venerdì 10 settembre 2021

A Daniela

Cos’è un mese, nel tempo che vogliamo passi in fretta per potere dimenticare qualcosa! Qualcosa, non qualcuno, perché puoi chiedere ai giorni di aumentare la distanza da un certo evento, ma non di allontanare il pensiero di una persona, soprattutto se le vuoi particolarmente bene. 

Il 10 agosto scorso ero appena rientrata dalla vacanza al mare e un messaggio su Facebook mi ha attaccato addosso il gelo delle notizie inaspettate: il mio soggiorno a Caltanissetta, in campagna, è cominciato con un funerale.

Mentre il collega scrupoloso si adoperava per fare la sua quotidiana bella figura con l’avvocato, io e Daniela provavamo il nuovo smalto blu elettrico (ufficialmente ero io la spacciatrice di vernice per unghie), per ammortizzare lo spazio di noia che ci toccava sorbire al termine di un’efficace ricerca giurisprudenziale fatta per conto del “capo”. Talmente lontane dall’esemplare di praticante legale, tutta solerzia, sorrisi e remissività, che noi facevamo il “lavoro sporco”, ottenevamo i risultati voluti e poi lasciavamo che i meriti li prendesse l’esemplare dell'avvocato rampante, fresco di abilitazione, con una gran voglia di accumulare consensi per cominciare a farsi un nome in ambito forense. In quello studio, io e Daniela eravamo le ultime arrivate, anzi, per la precisione, l’ultima arrivata ero io, lei aveva conseguito la laurea qualche mese prima e aveva già cominciato la trafila della sbrigapratiche in Tribunale. Il giorno in cui mio padre mi accompagnò a conoscere l’Avvocato presso cui avrei fatto il tirocinio legale, fui felice di ritrovare la mia vecchia compagna di classe delle Elementari e delle Medie. Siamo ritornate subito alla sintonia dei dodici anni, quando lei mi mostrava i graffiti che disegnava sul banco di scuola con il nome del suo gruppo italiano preferito, i Pooh e io le raccontavo la mia passione per Miguel Bosè. Allora eravamo amiche, studiavamo spesso insieme, condividevamo gli stessi interessi, ma non anche lo sport: lei era un’abile giocatrice di pallavolo, io una scarsa giocatrice di pallacanestro. Poi la separazione senza traumi, al liceo: Daniela finì in una sezione diversa dalla mia e la quotidianità vissuta nelle rispettive classi ci allontanò in modo inevitabile. All’Università (avevamo scelto entrambe Giurisprudenza) ci vedevamo di rado, pur non essendo mai cessata fra noi quella confidenza, che riemergeva quando casualmente ci incontravamo in Facoltà. 

Il destino ci aveva fatto un bel regalo indirizzandoci entrambe verso lo stesso studio legale e in lei non potevo che trovare una compagna di avventure perfetta per affrontare l’esperienza in Tribunale. Il nostro abbigliamento era analogo: sobrio, ma poco convenzionale, secondo la moda standard delle aspiranti avvocatesse, tutte tailleur e scarpe col tacchetto; nessuna immancabile valigetta in pelle contenente solo fascicoli da fotocopiare, ma una penna nella borsa e un’agenda, sufficienti per l’attività che svolgevamo, trotterellando su e giù per i piani e le aule delle udienze. Muovevamo le stesse critiche al mondo forense, prevalentemente pregno del servilismo bonario dei neo laureati, dello sfruttamento innocuo a opera dei vecchi principi del Foro e dello squallore di molti avvocati, col complimento e lo sguardo da triglia sempre in canna. 

Quante risate, però! Perché io e Daniela ci divertivamo insieme e facevamo ingiallire la faccia del collega scrupoloso, quando ci vedeva spennellare le unghie di smalto, allo studio, mentre lui tentava di darsi un tono da professionista in carriera. E ci sfidavamo in corpose partite di “Scarabeo”, nelle pause di studio per l’abilitazione. E ci scambiavamo i file musicali scaricati da eMule, ascoltavamo a volume alto Keane, Bluvertigo, Muse..., lei innamorata di Jim Morrison, io fan degli Heroes del Silencio.


Mi manchi, Daniela!


Da quando mi sono trasferita a Roma, Facebook mi è diventato necessario e uno dei motivi per cui ho sempre difeso l’utilizzo di questo social così abusato è la possibilità che mi offre di sentire vicine le amicizie lontane. 

Così Facebook mi diceva cosa pensava Daniela, ciò che le capitava, le emozioni che condivideva con gli amici, anche le delusioni; se era di buon umore e, soprattutto, se stava bene, dopo le vicende avverse degli ultimi tempi, legate alla sua salute: pubblicava una notizia, una riflessione, una battuta, una foto e io coglievo l’ironia, sostenevo una lagnanza, ridevo, commentavo, interagivo... e sapevo che lei c’era.

Al telefono, le nostre conversazioni erano interminabili: gli aggiornamenti dettagliati su ogni cosa, fatti, persone, notizie, non ci stancavano mai e la promessa era sempre la stessa: “Ci vediamo quando tornerai in Sicilia”.


