Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 5 aprile 2016

Thriller paratattico in rosa



Le giornate si allungano, nuovi profumi accarezzano l'aria, siamo in primavera! Ma possiamo lasciare la nostra giovane donna parigina sempre alle prese con la scura coltre di buio del quartiere di Montmartre? Poverina, l'abbiamo fatta camminare con la paura addosso, costeggiando tetri muri, arrancare per i vicoli stretti fino a darle una speranza con quella luce intravista in una casa. E poi... mamma! maniaci, corde, topi e un fiume a cullare il suo lento annegamento.
Non sapete di cosa sto parlando?
Non è la trama di un film giallo, né un racconto horror, è il Thriller paratattico di Hitchcock/Helgaldo.

Okay, vi spiego meglio.

Il Thriller paratattico è un breve componimento che per ben quarantatré puntate ha coinvolto molti di noi (io sempre presente) in un stimolante gioco letterario ideato da Helgaldo nel blog da dove sto scrivendo e passato, al suo ventottesimo appuntamento, nel blog Scrivere per caso di Michele Scarparo.
Si tratta di riadattare il testo sulla base delle indicazioni di volta in volta fornite, in modo da ottenere versioni sempre diverse rispetto all'originale: una divertente, ma anche utile, esercitazione che ci ha visto impegnati in prove a volte davvero difficili (vi invito a dare un'occhiata alle precedenti edizioni per farvi un'idea).

Qualche giorno fa Michele ha augurato a tutti la buona Pasqua comunicando di avere messo in viaggio le idee con un blog tour delle sue rubriche. Ho colto al volo l'occasione per ospitare quella cui sono più affezionata e, al rientro dalla mia breve vacanza siciliana, apro volentieri le porte del Taccuino dello scrittore alla storia della giovane donna a Montmartre.
Basta, però, con paure, irrequietezza, violenza, incubi. Tingiamo di rosa questo "noir" paratattico. Regaliamo alla nostra fanciulla sperduta una giornata indimenticabile, luminosa, imbevuta di ottimismo e circondata da sorrisi.
Qualunque cosa, purché anche lei possa godersi questo inizio di primavera.

Che dovete fare?
Molto semplice.

Questa è la versione originale:


Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Adesso tocca a voi trasformarla nella storia più rosa che vi venga in mente! Basta cambiare qualche verbo, zuccherare le intenzioni, mettere un po' di colore all'ambientazione e la storia viene da sé.
E questa volta diamo anche un titolo alla nostra storia paratattica.

Il gioco, naturalmente, è aperto a tutti. Da un po' di tempo a questa parte è diventato anche una piccola competizione, una gara che premia la migliore fantasia, votata domenica prossima nel blog di Michele.

Allora, festeggiamo insieme la primavera?
Partecipate?

Questa è la mia versione; aggiungerò le vostre a seguire: potete postarle nei commenti o, se la piattaforma di blogger vi rende difficile l'accesso a quest'area, anche tramite mail (marinagua@yahoo.it)

Buon divertimento!

Maurice Utrillo - Rue Custine a Montmartre

Sì, lo voglio
Una giovane donna attraversa le vie di Montmartre seguendo una mappa tracciata dal fidanzato su un foglio di carta ricevuto assieme a un invito: "rue Custine, 14, Montmartre. Il 5 aprile sarò lì, alle 11,00. Non mancare".
Attorno a lei l'aria di primavera profuma le strade, il canto degli uccelli riempie di note delicate il cielo del mattino e lungo i marciapiedi alcuni artisti sono intenti a trasmettere le proprie emozioni dipingendo sulle loro tele gli scorci più suggestivi del quartiere parigino.
È eccitata, vede un palazzo, svoltando l'ultimo angolo nei numerosi vicoli nei quali si inoltra: è quello indicato nel biglietto. Entra. Salele scale. Apre la porta da cui sente provenire una musica soave. Si trova in un locale in cui alcuni uomini molto eleganti l'accolgono donandole rose e offrendole champagne; un quartetto di violini esegue al suo ingresso il Caprice 24 di Paganini e al centro della sala, ad attenderla, lui.
La guarda stringendo in mano qualcosa: vuole sorprenderla, farla  felice. La donna gli va incontro, con un ampio sorriso e gli occhi commossi. Il fidanzato le prende la mano e la porta davanti alla finestra: il sole brilla sulla superficie della Senna, brilla il suo sguardo quando apre davanti a lei una piccola custodia di velluto e brillano anche i diamanti quando la luce li scopre incastonati su uno splendido anello.
"Vuoi sposarmi?"
Persino i topi, dalla riva del fiume, aspettano languidi e trasognati la risposta alla domanda.
La donna chiude gli occhi, le gira un po' la testa; l'emozione le ha tolto il respiro. Le sembra quasi di precipitare nel vuoto.
Una mano la scuote, apre gli occhi dentro un'auto ferma davanti a un tramonto mozzafiato, finalmente la voce del fidanzato: "ehi, ci sei?  L'abbraccia: "Allora lo prendo come un sì?
Lei lo guarda e con una lacrima sul viso accarezza il prezioso anello che lui le ha appena regalato.
"Mi è costato mezza corona, ma ne è valsa la pena!"
Ridono e, di fronte al sole che si accuccia dietro la collina, promettono di amarsi per sempre.


*****
PALPITAZIONI
(Michele Scarparo)

Luca era uno scrittore di successo. I suoi romanzi rosa vendevano, e vendevano bene. Ormai aveva monopolizzato la collana chiamata “Le Palpitazioni”, che la sua Casa Editrice aveva destinato per raccogliere le storie d’amore che pubblicava. Spesso Luca si era domandato chi fosse il creativo che aveva inventato quel nome idiota; facendo un rapido calcolo dei soldi derivati dai diritti d'autore, tutte le volte si rispondeva che  quell’uomo doveva essere un genio.

Così, con precisione cronometrica, ogni sei mesi sfornava un nuovo romanzo. E i puristi della letteratura, semestralmente, storcevano il naso. D’altra parte, lui era il primo a sapere di non essere uno da Nobel. Sapeva perfettamente che le sue “sudate carte” non sarebbero passate ai posteri, bruciate dal consumo commerciale che le voleva usa e getta. Eppure, la passione nella scrittura non gli mancava. Quando si metteva al computer era davvero completamente immerso nei suoi personaggi; la critica lo bersagliava, dicendo che le sue storie erano in fotocopia e che a malapena cambiasse i nomi dei protagonisti. Ma Luca sapeva che quei maldicenti erano solo invidiosi. Sì, invidiosi: dei suoi libri e del suo conto in banca.

Quel giorno era alle prese con Jean e Marie: questi erano i nomi dei protagonisti del romanzo che stava scrivendo e che ormai era alla sua scena principale. Ed era anche il giorno in cui avrebbe scritto le pagine che davano il nome a tutto il testo: “Prendimi a Montmartre”. Avrebbe scritto la scena in cui Jean si sarebbe proposto a Marie, in un localino di questo quartiere parigino. Lei era innamoratissima, ma ancora non sapeva se lui si sarebbe finalmente deciso a compiere il grande passo. Le dita volavano sulla tastiera.

