Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 17 marzo 2016

Credibilità e Affidabilità: due requisiti che spesso il self-publishing ignora.



Una volta scrissi che leggere gli esordienti mi intriga perché mi è utile per misurare l'evoluzione della mia scrittura. 
Ci sono gli esordienti "togati", quelli cui una Casa Editrice ha dato fiducia e che, dunque, vantano una visibilità di tipo diverso e i "praticanti", gli scrittori che vogliono essere letti e si perdono nel marasma di autopubblicazioni il più delle volte da bocciare senza prova d'appello. Nel primo caso scopro autori solidi che mi offrono interessanti spunti di riflessione, nel secondo mi scoraggio pensando che quello sia un panorama generale che non rende per nulla onore al self-publishing.

Nella mia esperienza di esordiente con alto spirito di autocritica e di lettrice con elevato grado di intolleranza, ancora una volta mi trovo a ribadire due punti di forza di una buona scrittura,  requisiti di forma e sostanza che per me deve avere il romanzo dello scrittore alle prime armi.
Prendo due spunti autobiografici per spiegarmi meglio.

REQUISITO DI FORMA: LA CREDIBILITÀ 

Subito dopo la laurea, ho cominciato la mia esperienza in Tribunale. Convinta di potere rimanere coerente con l'avversione naturale verso il conformismo, pensavo che l'ambiente che avevo cominciato a frequentare sarebbe andato oltre le apparenze: niente eleganza, presenza scanzonata; i praticanti tutti con le loro belle valigette in pelle, le donne in tailleur, gli uomini in completo pantalone/giacca e io in jeans e maglietta, un'agenda in mano e una penna in tasca. Con il risultato che tutte le mattine, invece di entrare attraverso i passaggi riservati agli avvocati, ero tenuta al controllo ordinario, quello riservato agli ospiti comuni:  attraversavo il metal detector che spesso strillava per qualche chiave tenuta in tasca o per la chincaglieria che indossavo e allora ero costretta a tornare indietro e a mettere sul nastro trasportatore tutti gli oggetti in metallo. Imbarazzante!
Non avevo alcuna credibilità. E non me ne sarei costruita una, continuando a fregarmene della forma.
Ho capito che l'abito fa il monaco, sì, lo fa e allora, senza spersonalizzarmi (perché ho continuato a provare antipatia per le valigette in pelle e i tailleurs), ho accettato determinati, giusti, compromessi: ho cominciato a indossare sui jeans camicie anziché magliette e sotto braccio portavo un'elegante carpetta portadocumenti con agenda e penna al suo interno.
Sono diventata un avvocato credibile.

REQUISITO DI SOSTANZA: L'AFFIDABILITÀ 

Nel 2001 sono diventata mamma per la prima volta.
Pensavo che avrei potuto farmi bastare l'esperienza della prima maternità, invece, dopo ventidue mesi, è arrivato il secondo figlio, ancora più vivace del precedente e con una predilezione per l'iperattività notturna.
Ho faticato tanto, una strada tutta in salita: non ho dormito per sei anni, ho subordinato le mie vecchie esigenze a quelle sopravvenute, ritenendo che occuparmi dei miei figli fosse una responsabilità e un sacrificio che avevo voluto accollarmi e che non potevo demandare ad altri.
Col tempo, senza perdere di vista l'obiettivo principale, che era la ricerca di un equilibrio e la piena padronanza della situazione, ho cominciato a capire in che modo sopravvivere alle tragedie delle nottate in bianco, a gestire il panico di fronte agli eventi inaspettati, a conoscere tempi, sperimentare sistemi educativi efficaci. Ho esercitato la pazienza, ho allenato i muscoli del corpo e della mente, perché ci vuole resistenza fisica, ma anche stabilità emotiva per crescere dei figli.
Adesso so di essere una mamma affidabile.

Cosa voglio dimostrare?

Chi ama scrivere, esercita la fantasia narrando storie. Che ci vuole! Basta avere buone idee, possedere gli strumenti, applicare le regole imparate. Invece, poi, ci si rende conto che i consigli scritti degli esperti non sono sufficienti, che le buone idee non completano i requisiti necessari per fare un buon romanzo, che lo studio, l'osservazione in modo critico di ciò che fanno gli altri, lo scontro diretto con i problemi e la ferma intenzione di superarli con serietà, sono fondamentali per la riuscita del progetto.

