Si chiama Tracht. La prima volta che ne vidi uno indossato da un signore che mi camminava davanti, nei pressi del castello di Nymphenburg, era luglio, mi ero trasferita da poco a Monaco e stavo prendendo confidenza con la città. Ricordo che mi venne spontaneo sorridere e non perché mi sembrassero ridicole quelle braghette in pelle scamosciata in piena estate, ma perché accanto a sé quel tipo aveva un bimbo di nemmeno tre anni, che era un suo clone in miniatura. E insieme erano uno spettacolo.
Ho visto dirndl stupendi: corpetti ricamati, camicette con sbuffi e merletti; gonne di ogni colore, abbinate a grembiuli coordinati e, nonostante ne fossi affascinata, ho sempre provato imbarazzo all'idea di indossarne uno, qualora se ne fosse presentata l'occasione. Perché - non che fosse necessario - ma andare alle feste di questa città, quelle più significative perlomeno, assecondandone la tradizione, vuol dire anche godersele appieno. Questo l’ho capito quando ho partecipato alla Starkbierfest (festa della birra forte), lo scorso marzo, dove avrei voluto confondermi con gli autoctoni, piuttosto che portare nel mio look tutto italiano il marchio della “straniera”.
Staremo qua per tre anni, chissà a quanti eventi parteciperemo, quante sagre, quanti festival... Ma vogliamo farlo un pensierino a questi splendidi Trachen bavaresi?
Apro una breve parentesi.
A Monaco, è tutta una festa. C’è sempre un motivo per fare baldoria e bere birra: una volta è perché i bavaresi celebrano la ricorrenza del matrimonio del principe ereditario Ludovico I con Teresa di Sassonia (avvenuto nell’ottobre del 1810) e l’Oktoberfest diventa l'appuntamento folkloristico più iconico della Bavaria; una volta perché il Natale non può passare inosservato e i Christkindlesmarkt sono un’attrazione irrinunciabile con annesso comparto godereccio; poi c’è il Fasching (Carnevale) di cui ho raccontato, e, a seguire, non vuoi infilarci un paio di settimane di abbirrazzamento? In fondo è giusto onorare il “sacrificio” dei monaci birrai che, in epoca medievale, erano soliti bere quello che definivano “pane liquido”, durante il digiuno quaresimale (capirai!) ed ecco, prontamente allestita, la citata Starkbierfest. Se festeggi in autunno, devi pareggiare i conti pure con la primavera (potrebbe sentirsi discriminata), così anche maggio ha la sua festa della birra, la Frühlingfest (Festa di Primavera), dove lo schema si ripete: enormi strutture riempite a tappo di panche in legno, boccaloni di birra a fiumi, musica e cucina tipica bavarese. D’obbligo sfoggiare i trachen. ‘Sti bavaresi, in pratica, cantano, ballano e bevono sempre! Tutti seri e compunti nella quotidianità, sbracatissimi e sregolati durante le feste. E a cadenza periodica! Ogni due mesi, circa, hanno bisogno di svuotare i depositi di birra e gonfiare le pance con litri e litri di ottimo prodotto tracannato come fosse acqua.
Ironizzo, ma ne ammiro l’organizzazione e la costanza: i nostri cugini tedeschi sanno proprio come divertirsi!
E dunque, quando mio marito, un bel giorno, è tornato a casa con i biglietti per la “Festa di Primavera”, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo capiti al volo: okay, travestiamoci da bavaresi pure noi per una sera (e per molte altre che verranno).
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L’outlet di BestSecret ci accoglie un sabato pomeriggio. All’interno, il negozio ha un reparto dedicato ai trachen: da una parte i dirndl fanno bella mostra di sé in appositi stand appendiabiti suddivisi per misure, dall’altra file di Lederhosen, unitamente a vari modelli di gilet, soddisfano la vanità maschile. Ci tuffiamo nella ricerca e io ho difficoltà a decidermi: gli abiti sono tutti belli. Alla fine, dentro il camerino, ne provo uno grigio perla con merletti e grembiule rosa antico. La cerniera che si apre sul davanti, una volta chiusa, fascia il busto, sagomando il corpetto: allo specchio non so se vedo una nobildonna in affanno respiratorio, costretta nel suo abito d’epoca oppure una donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole. Ma almeno su una cosa le mie due coscienze sono d’accordo: sembro una ragazzina e, in fondo, ne conservo lo spirito.
Condividiamo questo momento con altri conoscenti, siamo italiani, ma indossiamo tutti un tracht e, per l’occasione, abbiamo assunto un’identità bavarese che ci fa sentire parte integrante della comunità tedesca. Così, ogni dieci minuti, ci uniamo al coro collettivo che urla il Brindisi alla convivialità:
“Ein prosit, ein prosit der Gemütlichkeit!
Ein prosit, ein prosit der Gemütlichkeit!
Oans, zwoa, drei, gsuffa!”
Dopo quattro ore di tutto questo, rientriamo a casa con le orecchie frastornate, l’adrenalina ancora pulsante, storditi e soddisfatti. Riponiamo i costumi bavaresi nell’armadio, torniamo expat momentaneamente di stanza a Monaco e raccontiamo a chi abita lontano la nostra esperienza attraverso le foto:
Ci aspetta, l’Oktoberfest, il prossimo autunno.
Ein Prosit!






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