«
Marie guardò ancora con desiderio la porta di quella casa e il vicino citofono; Jean le aveva dato appuntamento in una via sconosciuta di Montmartre e lei era corsa là senza domandarsi nulla. In quel momento, però, sotto lo sguardo delle prime stelle della sera, le era salita una vaga inquietudine: davvero l'aveva fatta andare fino là per dichiararsi? Diede una scrollata di spalle, provocando una piccola onda nei boccoli biondi che le scendevano fin sulla schiena. Jean! Avrebbe potuto mai trovare un uomo più bello? Più intelligente? Più adorabile? Sentì sciogliersi solo al pensiero, mentre il dito suonava e, davanti a lei, la porta si dischiudeva fino a mostrare una rampa di scale.
»

Luca rilesse le ultime righe. Sì: gli sembrava che potesse andare. Adesso si trattava solo di buttare giù il dialogo in cui Jean si proponeva.

«
Non appena dentro, lo vide. Il cuore le balzò in gola. “Jean! Jean mio! Adesso, infine, mi farai tua. Quanto a lungo ho aspettato questo momento.” pensò.
Jean fece un passo verso di lei e fu come se le fosse apparso Prometeo in persona. Marie avvampò.
— Ciao Marie. Oggi ti ho chiamata qui perché devo dirti una cosa.
”Oh Jean. Dimmi quella cosa. Dimmi che mi ami!”
— Marie, tu lo sai che sei la mia ragione di vita…
”Ti prego. Ti prego. Dio del cielo, ti supplico”. Il cuore di Marie cavalcava sempre più veloce per l’emozione. Jean aveva proseguito:
— …che io per te darei qualunque cosa. Che non potrei mai vivere senza di te.
»

Luca stava battendo come un forsennato sulla tastiera. Gli sembrava di sentirlo davvero, il cuore di Marie, cavalcargli nelle tempie.

«
— Ecco perché oggi, di fronte a questo fiume che corre fino al mare, voglio chiederti di essere mia per sempre.
Il cuore di Marie perse un colpo per l’emozione. Voleva dire “Sì”, urlarlo, perfino. Ma era sopraffatta dal tumulto che aveva in petto.
»

Erano dovute passare quasi quarantotto ore, prima che una mano scuotesse Luca. Inutilmente: non esisteva modo, al mondo, per svegliare lo scrittore dal suo sogno eterno. L'infermiere aveva fatto un gesto negativo con la testa, in direzione del collega:
— Non c'è più niente da fare. E adesso chissà chi si intascherà tutte le corone dell'eredità.

    ***

CORRIERE DELLA SERA - Dalla prima pagina:  Lo scrittore Luca Rossi, noto per i romanzi rosa di grande successo, è stato trovato morto ieri nella sua casa. I sanitari sono intervenuti su segnalazione della sorella, che non lo aveva più sentito da qualche giorno. In base alle prime ricostruzioni sembra che fosse al lavoro sul suo ultimo romanzo, quando è stato colto da malore improvviso.

*****
MEZZE MAGICHE CORONE

Le aveva promesso un viaggio indimenticabile. Senza svelarle la meta: doveva essere una sorpresa. Ma inavvertitamente le aveva parlato di Montmartre. Del resto, partendo da Milano, la strada per arrivare a Parigi era quella. Anche la direzione era inequivocabile: a breve l'auto su cui viaggiavano avrebbe fatto il suo ingresso nella Valle d'Aosta, sfrecciando veloce sull'autostrada quasi deserta. Solo si chiedeva per quale motivo il suo fidanzato avesse insistito per partire a quell'ora. Era pomeriggio inoltrato. Dovevano davvero viaggiare tutta la notte? Forse sì, forse no. Magari faceva parte della sorpresa. Poco male: quel che le importava era stare insieme all'amore della sua vita, passando con lui un weekend a Parigi come aveva sempre sognato. La giovane donna già si vedeva camminare per le vie di Montmartre e doveva ammettere che quella partenza improvvisata le aveva messo il buonumore. Rompere gli schemi e fuggire improvvisamente dalla routine: un vero toccasana e il suo fidanzato, in quest'arte, era un autentico esperto. Fissò lo sguardo sui suoi occhi e lui, distogliendo per un istante l'attenzione dalla guida, ricambiò con un sorriso carico di promesse prima di tornare a guardare la strada. Lei chiuse gli occhi per un secondo, lasciando che i suoi pensieri le solleticassero la fantasia. S'immaginò camminare per i vicoli di Montmartre, curiosando tra gli artisti intenti a vitalizzare tele dando forma e colore a sentimenti e ispirazioni. S'immaginò posare lo sguardo sui fiori di balconi inneggianti alla primavera.
"Hai portato la tua mezza corona?" chiese il suo fidanzato. Lei riaprì gli occhi e annuì, pur non sapendo il motivo per cui le aveva chiesto di portarla. La mezza corona era il loro piccolo segreto: una moneta d'oro di incerta provenienza e di finissima fattura. Ritraeva una corona circondata da iscrizioni che non erano ancora riusciti a decifrare. L'avevano rinvenuta nel corso del loro ultimo scavo, lui e lei, diversi anni addietro. Il caso - o forse no? - aveva voluto che la rinvenissero spezzata in due. Archeologo lui e medievalista lei, unendo quella moneta si erano accorti che combaciava perfettamente e che altri frammenti non erano andati perduti. Forse era in quell'istante che si erano innamorati, chissà.
"Sì", rispose lei.
"Ho scoperto il suo segreto" disse lui. "Forse..."
Poi, dopo alcuni minuti, rallentò la sua corsa e uscì dall'autostrada, imboccando una strada diretta verso nord. Lei provò una punta di delusione. Il weekend romantico stava forse sfumando? Si augurò vivamente che non la stesse portando in qualche posto lì vicino per ragioni di lavoro. Ma poco dopo ebbe una amara sorpresa. Un cartello recitava "Benvenuti nella Riserva Naturale di Mont Mars". Costernata, capì in un'istante di aver frainteso la destinazione.
Parcheggiata l'auto, lui scese con entusiasmo e lei si sforzò di non far trapelare tutta la sua delusione. Poco dopo si ritrovarono a camminare per il piccolo borgo di Fontainemore. Doveva ammettere che le luci del tramonto rendevano quel posto davvero incantevole, quasi fuori dal tempo. Ma non era come Montmartre. Non era come Parigi.
"Andiamo su quel ponte" disse il suo fidanzato. "Voglio mostrarti una cosa".
Un ponte medievale sovrastava il torrente Lys. Arrivarono nel mezzo, sulla cima della forma arcuata dove il panorama intorno si mostrava piacevole e silenzioso, interrotto solo dal fragore attenuato delle acque di sotto. Ma lui non era interessato al panorama: tirò fuori la sua mezza corona.
"Dammi la tua mezza corona" le disse.
Lei la tirò fuori e gliela porse cercando di simulare il suo stesso entusiasmo.
Lui unì le due parti, avendo cura di farle combaciare perfettamente. E la guardò intensamente. Lei abbozzò un sorriso gentile.
Poi si avvolsero in un caloroso abbraccio e la baciò intensamente, tenendo stretta la corona.
La forza della primavera sembrava avvolgerli con intensità. La natura con tutti i suoi profumi sembrò trasportarli in una dimensione felicemente sconosciuta.
Quando lei riaprì gli occhi, sussultò spaventata. Si accorse di essere circondata da altre persone. Altri uomini, altre donne, altre coppie che camminavano felici persi nelle luci del tramonto. Le bastò un istante per allargare lo sguardo e rimanere sgomenta: capì di trovarsi in un altro posto. Sotto di loro non c'era più il torrente vivace di montagna, ma un fiume più placido. Scorse lontano il profilo inconfondibile di Montmartre.
Lui, felice e divertito, non pareva per nulla sconvolto da quell'evento. A quanto pare lo aveva già sperimentato quando le aveva chiesto in prestito la mezza corona per studiarla meglio.
"Benvenuta a Parigi. Volevo mostrarti il Pont des Arts, e la Senna. Se vuoi andiamo a Montmartre: ho prenotato un tavolo in un ristorantino che conosco."
Lei, incredula e felice, doveva ammettere che la promessa era stata mantenuta: il viaggio era stato davvero indimenticabile. Lo guardò con un misto di felicità e curiosità. Lui, anticipando ogni sua possibile domanda, si affrettò a precisare.
"Non so come possa funzionare, ci sto lavorando: per ora ho scoperto che non tutti i ponti sono legati alla magia di questa moneta" disse come se nulla fosse.
Poi non aggiunse altro. Ancora una volta l'aveva stupita: riusciva a farle sembrare normale persino la magia pura. L'avrebbe amato per sempre.
Infine s'incamminarono. Lui allegro, lei commossa. Una lacrima di felicità le rigò le guance scaldate dall'emozione mentre si lasciava trascinare per mano per quella che sarebbe diventata la più bella serata della loro vita.   