Io continuo a leggere e-book scadenti. Libri digitali dove un'idea, per quanto buona, rimane grezza; dove manca del tutto un'attenzione coltivata verso ciò che fa la differenza; dove trovo errori inconcepibili e tanta superficialità. E la forma è spesso trascurata.
Per me la pubblicazione è una cosa seria, è come arrivare davanti al giudice per difendere un cliente con un abbigliamento adatto e un atteggiamento congruo. Un romanzo deve avere una copertina graficamente perfetta, un titolo convincente; al suo interno, la distribuzione dei capitoli dev'essere ordinata, senza spazi non giustificati o impostazioni strane che rendono ardua la lettura. L'occhio vuole la sua parte, perché è l'apparenza il primo metro di valutazione. 

Sei potenzialmente uno scrittore valido se ti presenti con una certa veste, ma la credibilità formale diventa sostanza quando dimostri di essere anche affidabile.

La pubblicazione è giungere a un traguardo dopo tanto impegno e sacrificio, come avere dei figli e crescerli è una responsabilità. Volere diventare scrittori non può essere un capriccio e nemmeno un gioco. Chi vuole la bicicletta deve pedalare: deve sudare tanto, deve entrare in un meccanismo, capire le dinamiche e non trovare facili scorciatoie, come l'esordiente che si affida al self-publishing perché è comodo e veloce (o come quelle mamme che sol perché si esauriscono appresso ai figli preferiscono affidarli a babysitter o nonni).
Ancora non dormo io, al pensiero che il mio romanzo covi errori! (E non essere capace di intervenire mi dà un fastidio enorme).
Poi il libro può non piacere per mille altri motivi, come si può non condividere il mio sistema educativo. Ma credo che questa sia una cosa diversa.

SPAZIO CAZZIATONE:

E dunque, tu, esordiente, hai scritto un romanzo? 
Bene, hai sbattuto le corna sui problemi che la struttura e la stesura di una narrazione comportano? Hai passato ore e ore a sistemare ciò che non funziona, a rileggere per intercettare errori,  a revisionare fino alla nausea per consegnare un prodotto affidabile?

Bisogna saper rinunciare a un certo modo semplicistico di vedere le cose, accettare l'idea che scrivere per qualcuno significhi anche averne rispetto, dunque se tu vuoi essere letto da me, non puoi presentarti in una veste ignorante, scavalcando il presupposto fondamentale che è la conoscenza della lingua italiana. La credibilità è il primo abito che dobbiamo indossare quando svolgiamo determinate attività e tu non sei credibile come scrittore se scrivi male e non te ne rendi conto. E non sei nemmeno affidabile: io, lettore, non ho più fiducia in quello che scrivi.
Chi legge, perde del tempo per te, non puoi ignorarlo e prenderlo in giro!
Tu la fai facile e pubblichi, tanto chissenefrega, ma il tuo nome da scrittore viene archiviato per sempre e il lettore è un giudice impietoso, non sottovalutarlo: sarà quello che boccerà il tuo lavoro, che lo criticherà in modo negativo, che si dimenticherà di te e non ti darà altre opportunità. 
Il pubblico non perdona e tu, solo perché un sistema ti dà il via libera, pensi di fregarlo?


(Fugo ogni dubbio: tolti i libri di alcuni amici blogger che ho apprezzato, parlo di altre letture recenti cui mi sono dedicata per quella forma di masochismo che mi porta a pescare nel mare degli esordienti che si autopubblicano con un interesse e una curiosità cui, ahimè, non so rinunciare.)










56 commenti:

  1. Mi sono immedesimata molto sia nella giovane avvocato che a un certo punto accetta di mettere la camicia, sia nella madre che passa le notti insonni. Forse maturità vuol anche dire che certi compromessi nella vita sono necessari e che, seppure sembrino solo forma, in realtà contengono anche sostanza. E questo fa parte del concetto di rispetto nei confronti degli altri, a cui non dobbiamo mai rinunciare perché non è una privazione dei nostri diritti, semmai espressione dei nostri doveri. Mi hai fatto riflettere su un concetto molto importante che chi scrive, come in qualsiasi altra attività, non dovrebbe essere mai tralasciato.

