domenica 8 novembre 2026

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Siamo in autunno. Lo spettacolo dalla finestra della mia abitazione a Monaco è una festa, come lo era la neve dello scorso inverno sopra i rami degli alberi, che svettano fino al sesto piano e si affacciano proprio sul mio balcone.

Le foglie si tingono di colori indescrivibili, abbracciando l’intera gamma di sfumature: sono sicura che se provassi a dipingerle su un foglio non riuscirei a rendere loro giustizia. L’autunno ha il suo fascino, mi tocca ammetterlo, sebbene sia una stagione che instilla malinconia.

ArianoGeta, blogger che seguo fin da quando mi sono affacciata nella blogosfera, ha pubblicato un post in cui annuncia di volersi prendere una pausa. Ha postato la puntata 400 della striscia a fumetti, Haiku Boy, con cui ha divertito e fatto riflettere i lettori per ben quattro anni e si è congedato con un arrivederci.

Il parallelismo mi è venuto spontaneo: come le foglie in autunno, anche i blog si staccano lentamente dai loro rami.

Ma questa frase, secondo voi, funziona?

No perché le mie intenzioni, quando mi sono seduta a scrivere, erano molto diverse, poi mi è preso lo sciddico (un raptus di ilarità) e ho buttato tutto in caciara.

Volevo cavalcare il tema della malinconia e dedicare questo post ai blogger cui mi sono affezionata negli anni , che via via si sono eclissati (farò la stessa fine?), ma poi ho coinvolto in questo flusso ispirato Chat GPT e tutto è scivolato nella farsa.

Ero partita dall’idea di accostare la metafora dell’autunno al lento declino della blogosfera, ma poiché la vena lirica si è subito esaurita nelle prime sei righe del post, ho pensato: toh, fammi vedere come se ne uscirebbe la nostra amica IA e questi di seguito sono i risultati.

La prima versione (quella poetica) è partita con la frase riportata poco sopra: Come le foglie in autunno, anche i blog si staccano lentamente dai loro rami, la continuazione ancora ancora…: Uno dopo l’altro, si lasciano cadere nel silenzio, ma il finale, vi prego, giovani leve della scrittura creativa, non sognatevi mai di fare dire alla vostra pagina: lasciando spogli gli alberi che un tempo erano rigogliosi di parole.

Gli alberi rigogliosi di parole, ah ah ah ah! Rabbrividisco.

Ma c’è anche una versione definita “incisiva” che recita:

I blog cadono come foglie d’autunno. Alcuni ingialliscono lentamente, altri si staccano all’improvviso. Restano pagine silenziose, testimonianze di un tempo in cui scrivere e leggere sul blog era un modo per incontrarsi.

Tolta la verità dell’ultima frase, il resto è da scagliare il più lontano possibile con la stessa energia dei lanciatori del peso nei giochi olimpici. Ve li immaginate i blog che ingialliscono lentamente e all’improvviso stac?

 AH AH AH!

In ultimo, la variante cosiddetta “nostalgica”:

C’è un autunno anche nella blogosfera. Le foglie si staccano dai rami e i blog abbandonano lentamente il loro posto, lasciando dietro di sé il ricordo di tante parole condivise e di incontri che sembravano destinati a durare. 

Abbandonare lentamente il loro posto? Ommaigad!

Ho provato – giuro – a recuperare un po’ di serietà, ma mentre ricucivo l’immagine delle foglie d'autunno ai blog che si vanno riducendo nella blogosfera, ho cominciato a canticchiarmi in testa: “e se prima eravamo in due a ballare l’Hully Gully…”, solo al contrario: siamo partiti in tanti a ballare l’hully gully e adesso sono in pochi a “suonare il motivetto”! Anche il riferimento ad Agatha Christie mi viene spontaneo: “And Then There Were None”. O ad Highlander: chi sarà l’ultimo immortale?

Eppure, in mezzo a tanta ironia, riesco a riappropriarmi dello spirito nostalgico che mi aveva ispirato all'inizio. Sto ripensando al primo (tra i blog che seguivo) ad avere abbandonato il web: il mitico Helgaldo di Da dove sto scrivendo.

Non tutti coloro che leggono il mio blog lo hanno conosciuto, ma chi ne ha avuto la fortuna converrà con me che il suo ritiro dalle scene ha determinato la lenta erosione di un certo modo, costruttivo, di fare blogging. La sua pagina è ancora on line ed è ferma al post 1000, emblema del raggiungimento di un traguardo significativo, numero tondo come il 400 di Ariano.

I numeri tondi fanno più effetto: ricordiamocelo, quando abbiamo veramente intenzione di abdicare alla nostra fede blogghistica: io sono a 522, quota 600 è lontanissima e di ‘sto passo….

Basta così, se no ripenso anche a Michele Scarparo di Scrivere per Caso e all’albero delle mie migliori conoscenze virtuali che si va spogliando.

Quanto è bello l’autunno da quassù!

 

 


 

 

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