Siamo in autunno. Lo spettacolo dalla finestra della mia abitazione a Monaco è una festa, come lo era la neve dello scorso inverno sopra i rami degli alberi, che svettano fino al sesto piano e si affacciano proprio sul mio balcone.
Le foglie si tingono di colori indescrivibili, abbracciando l’intera gamma di sfumature: sono sicura che se provassi a dipingerle su un foglio non riuscirei a rendere loro giustizia. L’autunno ha il suo fascino, mi tocca ammetterlo, sebbene sia una stagione che instilla malinconia.
ArianoGeta, blogger che seguo fin da quando mi sono affacciata nella blogosfera, ha
pubblicato un post in cui annuncia di volersi prendere una pausa. Ha postato la
puntata 400 della striscia a fumetti, Haiku Boy, con cui ha divertito e fatto riflettere i
lettori per ben quattro anni e si è congedato con un arrivederci.
Il
parallelismo mi è venuto spontaneo: come le foglie in autunno, anche i blog si
staccano lentamente dai loro rami.
Ma questa
frase, secondo voi, funziona?
No perché
le mie intenzioni, quando mi sono seduta a scrivere, erano molto diverse, poi
mi è preso lo sciddico (un raptus di ilarità) e ho buttato tutto in caciara.
Volevo cavalcare il tema della malinconia e dedicare questo post ai blogger cui mi sono affezionata negli anni , che via via si sono eclissati (farò la stessa fine?), ma poi ho coinvolto in questo flusso ispirato Chat GPT e tutto è scivolato nella farsa.
Ero
partita dall’idea di accostare la metafora dell’autunno al lento declino della
blogosfera, ma poiché la vena lirica si è subito esaurita nelle prime sei righe
del post, ho pensato: toh, fammi vedere come se ne uscirebbe la nostra amica IA
e questi di seguito sono i risultati.
La prima
versione (quella poetica) è partita con la frase riportata poco sopra: Come
le foglie in autunno, anche i blog si staccano lentamente dai loro rami, la
continuazione ancora ancora…: Uno dopo l’altro, si lasciano cadere nel
silenzio, ma il finale, vi prego, giovani leve della scrittura creativa,
non sognatevi mai di fare dire alla vostra pagina: lasciando spogli gli
alberi che un tempo erano rigogliosi di parole.
Gli
alberi rigogliosi di parole, ah ah ah ah! Rabbrividisco.
Ma c’è
anche una versione definita “incisiva” che recita:
I blog
cadono come foglie d’autunno. Alcuni ingialliscono lentamente, altri si
staccano all’improvviso. Restano pagine silenziose, testimonianze di un tempo
in cui scrivere e leggere sul blog era un modo per incontrarsi.
Tolta la verità dell’ultima frase, il resto è da scagliare il più lontano possibile con la stessa energia dei lanciatori del peso nei giochi olimpici. Ve li immaginate i blog che ingialliscono lentamente e all’improvviso stac?
AH AH AH!
In ultimo, la variante cosiddetta
“nostalgica”:
C’è un autunno anche nella
blogosfera. Le foglie si staccano dai rami e i blog abbandonano lentamente il
loro posto, lasciando dietro di sé il ricordo di tante parole condivise e di
incontri che sembravano destinati a durare.
Abbandonare lentamente il loro
posto? Ommaigad!
Ho provato – giuro – a recuperare
un po’ di serietà, ma mentre ricucivo l’immagine delle foglie d'autunno ai
blog che si vanno riducendo nella blogosfera, ho cominciato a canticchiarmi in
testa: “e se prima eravamo in due a ballare l’Hully Gully…”, solo al
contrario: siamo partiti in tanti a ballare l’hully gully e adesso sono in pochi
a “suonare il motivetto”! Anche il riferimento ad Agatha Christie mi viene
spontaneo: “And Then There Were None”. O ad Highlander: chi sarà l’ultimo
immortale?
Eppure, in mezzo a tanta ironia, riesco a riappropriarmi dello spirito nostalgico che mi aveva ispirato all'inizio. Sto ripensando al primo (tra i blog che
seguivo) ad avere abbandonato il web: il mitico Helgaldo di Da dove sto scrivendo.
Non tutti coloro che leggono il
mio blog lo hanno conosciuto, ma chi ne ha avuto la fortuna converrà con me che
il suo ritiro dalle scene ha determinato la lenta erosione di un certo modo, costruttivo,
di fare blogging. La sua pagina è ancora on line ed è ferma al post 1000,
emblema del raggiungimento di un traguardo significativo, numero tondo come il
400 di Ariano.
I numeri tondi fanno più effetto:
ricordiamocelo, quando abbiamo veramente intenzione di abdicare alla nostra
fede blogghistica: io sono a 522, quota 600 è lontanissima e di ‘sto passo….
Basta così, se no ripenso anche a
Michele Scarparo di Scrivere per Caso e all’albero delle mie migliori
conoscenze virtuali che si va spogliando.
Quanto è bello l’autunno da
quassù!


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