Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

mercoledì 26 ottobre 2016

Thriller paratattico n. 61: Riepilogo e Verdetto


Ieri sera mio marito guardava la tv spaparanzato sul divano, mentre io rileggevo i pezzi del thriller n. 61 seduta al tavolo di fronte a lui. Ogni tanto sollevava l'occhio nella mia direzione distratto dalle mie sghignazzate e alla fine la curiosità ha avuto la meglio sul suo interesse televisivo: ha voluto sapere il motivo delle risate. Da lì m'è venuta l'idea.
Ho chiamato i miei figli, li ho fatti sedere accanto al padre e ho detto a tutti e tre: "vi leggerò questi brani e dalle vostre reazioni giudicherò qual è quello più divertente". 
In pratica, il vincitore di oggi è stato decretato da una signora giuria.


Viola Emi ha strappato subito un sorriso al grido di "Nonnaaaaaaaaaaaaaaaaa, Nooooonnaaaaaaaaaaaaaaaa!" con la vocina infantile rigorosamente improvvisata dalla sottoscritta (non vi dico altro). Poi si sono aggiunte, in ordine sparso, risate a denti stretti, guizzi di entusiasmo, bip sul "gratta" (e vinci) della "passerina", ancora ilarità su "scrittora" e "Santuzza", su "paratassi", "pseudotassi", "minkiatassi". Io personalmente ho dovuto spiegare cos'è un "bubo bubo", ma solo il suono delle due parole ha fatto venire lo sciddico ai miei figli, che poi hanno continuato a ridere per inerzia tutto il tempo trovando buffa qualunque cosa, per esempio i nomi Anastasia, Cleofe e Sistilio.

L'esperimento ha portato al caos, fatto perdere mezz'ora di trasmissione a mio marito (non era veramente interessato, se no col cavolo, che mi dava conto) e distratto i miei figli dalle loro occupazioni serali, ma ci ha regalato un bel momento di relax familiare, dunque, per ciò solo, intanto, vi ringrazio.

Il vincitore di oggi si porterà a casa un libro che, come anticipato la scorsa settimana, ha molto a che fare con la mezza corona del Thriller, anzi non con una mezza corona ma con una corona intera. Per la precisione con un Corona. E qui la risata scatta spontanea, in perfetta sintonia con il Thriller. Trattasi di: "La cattiva strada", romanzo di formazione del noto Fabrizio Corona.

Potrebbe essere una sorpresa, chissà. Magari ce lo saprà dire l'anonimo n. 4 ("Scrittoraaa") che con l'unanimità dei voti si è aggiudicato il premio.

In particolare, io ho trovato molto divertente il pezzo. Questo siparietto potrebbe, così com'è, essere recitato su un palcoscenico da un'attrice comica: qualcuno di voi ha pensato alla Marchesini, a me invece sono venuti subito in mente i vecchi monologhi di Franca Valeri.
È spiritoso, gli ingredienti sono ben dosati e la "scrittora", presenza inquietante e pretesto che dà via allo sfogo, è fortiiiissima! 

Resta comunque il fatto che siete stati, davvero, molto simpatici e all'altezza della performance richiesta, quindi Complimenti a tutti, da parte mia... e dei miei familiari.

Il vincitore/trice del libro potrà rivolgersi, come sempre, a Helgaldo per il ritiro del premio.

Bene, ricreazione finita. Si torna ai lavori forzati.
Siete pronti, domani, per una nuova sfida?

Intanto prendetevi una pausa di ilarità e godetevi i nostri buffi thriller riepilogati qui sotto.

****

Viola Emi 

“Ma dai! Come si fa ad andare in giro per Montmartre conciata così?” 
“Così come?” E scoppia a ridere guardando la sua immagine riflessa nello specchio che restituisce una moderna e anomala CappuccettoRosso: un po’ Lolita un po’ vampiro. La mantella rossa, corta ben oltre il necessario, con il cappuccio che le incornicia il viso e da cui sbuca una bionda treccia laterale a spina di pesce. Un trucco acqua e sapone interrotto dal rossetto rosso sbavato e un rivolo di sangue che cola dall’angolo della bocca. Calze a rete e stivali al ginocchio. Cinguetta: “Domani sera è Halloween!”.
“Sì, appunto! D.O.M.A.N.I. Non potevi cambiarti direttamente lì?” Una leggera punta di preoccupazione e disapprovazione lascia subito posto ad un’allegra risata. E’ proprio buffa conciata così. 
Ma Cloudette già non l’ascolta più mentre, euforica, corre fuori di casa verso lo studio fotografico. Il suo primo book: che emozione. Prosegue in fretta, per l’emozione e perché è in ritardo, come al solito. Si sorprende a ridere specchiandosi nelle vetrine. Distratta e un po’ tra le nuvole. Anche l’aver dimenticato a casa il cellulare, nella borsa che non ha preso preferendo il cestino che più si adatta al suo look, la fa sorridere anzicchè preoccupare. In fondo, quell’atteggiamento è più consono al personaggio! E poi, non permetterà a niente e nessun di rovinarle quel momento!
“Uffa! E ora come faccio?”
Un piccolo broncio a incresparle le labbra. Si è persa! E, per di più, è scesa la notte. Immagina sé stessa come l’omino dell’urlo di Munch. Avvicina le mani alla testa e imita il famoso quadro allungando la bocca in una silenziosa O. E pensa all’emoticon che non può postare su Facebook: cheeeee trageeeeeediaaaaaa! Si diverte. Le sembra tutto un gioco. Ma tra i vicoli stretti il buio sembra inghiottire tutto. Avanza tentoni costeggiando i muri. Ma SALTELLANDO. In fondo è pur sempre CappuccettoRosso! Quindi è normale attardarsi come in un bosco raccogliendo fiori e bacche. 
“Deve essere questa!” Pensa spingendo la porta rossa. Sì sì, sembra proprio la porta di casa di una nonna. Io sono CappuccettoRosso quindi dev’essere per forza questa! Scuote la testa, ridendo del suo essere un po’ naif. Sale le scale di corsa, verso la luce, gridando con voce infantile: “Nonnaaaaaaaaaaaaaaaaa, Nooooonnaaaaaaaaaaaaaaaa! Nonnina sono arrivata!”. Ma, aperta la porta, loschi figuri si avventano su di lei. Barba lunga e chiodo. Con il logo sulla schiena della banda del Lupo. La lanciano in aria al grido di Hiphipurrà, il cestino vola via. Poi la coinvolgono in festoso girotondo. In mezzo, il Cacciatore è un novello Cupido con tanto di ali, arco e frecce. E, soprattutto, vestito solo con un pannolone. E’ alto e scheletrico. E balla un twist con la Nonna. Mascherata da QueenElizabeth…con uno spazzolone nella mano destra e un secchio – rosa pastello, in tinta con l’abito e il cappellino – pieno d’acqua e sapone! Intanto il fotografo scatta. Corre da una parte all’altra della stanza stile paparazzo che insegue un VIP. Continua a scattare, in sequenza, anche quando, effetto moviola, il secchio, caricato di troppa energia, vola via dalla mano della Nonna e, compiendo una parabola degna di una scivolata di Pippo su una buccia di banana, finisce sulla testa di Claudette. 
“Eh? Che succede?”
L’improvviso risveglio ha spaventato il dentista che, perso l’equilibrio, si ritrova a terra. La sua faccia stranita e perplessa. Un attimo di smarrimento e poi scoppiano a ridere entrambi. Mezza corona è il giusto prezzo. Così il sorriso resta sulle loro facce.


