. Grazie. Eh lo so... a me non mi ferma più nessuno ormai. ;)

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  9. Amo il silenzio. E' una condizione necessaria al mio equilibrio, oltre che al mio scirvere. Avere convinto mio marito ad ascoltare la tivù con gli auricolari è uno dei grandi regali degli ultimi anni! Anche nelle mie storie il silenzio ha un suo ruolo, e i miei personaggi usano spesso i silenzi per comunicare (diversamente da me, devo dire).

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    1. Mi fa pena tuo marito...

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    2. Contrariamente al commento di cui sopra, io invece ammiro molto il rispetto di tuo marito verso la tua esigenza. Quando ci riesco, ancora adesso mi ritaglio fette di silenzio la notte,a letto e lì mio marito è tollerante in un altro modo, visto che si addormenta con la luce del mio comodino accesa. :)

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    3. Non mi sento cattiva. E' un po' come il fumo: se fumi fai del male non solo te stesso, ma anche alle persone che ti circondano, perciò fumi fuori oppure smetti. Mi sembra giusto e anche normale. L'inquinamento acustico funziona allo stesso modo. Questo non toglie che io gli sia molto grata! E' bello avere un marito gentile.

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  10. Il silenzio non mi piace , anche se nella mia vita e' molto presente poi ti accorgi che ti fa deragliare dai binari e ti fa fare pensieri che non fanno altro che intristirti come queeto post, ti fa deprimere, diventare triste, ogni tanto dovremmo lasciarci andare e cercare di capire che le cose semplici sono le migliori e' incredibile pensare che ci sono scrittori tridti e depressi allo stesso livello di chi anni fa e' uscito vivo da un campo di sterminio nazista e non si sia piu ripreso. Mentre abbiamo gente che si deprime avendo tutto, e se questo accade invece di scrivere andate a trovare un amico e litigate pure su quale sia l'autorre migliore ma non isolatevi. Ovvio che questo non vale per chi e' sempre con qualcuno e quando e' da solo "respira"

    - Aldo

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    1. Ehi Aldo, da queste parti il silenzio è quello della poesia, non della morte! Non è il silenzio di chi non ha speranza, è il silenzio che costruisce fantasie, le alimenta! Ne hai dato un'interpretazione errata, scusa, ma è così! Pensa positivo e magari anche il tuo silenzio si colora! :)

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  11. Adoro il silenzio. Una baita in montagna, le vette in lontananza, e nient'altro; ma questo è un sogno. Nel frattempo bisogna accontentarsi con quello che si ha, o meglio, che si riesce a ottenere. Di domenica per esempio stacco tutto o quasi, un po' di digiuno, qualche lettura. A volte penso che il silenzio sia il vero linguaggio dell'essere umano, la parola uno strumento presuntuoso.

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    1. La parola, uno strumento presuntuoso: mi piace!

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