martedì 20 gennaio 2026

Diario di una expat a Monaco - #8

Istantanee bavaresi 

Dopo un paio di giorni nevosi, con temperature sotto lo zero, l’azzurro del cielo si fa nuovamente strada tra la foschia del primo mattino e qualche strato di nebbia, che rimane incastrato fra gli alberi. I prati mostrano chiazze di cristalli bianchi, che fanno resistenza e non vogliono sciogliersi al sole; pochi cumuli di neve ghiacciata persistono attorno ai pali della luce, nelle aiuole o lungo il ciglio della strada. Dai marciapiedi riemerge la gettata di brecciolino antiscivolo, che si conficca nelle suole degli scarponcini calzati per superare l’inverno in posti in cui l’inverno fa bene il proprio mestiere. E io mi sono preparata ad affrontarlo, qui, a Monaco, dove - mi dicono - il freddo arriva a temperature bassissime e la neve rende difficile la quotidianità di chiunque. Ah, la neve!

Tornata in Baviera dopo le vacanze natalizie in Italia, ho riassaporato da subito il gusto di indossare sciarpa, berretto e guanti di lana (non necessari a Roma): Monaco ha salutato il mio rientro con una nevicata, che mi ha trascinata indietro nei ricordi, quando da bambina (e la mia esperienza si chiude nei lontani anni ottanta) guardavo dalla finestra quei fiocchi candidi posarsi dappertutto, coprire i tetti delle macchine, rivestire le strade e alimentare l’euforia di uno spettacolo del tutto inedito, a Caltanissetta, ma soprattutto mi regalava la gioia di non dovere andare a scuola. 

Dunque, all’indomani dell’arrivo, i rami spogli degli alberi che si affacciano sul nostro balcone, tratteggiati da una linea spessa di neve e la vista del prato, sotto, imbiancato, mi hanno riempita di fanciullesca esuberanza e di sottile ansia: tutto bello, sì, ma... adesso? Non sono più la bambina cui bastavano sciarpa e berretto per correre a plasmare un pupazzo di neve o per ingaggiare una battaglia di palle con gli amichetti del quartiere. Adesso, tolto il romanticismo del sorprendente panorama, dovevo trovare il  modo di convivere con questa nuova realtà.

E mi sono attivata.


Di seguito la mia prima uscita sotto la neve di Monaco.


Avvio il “Protocollo S.S. - Salvezza e Sicurezza -” (uhm, potevo scegliere un’altra sigla: siamo in Germania!) e tiro fuori il mio primo acquisto d’oltralpe: un paio di scarpe da trekking, che mi tolgono dieci punti di femminilità, ma ne aggiungono altrettanti di spavalderia; invece di lanciare le suole lisce degli stivali su superfici ghiacciate che potrebbero rivelarsi fatali, credo possibile avventurarmi lungo marciapiedi e vie che raccolgono la neve (costringendo chi c’è già abituato a usare ogni mezzo per sgomberare il varco a macchine e pedoni). Inoltre, ho un piumino con un tasso di isolamento termico siberiano, gonfio di piume e lungo fino al ginocchio, che omino Michelin scansati!

In realtà, anche così ben accessoriata, uscire non mi dà tranquillità. Scendere le scale davanti al mio portone è come quando, in estate, decidi di fare il bagno, dopo avere assorbito tutto il calore del sole a mezzogiorno: prima bagni l’unghia dell’alluce, poi immergi le caviglie, poi avanzi di un millimetro al minuto per lasciare che la temperatura del corpo si adegui via via a quella dell’acqua... Lo stillicidio, qui, è analogo: intanto si comincia da una presa salda al corrimano, doppia, seguita dalla prova “densità della neve” sui gradini: è soffice? il piede sprofonda; è dura? il piede scivola. Attenzione al solco battuto, formatosi grazie al frequente passaggio altrui: lì, lo strato di ghiaccio si fa sottile ed è più insidioso. 