Anonimo n. 1

Perdersi a Montmartre. Finire nel bar sbagliato e venire violentata. Farsi legare e gettare nella Senna, per poi venire salvata da una mano che appare dal nulla. E per cosa? Per un'anestesia sbagliata. Come se non fosse abbastanza, pagare anche mezza corona.
Altro che Mastercard: Amelie decise che non sarebbe più dovuto accadere. All'appuntamento successivo, quando si sistemò sulla poltrona, stette ben attenta a fare tutte le mosse che aveva calcolato.
«Signora ho paura che abbia in mano i miei genitali» disse il dentista, dando un lieve colpo di tosse.
Lei sorrise. «Così staremo tutti e due molto attenti a non farci male a vicenda, vero?»


Anonimo n. 2

Risvegliandosi, la giovane domandò: “ Mezza Corona? E per cosa?”
“Come sarebbe a dire? Anestesia, sistemazione del dente, ricostruzione…. Le ho già fatto un buon prezzo…. E poi si guardi!” 
La donna prese lo specchio che il medico le sporgeva. Lavoro perfetto. Il dente sembrava il suo. Non c’erano dubbi. Era proprio bravo! Meritava anche di più di mezza corona. E glielo avrebbe dato. Oh, sì!!!!
“Volevo solo dire che mi pare perfino poco, con il lavoro stupendo che ha fatto. Avrà la mia eterna riconoscenza!”.
Così dicendo si alzò, si mise in punta di piedi e lo baciò appassionatamente. Quando si separarono, gli mise davanti al naso l’indice e il medio tesi, in mezzo una banconota da 5 corone.
“Non voglio il resto...” e sorridendo si voltò e uscì dallo studio dentistico, dondolando sexy le anche.
In strada si mise a ridere sguaiata. Aprì il portafogli del dentista e contò quanti soldi rimanevano.


Anonimo n. 3

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. Ha un leggero strabismo di Venere che le conferisce uno sguardo interessante. L’occhio sinistro guarda a sinistra, dove c’è un lungo muro, e il destro leggermente a destra, dove s’accende e si spegne a intermittenza l’insegna di un caffè. Intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina. Tonc!
Ha sbattuto la fronte. Gira leggermente la testa per vedere l’angolo cieco. Un palo. Ve n’è un secondo più avanti. Costeggia un lungo muro, ha paura di una seconda zuccata, entra finalmente in una casa, le scappa la pipì. Il piano terra è abbandonato, solo erbacce. Al centro una scala che sale, una luce in fondo. Si acquatta in un angolo, abbassa le mutande e si inginocchia. Un prurito alla passerina. Si accorge di essere in mezzo alle ortiche. Il bruciore aumenta. Sale i gradini a due a due, il bruciore è insopportabile. A tre a tre. A quattro a quattro. È avvolta da una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Si gratta la passerina con foga, linguaggio non verbale. Gli uomini si eccitano, iniziano a toccarsi. Tutti si toccano ma nessuno si muove. Gli uomini sono ormai eccitatissimi, lei li implora di grattarla. Gli uomini si avventano su di lei, gratta tu che gratto io. È tutto un gratta gratta. Qualcuno, più fortunato, vince. La donna implora acqua fresca, per carità. Qui serviamo solo alcolici. La donna urla di prurito, i maniaci la legano così non può grattarsi. Bastardi. La buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Topo 1 a topo 2: Hanno buttato una donna nel fiume. Topo 2 a topo 1: Un’altra? Topo 3 a topo 2: È sempre la stessa. Topo 2 a topo 3: No, è la 61esima. Topo 3 a topo 2: Ti sbagli. Topo 2 a topo 3: Ti sbagli tu. Topo 1 a topo 2: Oggi ce ne freghiamo, che sprofondi. Topo 2 a topo 1: Tanto non sprofonda. Topo 3 a topo 1: Vedrai che dondola… Topo 2 a topo 3: In effetti dondola… Topo 3 a topo 1: Vedrai che adesso si sente soffocare. Topo 1 a topo 3: In effetti soffoca… Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».


