Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 13 settembre 2016

Chirù - dal libro di Michela Murgia al profilo su facebook: le mie impressioni



Quando ho finito la lettura di "Chirù" della scrittrice sarda Michela Murgia sono rimasta sul letto a pancia all'aria, con il libro chiuso in mano. Ho provato una sensazione strana e io ho imparato, in anni e anni di onorata carriera nell'universo della lettura, che quando qualcosa mi lascia alcuni minuti per pensare vuol dire che mi è entrata dentro e non per uscirne subito.
Quel tempo che dedico alla riflessione mi serve per capire, per pormi delle domande, per rimanere ancora con gli occhi dentro le pagine, per rincorrere un personaggio di cui non saprò più nulla, per chiedermi: "cosa ti è piaciuto e cosa no del libro che hai letto?"

Cosa mi è piaciuto e cosa no di Chirù?

Ho un'abitudine che ho fatto mia dopo avere sperimentato il contrario: un tempo, prima di avventurarmi nella lettura di una storia, di solito leggevo le recensioni e mi facevo un'idea. Quando ho capito che quei giudizi mi condizionavano parecchio, non ho più dato retta a pensieri non miei. Adesso corro il rischio di rimanere delusa, però opero le mie scelte guidata solo dalla curiosità o dall'interesse, verificando, soltanto in un secondo momento, se le mie impressioni hanno un riscontro o meno nelle opinioni di altri.
La Murgia mi aveva lasciata interdetta con il romanzo "Accabadora", eppure, complice un post del blog da dove sto scrivendo dello scorso dicembre, avevo messo in conto già da allora di dedicarmi alla storia di Chirù. Sarei tornata a leggere qualcosa di una scrittrice che, al di là della sua indiscutibile bravura, nelle tematiche non mi aveva afferrata come io pretendo che faccia un libro quando leggo.

E non c'è riuscita nemmeno adesso o perlomeno non del tutto, perché, comunque, ho maturato delle riserve positive che mi hanno portato, a lettura conclusa, a visitare persino la pagina di Chirù Casti  su Facebook.

Chirù è il nomignolo che Eleonora, attrice di teatro, dà a un ragazzo che una sera, alla fine di un spettacolo, le chiede, con la sfrontatezza dei suoi diciotto anni, se può seguirla a cena, allo scopo di proporsi come suo allievo. Chirù, però, non è un promettente attore in erba, studia violino al Conservatorio. 
La prima domanda che mi pongo è: perché un musicista chiede a un'attrice di farsi per lui mentore, affidandole un ruolo educativo che dovrebbe appartenere ai genitori? Capisco che mi sfugge qualcosa, conosco poco le dinamiche del mondo artistico e, forse, una guida del genere è pensabile. 
Insomma fra i due si insatura un'immediata affinità elettiva che porta Eleonora a farsi ancora una volta maestra di vita, dopo esserlo stato per altri tre ragazzi e avere vissuto con uno di essi un'esperienza difficile da dimenticare.  

In realtà, non c'è una storia ricca di parentesi che si aprono e si chiudono, non ci sono colpi di scena, mi verrebbe da dire che, in fondo, questo romanzo non racconta nulla di particolare, invece è lì che si annida la sorpresa: è vero, chi cerca un racconto elaborato trova una storia semplice e lineare, però è un libro che si fa contenitore di ottimi spunti per qualche riflessione. Ecco, Chirù è un pretesto per parlare di rapporti malati, di insicurezze che la vita ti mette addosso, di esperienze che segnano e tutto questo emerge sotto forma di ricordi e dai dialoghi che Eleonora ha con il giovane violinista, con i genitori di lui, con Luca, il migliore amico di Chirù, con Fabrizio, l'uomo che le fa capire l'importanza (e la responsabilità che ne consegue) di provare a regalare consapevolezza a un talento naturale, non perdendo lo stupore della sua immensa voglia di imparare.
Lo sfondo è la bellezza di una terra, la Sardegna, che incanta nelle descrizioni.
Il finale mi dà da pensare ed è per questo che, forse, ho bisogno di qualche minuto per scollegarmi dal protagonista della storia. Anche se poi corro a cercarlo su Facebook.

In un'intervista la Murgia racconta che, avendo faticato a staccarsi da Chirù, personaggio più narrato che narrante, lei sentiva di dovergli ancora qualcosa, così medita di farlo ricomparire fra le pagine di un social frequentato da persone di ogni età. Trovata geniale, visto che il profilo si riempie di visite in pochissimo tempo e sono persone che interagiscono, scrivono commenti, rispondono a un ragazzo che condivide emozioni e pensieri pur essendo inesistente. 


I post su Facebook sono piccoli quadri di quotidianità, i progressi di Chirù come musicista, le relazioni con le ragazze e gli amici, tutto ciò che vorremmo ancora sapere di un giovane che affascina con la sua immediatezza, la sua caparbietà, con la sua intelligenza vivace e limpida, piena di energia e il suo sguardo acerbo, che ha qualcosa di slabbrato, come se osservasse il mondo da una prospettiva già offesa.
L'unica nota stonata, per me, del Chirù facebookiano è la sua immagine disvelata, che cancella quella che l'immaginario crea con gli elementi descrittivi del romanzo. Dunque accettate un consiglio: non andate a conoscerlo da quelle parti se avete intenzione di leggere prima la sua storia, sarebbe come quando si vede un film prima di dedicarsi al libro da cui è tratto. Io, almeno, ne perdo ogni fascino.