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    1. Penso sia un fatto di consapevolezza: quando la raggiungi, sai cosa devi modificare nel tuo atteggiamento se vuoi ottenere dei risultati e la consapevolezza la raggiungi con la maturità senz'altro, ma anche riuscendo a guardarti attorno in modo critico. Non è tanto una rinuncia alla libertà quanto una conquista che serve per crescere. Molti esordienti non si confrontano, pensano di potere esercitare la propria libertà di pensiero scrivendo qualunque cosa, invece ridimensionarsi, autocriticarsi non è mai una perdita di tempo, ma un investimento

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  2. Oh che italiano! La prossima volta rileggo prima di cliccare "pubblica"! :P

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    1. Ma figurati, è più spontaneo così! :)

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  3. Crescere dei figli sarà una bella fatica, ma credo sia una cosa che dà tante soddisfazioni, almeno dovrebbe, fosse anche vederli sorridere mentre li guardi o ti guardano. Essere buono scrittore è altro discorso, forse meglio essere genitore :) . Io, per esempio, ho letto anche autori Enaudi che penso avrebbero potuto fare a meno di pubblicare. Mi sono ritrovato sul mio Kindle questi titoli perché Amazon li regalava all'epoca in cui ho comprato il mio Kindle. Una scrittura inconcludente. Non so perché Einaudi, che è un grande editore, abbia mai pubblicato certi autori. Davvero non ce ne era il benché minimo motivo :) .

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    1. Il paragone libro/figlio ovviamente è un'esasperazione per fare capire che anche la scrittura comporta delle responsabilità; che anche la scrittura può non farti dormire la notte se devi gestirla nel migliore dei modi; che anche la scrittura va curata, "educata" e non può essere presa alla leggera. Io, poi, metterei davanti sempre i figli, che sono per me una priorità assoluta suo ogni altra cosa. Ma questo, immagino, esuli dal nostro discorso.
      Che ci siano case editrici che scivolano sulla buccia di banana è indubbio, ma sono sempre convinta che nel self-publishing si trovi la regola, lì l'eccezione!

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  4. Per il selfisti credo che la motivazione per cui pubblichino tanto superficialmente sia riconducibile alla fretta e, tutto sommato, all'incapacità di fare di meglio unita a quella di riconoscerlo. Per i libri scadenti - riprendo il commento di Giovanni qui sopra - invece pubblicati da grandi case editrici rimane invece un mistero, tocca sempre rivolgersi alla nicchia o a nomi su cui andare davvero sul sicuro. E' sempre triste cara Marina constatare quanto il self abbia abbassato il livello con conseguenze per tutti. Come tu hai lavorato sul tuo abbigliamento, scendendo a patti con le tue esigenze e quelle imposte dalla credibilità che cercavi, così ogni autore dovrebbe trovare la misura, ma spesso manca il confronto lucido con gli altri. Sandra

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    1. I selfisti me li sono immaginati giovani e con gli occhi a mandorla a solcare le onde sulle loro tavole :D

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    2. Caro Grilloz, solcheranno le onde sulle tavole, ma se cadono in acqua, annegano! :)

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    3. Sì, Sandra, i selfisti hanno fretta, non si misurano, non si confrontano; pensano che basti pubblicare un libro per essere scrittori; lo so che non sono tutti così, mi guarderei bene dal fare di tutta un'erba un fascio, ma io racconto in base a un'esperienza diretta e dimostro il mio pregiudizio.
      Forse non sono da meno ed è per questo che ancora corro dietro a un romanzo che forse non vedrà mai la luce. Ma io, prima di ogni cosa, ho rispetto di chi dovrà leggermi, voglio costruirmi la stessa credibilità che mi sono affannata in Tribunale.

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    4. Credo che il livello lo abbiano abbassato gli editori... I grandi editori, gli editori a pagamento, gli editori a doppio binario, i piccoli editori che pur di iniziare da qualche parte cominciano, che poi mi devono sempre spiegare perché si aprono così tante case editrici se si sa bene quali sono i rischi. Molte si trasformano a pagamento in due anni. Il selfpublishing può solo liberare da questi cialtroni...