Anonimo n. 4

Giovane donna... si fa per dire, ma come contraddire Marina? Non ci penso proprio. Quella è una Scrittora di quelle serie, uhhhh! Di quelle che ricercano la perfezione! Signora mia, sapesse le cose che mi fa subire! Non le dico!
S'è fissata con 'sto coso paratattico... il thriller, sì signora mia, ne ha sentito parlare anche lei? Eccerto!
E dunque deve sapere che mi fa vagare a Montmartre al buio, sola e figa, come una povera cretina... Oh, ma mia madre dall'età di quattro anni mi ripeteva: "Santuzza non accettare nulla dagli sconosciuti, figlia cara!". Poi vede come va la vita, finisco a fare il personaggio nella blogosfera violentata da uomini 'mbrachi... se se, come no. So' tutti blogger signora mia! Stia attenta, stia lontana da quelli, che so' tutti pazzi!
Scambiano la realtà per il virtuale, il virtuale, che sarei io, per una povera deficiente che si infila nel primo uscio che trova in strada. Ma poi lei non sa... inizio a salire su per una scala luuuuunga! Vedo la luce, mi dico: "Eccomi, sono in paradiso, ho finito con 'ste tribolazioni!" Signora mia, una leggerezza nello spirito che non le sto a dì! Fortunata, dice? No signora mia, ricordi la Scrittora: arrivo al pianerottolo e che m'ha preparato? Una bettola di 'mbriachi che mi palpeggiano e mi dicono cose terrificanti! Come dice? Quali cose... Eh beh... "vecchia gallina spennata", "oh, ma chi ce l'ha mandata questa?", "Marina vedi di non farci più questi scherzi di pessimo gusto: giovane questa?". Ma posso io continuare così? Poi dice: l'autostima! Un par di ciufoli!
Come va a finire, eh beh, male, abbiamo dubbi? No che non ne abbiamo. I bruti mi legano, io spererei per pratica sadomaso - ma me lo posso scordare come avrà capito, signora mia - mi gettano nel fiume... Come dice? C'è anche il fiume, sì signora, ma pure le pantegane, che pare d'essere ai Navigli! 'na confusiooooone, signora mia, 'na confusione! Ma la beffa continua perché la Scrittora dice che mi devo risvegliare: ma che... è stato un sogno? Sarà stata la peperonata mangiata ieri notte prima dell'escursione... eppure... mi sento scuotere...
"Signora! Si svegli suvvia!" Non era forse il dentista? Cosa c'entra, signora? E lo dice a me??? Scrittoraaaaaa! 


Anonimo n. 5

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. Vaga furente perché si è veramente rotta i maroni. Della scura coltre di buio? Di camminare fra i vicoli? Di salire quelle stramaledette scale? Macché! Si è veramente rotta i maroni di quel manipolo di scribacchini da strapazzo che si dilettano ad affibbiarle le avventure più strampalate. E basta con Montmartre, basta con i vicoli, basta con quei pazzi ubriachi. Basta! "Sessanta volte me l'hanno fatto fare!" ripensa. "Mo' va bene tutto, ma quando è troppo è troppo! Tutti a scrivere, stanno! Possibile che nessuno di loro abbia un racconto, un romanzo serio da scrivere per i fatti propri? No. Ce ne fosse uno che si salvasse, poi... E invece no, tutti qui a farsi le pippe mentali con 'sto cazzo di thriller, la paratassi, la pseudotassi, la minkiatassi. Ma vafangggulo, va!"

Immersa in questi pensieri, le si para davanti un uomo che scende le scale del bar. "Che, ti decidi a salire o dobbiamo aspettare ancora molto?". La giovane donna lo squadra da capo a piedi. "Oggi non ho voglia".
"Come sarebbe a dire che non hai voglia? Noi abbiamo voglia, e pure tanta!"
Tsé, uomini! Un paio di gambe e un paio di tette, che importa se erano sempre le stesse per sessanta volte di fila? I loro ormoni facevano la hola come allo stadio. Sempre. E comunque.
Nel frattempo gli altri uomini scendono dalle scale e si avvicinano per capire che succede. Ma la donna non si scompone. Fa per voltarsi. I bruti si avventano su di lei, la legano. La giovane non ci sta: "Ma voi altri non ne avete piene le palle di questa storiaccia?!" sbotta.
Gli uomini si guardano increduli. "E perché mai? Si mangia, si beve, si tromba. Cosa potremmo volere di più!?"
Già, cosa potrebbero voler di più quei quattro sfigati che ragionano solo col pisellino che si ritrovano tra le gambe?

Improvviso compare il dentista con tanto di trapano in mano: "Che cazzo è tutto 'sto trambusto??"
Gli uomini lo guardano straniti. "E tu chi diavolo sei?"
"Voi piuttosto, chi diavolo siete!? Fatela finita, qui c'è gente che lavora e io devo guadagnarmi la mia mezza corona!" risponde piccato lui.
"Ehi, cambia tono, altrimenti quel bel trapanino te lo ficco su per il cul..."
"Cul-de-sac! Ma certo! Ecco da dove sei arrivato!" sbotta la donna rivolta al dentista. "Tu sei arrivato da quel vicolo cieco!" Lei sì che se ne intendeva di vicoli bui, a furia di vagarci.
"Che diavolo stai blaterando?" dice uno degli uomini voltandosi. Si voltano tutti.
La giovane donna, sfruttando la distrazione del momento, spicca una bella corsa e si tuffa nella Senna sicura di averla scampata bella.
Solo un dettaglio aveva dimenticato: è legata come un salame. Non può nuotare. E va a fondo.

Due topi dalla sponda avevano osservato tutta la scena fin dall'inizio. "Ma perché gli umani, nei loro laboratori, si ostinano a fare esperimenti su noi poveri topi se alla fine siamo più intelligenti di loro?" sentenzia uno rassegnato.
"Io mi chiedo che razza di scribacchini si dileggiano a scrivere mille versioni di questa storia se alla fine pure i personaggi si ribellano..." scuote la testa l'altro.

Intanto la donna, legata, annega.
Una mano la scuote. Prima con dolcezza, poi con decisione. "Tesoro, cosa ti sei fumata stavolta?" 