Mentre procedo come un’impedita, una signora (che potrebbe avere dai settanta ai novant’anni), apre il portone, mi rivolge un “hallo” di circostanza, scende le scale fischiettando e a mani libere dai guanti sgancia la bicicletta dalla rastrelliera, si siede con uno slancio da atleta sul sellino e si allontana pedalando senza batter ciglio (e denti), con un freddo che trasformerebbe chiunque in statue. Io più che una statua sembro un’istallazione artistica contemporanea, con entrambe le braccia ancora arrotolate alla ringhiera, la gamba leggermente protesa e il piede con la punta poggiata sul primo gradino, ferma, indecisa se fidarmi delle suole grippanti degli scarponcini o rimanere col sospetto che non siano sufficienti a salvarmi da rovinose cadute.

Una principiante al suo primo rond de jambe alla sbarra sembro, mioddio!

Comunque, con il segno della croce liberato nell’aria congelata e allenata a capire dove mettere i piedi, uscire sotto la neve è una preoccupazione che imparo a gestire. Così, anche sotto i fiocchi piccoli e spumosi, che mi colpiscono con la loro friabile consistenza nonostante l’ombrello aperto, riesco a fare due passi per le vie del mio quartiere, non rinunciando a fotografare tutto quello che emana un fascino sinistro.



Ma proprio ora che ho preso confidenza con il clima bavarese di inizio anno, il meteo fa gli scherzi: le temperature sono di nuovo salite, il sole scioglie la neve e il cielo non ha una nuvola. Manco il tempo di affezionarmi ai miei scarponcini da trekking, che devo ricollocarli nella scarpiera! Il Protocollo S.S. congedato fino alla prossima necessità. 

E  adesso, da questo:



siamo  tornati a questo:



Non che mi dispiaccia, intendiamoci! So anche che la mitezza di questi giorni potrebbe essere soltanto passeggera. Insomma, in attesa dei fenomeni meteorologici in continuo divenire, qui a Monaco, mi siedo, scrivo e condivido questa nuova tappa della mia esperienza in terra straniera, bevendo una tisana calda, ingwer und orange (zenzero e arancia), alla salute del nuovo anno. 

Sono ancora in tempo per augurarne uno buono anche a voi?






5 commenti:

  1. ahah, la nonnetta che balza spavalda sulla bici, mentre tu fai timide prove tecniche di compatibilità dei tuoi scarponcini con la neve, è mitica e molto teutonica! Ma tu non ti fidare del disgelo, tornerà altra neve a mettere a dura prova le tue SS!!
    buon anno a te, Marina
    massimolegnani

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  2. Cara Marina,
    Leggere le tue avventure è sempre un piacere per me e ti ricordo sempre con tanto tanto affetto...
    Mi sembra di vedere le immagini di ciò che vivi..
    Ti voglio bene

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  3. La mia prima volta a Monaco nevicò e nonostante la spavalderia dei vent'anni la sensazione di insicurezza nel camminare unita al freddo intenso la ricordo bene, ma che bello! Nell'immaginario collettivo Germania inverno = neve, non può essere altrimenti! Ogni volta mi risvegli i ricordi di quel viaggio memorabile quindi ti ringrazio. Sandra

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  4. I miei scarponcini da neve, acquistati con entusiasmo più di dieci anni fa per le quelle feste di Natale tra Aosta e Dolomiti, stanno invecchiando nella scatola perché come te non ho più quell'entusiasmo fanciullesco di fronte alla cascata placida dei fiocchi candidi. Proprio settimana scorsa c'è stata una brevissima spolverata su Padova. Noi tutti guardavamo dalle finestre dell'ufficio e le esclamazioni erano unisone. "No, ti prego, fa che non attacchi... abbiamo già i cantieri del tram... ce manca solo la neve!!!!" XD
    Buon anno Marina! Adoro zenzero e arancia per altro!

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  5. Io sarei disperato, soffro il freddo come un mammifero che va in letargo :-D
    Peraltro anch'io ho il ricordo di una inusuale nevicata dalle mie parti, fu una bella giornata lo ammetto, ma proprio per l'eccezionalità dell'evento. Se dovessi conviverci un paio di mesi all'anno tutti gli anni, immagino che la neve la odierei...

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