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    5. La "vendetta" dello scrittore esordiente: tu Casa Editrice sei cialtrona? E io inquino il selfpublishing.
      E al lettore non pensa nessuno!

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  5. Purtroppo hai ragione, ma al di la dei refusi che sarei pronto a perdonare e anche dell'impaginazione un po' traballante, a volte penso che alcuni aspiranti (parlo anche di quelli che mandano alle case editrici, avendone avuto un po' di esperienza) dovrebbero avere la forza di valutare oggettivamente la propria opera. Mi sono capitati testi scritti anche in modo apprezzabile, ma completamente privi di qualsiasi interesse.
    Giustamente parli di rispetto del lettore, credo che sia sempre la prima cosa da tenere a mente quando si passa dal proverbiale cassetto al mondo dell'editoria (qualunque tipo di editoria, self o con CE)

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    1. È brutto, la gente si fida di te e tu la deludi! Come fai a non pensare di potere essere una delusione per qualcuno che sta credendo nelle tue potenzialità? Guarda, a costo di sembrare presuntuosa, io ho scritto un libro che non mi sarei mai sognata di autopubblicare se non fosse intervenuto l'esito di un concorso. Eppure, quel libro ha ancora dei refusi che mi sono sfuggiti e che rappresentano un'imperfezione che difficilmente digerisco. Ho elaborato quella trama vent'anni fa e quel romanzo è stato pubblicato nel 2010. L'ho scritto provando a non risultare banale, provando a costruire una storia credibile, ci ho lavorato, ci ho creduto. Può non piacere, per carità, ma nessuno potrà mai dire che ci sia superficialità in quello che ho scritto; inesperienza sì, molto da migliorare senz'altro, ma non tutto da rifare perché ignorante e vuoto di contenuti. Io leggo testi che demolirei senza essere una figura professionale deputata a farlo. Sono una lettrice comune che non vuole essere presa in giro. Semplicemente questo.

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  6. Qualunque attività va fatta in modo affidabile e credibile. Purtroppo hai ragione a sottolineare come nel self-publishing vi sia a volte un po' di superficialità, errore in cui ammetto di essere incorso ai miei esordi. Meglio far passare qualche mese in più e revisionare per la ...esima volta piuttosto che accelerare a ogni costo la pubblicazione e lasciare errori formali nel testo e strutturali nella trama.

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    1. Molti autori sono sbrigativi e pensano che arrivare a pubblicare senza l'aiuto o i suggerimenti di qualcuno sia una conquista incredibile. Per questo mantengo il mio atteggiamento negativo nei confronti del self-publishing: è uno strumento troppo democratico e senza filtri. All'inizio siamo tutti un po' spaesati, cominciamo tutti da esordienti, ma se riconosciamo di non essere realmente "arrivati", dovremmo lavorare al miglioramento prima di danneggiare tutto il sistema. Perché, alla fine, è a causa di ciò che il self non decolla come potrebbe accadere se non fosse così "inquinato".

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  7. Questo post offre molte chiavi di lettura. Se fosse stato recitato come una piece teatrale, immaginerei quell'ultima domanda ("... pensi di fregarlo?") accompagnata da un dito puntato impietosamente contro gli esordienti: il pubblico di lettori (cioè il pubblico che "non perdona") che accusa il pubblico di esordienti, rei di abusare sistematicamente del sistema (il self-publishing).
    Ok: che gli esordienti abusino alla grande, non ci piove. E' sotto gli occhi di tutti.

    Del resto è impossibile che un esordiente abusi di una casa editrice pubblicando le proprie opere a tutto spiano: deve fare i conti con i correttori di bozze, con i grafici, con gli editor, con il marketing, magari con il traduttore e chissà con quanti altri professionisti. E se mai dovesse arrivare sugli scaffali, dopo mesi e mesi per non dire anni, l'esordiente deve vedersela, ultimo-ma-non-ultimo, con il pubblico di lettori, vero destinatario e vero giudice, nonché pubblico che "non perdona".