Il mio

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. La scura coltre di buio incombe su di lei.
"Suvvia, cosa potrà mai capitarmi in un posto tanto famoso!"
Dal nulla sbuca un uomo in mutande che la supera urlando a braccia levate "aiutooo", inseguito da un altro che agita in mano un trapano in funzione. Quasi nello stesso istante si affaccia una signora in vestaglia che lancia un sacchetto nero in direzione di alcuni gatti randagi. Il suo gesto è talmente maldestro che, insieme alla spazzatura, parte pure una dentiera.
"Mon dieu, i miei denti!"
La giovane scuote la testa inorridita e continua a camminare fra i vicoli. "Qui sono tutti matti". Costeggia un lungo muro e strabuzza gli occhi quando a un tratto vede una colonna di ratti con i bavagli al collo che arriva fino alle sponde della Senna. Quello più grosso indossa il grembiule e in testa ha la toque blanche. Si è accodato pure un bubo bubo che, sorpreso dall'ultimo della fila mentre prova a camuffare il becco, gli dice "sono un topo, lo giuro."
"No, dai, com'è possibile. Ma dove sono finita? Questo è un incubo."
La donna affretta il passo, finalmente intravede la luce di una casa. Entra e sale le scale. Si trova nel mezzo di un bar frequentato da intellettuali falliti. Tutti alzano gli occhi nella sua direzione: il più anziano, seduto a un tavolo, beve vino rosso e smette di intrattenere gli amici con le novelle del Decameron; un altro chiude il libro italiano che sta imparando a memoria, "come perdere tutti i vizi in 57 giorni" e un terzo, in un angolo, la coinvolge subito in un indovinello perverso: "oh, bonjour mademoiselle, nessuno di noi le torcerà un capello se saprà dirci cosa è più corretto affermare a questo punto: "la rapinavano e, forse, abusavano di lei", oppure "la rapinarono e, forse, abusarono di lei".
La giovane si guarda attorno confusa in cerca di un aiutino: "l'imperfetto, l'imperfetto" le suggerisce un uomo schivo, il più alto, robusto e pelato di tutti. Un filosofo che crede ancora nel potere dell'evocazione.
"Non saprei..."
"Tempo scaduto. La risposta corretta è il passato remoto.  "Mostrare", bisogna mostraaare mon cheri, l'azione è tutto. Ti facciamo vedere come."
Gli uomini si avventano su di lei, la donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano nel fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. 
"Nooo, la fila di ratti con il bavaglio!"
Guarda con orrore il topone affilare i coltelli e... 
"... ma tu non sei un ratto!"
"Caz..., il becco! Mi frega tutte le volte!"
La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia:
"Ho fatto un terribile incubo, dottore, però ero tanto giovane..."
Il dentista, con il trapano acceso ancora in mano le dice sorridendo: 
"È la magia del nostro anestetico: ringiovanisce chiunque. Comunque, tutto fatto signora. Mezza corona, prego"
La donna si tasta la bocca:
"Scusi, ma... la mia dentiera?"
"Merd! I gatti...!"


Anonimo n. 6

“Ciao a tutti, mi chiamo Anastasia e non cammino in vicoli bui da cinque giorni.”
“Ciao, Anastasia.”
Lo psicologo le sorride. “Bene, siamo all’inizio del percorso. Ma tutti noi abbiamo iniziato da una manciata di giorni per poi arrivare a mesi, se non anni! Come la nostra cara Giuditta, qui. È stato duro, certo, ma sono sicuro che anche per te troveremo il metodo più consono per aiutarti a superare questo problema.”
Giuditta ha lo sguardo spento di chi non ha più niente al mondo oppure è stato pesantemente sedato. È legata mani e piedi alla sedia.
Anastasia annuisce, a disagio.
“Allora, siamo molto curiosi di conoscere la tua storia. Vuoi dirci come tutto è iniziato?”
“Certo, certo.” Anastasia si schiarisce la voce. “Vedete, quando ero piccola avevo i denti storti. Non una cosa leggera, di quei difetti che poi possono diventare caratteristiche sensuali, avevo proprio i denti davanti che andavano uno a destra e l’altro a manca. Mia madre, così, decise di mandarmi dal miglior dentista della città.”
“Sì, questo le fa molto onore” la interrompe lo psicologo. “Ma a noi interesserebbe di più sapere da cosa nasce la tua passione per i vicoli bui.”
“Sì, sì, ci sto arrivando. Ecco, le visite sono andate avanti fino a quando non sono diventata grandicella, ma non mi pesava: quando andavo da questo dentista facevo sempre dei sogni meravigliosi, perché usava delle droghe speciali per far addormentare i pazienti. E una volta, verso i quindici anni… feci il sogno.”
Il cerchio è in silenzio, gli sguardi puntati su di lei. Persino Giuditta sembra attenta.
“Questi vicoli si aprivano davanti a me con la suadente promessa della notte. Vagavo, vagavo, e non potevo fare a meno di strusciarmi contro le pietre umide – perché nel mio sogno c’era la Senna lì vicino, sapevo di essere in un quartiere di Parigi – e mi appiattellavo contro ogni mattone, come una cozza allo scoglio. Non mi interessava dove stessi andando, non lo sapevo neppure, sapevo solo che i vicoli erano lì per me e sembravano dirmi: ‘Anastasia! Vieni verso di noi, spogliati in un torrente di lascivia!’”
“Laivia…!”
“Mettete il bavaglio a Giuditta, per favore. Continua pure, cara.”
“Sì, insomma ero felice. Felice e appagata come non lo ero mai stata. Poi vidi una luce attraverso un androne…”
Mormorii di disapprovazione si alzano dal gruppo. Anastasia annuisce.
“Lo so, lo so. Anche io ero abbastanza infastidita da quella luce che irrompeva lacerando le tenebre della notte. Ma nel mio sogno entravo, alla ricerca di un sottoscala buio. Insomma, anche nella vita privata uno deve sperimentare per capire cosa gli piace, no?”
“Certo, assolutamente.” Una donna sulla quarantina le sorride, complice. “Meglio il compensato o il traforato? Io ancora non so scegliere…”
“Esatto, una cosa del genere. Quindi entravo, bramosa di conoscere nuove densità, ma un vociare di uomini mi distraeva. E si sa, per entrare in contatto con la propria intimità c’è bisogno di silenzio! Per questo salivo le scale ed entravo in una specie di bettola, da cui arrivava tutta quella confusione. Ma io, spavalda come solo nei sogni si può essere, entravo e dicevo: ‘Signori, scusate. Vorrei utilizzare per qualche minuto il sottoscala e le vostre voci mi distraggono. Potreste parlare a voce più bassa? Il tempo di un amplesso e poi me ne vado.’”
“Mi sembra una richiesta ragionevole!” commenta la tizia del traforato. 
“Infatti! E loro, a onor del vero, per un istante si erano zittiti. Poi una voce mi ha chiesto: ‘Un amplesso… con chi?’
E io lì ho dovuto spiegare tutta la storia dei vicoli bui e delle densità… a ripensarci adesso fa un po’ strano. Ma loro non mi presero sul serio! No! Si avvicinarono in branco, mi dissero: ‘Te lo facciamo vedere noi cosa vuol dire strusciarsi contro qualcosa di duro…’”
“Dicono tutti così” commenta una ragazza con aria di vita vissuta. “Poi però, vai a tastare…”
“Eh, lo so.” Anastasia annuisce, accorata. “Però capite, ero una ragazzina… Mi son fidata. Mi son detta: ‘Proviamo!’. Ma niente, niente a che vedere con la durezza delle pietre della notte. Uno prometteva pure bene, e invece… ma vabbè, lasciamo stare.
Finito il tutto, mi hanno fatto la domanda classica, che tutti gli uomini prima o poi fanno: ‘Ti è piaciuto?’”
“I vicoli non te le fanno, queste domande scomode.” La tizia del traforato appare infervorata. “Le pietre danno ma non chiedono!”
“Esatto! Ma io a quel punto ho dovuto essere coerente, dire la verità… e loro se la sono presa. D’altronde, ora lo so: gli uomini sono parecchio suscettibili al riguardo. Mi insacchettarono per bene e mi lanciarono nella Senna a morire annegata, mangiata dai ratti. Ma prima di morire, potei dare un ultimo sguardo a quei vicoli silenziosi, che mi avevano scaldato il cuore e il corpo.”
“Mpf, mpf!”
“Giuditta ha bisogno di riposo. Portatela via, per favore.” Lo psicologo sorride, mentre due inservienti si caricano di peso la ragazza e la sedia su cui è seduta. “Bene, direi che questo tuo racconto è stato illuminante. Inizieremo sicuramente un percorso insieme. Ora, qualcuna di voi ha una domanda da fare ad Anastasia?”
Sguardi circolari, visi contratti, tutte sembrano pensare la stessa cosa.
“Suvvia, non siate timide. Anastasia risponderà volentieri a qualsiasi vostra richiesta.”
Ultima occhiata. Infine una mano si alza.
“Ma… con quel dentista, ci sei rimasta in contatto?”