*****
Senza titolo

Una giovane donna ha perso la testa a Montmartre. Intorno a lei una luce nuova, quasi rosata. La giovane cammina tra i vicoli costeggiando un lungo muro pieno di edera rampicante, di quella che si attacca come i sentimenti sul cuore. E’ in estasi. Entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da perfetti gentiluomini che sorseggiano champagne. Gli uomini le si avvicinano: la vogliono conoscere, forse si innamoreranno di lei. La donna urla di gioia, i gentlemen (ma come si dirà in francese gentlemen? Lei non lo sa!) la abbracciano, le spostano la sedia per farla accomodare, aspettano che lei scelga con chi proseguire la serata, magari lungo la Senna, sperando che i topi non si facciano vedere. La donna sprofonda in un sentimento inebriante che somiglia al delirio felice dell’amore perfetto. Una mano la scuote, si sveglia, purtroppo, la voce nemica del dentista “Tutto fatto, signora. Mezza corona, prego!” Uomini così esistono solo nei sogni! 

*****
Volo pindarico parigino

No, non mi sono persa. Google Maps ha deciso di farmi impazzire con il suo scarto di pochi metri, per cui ho sbagliato già tre volte le vie, ma sono a Montmartre e oramai ci siamo. Il cuore fa un altro tonfo dall'agitazione.

Dietro di me, la collina del Sacré Coeur si staglia maestosa ai raggi obliqui del sole al tramonto. E mi pare di sentire l'ammonimento dei suoi cavalieri guardiani: "Stai per fare una cavolata!"

Forse, ma ho preso tutte le precauzioni del caso. Se mi si scarica il cellulare, ho la batteria ausiliaria in borsa. Ci sono due persone informate di dove mi sto recando, quindi sanno dove cercarmi. E in tasca, incollato alla mia mano sudata, sto stringendo saldo lo spray al peperoncino. Il gatto dei vicini, volontario, ha appurato che funziona alla grande.

Semaforo rosso.

Attendo con gli altri pedoni.

Sorrido. Lui-LUI è qui, siamo sotto lo stesso cielo. Ho visto le immagini della conferenza stampa di questa mattina, tutto il cast al completo. Non ho trovato i biglietti. E se anche li trovavo, mi toccava andarci da sola, alle altre colleghe non interessa. E non so se ne avrei avuto il coraggio.

Sospiro. E ora chi sto andando a incontrare?

Non lo so, non so chi sia lui-secondo-profilo. In realtà potrebbe anche essere una lei, un'altra fan. O un'idiota che mi ha preso in giro per mesi. Sei mesi, per l'esattezza. Devo essere impazzita. Non ci ho nemmeno pensato stamattina, quando ho pubblicato la foto della Tour Eiffel all'alba dal nostro albergo. Ma lui-secondo-profilo, o lei...mi ha subito mandato un messaggio privato.

"You're in Paris? Me too! We must meet!"

Semaforo verde, e il cuore fa un altro ruzzolone.

In un modo o nell'altro, oggi risolverò questo mistero! Quello di un profilo che è un enigma.
E' spuntato fuori all'improvviso, quasi una notifica sbagliata del social. Nelle sue informazioni ha scritto "I am not what I am" citando l'Othello di Shakespeare, guarda caso una delle opere portate in teatro da lui-LUI, il profilo ufficiale. E nella citazione lasciando in maiuscolo delle lettere sparse, ma che prese singolarmente compongono proprio il nome di lui-LUI.

E poi sono diventata una stalker, mio malgrado.

Ho scoperto che lui-secondo-profilo si trova sempre nella stessa città di lui-LUI, per lo meno scrive e risponde allo stesso fuso orario. Potrebbe anche essere il suo autista.

O la sua agente, la sua truccatrice. La domestica.

No, lui-secondo-profilo pensa al maschile. Ha gusti sportivi da uomo. Anche quelli musicali non sono un granchè. Ed è così simile nelle risposte a quello che leggo nelle interviste di lui-LUI. Non riesco nemmeno a dire il suo nome, ho paura di svegliarmi all'improvviso e scoprire che era solo una sbornia.

Ecco, ci siamo. Questa è la via che mi ha dato.

Il bar è all'angolo in fondo. Pochi metri. Respiro a pieni polmoni più volte, cercando di rallentare i battiti, e m'incammino.

Il peggio è che non so come riconoscerlo. Lui invece si, ha visto tutte le mie foto, io uso un profilo chiaro, non ho niente di che nascondere. E se arriva, mi vede e decide che dal vivo non sono così interessante, ancora prima di palesarsi?

Mi lascerà lì da sola ad aspettare inutilmente?

Qualcosa mi dice che non lo farebbe mai. E' sempre stato di parola, in questa strana amicizia online.

E se davvero è lui-LUI, perchè diamine ha deciso di incontrare ME?

Entro nel locale e nelle luci soffuse noto che è frequentato per lo più da uomini attempati. Nell'aria il profumo acre del tabacco da sigaro ed una nota aromatizzata di alcool. Whisky. Ecco perchè l'ha scelto.

Sempre più sconnessa, mi siedo al bancone del bar, in posizione strategica con l'entrata alle spalle, ma visibile dallo specchio a tutta parete davanti a me. Lo vedrò prima che lui veda me?

Il barista si presenta per l'ordine. Prenderò proprio un bicchiere di whisky, chissà se se ne accorgerà.

Appena servita, scorgo una donnona corpulenta entrare affannata dalla porta, seguita da un'amica più striminzita.

Tutte e due indossano le magliette ufficiali dell'evento di stamattina e si guardano intorno in cerca di qualcosa.

Cazzo.

E' una lei.

Una fan di quelle assatanate anche.

Nascondo il bicchiere tra le mani e abbasso il capo tra le spalle, cercando di diventare invisibile.

Eppure se ne vanno subito, non sembravano interessate ad un riconoscimento.

Forse cercavano solo una cafétéria.

Affranta, guardo se ci sono nuove notifiche social. Quando una voce profonda al mio fianco disintegra i miei pensieri.

"Wasn't need whisky...I recognized the jacket..."

Sbircio lo specchio ma riconosco la sua voce non doppiata.

LUI è lui, lui-LUI è lui, lui è lui-LUI. E' LUI!

Eppure non sono sconvolta. Mi sento finalmente tranquilla. Ho parlato per mesi con quest'uomo. Mi volto.

"You've never seen this jacket!"

"I was sure you had one. It's more...you." E scuote la testa ridendo.