Citare le parti che mi sono piaciute è impossibile: sono il più delle volte frasi estrapolate, ragionamenti scritti in maniera spesso fin troppo artificiosa, che hanno richiesto una mia attenzione particolare, talvolta anche una rilettura, però una pagina voglio condividerla, quella che traccia in modo quasi spietato la linea di un rapporto che Eleonora ha sempre vissuto come problematico: quello con il padre.


Per il resto, la curiosità è un impulso assolutamente soggettivo e questo post non mira a suscitarla. Però, mi piacerebbe, se qualcuno avesse in mente di leggere il libro e lo fa, sapere cosa ne ha pensato.

22 commenti:

  1. Ti ringrazio, Marina di aver parlato di questo libro che ho letto quest'estate e di aver segnalato questa pagina di fb che non conoscevo. Sto talmente poco su facebook! Ora sempre meno ma anche su twitter che mi appassiona (appassionava) di più. Ritornando al libro, a me non è piaciuto molto. L'ho trovato artificioso e poco convincente nelle dinamiche descritte. Devo dire, in tutta onestà, che non amo molto Michela Murgia, l'ho anche sentita parlare al Salone del Libro di Torino un paio d'anni fa. La trovo un po' troppo saccente e questo condiziona la lettura di qualunque cosa scriva.Del libro ho apprezzato lo spunto: il motivo del Pigmalione che mostra fragilità nascoste ma è caotico e spesso disarticolato.

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    1. Sono contenta, Paola, che tu abbia lasciato qui la tua opinione sul libro.
      Devo dirti che anch'io non amo la Murgia, proprio il suo parlare così artificioso la rende molto distante da me, credo che questo suo modo di scrivere crei un distacco oggettivo con il lettore. Anche i suoi contenuti non mi fanno impazzire, è come se le sue storie non decollassero mai. Eppure, c'è qualcosa di affascinante nell'idea di questo giovane diciottenne che vuole "imparare a vivere" e il fatto che una finzione si sia travestita di realtà tramite Facebook mi ha molto incuriosito. Significa che l'idea di marketing del romanzo della Murgia ha fatto centro.
      Grazie. Ci si vede su Twitter presto! :)

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  2. Una volta avevo un pesce rosso che se ne stava a pancia in su nella boccia d'acqua in cui invece avrebbe dovuto nuotare. Sembrava morto. In genere quando i pesci se ne stanno a pancia in su, sul pelo dell'acqua, sono morti. Ogni volta che ci decidevamo a infilare la retina per tirarlo fuori e "dargli una degna sepoltura nel bidoncino della spazzatura", questo si riprendeva e sgusciava via. Qualche anno dopo è morto sul serio, però mi sono sempre chiesto il motivo per cui faceva quello che faceva. Poi ho capito che ero solito leggere i libri con le spalle rivolte alla boccia. Che stesse riflettendo anche lui?

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    1. Il prossimo pesce rosso chiamalo "Chirù" in onore di questo tuo delizioso ricordo! ;)

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  3. Anch'io non leggo più le recensioni prima della mia lettura, addirittura salto le prefazioni o introduzioni anche se sono state scritte dall'autore! Leggo il tutto dopo per farmi un'opinione personale. Ora sto leggendo "L'ora di tutti" di Maria Corti, ma ho saltato a pie' pari l'introduzione.

    DI Michela Murgia non ho letto nulla, quindi non mi pronuncio. L'uso che l'autrice fa della pagina Facebook è molto particolare, unico nel suo genere. Come scrivevi, rischia un po' di rovinare la magia della lettura se ci approdi prima.

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    1. Pura operazione di marketing, intelligente, aggiungo.
      Certo, la Murgia ha un bel dafare ad aggiornare pure la pagina del suo Chirù. Certi commenti sono dei micro racconti che, forse, sono più belli della storia del suo romanzo.
      Comunque, il libro non mi è dispiaciuto, ma non so se tornerò a leggere qualcosa di suo: la sua capacità di conquistarmi è borderline! :)

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  4. Purtroppo non ho letto il libro e quindi non posso partecipare seriamente alla discussione. Mi ha incuriosito molto la pagina facebook: non è il primo personaggio inventato in cui mi imbatto.

    P.S.
    Ah, le recensioni! Che splendido mondo. Proprio ieri ne ho trovata una che è una cannonata (non di questo libro). Ne parlerò prossimamente perché non potevo farla passare inosservata.

    P.P.S.
    Non si pasticciano i libri. Non potevi fare un orecchio alla pagina?!? :-D :-D :-D

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    1. Mi piace la descrizione della pagina: sotto il nome di Chirù Casti c'è scritto "personaggio inventato" eppure tutti lo trattano come se fosse vero, cioè sono consapevoli creduloni! E sono contenti così!