Anonimo n. 7

Buongiorno dottore.
Buongiorno signorina. Si metta comoda e mi dica qual è il problema.
Faccio sempre lo stesso sogno dottore. Quasi sempre è un incubo. Addirittura a volte, all’interno del sogno stesso, ho come un dejà vu e, per un attimo, mi rendo conto di aver già vissuto quell’esperienza pur consapevole che non è reale. In pratica l’ambientazione è sempre la stessa come pure gli eventi ma…non so come spiegarlo. 
Sì…ma…non capisco.
E niente. Mi perdo in Montmartre, ovvio che è pure buio.
Mmmhhhh
Che pensa dottore? Sono pazza? Che significa quel mugugno?
Niente niente. Non significa niente. Vorrei solo capire qual è il problema...
Se mi lascia finire! Dicevo. Mi perdo in Montmartre, OVVIO che è pure buio. Giro per i vicoli e mi ritrovo a entrare in una casa. Salgo le scale – sono sicura che la scale devono avere un significato profondo – e vedo una luce. Entro e mi ritrovo in un bar pieno di uomini che si avventano su di me e vogliono rapinarmi. Abusarmi. Infine mi legano e mi gettano nella Senna, in pasto ai topi. 
Sì, ecco. Quindi…
Sì lo so. Il significato dell’acqua, dei topi. Ma il punto non è questo. Tutto sommato, la storia è sempre questa però a volte si tinge di rosa o di rosso, altre sembra di trovarsi protagonista di una poesia o di un epitaffio, altre ancora in un film con gli effetti speciali. Dottore lei non può capire! E ancora non le ho detto la cosa più terribile!
Sì, effettivamente ha ragione, non capisco.
Aspetti. In tutto questo, il sogno finisce sempre che mi sveglio e sono dal dentista! Capisce? Dal dentista! Che poi uno dice: che sollievo, è stato solo un incubo! Ma svegliarsi dal dentista! Ha presente? Pagare per soffrire! Si figuri se posso sentirmi sollevata svegliandomi sulla poltrona di un dentista! I dentisti! Non meriterebbero nemmeno di essere chiamati dottori! E il camice bianco non gli si addice proprio! Mi aiuti dottore, mi aiuti. La prego.
Signorina…credo che abbia sbagliato dottore. Cercava lo psicanalista, vero? Io non sono Sigismondo Frodo. Il suo studio è 2 porte più in là.

Io sono il … dentista!


Giulia lù

Una giovane donna cammina lungo i vicoli bui di Montmartre. Si guarda intorno e ride, non avrebbe dovuto farsi quella canna, ecco il risultato, adesso non sa dove andare si è completamente persa e ride come una cretina. Vede una luce, è un bar, decide di entrare. Spalanca la porta ed esclama ridendo "ehi ragazzi è qui la festa?" Un gruppo di uomini ubriachi la guarda con sorpresa. Uno di loro fa un ghigno e risponde "adesso la festa te la facciamo noi" e si avventa sulla giovane che comincia a ridere, soprattutto quando lui si cala i pantaloni, lei lo guarda e ride a crepapelle e lo indica agli altri con la faccia divertita "non vorrai farmi il solletico con quel fiammifero" esclama lei. Anche gli altri uomini ridono e lui a quel punto indispettito la prende e la butta nel fiume. Lei continua a ridere, smette soltanto quando si accorge dei topi che le saltano addosso. "No i topi mi fanno schifo, anche con le canne" e comincia a tirare pugni contro quegli esseri immondi. 
Si sente scuotere "signora la smetta per favore mi ha dato già due calci, se continua così potrò cantare nelle voci bianche. Basta non voglio neanche la mezza corona!"