E io ti ho rivista:


Entre Dos Tierras... Un uomo... Milo Manara... Riders on the storm... Egon Schiele... Patrick Süskind... Kieslowski... Escher... Altre forme di vita... Belli e Dannati... Saramago... Nothing in my way..., nelle canzoni che amavamo, nei gruppi musicali che ci piaceva ascoltare, nel nostro regista preferito, nei film che non abbiamo mai dimenticato, negli artisti che non smettevamo di ammirare, negli scrittori per noi necessari, nei consigli sui libri da leggere, nelle foto che ho conservato... nei ricordi che non hanno scadenza.


Davanti al tramonto di oggi, non potevo che dedicarti queste poche parole e rimandare al silenzio il resto dei pensieri che non sono riuscita a esprimere.






20 commenti:

  1. Il tuo dolore si sente tutto..sgorga come un fiume in piena dalle tue parole...Ti abbraccio forte con tanta commozione.

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    1. Grazie, Giusi. È stato proprio un brutto colpo!

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  2. Questi lutti prematuri, di amici e parenti ancora in un'età in cui non ci si aspetta di andarsene, sono doppiamente dolorosi proprio perché più difficili da accettare (non che sia più facile quando la persona è anziana, è difficile sempre).
    Condoglianze, che i tuoi ricordi di lei siano un tesoro prezioso.

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    1. Quando penso a lei, mi tornano in mente tutte le cose belle che abbiamo fatto insieme, i momenti speciali, la sua voce, ricordi legati a un periodo lontano che non abbiamo più vissuto, non riesco a credere che lei non ci sia più!

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  3. Un gelo che vivrà sempre nei tuoi ricordi, riscaldandolo di sorriso e memoria, di amore infinito. Così le persone cui vogliamo bene rimangono per sempre.

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    1. E se sono in grado di rimanere per sempre nei pensieri, significa che sono state davvero persone speciali.

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  4. E' proprio così in questi casi: tanti pensieri sono "rimandati al silenzio".
    Ti abbraccio, Marina!

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  5. Cara Marina , chi è capace di suscitare ricordi e parole tanto belle doveva avere una grande luce dentro. Per coglierne l'intensità, occorre essere fatte della stessa energia. Quella che si percepisce bene vi tiene ancora insieme. Ti abbraccio forte

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  6. Non ho potuto fare a meno, leggendo il tuo post, di pensare a quella che è stata la perdita forse più grande della mia vita, anche se, pensando a mio padre e a mia cognata (morta così presto, così giovane...), non saprei quale delle due definire così. Quella mancanza che può riempirsi solo di ricordi.
    È strano come la memoria, poi, renda tutto così luminoso.
    La mancanza è qualcosa che, dentro, non si colma mai. E soprattutto è un ricordo vivido, in misto di gioia di aver vissuto quel momento e il dolore per la certezza che non può tornare...
    Ti abbraccio, Marina

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    1. La storia di tua cognata mi ha colpito molto, immagino e capisco bene cosa possa avere lasciato dentro. Il vuoto delle perdite è sempre grande, restano nostalgia e ricordi, un connubio che si sposa bene.

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  7. Gli amici con cui abbiamo condiviso tanto lasciano un grande buco nel cuore, si può soltanto pensare e sperare che siano in un luogo bellissimo e luminoso, e che un giorno li ritroveremo. Ti mando un grande abbraccio.

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    1. Sì, sono certa che esista, nel “dopo” che ci aspetta, un luogo di pace e di luce: se non credessi in questo, affronterei meno bene certe inevitabili realtà.

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  8. Come non capirti Marina, ho perso anch’io la mia cara amica pugliese a fine maggio scorso, il primo week end che si poteva tornare a viaggiare sono andata al suo funerale. È una ferita terribile, avevo condiviso con lei tanti momenti di vita e ogni volta che tornavo in Puglia era la prima persona che chiamavo. Ti abbraccio.

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    1. Me lo ricordo bene quel tuo post! Mi sono trovata nelle tue condizioni: un’amica che non c’è più è una ferita, che ancora dopo un mese, non si chiude.

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  9. Le persone che amiamo non se ne vanno mai, le portiamo dentro.

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  10. Mi spiace tanto Marina, un grosso grosso abbraccio virtuale. Anche se ci allontaniamo fisicamente dagli amici seguendo ognuno le nostre strade, sappiamo che comunque stanno vivendo la loro vita, ma una notizia così lascia sgomenti, sotto shock. Anche pensando che sono in un luogo di pace, e che un giorno li ritroveremo, non riesco a smorzare la rabbia per una luce che poteva ancora ardere a lungo quaggiù. Di solito, li cerco nei sogni o mi vengono a salutare loro.

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    1. Anch’io li sogno spesso: qualche volta ne sono felice, altre mi assale una malinconia che mi accompagna per tutto il giorno. Entrano nelle mie notti e rivederli aumenta la mia sofferenza nel non poterli più raggiungere se non con un pensiero o una preghiera. In questo specifico caso, poi, è stato come ricevere un pugno in piena faccia: dovevo chiamarla per vederci e invece è stato il messaggio di un’ex compagno di scuola a raggiungermi.

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