    Ora, vengo al dunque con questa domanda volutamente provocatoria. Cosa è peggio: un esordiente che abusa del sistema self-publishing o un'intera casa editrice che abusa del sistema editoria tradizionale ? :-)

    Piccolo aiutino: è vero, il self-publishing potrebbe nascondere uno scrittore esordiente non affidabile. L'editoria tradizionale dal canto suo potrebbe invece nascondere l'editor esordiente, il grafico esordiente, il beta-reader esordiente, il traduttore esordiente. Un sacco di professionisti che potrebbero essere esordienti. E inaffidabili. Ma quel che è peggio è che questi possibili esordienti non "compongono" una casa editrice esordiente e inaffidabile (che il lettore accorto potrebbe evitare facilmente), ma magari lavorano all'interno di una casa editrice ben affermata, il cui nome funge da garanzia per il lettore. Che però rimane spesso fregato.

    Almeno il self-publishing lascia lo scrittore esordiente nudo e crudo davanti al lettore. Secondo me è molto più facile riconoscerlo (ed evitarlo). La casa editrice spesso si avvale di trucchi (grafica, marketing, pubblicità) per mascherare lo scrittore esordiente e presentarlo come se fosse il nuovo Crichton... :-)
    Oppure (e direi peggio): la casa editrice, con una traduzione da esordienti, rovina il debutto di un vero nuovo Crichton.

    Dunque, chi frega chi? :-)

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    1. Abusare è il verbo giusto e gli abusi sono eccessi che non portano mai a nulla di buono.
      Se le Case Editrici si avvalgono della collaborazione di professionisti con poca competenza, sanno di accollarsi il rischio di provocare disaffezione nel lettore e alla lunga falliscono. È una loro responsabilità. Il lettore è "sovrano" sempre, sia che si tratti di autopubblicazione che di editoria tradizionale ed è capace - tu mi insegni - di puntare il dito e condannare a prescindere dalla provenienza del testo.
      Poi tu sposti l'attenzione sul pessimo lavoro fatto spesso dalle Case Editrici più accreditate, ma qui l'autore ha poca voce in capitolo: è fregato anche lui se pensa di mettersi in buone mani e ricavarne cadute di stile. Io, invece, parlo di scarsezza dello scrittore che si fida di se stesso, convinto della perfezione di ciò che ha scritto e che per paura di essere scartato per le vie ufficiali prende la scorciatoia del self-publishing.
      Noi, qui e altrove, ne parliamo, ci confrontiamo, ascoltiamo consigli, prendiamo atto di errori, discutiamo di come si faccia cosa; ci sono persone che non si interrogano e partono in quarta. Non si possono giustificare dicendo che anche le Case Editrici, spesso, sbagliano. Sono due piani di lettura del problema che camminano in parallelo, forse, ma restano diversi.

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    2. Come dicevo, il tuo post offre molti spunti. Se vogliamo puntare il dito contro lo scrittore self che parte in quarta, facciamolo: mi associo. E non lo giustifico in nessun modo. Mi sono solo messo dalla parte del lettore fregato, che s'abbilia assai :-), facendo notare che l'esordiente inaffidabile non sempre proviene dal self-publishing, e che spesso non è sempre solo lo scrittore ad essere inaffidabile ma anche chi lavora alla pubblicazione di un'opera.
      E poi: è un conto puntare il dito contro chi abusa di un sistema, un altro puntarlo contro il sistema stesso. Se devo stare al titolo del tuo post, sembra (mi concedo il beneficio del dubbio) che tu ce l'abbia con il sistema self-publishing e non con il self-publisher che ne abusa. Ecco perché io ho tirato in ballo le case editrici: anche quest'ultime in quanto ad affidabilità, spesso peccano. E ad abusare non è lo scrittore (che spesso rimane fregato al pari del lettore come dici giustamente tu) ma il traduttore e il correttore di bozze che lavorano con pressapochismo, e il pubblicitario che partorisce presentazioni roboanti. Abusano del nome di una grande casa editrice come Garzanti, Mondadori, Einaudi.