Anonimo n. 8

Una giovane donna si perde per i vicoli di Mormartre. 
Ma io dico,si può sempre iniziare tutte le settimane a raccontare la stessa storia? Stavolta dobbiamo pure far ridere. Ma per chi ci ha preso, per pagliacci?
Ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi.
Signora mia, io ho da fare, anche gli gnocchi, appunto che è giovedì. 
E lava, e stendi e stira e fai il pranzo per il marito pendolare, chi la vuole cotta, chi la vuole cruda.
Comunque, un attimo per lei lo trovo. 
Lo sa che la giovane donna si è persa a Mormartre?
Che sbadata, già glielo detto.
Ma come non la conosce, stiamo a più di sessanta puntate del thriller e non ha ancora capito la trama? 
Con l'età sta diventando di coccio, signora mia.
Giusto perché è lei, le faccio un riassunto.
Aspetti un attimo che i bimbi litigano.
La finite voi due? Sto parlando con la Cleofe.
Mi interrompono sempre quando parlo con qualcuno.
Che screanzati i giovani di adesso.
Dunque, le dicevo, ah... sì. ..
La donna, che è imparentata con Sistilio, quello della farmacia, accanto al bar centrale di Mormartre si perde.
Rintronata com'è va a chiedere informazioni al bar, ma non quello vicino alla farmacia dello zio, quello più giù, verso l'ospedale.
Capirai, non lo avesse fatto. Da sola,
tutti ubriachi, la vedono e pensano che cerca compagnia.
Quella aveva un mal di denti e stava cercando la farmacia dello zio. 
Spingi qua, spingi là, la tastano per tutti i versi.
Cleofe, su...su. ..non t'addormentare che è quasi finita. 
Lo vuoi un caffè?
Tiè, bevi su.
Oh,ora sì.
Insomma, sa come sono gli uomini, s' ingrifano subito.
Però coglie il momento e da una botta ai gioielli di quello che le stava davanti.
Fuori uno. Gli altri si fermano per la paura della stessa sorte.
Uh, il telefono. Franco, rispondi tu che la mamma finisce di raccontare, sennò facciamo notte ed io ho da fare. Devo andare anche a raccogliere i panni dallo stendino.
Qui nessuno dà pace.
Facciamo presto.
Riesce a scappare e chi ti becca? 
Il dentista che le chiede perché non è venuta ieri all'appuntamento. 
L' ha lasciato lì come un broccolo ad aspettare per due ore.
Scappa senza rispondergli.
Ha una paura del trapano e poi si può dare mezza corona a lui, quando da Giovanni, il dentista della Asl, prende meno?
Con questa crisi, bisogna risparmiare. 
Alla fine arriva alla farmacia dello zio, entra come se avesse visto un miraggio.
Chiede allo zio un antidolorifico.
Oddio signora mia, devo andare, mi si brucia il sugo.
Qui poi non c'è mai nessuno che ti aiuti in casa.
Le finisco di raccontarle tutto la prossima volta. 













63 commenti:

  1. Anonimo num. 1, presente!

    Credo che il pezzo vincitore sarebbe magnifico recitato dalla Valeri. Devo ammettere però che quello che m'è piaciuto di più è l'anonimo num. 6 con il suo gruppo di auto aiuto. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti dirò che a lungo il 4 e il 6 hanno gareggiato fra loro, era piaciuto molto anche a me. E la decisione finale è arrivata al risveglio, stamattina. D'istinto ho pensato al 4. :D

      Elimina
    2. Oddio, volevo modificare il post perché mi ero accorta di una svista e ho fatto danno. Perdonatemi, ancora devo prendere manualità con i commenti!
      Dicevo: grazie mille a entrambi! Sono contenta che il brano vi sia piaciuto e che, addirittura, sia arrivato tra i finalisti.
      Basta, ora prometto che non toccherò più niente. :D

      Elimina
    3. Tocca tocca... Qui non danneggi niente. :D

      Elimina
  2. Buongiorno, io sono Viola Emi, quella che ci mette mezz'ora a capire quale account attivare per commentare in questo blog; un'altra mezz'ora per reimpostare la password dell'account Google che neanche sa perché ce l'ha. Sì, quella che poi chiede pure a un anonimo di palesarsi. E poi scopre che andava postato in anonimato. E quindi alla fine io sono Viola Emi e anche l'anonimo 7! :) Complimenti a tutti, la mia preferenza resta all'Anonimo 1 che ora so essere Michele.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per aver perso tutto questo tempo per stare con noi!
      E brava: pure due versioni. Complimenti! :)

      Elimina
  3. Complimenti al vincitore.
    Io sono il numero 8.
    Vincere è difficilissimo.
    Sicuramente sarà un uomo.
    Non c'è gara, :/
    E una volta eliminata, o di più...
    Ci rinuncio. :/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rinunci per così poco? Inutile buttarla sul genere: io l'anno scorso non ho vinto in tutto un anno. In sessantuno partecipazioni, sono riuscito solo due volte.
      Vincere è difficile: non basta presentarsi per raccogliere allori, come non basta pubblicare per essere scrittori. Fatica, sudore, lacrime e sangue. Scrivere è questo. E, a volte, neppure basta.

      Elimina
    2. Idem: 61 thriller - 2 vittorie.
      Ma non si partecipa per vincere, lo sai meglio di me, Tiziana. Si partecipa per giocare insieme, per sperimentare, per mettersi alla prova, per capire, per tanti altri motivi, anche imparare, perché chi scrive non finisce mai di farlo.
      Non gettare la spugna,sarebbe un peccato. :)

      Elimina
    3. La penso diversamente.
      Se ogni volta sbagli qualcosa,anche in un gioco, c'è qualcosa che non torna.
      Se anche la butti come divertimento, e così dovrebbe essere e invece ti inalberi, c'è qualcosa che non torna.
      Se senti un disagio,non può dare la colpa agli altri, ma a volte ti aspetti di non arrivare a provarlo.
      Un peccato per me è altro come quello di lottare.
      Non sono una brava, molti sentono di esserlo, alcuni lo sono.( beati loro)
      Crederci non costa nulla.
      Di provare sensazioni negative, non mi va.
      Se ho disturbato o offeso qualcuno, chiedo scusa.

