Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 19 aprile 2016

Mentire scrivendo



Questo post trae ispirazione dall'articolo che Marco Lazzara ha scritto nel suo blog "Arcani", qualche giorno fa, relativo alle "forme di comunicazione".
Esiste una comunicazione verbale, che contiene informazioni evidenti e una comunicazione non verbale, meno informativa ma di sicuro molto efficace, anzi, tra i vari livelli comunicativi, il 55% dell'importanza è attribuita proprio a essa.
Perché mi ha colpito? A parte la disquisizione di per sé istruttiva, ne ho tratto una mia  personale considerazione inerente al mondo della scrittura.

La comunicazione non verbale riguarda tutti quei modi "spontanei" che utilizziamo per esprimere sentimenti, stati d'animo, emozioni, per "comunicare", appunto: mimica facciale, sguardo, gestualità, postura. Sono "strumenti espressivi" non del tutto in nostro potere, perché se riusciamo a controllarli siamo in grado di dire molte cose, di dirle bene, di dirle male, ma non è così semplice gestirli quando vogliamo mentire: c'è una sorta di automatismo, indotto dal nostro cervello, per cui a ogni azione controllata del nostro corpo corrisponde una reazione incontrollata che ci frega. Attenzione a quando provate a dire una bugia guardando verso destra, studi neuroscientifici vogliono che quella sia l'area in cui viene elaborata la menzogna. E attenzione anche allo sguardo dritto verso l'interlocutore, perché è indice di un possibile atteggiamento ipercontrollato, che cela un ulteriore tentativo di mentire. Non incrociare le braccia: è segno di insicurezza. Mai posizioni di fuga o appigli fisici: dimostrano disagio. Quando ridete in modo autentico vi rideranno anche gli occhi, se siete falsi si muoverà solo la bocca. E poi, se anche riuscite a controllare i movimenti e a gestire tutta la mimica facciale, le cosiddette microespressioni (la contrazione involontaria della fronte, uno spostamento repentino della postura,...) vi inchioderanno sempre.
Insomma, non ve la scansate! Dire le bugie è un'impresa assai ardua!
Voi sapete mentire?

C'è un modo per farlo in modo elegante, indolore e senza troppa difficoltà: scrivendo.

Mentire in veste di scrittori

Ci avete mai pensato? 
Quando raccontiamo una storia creiamo finzioni e fingiamo noi stessi, il più delle volte: fingiamo di essere chi non siamo, di avere pensieri che non sono i nostri, creiamo confusione in chi ci legge (perché reputo legittima la curiosità del lettore di cercare l'autore dietro ogni sua pagina). E invece, il bello è proprio lì: nascondersi dietro le parole, essere capaci di dire qualunque cosa, di mentire anche a se stessi tradendo un'idea o una convinzione ed essere al sicuro da sguardi indagatori che studiano gesti e posture per scoprire l'eventuale menzogna. 
Io scrivo e posso far credere di essere atea, di essere omosessuale, di volere la morte di qualcuno, di tradire il mio partner, ma chi può vedere se mentre affermo certe cose guardo in alto a destra o arrossisco? Nella quotidianità sono una pessima attrice: la mia bugia ha le gambe cortissime, non so recitare ruoli, se non sono spontanea mi impappino e la mia serie di reazioni incontrollate e di microespressioni offre un cospicuo contributo alla statistica sull'importanza della CNV (comunicazione non verbale). Invece, se comunico attraverso la scrittura, so di poter dire qualunque cosa e di non essere sottoposta all'occhio vigile di chi sa intercettare ogni segnale del mio corpo. Scrivere mi dà la libertà di vincere la timidezza, di veicolare pensieri scomodi e messaggi lontani dal mio modo di essere e di sentire. 
Mento e la faccio franca.

Mentire in veste di blogger

In un blog è ancora più facile. Aprirne uno con un nome taroccato è cosa semplice oppure dargli un titolo e rimanere anonimi, perché volete nascondere chi siete e cosa fate nella vita, volete agire indisturbati, liberi da eventuali occhi indiscreti e da qualunque giudizio. L'anonimato vi permette di indossare una maschera che potrebbe farvi essere chiunque: magari siete discreti e impacciati a lavoro e poi gestite una pagina web in cui siete aperti, audaci e wow! parlate senza peli sulla lingua. Nessuno vi guarderà mai negli occhi per dirvi: "tu stai mentendo". Lo so lo so, tra i miei amici virtuali ci sono anche quelli che usano pseudonimi: sono persone sincere, però sto in fiducia, perché potrebbero tranquillamente mentire su tutto e io credere a ciò che mostrano. 
Prendete il blog "Memorie di una vagina" (lo conoscete?): a parte che io l'ho aggiunto nel mio "elenco lettura" (perché mi diverte) e una volta mio figlio per cercare una cosa sua lo ha beccato ed è venuto sconvolto a chiedermi perché una mamma mammosa come me avesse tra i preferiti un link con il termine "vagina". Dico, a parte questo dettaglio, immagino che la donna che si occupa di un generico lavoro nel campo delle comunicazioni non sia anche nella vita così disinibita (o forse sì!) e che tramite il suo blog si diverta a lasciarsi andare (nell'esercizio brillante dell'arte scrittoria, tra l'altro, perché è spiritosa e scrive da paura).