Si, è famoso. Si, è dannatamente sexy. Ma visto da vicino, senza il filtro di Photoshop, si ridimensiona parecchio. Lui è secondo-profilo, è una persona con cui mi piace chiacchierare, abbiamo la stessa ironia di fondo.

"Really, whisky is for you!"

Prende il bicchiere e lo sorseggia. La sua faccia schifata è da Oscar.

"Ach, my God...what's this?!"

Un attimo dopo i nostri occhi si incrociano e si fissano per un'eternità.

"You were right...infinity..."

E so di che cosa sta parlando. Blu contro blu.

«Mezza corona, prego!» interviene stizzito il barista.

Senza mai scostare lo sguardo dal mio, lui estrae una moneta dal taschino e la sbatte con un sonoro pugno sul bancone. Tutti i bicchieri sobbalzano rumorosamente, insieme agli astanti.

Mai contraddire uno scozzese.

*****
Il Colore Rosa

Rose, approfittando della pausa primaverile all’università, è andata a Parigi. È la sua prima vacanza tutta sola, per cui si lascia un po’ andare, commettendo qualche imprudenza. Complice un po’ troppo di quello champagne rosa di cui aveva sentito parlare, si perde per Montmartre. Di notte quella zona della città assume connotati oscuri e spaventosi, attorno a lei una nebbia rosa piena di bollicine in cui le sembra di galleggiare. La giovane cammina sperduta fra i vicoli, costeggia muri su cui crescono rose selvagge, ha paura, vede cose, sente voci, e il rosa è tutt’attorno a lei ad avvilupparla in quella nebulosità opalescente e rosacea.
A un certo punto si rende conto di essere entrata in un bar. Le luci rosa danno al locale un che di ultraterreno e si guarda attorno confusa. Lì dentro sono tutti uomini, sono ubriachi, ballano e cantano tutti assieme. La guardano. Alcuni si avvicinano. Ha paura: forse vogliono rapinarla o farle del male o magari abusare di lei. Li guarda meglio e allora capisce che non ha nulla da temere dagli avventori de “L’Ostrica Rosa”. La accompagnano fuori e attendono assieme a lei il taxi, la salutano con voci in falsetto rosato, in uno sventolare di fazzoletti sotto una pioggia di petali di rosa.
È invece il tassista che Rose dovrebbe temere: una bizzarra creatura con una divisa di colore rosa, che la porta fino al fiume e la getta in acqua. La ragazza cerca di tornare a galla, mentre topi rosa già si dirigono su di lei in attesa di banchettare. Mentre il sangue le esce dalle ferite, si perde a galleggiare in quell’acqua divenuta rosa... 
Una mano la scuote, ma il delirio prosegue, non ne uscirà mai, e ride e ride, stretta nella camicia di forza, ride e ride di quel posto tutto bianco, che sembra la sala di un dentista, ma non lo è, ride perché lei ne conosce il segreto: è il rosa e sempre e solo il rosa il colore della follia...

*****
L’odore del tuo respiro

Una giovane donna passeggia amabilmente con il suo fidanzato nel quartiere parigino di Montmartre, aveva sognato quel viaggio a Parigi per tanto tempo e proprio quel quartiere, con i suoi pittori e i ristorantini all’aperto sulla dolce collina che domina la città, rappresentava per lei l’apoteosi della felicità.
Cercava di osservarlo mentre lui non guardava: com’era bello il suo amore! Quando ormai aveva smesso di sperare all’improvviso quell’incontro fortunato con l’uomo della sua vita.
Lui la guarda «perché sorridi principessa?» le chiede 
«sorrido sempre quando sono con te, sono felice. È meraviglioso essere insieme a te nella città più romantica del mondo!» 
Lui la prende tra le braccia e la bacia dolcemente «e le sorprese non sono finite» dice vedendo il locale che cercava. Lei si volta e vede una bellissima terrazza piena di fiori con alcuni tavolini apparecchiati, un piccolo ristorantino tipico di Montmartre.
«ecco dove ho prenotato per la nostra cena romantica» dice lui «ti piace?»
«È un posto meraviglioso» esclama lei con entusiasmo mentre entrano al suo interno e raggiungono la terrazza fiorita. Il cameriere li accompagna al loro tavolo e accende la candela al centro. Loro due si guardano negli occhi e sospirano. Gli altri ospiti del locale li guardano inteneriti.
«e dopo cena ti porto anche a fare un giro in battello sulla Senna, cosa ne dici?» dice lui, 
«con te andrei in capo al mondo amore mio, voglio solo stare con te e assaporare l’odore del tuo respiro»
A lei non sembra vero, è la serata più romantica della sua vita. Però c’è qualcosa di strano, all’improvviso il sapore del bacio del suo principe sembra anestetico, un odore davvero nauseabondo. Si sente quasi soffocare. Ma cosa accade? Una mano la scuote, si sveglia, ecco chi era il suo principe azzurro, quel gran fusto del suo dentista! «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!» 
Che delusione era tutto un sogno!

*****
Senza titolo

Una giovane donna è stata lasciata senza troppe spiegazioni nel quartiere parigino di Montmartre, dopo anni di fidanzamento. È il momento più duro della sua vita. La giovane ora vaga fra i vicoli costeggiando lunghi muri che sembrano precluderle per sempre la felicità; ha paura di non innamorarsi più dopo questa disavventura sentimentale inaspettata, decide di darsi alla prostituzione in una casa d’appuntamenti. Tocca il fondo, comincia a intravedere l’inferno, accetta di partecipare a un film porno, un film per quel tipo di uomini che non amano le donne. I porno attori si avventano su di lei: la devono spogliare, e abusarne. La donna finge urla di piacere, i maniaci la legano per soddisfare gli amanti del genere bondage, una scena la devono girare al fiume, aspettando sulla riva di vederla stuprata da una banda dagli istinti animali. La donna sprofonda nella disperazione, comincia ad assaporare il piacere della morte. Si sente soffocare. Ma un alto magistrato blocca la pellicola, la convoca per una testimonianza, la scuote con la sua umanità, le fa tornare la voglia di vivere, finalmente un vero anello nuziale: «Ti amo, signora. E sappi che per metà sono anche di sangue nobile, dimmi di sì subito, non farmi pregare troppo ai tuoi piedi!».