      Elimina
    4. Un peccato per me è altro come quello di smettere di lottare. *

      Elimina
    5. Perché pensi di avere disturbato o offeso qualcuno?
      Ci divertiamo, senza pretese.
      Dispiace a me, piuttosto, se hai provato disagio. Ma non dovresti, per nessun motivo: tra noi non c'è chi sa fare e chi no, non c'è chi sbaglia e chi no. Il giudizio è un gioco, solo quello. E poi... dato da me, capirai! :)

      Elimina
    6. Tiziana, ti dico la mia. Per il semplice fatto di aver provato hai raggiunto un risultato importante. Non dimenticare che il thriller nasce come gioco. Se poi, si impara qualcosa di nuovo, benissimo. Se si vince, wow, ma è un di più. Pensa che io il disagio ce l'ho per non aver partecipato. Sento di aver perso un'occasione, mia solo mia. Quindi, non dispiacerti. La tua versione era molto carina anche se non è la prescelta. :-)

      Elimina
    7. Posso intervenire?
      partecipare a quesi concorsi è fare gruppo divertendosi e confrontandosi.
      La cosa più importante!
      Poi... s vince... si perde.... è uguale. Si sta insieme anche se virtualmente.
      Bacio a tutti

      Elimina
    8. Sì, lo spirito dev'essere sempre questo.

      Elimina
    9. Non ho niente da aggiungere.
      L'importante è partecipare.

      Elimina
  4. Anonimo numero 6 a rapporto! :)

    Seguo il blog in silenzio da un sacco di mesi, ma la sfida della settimana scorsa era troppo divertente per tirarmi indietro.
    Certo, sono approdata tra di voi con un brano in cui la gente si masturba strusciandosi nei vicoli... magari avrei potuto trovare una presentazione migliore ahahahah! Vabbè, ormai è tardi, non giudicatemi troppo male :D

    Tanti complimenti al vincitore! (che, a occhio, secondo me è Sandra. Sono curiosa di scoprire se ci ho visto giusto)

    Ele

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, ma benvenuta, Eleonora. Sei stata una piacevole sorpresa, oggi!
      Se ti sei divertita, ti invito a rimanere dei nostri. :)

      Ho letto e riletto a lungo la tua storia e tutte le volte mi fermavo alla battuta "le pietre danno ma non chiedono", della tizia del traforato.
      Sei stata bravissima. Complimenti!

      Elimina
    2. Grazie di nuovo! Mi sono divertita tantissimo a scrivere quel brano e, in generale, a partecipare al gioco.
      Ma certo, ora che ho vinto la timidezza cercherò di restare attiva sia nel thriller che nel blog. :)
      Alla prossima!

      Elimina
    3. Con la storia delle pietre a me viene in mente "La fiera di San Lazzaro" di Mingardi. XD

      Elimina
    4. Michele perché? Mi sto scervellando! La sto ripetendo mentalmente ma non trovo il nesso, quale associazione hai fatto? Spiegala semplice che son tonta.

      Elimina
    5. "E anch' adess c'a son 'na v'ciaza am la sfreigh contr' ai fitun" :)

      Elimina
    6. ahahahah grazie! è vero, paracarro! :D

      Elimina
    7. Tocca a te, adesso, tradurre, Michele. Non ho capito na mazz!

      Elimina
    8. "E anche adesso che sono vecchiaccia me la sfrego contro i paracarri" :)

      Elimina
  5. Ciao a tutti, io ero il numero 5. Mi chiamo Pedro Freitas e sono il massimo esperto mondiale di minkiatassi. Sono felice di aver partecipato a questo gioco: per la prima volta sono riuscito a scrivere un breve brano di senso compiuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahaha
      Ancora Freitas: un incubo peggio di Montmartre! :D :D

      Elimina
    2. Io ero il numero 5.

      Peccato non aver vinto: avrei tanto voluto scoprire come nascondere i soldi nel soffitto... :-D

      Elimina
    3. Beh, solo tu potevi citare il Freitas! Sappi che hai fatto ridere un sacco i miei figli. :)

      Elimina
    4. Ah, quindi non ho fatto centro con la Scrittora ma con i figli della Scrittora.
      Interessante. Non ho ben presente l'età dei tuoi figli, però a volte mi accarezza l'idea di scrivere per menti giovani in età da liceo così da stimolare la loro curiosità per il mondo...

      Elimina
    5. Anche la Scrittora ha riso, ma loro molto di più. :)
      Ci farei un pensierino. Ho sempre sostenuto che parlare ai giovani non sia tanto facile come sembra.

      Elimina
  6. Avete scelto benissimo! Da morir dal ridere. Complimenti.
    Il mio era anonimo n.2
    Ciao e alla prossima!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Patricia per avere partecipato. Alla fine quattro risate ce le siamo fatte tutti! :D

      Elimina
  7. Io ho grattato e ho perso. Vabbè, capita e poi come te, Marina, sono fuori concorso. Anonimo 3. Ora no resta che aspettare notizie dal vincitore/trice. (Secondo me con in palio questo libro non si presenta...).

    Helgaldo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :)
      Vantare un Corona in libreria non è da poco!

      Vincitore, vincitrice... dddove ti nascondi?

      Elimina
    2. Spediscigliene metà: mezza Corona non si nega a nessuno! :P

      Elimina
    3. Potresti pure fargli/le scegliere quale metà: quella di sopra o quella di sotto? :D

      Elimina
    4. Se scegliessi la testa? Bella leggera e via... ^_^

      Elimina
    5. Scusa, Glò, ora non vorrei scadere, ma... LA TESTA? Io direi più la parte che non parla... :D :D

      Elimina
  8. Ciao e complimenti a tutti, in particolare al vincitore/trice della settimana. Io a questo giro ho passato, ma ho letto volentieri tutte le versioni che ho trovato divertentissime. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo spero, Marina. Sono in una fase strana. :-(

      Elimina
    2. Ma sei io volessi contattarti in privato, Iara, dove ti scrivo?