      Le recensioni, beh, quelle sono un terreno minato: per questo non le considero più determinanti.

      Vedi, il desiderio di farvi assaggiare una pagina della Murgia cosa mi ha fatto fare? E quelle parentesi quadre sono fatte con la penna, non basterà una gomma a toglierle di mezzo! :(

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    2. Ho visto, ho visto... parentesi fatta a pena. E pure ben calcata! :-)

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    3. Sigh! Non mi ci fare pensare, va, che non ci dormo la notte!

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  5. Mi hai incuriosita, potrei leggere il libro più avanti, anch'io evito di leggere le recensioni, ma in ogni caso se un libro mi attira non è una recensione negativa che mi scoraggia, anzi.

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    1. Non è tanto lungo. In un fine settimana lo leggi (per coprire anche l'eventuale noia, perché se ti prende puoi finirlo anche in una notte.)

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  6. Non inizierò con questo titolo XD Ho la curiosità di leggere la Murgia e prima o poi lo farò.
    Per quello che riguarda le recensioni, leggerne non mi condiziona affatto, può servire per farmi un'idea, anche quando sono negative.
    L'operazione fatta dall'autrice su Fb con me non avrebbe successo: non riesco ad affezionarmi ai personaggi, che, con la storia, sono ciò che mi interessa di meno di un libro. Cerco atmosfere, stile, bella scrittura... Poi viene il resto.

    Ma quanto son pesante? XD Però tu mi sopporti! (Sì, vero? XD)
    Ciao Marina!!!

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    1. Non è sopportazione, cara Glò: ho riconosciuto una lettrice che in qualche modo mi somiglia. Io sono tremenda (e non lo do a vedere), difficilmente trovo la storia che mi fa andare in brodo di giuggiole, è più facile che una lettura non mi piaccia che il contrario. Poi, magari, mi attacco al quid di un libro e finisco per farne un modello.
      Non è questo il caso, eh!
      Per quanto riguarda le tue esigenze, in Chirù trovi solo una bella scrittura, però poi sarai tu a dirmi se sei d'accordo con me.
      Buona giornata! :)

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  7. Il romanzo mi sembra molto interessante. Mi domando solo cosa si intenda con "rapporti malati". O meglio: mi domando se questa percezione sia stata voluta dall'autrice, oppure si tratti di un giudizio soggettivo.

    Comunque il romanzo mi interessa moltissimo. Credo aggiungerò anche quello nella mia wish-list, come se non fosse già abbastanza corposa. :-)

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    1. "Malati" è un aggettivo che ho usato io relativamente a due personaggi (uno è il padre). Mi ha colpito il modo in cui l'autrice parla della figura del genitore e le considerazioni che fa in base al suo comportamento. L'altra figura, pur avendo un ruolo centrale, passa quasi in sordina. E questo mi ha colpito forse anche di più. Comunque, resta tutto nel campo della percezione soggettiva.

      E la pila di libri sale e sale e sale... :)

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    2. Sì, guarda, la wish-list del kindle conta una ventina di titoli, e altrettanti sono i libri in attesa di essere letti. Tra l'altro tra un mese è il mio compleanno, e so che ne riceverò...

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    3. I libri anche quando sono tanti non sono mai troppi! ;)

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  8. Non conosco il libro, ma al lato pratico mi incuriosisce un aspetto: la promozione tramite il personaggio inventato in Facebook. Davvero la scrittrice sentiva di dover lasciar vivere ancora il personaggio? Oppure la pagina Facebook in qualche modo ha attirato "anche" nuovi lettori? (a me capita di leggere il libro dopo il film, soprattutto se ho visto solo il primo di una saga)

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    1. Sono sicura che la pagina Facebook abbia contribuito ad accrescere il numero dei lettori. La trovata è a suo modo semplice ma geniale: pensa a quanti, incuriositi dal personaggio che, tra l'altro, la Murgia ha messo in campo in tutte le sue sfaccettature (musicista, adolescente alle prese con amori e amicizie, colto in momenti maturi di riflessione), vogliono vedere cosa gli accade nella storia. Un processo inverso: prima vengo a conoscerti in rete e poi leggo chi sei e cosa ti è accaduto. E l'autrice si è spesa bene, perché ciò che Chirù posta non è mai casuale o sciocco, lui racconta momenti ben precisi, dà appuntamenti in luoghi dove si esibisce tale band, è "vero", dunque piace, dunque attira, dunque vende!

      (Io, invece, amo immaginare i personaggi, io li visualizzo e li faccio miei. Non sopporto di scoprirli totalmente diversi da come la mia fantasia li ha voluti. Per questo preferisco leggere prima il libro: ricordo "non ti muovere" della Mazzantini. Nel film il protagonista è il marito, Sergio Castellitto, che proprio con quel personaggio, secondo me, non c'entrava 'na mazza!)

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  9. Bene, come dicevo nel tuo precedente post: lo leggerò. Dopo ti farò sapere e andrò a sbirciare la pagina sul social.

    Ormai son troppo curiosa.

    Un abbraccio

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    1. Parti avvantaggiata visto che la Murgia ti piace. Ci terrò a conoscere le tue impressioni anche su questo libro.

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