*****
"Tutto annullato"

La giovane donna non sa dove sta andando. Si è persa nel quartiere parigino di Montmartre circa quindici minuti fa. La sua adorazione per la Francia non le impedisce di maledire il mondo visto che non ha idea di come arrivare al B&B che ha prenotato un paio di giorni prima. Mappa alla mano, naso spalmato sulla carta, cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro. Ignora il piccione che le svolazza intorno e pure il bambino che le fa il dito medio e finalmente entra in una casa. Rimette la mappa – ormai consunta – nella borsa e sale le scale. Comincia a intravedere qualcosa anche se non capisce cosa e finisce per trovarsi in un bar frequentato da ragazzi e uomini che giocano a biliardo. Non ha idea del perché siano lì ma non ha tempo di darsi una risposta perché tra di loro c’è un ragazzo talmente bello da farle dimenticare il motivo per cui è entrata. Fare una sorpresa alla sorella, finire di preparare la tesi, cercare una casa in cui trasferirsi una volta che potrà iniziare il Dottorato. Tutto annullato. Gli occhi del giovane uomo, di un blu sconcertante, la fissano. I suoi, di un curioso nocciola, lo imitano. 
«Ti serve qualcosa?» chiede lui mentre il barista consegna le birre agli uomini che vi si avventano nemmeno fosse l’ultimo sorso concesso prima della fine del mondo. 
«Tu», risponde lei. 
Lui si mette a ridere e la ragazza capisce l’idiozia che ha appena lasciato uscire dalle labbra.
«Scusa, scusa, volevo dire che… avrei bisogno di… cioè, io…»
«Ti posso offrire da bere?» chiede il ragazzo senza smettere di sorridere.
Lei annuisce, incredula, e si lascia portare fuori, lungo il fiume, lungo le strade gremite di gente, lungo le vie più romantiche del mondo. Le parole sono fluide come liquidi e si riversano dalle loro persone con la stessa facilità con cui il vino che hanno ordinato entra in circolo.
Un’anatra sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Il cameriere si avvicina, li scuote e la sua voce li distoglie dalla magia della sera che scende: «Mezza corona, prego!» Ma è solo un istante. 
Il ragazzo paga, la giovane donna lo guarda. Si alzano, senza dire una parola. L’energia che sprigionano è forte e fa crepitare l’atmosfera che gravita intorno a loro. Si appoggiano al muro e si perdono negli occhi dell’altro. Lui le accarezza la pelle delle braccia, lei schiude la bocca. Non riesce a credere che sta per baciare un ragazzo che ha conosciuto solo tre ore prima. Non riesce a credere che…
La sua bocca sa di vino e di Francia, di arte e di feste. Le sue labbra morbide, le braccia forti, il corpo perfetto. Non può smettere di pensare a quanto sia perfetto quel corpo. A quanto gli sia piaciuto osservarlo mentre parlava. A quanto gli siano piaciute le parole che pronunciava. 
Lo conosce solo da tre ore e non riesce a credere a ciò che sta per fare. 
«Ti va di accompagnarmi al B&B?» domanda. 
«Temevo che non me lo avresti mai chiesto.»

*****
Pétales de rose

Mi trovo a Montmartre, uno dei quartieri più poetici di Parigi, nel periodo più cupo della mia esistenza. Il tentativo disperato di ricominciare a vedere la vita in rosa sta sfumando in una scura coltre di buio, trasformandomi in una giovane e patetica donna. Man mano che proseguo per i vicoli, seguendo un lungo muro, lascio dietro di me briciole di speranza per i piccioni. 
Vai a Parigi, la città dell'amore, mi avevano consigliato. Buttati Gioia! Aveva suggerito il mio migliore amico; espressione, di certo, non riferita al fiume, che attraversa la città mormorando quieto. Tutti bravi a parole! Come se bastasse un biglietto aereo, sciogliere i capelli, e colorarsi le labbra di un rosa acceso per migliorare il presente, cambiare il futuro. La verità riecheggia nella mia testa a ogni passo su questo selciato: il mio matrimonio è durato troppo poco e io sono qui, da sola, con un inutile tubino nero a vagare per questi vicoli stretti, pieni di ciottoli, su scomodissimi tacchi a spillo, alla ricerca di qualcosa che non potrò trovare per terra come la mezza corona che stringo tra le mani. Un timido luccichio ai miei piedi, all'entrata del bistrot: “pétales de rose”; così sussurra l'insegna luminosa del locale, che mi invoglia a entrare per brindare alla mia piccola fortuna. Infilo la porta, mi trovo in un bar frequentato da single; uomini e donne alla moda che chiacchierano allegramente sorseggiando drink e lanciandosi occhiate seducenti attraverso bicchieri di cristallo. Mi accomodo a un tavolo e nascondo l'imbarazzo dietro al menù dei vini. Sorrido delle traduzioni che il mio pessimo francese fornisce dei fantasiosi nomi eletti per comuni cocktail super alcolici: élixir d'amour, baiser de passion, aphrodisiaque, au revoir, coucher de soleil rose... Mentre sono intenta a scegliere cosa ordinare, un uomo elegante si avvicina al mio tavolo.
- Un cocktail Rose, grazie. 
L'uomo annuisce e sparisce con la mia ordinazione. Ritorna dopo pochi minuti con il drink che avevo richiesto. 
- Prego, mi dice. Senza distogliere i suoi profondi occhi scuri dai miei: questo lo offro io. 
Solo in quel momento mi accorgo del terribile errore che avevo commesso nello scambiare un cliente del bar, per il cameriere. Solo in quel momento mi accorgo di quanto fosse pericolosamente affascinante. Divento rossa e mi guardo le mani; cerco le parole per scusarmi, ma lui è seduto accanto a me, mi sorride e mi sta già conducendo oltre quel momento. Passeggiamo lungo le rive nere della Senna, al chiarore di una luna protagonista e parliamo, parliamo senza stancarci mai. Le nostre mani legate, strette l'una all'altra, come per paura di perderci. Il mio cuore suona una musica hard rock a tutto volume, quando mescoliamo i nostri respiri. Il tempo si ferma nell'istante in cui sento le sue labbra posarsi ansiose sulle mie. Restiamo abbracciati, gli occhi socchiusi, in un tempo che scorre indisturbato, senza interrogarci sul dopo. A un tratto, ci ritroviamo avvolti in un bozzolo grigio, sotto una pioggia così violenta che sembra di essere stati gettati nel fiume, in balia della corrente e dei topi affamati. Le nostre mani si separano, i nostri corpi dondolano via, sempre più lontano, fino a sparire nella notte. Sprofondo. Soffoco. Una mano mi scuote, mi sveglio, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

*****
Senza Titolo

Lei è giovane, ha biondi capelli ricci che le spettinano la vista. Il suo cuore vaga sperduto nel quartiere parigino di Montmartre, è lì che si sono incontrati la prima volta. Intorno a lei una scura coltre di buio. Samanta afferra l'orlo della minigonna, cerca inutilmente di allungarla. Il suono secco dei tacchi a spillo produce un'eco fra i vicoli mentre costeggia un lungo muro, ha paura, ma non può fare a meno di pensare a lui, di cercarlo. Entra finalmente nella casa dove anni prima ha perduto la sua verginità. Sale le scale, comincia a intravedere una luce rosata, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Lo vede in fondo alla sala, cosa c'era da stupirsi? Aveva sempre scelto quello sbagliato. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. Samanta urla di terrore. Lui arriva, picchia tutti quei maniaci, insieme li legano, e li buttano in un fiume. Mentre aspettano sulla riva di vederli divorati dai topi, lui confessa che non può più vivere senza di lei e la bacia appassionatamente. E' come un tuffo nell'acqua, cominciano a dondolare. l'emozione le toglie il fiato. Una mano la carezza, si sveglia, finalmente la voce roca del dentista: «Tutto fatto Samanta. Questa volta è gratis, prego!»



69 commenti:

  1. un inizio col botto per questo blog tour di Michele!
    Benissimo il rosa thriller, che sia un nuovo genere?
    un bacione Sandra
    ps. poi partecipo!

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    1. Lo sai che la prima persona a cui ho pensato sei proprio tu! :)
      Non puoi mancare. Ti aspetto!

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  2. Sandra dovrebbe partire con l'handicap, ché altrimenti vince troppo facile :)

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    1. l'handicap è il frullatore mentale attuale.
      Lo prendo come un complimento, sì lo è. Però sono certa che ci saranno molte belle sorprese e tanta partecipazione. Sandra

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  3. Lo è :)

    Per Marina: il pezzo te lo mando per posta, che nei commenti c'è un massimo di 4096 caratteri.