      Elimina
    3. Ti ho inviato una mail. ^_^

      Elimina
  9. Marina cara... :O Sono io l'Anonimo della peperonata!
    Pure parecchio imbarazzata e dunque grazie! *_*
    Ma veramente, eh :O

    Posso passare il premio-Corona? o.O Ché in quanto a cattiva strada, preferirei seguirne una diversa da quella del tatuato! XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Evviva. Abbiamo la vincitrice (e non, dunque, il vincitore).
      E poi, pensa che buffo il destino: alla padrona di casa della libreria più figa del web va a capitare giusto quel Corona lì. Ahahah

      Complimenti, Glò. Premio meritatissimo! ;)

      Elimina
    2. Glò!!!!!! E poi mi dici sempre che non sei capace a scrivere... :P)
      Complimenti!

      Elimina
    3. Sono davvero sorpresa e tanto contenta del premio (ma vade retro Corona :O) non potete immaginare.
      Seguo spesso le prove di chi si cimenta col T.P. e ammiro chi ha la costanza e la voglia di mettersi in gioco. La mia partecipazione è giocosa, e mi serve per togliere un po' di polvere da me stessa: espormi non mi è facile, nemmeno con il blog, credo sia una sorta di terapia XD
      Leggevo sopra lo scoramento di Tiziana che conosco nella misura in cui leggo i suoi commenti qui: ecco, magari adesso sa che a vincere è una blogger casinara e affatto sicura di quel che fa ;) Ho avuto un'intuizione e ho scritto, probabilmente ha funzionato proprio per questo motivo!
      @Pat: grazie <3 Non so come spiegare... non so scrivere in modo creativo da Scrittore, ecco XD Non ci ho neppure mai pensato!

      GRAZIE!!!!! ^_^

      Elimina
    4. Dimenticavo: mi sono divertita moltissimo a leggere le varie prove, secondo me tutte positive rispetto a quel che la Scrittora ci chiedeva di fare.
      Il mio preferito - ma ripeto che ho riso moltissimo con tutte le prove - è il n°3 ^^

      Elimina
    5. Giò complimenti. Non mi conosci nel mio momento migliore. Se mi vedi dal commento di questo post, nemmeno mi riconosci, ma esprimo sempre quello che provo, nel bene e nel male. Può piacere o meno.
      Che ha vinto una donna, sono più contenta.
      Il tuo lo ho descritto come alla Anna Marchesini, qualcuno alla Valeri, due donne uniche.
      Se hai vinto mi fa piacere perché lo stile quasi da monologo teatrale,mi ha ispirato il mio che era PALESEMENTE un omaggio alla Marchesini, ma non credo, visto i commenti, che nessuno abbia colto.
      Ho seguito il tuo filone, ho ripensato alla Marchesini, che era una mia conterranea. Sua madre ci venne a far lezione a scuola sul dialetto.
      C'è un'ammirazione personale verso Anna.
      Se mi è venuto il testo è merito tuo,perché mi è venuto dopo aver letto il testo.
      Avevo scritto un racconto alla milanese, pessimo.
      Scartato.
      Questo che ho postato,lo avrei voluto scrivere in dialetto, un omaggio ad Anna, ma poi nessuno avrebbe inteso.
      Ma anche in italiano, non mi sembra che sia stato così gradito.
      Pazienza.
      Quel che mi rimane è aver riso mentre lo scrivevo, ripensato alla mia terra, alla mia infanzia e, so che quando devo scrivere qualcosa di buffo, mi devo immergere nei panni della Marchesini.
      L'umorismo e le origini ci accomunano.
      Imparare da una grande attrice, scrittice, autrice e donna come lei, mi fa solo che onore.
      Sono sicura che lei se la ride da una nuvoletta che ho buttato là qualche riga sua.
      Questo è importante per me.

      Elimina
    6. Tiziana avrò modo di leggerti ancora e ci sarà occasione per conoscerci meglio!
      Penso che il tuo omaggio sia fatto col cuore e dunque abbia un valore speciale. Nell'insieme, leggendo tutte le prove, è pure difficile analizzare le motivazioni di ciascun brano. Lo ripeto: mi sono piaciuti tutti, per ragioni assai differenti (divertimento, ricercatezza nello stile, intuizione...).
      Io sono una lettrice e basta, ma una di quelle definite "uber": cosa che, magari, in questa occasione mi ha aiutata ;)

      Elimina
    7. Le intuizioni, cara Glò, sono sempre vincenti. E non perché servano a produrre grandi cose, spesso sono piccolissime spinte che ci incoraggiano a fare prendere aria alle nostre stanze interiori chiuse.
      Hai fatto benissimo a partecipare. Quando vuoi riprovare...

      Elimina
  10. I testi sono buoni, far ridere è pure più complicato.
    Grazie.
    Beccatelo il premio, ti farai quattro risate.
    Leggermi è un po' difficile, non ho un blog. ;)

    RispondiElimina
  11. Dovrebbe uscire qualcosa, ma non sono sicura, sono tesa. Il tema mi dà mille dubbi se pubblicarlo o meno e poi, come vedi qui, non eccello. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tiziana, tu hai scritto un testo godibile come erano godibili e divertenti tutti gli altri. Pensaci, in fondo ne ho scelto uno, non è che ho escluso solo il tuo. :)

      Elimina
  12. Penso che hai scelto chi era migliore per te.
    Ecco chi mi ha ispirato.

    https://youtu.be/gYICAODQPUU

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anna Marchesini era una grande artista. Eclettica, versatile, amavo molti dei suoi personaggi. Veramente brava.

      Elimina
  13. Bella la giuria familiare!
    complimenti alla vincitrice :-)

    RispondiElimina