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    3. Ma le due cose non si escludono a vicenda: cioè che ci sia l'autore scadente che si autopubblica perché altrimenti nessuno - giustamente - se lo filerebbe non significa in automatico che nell'Editoria tradizionale tutto fili in modo perfetto. Okay, la serietà di una Casa Editrice si vede da come lavora e dalle figure professionali cui si affida, ma questo non toglie e non aggiunge nulla all'altro dato di fatto che pure esistono tanti scrittori poco validi che pubblicano solo perché esiste il selfpublishing che glielo consente.
      La mia non è una presa di posizione pro-Editoria tradizionale, è una denuncia in base all'esperienza fatta come lettrice nel selfpublishing.
      Giuro, non so in che altro modo spiegarmi...
      E poi tu, Darius, mi vai per il sottile, interpretando il mio titolo... Ma è ovvio che parlo del selfpublishing di opere poco credibili e poco affidabili: è di questo che parla il post, no? ^~^

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    4. Tranquilla, io ho ben inteso la tua posizione. La trovo più che legittima dopo le tue esperienze di lettura dei selfisti. Io ho solo aggiunto la mia posizione dopo aver letto certe letture di editoria tradizionale :-D

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    5. Bravo, mi sembra un degno modo di chiudere la parentesi! :)

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  8. C'è molto buon senso nel tuo post, Marina, e il buon senso non è mai troppo. Immagino (non avendo mai frequentato l'ambiente, ma in altri ambiti l'esempio può funzionare) che un avvocato davvero davvero bravo, che si è già fatto notare anche quando era studente, possa essere credibile anche in jeans e maglietta. Uno che sa come vestirsi in modo formale, ma decide, per coerenza personale, di non farlo. Ecco, uno scrittore davvero davvero bravo può permettersi uno stile sopra le righe. Ma non può essere uno sconosciuto esordiente. Non può farlo per sciatteria o ignoranza. Dopo essersi creato un seguito, dopo aver dimostrato di conoscere le regole, si può pensare anche di trasgredirle.
    All'inizio meglio essere solidi e concreti e farsi, proprio come dici tu, fama di affidabilità.

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    1. Oh, certo! e in Tribunale ho conosciuto avvocati cui non avresti dato un soldo e invece tenevano arringhe spaventose. Ma non erano praticanti, appunto. In qualche modo, potevano permetterselo: il tempo e l'esperienza avevano contribuito a formare la loro indiscussa credibilità. Se sei all'inizio devi dimostrare di essere bravo o di poterlo diventare e non puoi trascurare gli strumenti adeguati per farlo. Un esordiente che si autopubblica senza i necessari passaggi per risultare affidabile brucia le tappe... e anche i suoi sogni!

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  9. Le copertine! Se ne vedono di quelle che bastano e avanzano come metro di valutazione del libro...

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    1. Ecco, se si parte da quelle, già si taglia una bella fetta di potenziali lettori che non si recupera più! Puoi rassegnarti!

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  10. Tu traslochi, pubblichi post, rispondi e trovi anche il tempo di pescare nel mare magnum dei selfisti.
    Mentre io sono qui che sto cercando di scrivere dieci-pagine-dieci e non ne salto fuori.

    E abbiamo già detto tutto.

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    1. L'organizzazione è alla base del successo, mio caro!
      Il trasloco per ora è solo un pensiero vuoto come la stanza che ho fotografato. Si riempirà a metà aprile! :)
      Scrivi? Ma fatti un self! :P

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  11. Devo dire che nella scelta delle mie letture la presenza della casa editrice è fondamentale, proprio per tagliare fuori chi non è passato per lo meno dal filtro di un editore. Purtroppo l'autore autopubblicato di scarso valore non danneggia solo se stesso, ma tutta la categoria.

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    1. Ma non hai mai sperimentato la lettura di un self-publisher?
      Io la vivo come una scommessa: l'esordiente valido esiste. Mi piace provare a scovarlo!

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    2. Sì, diverse volte. In pratica mi hanno usato come correttore di bozze (però erano già stati pubblicati!)