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    1. Certo. non sapevo del limite dei caratteri, ma un po' lo immaginavo: Blogger non si presta molto, ma la posta elettronica viene in aiuto alla causa! :)

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  4. Beh, lo stile Michele Scarparo colpisce ancora!
    Una versione supercalifragilistichespiralidoso! :)
    Complimenti!
    :D

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    1. Ma no: lo sai che se non vado fuori tema non son contento :)

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  5. Una giovane donna ha perso la testa a Montmartre. Intorno a lei una luce nuova, quasi rosata. La giovane cammina tra i vicoli costeggiando un lungo muro pieno di edera rampicante, di quella che si attacca come i sentimenti sul cuore. E’ in estasi. Entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da perfetti gentiluomini che sorseggiano champagne. Gli uomini le si avvicinano: la vogliono conoscere, forse si innamoreranno di lei. La donna urla di gioia, i gentlemen (ma come si dirà in francese gentlemen? Lei non lo sa!) la abbracciano, le spostano la sedia per farla accomodare, aspettano che lei scelga con chi proseguire la serata, magari lungo la Senna, sperando che i topi non si facciano vedere. La donna sprofonda in un sentimento inebriante che somiglia al delirio felice dell’amore perfetto. Una mano la scuote, si sveglia, purtroppo, la voce nemica del dentista “Tutto fatto, signora. Mezza corona, prego!” Uomini così esistono solo nei sogni!

    Sandra

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    1. Qualcuno (non ricordo chi, forse Agnelli) diceva che, quando un uomo apre la portiera dell'auto a una donna, o è nuova la macchina o è nuova la donna. :P

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    2. Egregia fedele trasposizione dal "nero" al "rosa".
      Brava, Sandra! .)

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  6. Rosa? A Parigi?? no no no no...sento profumo di volo pindarico...fermatemi!!

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    1. Ciao Barbara! No, vai pure libera e bella e non fermarti: qui i voli pindarici sono graditi!
      :)

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  7. Grazie, Darius, per la tua partecipazione.
    Un racconto in piena regola! E pure bello!
    :)

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    1. Grazie mille a te. Sono contento che ti sia piaciuto. :-D

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  8. Figata pazzesca, appena posso arrivo.

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    1. Hai visto? Il tuo Thriller viaggia a vele spiegate! :)

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  9. Ho già un'idea.
    Appena possibile la scrivo! ;)

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  10. In questo periodo non sono molto rosa, tanto meno paratattico, quindi, ahimé, mantengo la mia tradizione di contribuire solo come lettore ma non come scrivente ;-)

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    1. Magari passi da Michele, domenica, per esprimere la tua preferenza sui racconti letti! ;)

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    2. Come minimo, eh :)
      E poi il voto è anonimo!

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  11. E' fantastico questo nuovo spunto e davvero belle le versioni che sono già state scritte. Anche se ho goccioline di tempo non voglio mancare. Il last minute c'è anche qui? :-)

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    1. Oh, ma qui non è prevista "scadenza"; raccogli pure qualche gocciolina di tempo per partecipare. Ricordati solo che domenica, al solito, si vota da Michele! :)

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    2. E chi lo dimentica! Ormai è impossibile rinunciare! ^_^

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    3. Irrinunciabile Thriller paratattico!
      Buonanotte, Iara! :)

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    1. Elabora qualche idea e torna da queste parti!
      Ci conto! :P

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    2. Eh, magari, mi piacerebbe, ora come ora faccio fatica anche a pubblicare sul blog. Vorrei giornate di 48 ore. Però...

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    3. Ti capisco, siamo tutti schiavi del tempo!
      Però...

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  13. Marina ma che bella la svolta rosa del thriller! Finalmente questa giovane donna fa qualcosa di bello invece che essere malmenata da uomini Rudi e volgari...ho bisogno di pensare un pochino ma arrivo anch'io...

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    1. La primavera fa miracoli! :)
      Ti aspetto, mi raccomando! ;)

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  14. Messaggio per @M:
    Cara Monica, stavolta NON TE LA SCANSI.
    VOGLIO LA TUA VERSIONE!!
    :D :D : D

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    1. Ahahahah! Io ti ADORO!
      Ho un po' di febbre dunque potrei produrre una schifezza epica, però ci provo!
      Senti ma... se è ironico, parecchio ironico, va bene lo stesso? Cercherò comunque di infarcirlo di cuoricini. :D

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    2. E io quella, proprio quella versione vorrei! :)

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  15. Mandato in mail! Purtroppo anche per me blocco a 4096 caratteri!
    Ma quando m'avete fatto scrivere!! E pure alquanto contorto!!! ;)

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    1. BARBARA, hai scritto un racconto pindaricissimo!
      Ora leggo con l'i-pad, ma domani dal fisso lo inserisco nel post.
      Complimenti per la fantasia! :)

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    2. ...o per la pazzia. Questione di punti di vista :D

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    3. Prima persona, terza limitata o onnisciente?
      Non nominare i punti di vista a chi scrive: io ci esco pazza! :P
      E comunque, dal mio personale personalissimo pdv, il tuo è un grande racconto! ;)

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    4. Grazie! Troppo buona.
      Mi sono davvero divertita a scriverlo. I voli pindarici sono così. Uno sprazzo di pazzia e mi ritrovo a scrivere ridendo e ghignando.
      Devo dire che mi fa strano vederlo qui, su un altro blog, col mio nome in chiaro...brividi! ;)

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    5. Lo sprazzo di pazzia è la migliore fonte di ispirazione! :)

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  16. Mi sarei aspettato che alla domanda "Vuoi sposarmi?" a lei le si fossero illuminati gli occhi e avesse risposto: "Ma neanche per sogno!"
    E che una cortina di rosa fosse calata su di lui.
    :)

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    1. Ahah, bravo! Sei pronto per partecipare!
      Scrivi anche tu la tua versione in rosa, sono sicura che ne vedremmo delle belle! :)

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    2. Oh no! Devo proprio?
      Mi sento una mosca nella ragnatela... :)

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    3. Tecla, il mio secondo nome! :D

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    4. Va beh, ma solo perchè sei tu, così puoi massacrarmi nei commenti. :)

      Il Colore Rosa
      Rose, approfittando della pausa primaverile all’università, è andata a Parigi. È la sua prima vacanza tutta sola, per cui si lascia un po’ andare, commettendo qualche imprudenza. Complice un po’ troppo di quello champagne rosa di cui aveva sentito parlare, si perde per Montmartre. Di notte quella zona della città assume connotati oscuri e spaventosi, attorno a lei una nebbia rosa piena di bollicine in cui le sembra di galleggiare. La giovane cammina sperduta fra i vicoli, costeggia muri su cui crescono rose selvagge, ha paura, vede cose, sente voci, e il rosa è tutt’attorno a lei ad avvilupparla in quella nebulosità opalescente e rosacea.
      A un certo punto si rende conto di essere entrata in un bar. Le luci rosa danno al locale un che di ultraterreno e si guarda attorno confusa. Lì dentro sono tutti uomini, sono ubriachi, ballano e cantano tutti assieme. La guardano. Alcuni si avvicinano. Ha paura: forse vogliono rapinarla o farle del male o magari abusare di lei. Li guarda meglio e allora capisce che non ha nulla da temere dagli avventori de “L’Ostrica Rosa”. La accompagnano fuori e attendono assieme a lei il taxi, la salutano con voci in falsetto rosato, in uno sventolare di fazzoletti sotto una pioggia di petali di rosa.
      È invece il tassista che Rose dovrebbe temere: una bizzarra creatura con una divisa di colore rosa, che la porta fino al fiume e la getta in acqua. La ragazza cerca di tornare a galla, mentre topi rosa già si dirigono su di lei in attesa di banchettare. Mentre il sangue le esce dalle ferite, si perde a galleggiare in quell’acqua divenuta rosa...
      Una mano la scuote, ma il delirio prosegue, non ne uscirà mai, e ride e ride, stretta nella camicia di forza, ride e ride di quel posto tutto bianco, che sembra la sala di un dentista, ma non lo è, ride perché lei ne conosce il segreto: è il rosa e sempre e solo il rosa il colore della follia...

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    5. Massacrarti? Ma ti faccio i complimenti, invece: primo, perché hai raccolto il mio invito, secondo perché sei entrato perfettamente nello spirito del Thriller, terzo perché sapevo che con la tua storia mi avresti stupito! e con tutto quel rosa... direi che ci sei riuscito! :)

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  17. "Chi ben comincia è a metà dell'opera," dice il proverbio, e se l'ambientazione è Parigi non si può che iniziare bene! Le idee fluiscono come lo champagne dalla bottiglia...

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    1. Ubbriachiamoci di fantasia e parole, allora! :)

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  18. ecco il mio thriller

    L’odore del tuo respiro
    Una giovane donna passeggia amabilmente con il suo fidanzato nel quartiere parigino di Montmartre, aveva sognato quel viaggio a Parigi per tanto tempo e proprio quel quartiere, con i suoi pittori e i ristorantini all’aperto sulla dolce collina che domina la città, rappresentava per lei l’apoteosi della felicità.
    Cercava di osservarlo mentre lui non guardava: com’era bello il suo amore! Quando ormai aveva smesso di sperare all’improvviso quell’incontro fortunato con l’uomo della sua vita.
    Lui la guarda «perché sorridi principessa?» le chiede
    «sorrido sempre quando sono con te, sono felice. È meraviglioso essere insieme a te nella città più romantica del mondo!»
    Lui la prende tra le braccia e la bacia dolcemente «e le sorprese non sono finite» dice vedendo il locale che cercava. Lei si volta e vede una bellissima terrazza piena di fiori con alcuni tavolini apparecchiati, un piccolo ristorantino tipico di Montmartre.
    «ecco dove ho prenotato per la nostra cena romantica» dice lui «ti piace?»
    «È un posto meraviglioso» esclama lei con entusiasmo mentre entrano al suo interno e raggiungono la terrazza fiorita. Il cameriere li accompagna al loro tavolo e accende la candela al centro. Loro due si guardano negli occhi e sospirano. Gli altri ospiti del locale li guardano inteneriti.
    «e dopo cena ti porto anche a fare un giro in battello sulla Senna, cosa ne dici?» dice lui,
    «con te andrei in capo al mondo amore mio, voglio solo stare con te e assaporare l’odore del tuo respiro»
    A lei non sembra vero, è la serata più romantica della sua vita. Però c’è qualcosa di strano all’improvviso il sapore del bacio del suo principe, sembra anestetico, un odore davvero nauseabondo. Si sente quasi soffocare. Ma cosa accade? Una mano la scuote, si sveglia, ecco chi era il suo principe azzurro, quel gran fusto del suo dentista! «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»
    Che delusione era tutto un sogno!

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  19. Marina c'è una virgola di troppo dopo principe, ti tocca correggere :-(

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    1. Brava Giulia! Ormai conosco la tua produzione letteraria e riconosco il tuo stile. Rosissima, la tua storia, perfetta per la versione che ho proposto.
      Domani la aggiungo al post e correggo quella virgola, non preoccuparti! :)

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  20. Quanta bella gente. Non leggo le versioni per non farmi influenzare. Se avessi saputo... anziché a quello scansathriller di Michele lo cedevo a te, che lo facevi fruttare. :-)

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    1. Ma no, sono i colori della primavera e la voglia di lieto fine. :)
      e poi Parigi, Montmartre... l'associazione romantica viene spontanea! :D
      A proposito... non mi vorrai saltare il turno giusto tu!
      Forza, metti il vestito rosa alla tua creatura!

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    2. Sei solo puffate e distintivo, Hel. :)

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  21. Una giovane donna è stata lasciata senza troppe spiegazioni nel quartiere parigino di Montmartre, dopo anni di fidanzamento. È il momento più duro della sua vita. La giovane ora vaga fra i vicoli costeggiando lunghi muri che sembrano precluderle per sempre la felicità; ha paura di non innamorarsi più dopo questa disavventura sentimentale inaspettata, decide di darsi alla prostituzione in una casa d’appuntamenti. Tocca il fondo, comincia a intravedere l’inferno, accetta di partecipare a un film porno, un film per quel tipo di uomini che non amano le donne. I porno attori si avventano su di lei: la devono spogliare, e abusarne. La donna finge urla di piacere, i maniaci la legano per soddisfare gli amanti del genere bondage, una scena la devono girare al fiume, aspettando sulla riva di vederla stuprata da una banda dagli istinti animali. La donna sprofonda nella disperazione, comincia ad assaporare il piacere della morte. Si sente soffocare. Ma un alto magistrato blocca la pellicola, la convoca per una testimonianza, la scuote con la sua umanità, le fa tornare la voglia di vivere, finalmente un vero anello nuziale: «Ti amo, signora. E sappi che per metà sono anche di sangue nobile, dimmi di sì subito, non farmi pregare troppo ai tuoi piedi!».

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    1. Un talebano della paratassi, un mujaheddin della coordinazione. :P

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    2. THRILLER PARATATTICO A LUCI ROSSE CON FINALE A SORPRESA!
      :D :D

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  22. Eccomi! È troppo lungo? 0.o

    "Tutto annullato"

    La giovane donna non sa dove sta andando. Si è persa nel quartiere parigino di Montmartre circa quindici minuti fa. La sua adorazione per la Francia non le impedisce di maledire il mondo visto che non ha idea di come arrivare al B&B che ha prenotato un paio di giorni prima. Mappa alla mano, naso spalmato sulla carta, cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro. Ignora il piccione che le svolazza intorno e pure il bambino che le fa il dito medio e finalmente entra in una casa. Rimette la mappa – ormai consunta – nella borsa e sale le scale. Comincia a intravedere qualcosa anche se non capisce cosa e finisce per trovarsi in un bar frequentato da ragazzi e uomini che giocano a biliardo. Non ha idea del perché siano lì ma non ha tempo di darsi una risposta perché tra di loro c’è un ragazzo talmente bello da farle dimenticare il motivo per cui è entrata. Fare una sorpresa alla sorella, finire di preparare la tesi, cercare una casa in cui trasferirsi una volta che potrà iniziare il Dottorato. Tutto annullato. Gli occhi del giovane uomo, di un blu sconcertante, la fissano. I suoi, di un curioso nocciola, lo imitano.
    «Ti serve qualcosa?» chiede lui mentre il barista consegna le birre agli uomini che vi si avventano nemmeno fosse l’ultimo sorso concesso prima della fine del mondo.
    «Tu», risponde lei.
    Lui si mette a ridere e la ragazza capisce l’idiozia che ha appena lasciato uscire dalle labbra.
    «Scusa, scusa, volevo dire che… avrei bisogno di… cioè, io…»
    «Ti posso offrire da bere?» chiede il ragazzo senza smettere di sorridere.
    Lei annuisce, incredula, e si lascia portare fuori, lungo il fiume, lungo le strade gremite di gente, lungo le vie più romantiche del mondo. Le parole sono fluide come liquidi e si riversano dalle loro persone con la stessa facilità con cui il vino che hanno ordinato entra in circolo.
    Un’anatra sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Il cameriere si avvicina, li scuote e la sua voce li distoglie dalla magia della sera che scende: «Mezza corona, prego!» Ma è solo un istante.
    Il ragazzo paga, la giovane donna lo guarda. Si alzano, senza dire una parola. L’energia che sprigionano è forte e fa crepitare l’atmosfera che gravita intorno a loro. Si appoggiano al muro e si perdono negli occhi dell’altro. Lui le accarezza la pelle delle braccia, lei schiude la bocca. Non riesce a credere che sta per baciare un ragazzo che ha conosciuto solo tre ore prima. Non riesce a credere che…
    La sua bocca sa di vino e di Francia, di arte e di feste. Le sue labbra morbide, le braccia forti, il corpo perfetto. Non può smettere di pensare a quanto sia perfetto quel corpo. A quanto gli sia piaciuto osservarlo mentre parlava. A quanto gli siano piaciute le parole che pronunciava.
    Lo conosce solo da tre ore e non riesce a credere a ciò che sta per fare.
    «Ti va di accompagnarmi al B&B?» domanda.
    «Temevo che non me lo avresti mai chiesto.»