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  12. Tenendo conto che probabilmente alla base ci stanno inesperienza, scarsa obiettività, assenza di importanti figure - soprattutto in fase iniziale, come esordienti - quali l'editor o un beta reader imparziale, è pur vero che leggendo gli esordienti si hanno esperienze destabilizzanti: ottime idee tirate via. Possibile che ciò accada per fretta, per egocentrismo e sicurezza che non hanno corrispettivo in capacità e tecnica, per svalutazione in un certo senso della Scrittura (mi riferisco al modo odierno di pensare alle arti attraverso una mentalità simil talent show). Tuttavia, sono piuttosto consapevole che molto spesso il self-published non sia così differente da tanti pubblicati da CE note (veramente, pare manco abbia dato un'occhiata l'editor o.O). Che sia anche un problema di quantità? Troppi libri, minore attenzione alla qualità, tutto improntato alla vendita?
    Bel post, pieno di spunti per tantissime riflessioni e notevoli anche i commenti!
    Ciao Marina ^_^
    P.S.: e sì, l'esordiente e l'autoprodotto validi esistono, eccome!

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    1. Parto dalla tua osservazione finale: esistono gli esordienti autoprodotti validi e a me piace cercarli, perché quando li trovo mi sembra di avere vinto una piccola sfida. Per questo leggo gli esordienti. Ma come ho scritto proprio oggi altrove, nel blog di un amico, in un commento dove mi è parso quasi di dovere difendere la mia posizione, sarò pure libera di dire che ho letto libri che non meritavano la pubblicazione? e che sono stati pubblicati perché esiste il selfpublishing che glielo consente?
      Sembra un attacco a qualcuno, invece è lo sfogo di una lettrice delusa!

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    2. Torno alla questione della quantità di libri scritti, eccessiva :P Sarebbe impossibile corrispondesse pari qualità. Qui non discutiamo di "geni della letteratura", ma di libri decenti e ben scritti, tali che si possano leggere senza sentirsi presi in giro, come dici tu. Non è questione di attaccare nessuno! E se si deve difendere un dato più che oggettivo, ahinoi -_-

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    3. Grazie! Hai capito perfettamente la questione che, invece, continua a offendere qualcuno! :)

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  13. Marina mamma, che bella. <3
    Sul self la penso esattamente come te. La pubblicazione di libri "scadenti" fa sì che l'autopubblicazione sia considerata da sfigati. Mi sento un po' sfigata, oggi. Anche perché ho dato una capocciata contro la porta e mi fa male la fronte.
    Come saltare di palo in frasca, eh? :D

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    1. Gli esordienti bravi che si autopubblicano dovrebbero organizzare una protesta contro gli esordienti scarsi che gli rovinano la piazza! :)

      Le distrazioni si pagano sempre! ;)

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  14. Al mio primo incarico di responsabilità nel lavoro ero costretta a mettere il tajer perchè tutti quelli che entravano nel mio ufficio si rivolgevano alla mia collega più anziana, nessuno pensava che fossi io il Responsabile, ero giovane, che bello! Oggi detesto i tajer e vesto in maniera informale anche sul lavoro, mi accontento di una comoda sobrietà, tanto non corro più il pericolo di non sembrare autorevole per "eccesso di giovinezza". L'abito in certi casi fa il monaco eccome. Ma quando ti sei guadagnato un certo credito e fama dell'ambiente puoi finalmente fregartene dell'abito. Diciamo pure che per le donne è più semplice, non devono mettere giacca e cravatta, un twin set può essere sufficiente. Nell'ambito della scrittura sto indossando il tajer ma oltre alla forma esteriore cerco di metterci tanto impegno, sperando di ottenere un buon risultato finale. Il mio sogno è arrivare a indossare il maglioncino o il twin set, molto più comodo e più pratico del tajer.

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    1. Per ora, cara Giulia, siamo tutti nella fase del tailleur per dimostrare di sapere fare bene le cose! Arriverà il giorno in cui con la nostra buona credibilità in tasca potremo concederci il lusso di un bel look casual! :)

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  15. Penso che un self-publisher sia uno scrittore senza esperienza, esattamente come un esordiente in una piccola-media casa editrice. Per quest'ultimo lavorano però professionalità (si spera) capaci di valorizzarne le potenzialità. Chi si autoproduce non ha questa possibilità, e forse non la cerca. Credibilità e affidabilità sono concetti che presuppongono già una storia editoriale alle spalle. Non si può essere credibili e affidabili alla prima esperienza editoriale.
    Helgaldo

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    1. Anche un lettore attento può scorgere delle potenzialità in un esordiente: io non sono una professionista in campo editoriale, ma ho promosso molte autopubblicazioni perché ho visto negli autori apprezzabili margini di miglioramento. Li ho trovati potenzialmente credibili e mi è bastato.

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  16. Infatti, più che credibilità e affidabilità bisognerebbe riuscire a valutare la potenzialità del giovane autore. Se poi non cresce nel tempo, non matura una scrittura più editoriale, non gli si dà ulteriore fiducia. Forse ho detto delle banalità...

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    1. È quello che provo a fare. Ma certe volte, credimi, mi viene proprio difficile pensare a una crescita nella scrittura, perché spesso trovi orgoglio e presunzione e difficilmente in quel caso riesci a fare aprire gli occhi: una volta mi è stato detto che non sono nessuno e non posso giudicare. Ho sorriso e ho chiuso la parentesi. Contento lui...

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  17. Marina hai ragione in tutto, io ogni tanto ci penso al fatto di avere autopubblicato un romanzo e tremo al pensiero di avere commesso errori, magari grossolani. Ho messo la giusta attenzione, ma è una faticaccia essere perfetti ;) Ti faccio gli auguri di una serena Pasqua... cmq ci stanno pure quelli bravi, bisogna solo scovarli.

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    1. ... e io li ho trovati, per fortuna, se no, non mi ostinerei tanto a seguire gli esordienti! ;)
      Una buona Pasqua anche a te, Giuseppe! Non ci sentivamo da un po'! :)

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  18. Sono stato trascinato dentro il pericoloso club di alcuni talentuosi scrittori (Sciascia, Vittorini e adesso Bufalino), e non mi lasciano interagire con gli altri, ma ti ho sempre seguita, anche se silenziosamente. Ho dentro la mia testolina malata alcuni personaggi che vogliono raccontare la loro storia, ed io per poterli accontentare sono in cerca di un Tempo, un Suono... come spiegarmi, una specie di armonia emozionale che mi permetta di battere i tasti della mia scrittura. Sento che debbo leggere questi autori e la mia speranza è quella di non imbattermi in una grande illusione, spero che questa cosa non tiri troppo per le lunghe perché è come se fossi dentro e fuori il mio lavoro (quello che mi da lo stipendio), dentro e fuori la mia famiglia (la cosa più importante). Speriamo bene ;)

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    1. Ti sei spiegato benissimo, Giuseppe! Conto sulla tua energia e faccio il tifo per la tua armonia emozionale.
      :)

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  19. Una reale passione si nutre di attenzione e pazienza. La fretta nel voler raggiungere dei risultati assomiglia di più a un banale ed effimero bisogno di affermazione.
    E le scorciatoie faranno anche arrivare prima, ma non credo che portino lontano.

    Ciao ^_^

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    1. Se sei consapevole di volere aggiungere con la fretta dei risultati conosci anche il rischio che ciò comporta; secondo me il problema è quando pensi e sei convinto di avere dato iil massimo e di non avere bisogno di niente. E pubblichi!

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    2. "Stupori di zucchero si sciolgono nel disincanto della realtà."
      Complimenti, è davvero una bellissima immagine,mi piace come leghi "Stupori" attraverso "sciolgono" alla parola "disincanto". Chi legge può rivedersi nelle mille piccole o grandi illusioni/aspirazioni/delusioni/fantasticherie del vivere quotidiano. Ciao

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    3. Grazie Giuseppe. Questo pensiero è un tatuaggio che ho nell'anima. Non ha solo un significato; per me, significa. Davvero, grazie. :-)

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    4. Io non mi intendo di poesia, ma i poeti bravi me li tengo stretti! :)

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  20. Eh Marina, la questione della consapevolezza è proprio un bel punto da mettere a fuoco. In tutti i campi. Non solo nella scrittura.
    Bacioni. :-)

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  21. Eh Marina, tu cazzi gli esordienti, ma i togati delle grosse CE che scrivono lo stesso cumuli di immondizia ne vogliamo parlare? Impeccabili strutturalmente, ma lo stesso illeggibili o nel caso migliore robetta da due soldi?

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    1. Li cazzio perché anch'io sono un'esordiente, da pari a pari. Figurati se dal mio pulpitino potrei fare la voce grossa con le CE. Lì ho un'arma: evito di ricascare nella trappola, se mi deludono. :)

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