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    1. È perfetto, mia cara! *__*
      Ti è costato fatica, lo so, ma ne è valsa la pena, credimi! ;)

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    2. A questo punto vogliamo il seguito, però! ;)

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    3. Vedi che te la cavi benissimo anche con la terza persona! Bravissima :-)

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  23. Ciao Marina. Stavo quasi per rinunciare a questo giro, ma poi... ^_^

    Pétales de rose

    Mi trovo a Montmartre, uno dei quartieri più poetici di Parigi, nel periodo più cupo della mia esistenza. Il tentativo disperato di ricominciare a vedere la vita in rosa sta sfumando in una scura coltre di buio, trasformandomi in una giovane e patetica donna. Man mano che proseguo per i vicoli, seguendo un lungo muro, lascio dietro di me briciole di speranza per i piccioni.
    Vai a Parigi, la città dell'amore, mi avevano consigliato. Buttati Gioia! Aveva suggerito il mio migliore amico; espressione, di certo, non riferita al fiume, che attraversa la città mormorando quieto. Tutti bravi a parole! Come se bastasse un biglietto aereo, sciogliere i capelli, e colorarsi le labbra di un rosa acceso per migliorare il presente, cambiare il futuro. La verità riecheggia nella mia testa a ogni passo su questo selciato: il mio matrimonio è durato troppo poco e io sono qui, da sola, con un inutile tubino nero a vagare per questi vicoli stretti, pieni di ciottoli, su scomodissimi tacchi a spillo, alla ricerca di qualcosa che non potrò trovare per terra come la mezza corona che stringo tra le mani. Un timido luccichio ai miei piedi, all'entrata del bistrot: “pétales de rose”; così sussurra l'insegna luminosa del locale, che mi invoglia a entrare per brindare alla mia piccola fortuna. Infilo la porta, mi trovo in un bar frequentato da single; uomini e donne alla moda che chiacchierano allegramente sorseggiando drink e lanciandosi occhiate seducenti attraverso bicchieri di cristallo. Mi accomodo a un tavolo e nascondo l'imbarazzo dietro al menù dei vini. Sorrido delle traduzioni che il mio pessimo francese fornisce dei fantasiosi nomi eletti per comuni cocktail super alcolici: élixir d'amour, baiser de passion, aphrodisiaque, au revoir, coucher de soleil rose... Mentre sono intenta a scegliere cosa ordinare, un uomo elegante si avvicina al mio tavolo.
    - Un cocktail Rose, grazie.
    L'uomo annuisce e sparisce con la mia ordinazione. Ritorna dopo pochi minuti con il drink che avevo richiesto.
    - Prego, mi dice. Senza distogliere i suoi profondi occhi scuri dai miei: questo lo offro io.
    Solo in quel momento mi accorgo del terribile errore che avevo commesso nello scambiare un cliente del bar, per il cameriere. Solo in quel momento mi accorgo di quanto fosse pericolosamente affascinante. Divento rossa e mi guardo le mani; cerco le parole per scusarmi, ma lui è seduto accanto a me, mi sorride e mi sta già conducendo oltre quel momento. Passeggiamo lungo le rive nere della Senna, al chiarore di una luna protagonista e parliamo, parliamo senza stancarci mai. Le nostre mani legate, strette l'una all'altra, come per paura di perderci. Il mio cuore suona una musica hard rock a tutto volume, quando mescoliamo i nostri respiri. Il tempo si ferma nell'istante in cui sento le sue labbra posarsi ansiose sulle mie. Restiamo abbracciati, gli occhi socchiusi, in un tempo che scorre indisturbato, senza interrogarci sul dopo. A un tratto, ci ritroviamo avvolti in un bozzolo grigio, sotto una pioggia così violenta che sembra di essere stati gettati nel fiume, in balia della corrente e dei topi affamati. Le nostre mani si separano, i nostri corpi dondolano via, sempre più lontano, fino a sparire nella notte. Sprofondo. Soffoco. Una mano mi scuote, mi sveglio, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

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    1. Dulcis in fundo. Sapevo che "la luce" sarebbe arrivata!
      Lo sai che non potevi mancare! ;)

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    2. Beh, si ero un pochino bloccata con la versione di questo thriller, ma alla fine una luce sono riuscita a trovarla; anzi, a dire il vero, non convinta, ne ho scritti due. :-P

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  24. E MÒ, DOVE SCAPPATE!
    MICA FINISCE QUI.
    DOMANI SI VOTA IL MIGLIOR COMPONIMENTO NEL BLOG DI MICHELE SCARPARO.
    NON MANCATE ALL'APPUNTAMENTO, MI RACCOMANDO!

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  25. Ciao Marina,
    è la prima volta che partecipo al thriller paratattico, mi sa che sono anche fuori tempo, non sono riuscita a trovare le indicazioni sulla scadenza.
    La prossima volta cercherò di muovermi.
    A presto!

    Lei è giovane, ha biondi capelli ricci che le spettinano la vista. Il suo cuore vaga sperduto nel quartiere parigino di Montmartre, è lì che si sono incontrati la prima volta. Intorno a lei una scura coltre di buio. Samanta afferra l'orlo della minigonna, cerca inutilmente di allungarla. Il suono secco dei tacchi a spillo produce un'eco fra i vicoli mentre costeggia un lungo muro, ha paura, ma non può fare a meno di pensare a lui, di cercarlo. Entra finalmente nella casa dove anni prima ha perduto la sua verginità. Sale le scale, comincia a intravedere una luce rosata, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Lo vede in fondo alla sala, cosa c'era da stupirsi? Aveva sempre scelto quello sbagliato. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. Samanta urla di terrore. Lui arriva, picchia tutti quei maniaci, insieme li legano, e li buttano in un fiume. Mentre aspettano sulla riva di vederli divorati dai topi, lui confessa che non può più vivere senza di lei e la bacia appassionatamente. E' come un tuffo nell'acqua, cominciano a dondolare. l'emozione le toglie il fiato. Una mano la carezza, si sveglia, finalmente la voce roca del dentista: «Tutto fatto Samanta. Questa volta è gratis, prego!»

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    1. Ma che bello, Isa! Sono proprio contenta di darti in benvenuto nel mio blog con il Thriller!
      Sei in tempissimo! Michele inserirà anche il tuo bel racconto fra gli altri candidati che oggi voteremo sul suo sito "Scrivere per caso". Vai anche tu, mi raccomando ed esprimi la tua preferenza.
      Grazie per aver partecipato.

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