Sarò sincera, io che normalmente mento consapevole di essere sgamata subito, so che quando scrivo potrei farlo senza essere scoperta. Protetta dal web ancora di più. Non nel mio blog, però, perché qui dentro porto me stessa e se riesco a celare bene qualche mia reazione o nascondere un pensiero personale su qualcosa, nei contenuti sono vera.
Ma chi può dirlo?

E se non fossi nemmeno Marina Guarneri?






45 commenti:

  1. Saresti solo in buona compagnia.

    Ieri mi ha telefonato tal L., da Firenze. Ha detto di essere della Procura (o forse della Polizia, chi si ricorda?) e di contattarmi "per motivo di indagini". Lui mi ha detto delle cose e io gliene ho dette delle altre. E se fosse stato solo uno con un bell'accento toscano? :)

    (FIY: No, non sono io quello indagato. E, alla fine, non sono neppure informato sui fatti.)

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    1. Se ti serve un avvocato, ci metto un attimo a rispolverare il diritto processuale penale! :D
      (E poi, ste sigle, Michele: FIY? io, che sono ignorante, sono andata a cercarla trovando come prima opzione: Federazione Italiana Yoga e mi sono data alla microespressione "spalancamento di orbite" :D )

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    2. Ho scritto in fretta e si sono accavallate le dita... È FYI: For Your Information (per tua informazione) :)

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  2. Dimenticavo la parte più importante:
    «Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo.»

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    1. "Perché niente io chiamo questo immenso universo
      tranne te, mia rosa."
      (che non c'entra una mazza, ma era per dar seguito alla tua shakespearata!)

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  3. Obbbbbbiezione! :-)
    Mi permetto di fare una piccola precisazione: è vero che il web consente l'anonimato della tua persona, però è molto difficile che consenta l'anonimato delle tue idee. Hai parlato di mimica facciale e di comunicazione non verbale: corretto che la parola scritta non trasmetta tutto ciò. Ma quando esponi le tue idee scrivendo, le esponi facendo ragionamenti (per iscritto) che spesso ti possono "tradire". Un blog in particolar modo offre tanto materiale nel tempo con tanto di date e orari. E anche le risposte ai commenti dicono molto. Inoltre nel web ci sono link e indizi che aiutano molto a circoscrivere il tuo campo di interessi. A volte ci sono indizi che "parlano". Caso classico: condividi un documento (un Word, un PDF...) senza inavvertitamente rimuovere le tue informazioni personali (nome e cognome).
    Altro caso classico: blog di autore anonimo di lungo corso (eh? Qualcuno ha detto qualcosa? Mi era sembrato di sentire... No, niente). Dicevo: lo segui, leggi post, idee, ragionamenti. E poi ritrovi le stesse idee e gli stessi ragionamenti su un altro sito dove l'autore anonimo è presente con tanto di nome e cognome in veste di intervistato... Diciamo che il web ti consente l'anonimato con una scadenza più longeva. Ma prima o poi, un passo falso rischi di farlo. Parola di analista informatico (che non sono io, io faccio il giardiniere). Del resto, lo dice anche il vangelo: "La tua parlata ti tradisce".

    P.S.: Quindi finora tutto quello che ci siamo scritti... hai mentito mentendo sapendo di mentire scrivendo! :-)
    Hocccapito perché mi lasci in fondo nel tuo blog-roll... :-D

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    1. Ops!
      Regola numero uno: stare attenti a condividere documenti word e PDF in rete!
      Regola numero due: mai ripetersi nelle interviste!
      Regola numero tre: fornirsi di un amico giardiniere che si spaccia per analista informatico! :)
      Regola numero quattro: mai fare troppe domande! ;)

      (FIY - sfrutto le nuove scoperte - : ho provato a farti scalare dall'ultimo posto, ma non c'è verso! Ma so di trovarti acquattato sempre laggiù e ti vengo a trovare spesso) :D

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  4. Ammiro tanto chi riesce a mantenere una certa privacy se non proprio l'anonimato, ma non ne sono capace, sono trasparente e super sincera, la cosa credo sia apprezzabile ma talvolta mi crea rogne. Sandra

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    1. Tu sei fantastica così!
      Però potresti essere anche quella "vagina" citata, in una veste inedita!
      Ahaha, che dici?
      :D : D

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    2. Uh non saprei. Non conosci il mio lato quacchero! Sandra :D

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  5. Potresti anche avere un altro nome ma sempre tu sei. La persona che hai costruito intorno al blog è quella che conosco. A meno che tu non abbia fabbricato più personalità. In quel caso finirei per immaginarti come un golem. Non chiedermi il perché. Vedo fantasy da tutte le parti. :D

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    1. Marina Guarneri in arte Marina Golem, uhm... No, così sembro un'attrice porno! :))
      Ma sono io, Monica, al 100%! Non mi sentirei per niente a mio agio se dovessi interpretare altre personalità!

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  6. E' tutto un palcoscenico, il ruolo più difficile è la rappresentazione di se stessi.

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    1. Io, per la verità, questo palcoscenico lo calco spesso: non è un fatto di sincerità; è che a pochissimi lascio vedere come sono fatta veramente. Mostro di me il lato meno nascondibile, ma ho tante cose che tengo per me e per i pochi eletti. :)

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    2. Anche io, per questo motivo è difficile, riuscire a rappresentarsi senza che ciò che siamo intimamente strida con ciò che diamo a vedere, poi ovvio che quello che riteniamo debba essere condiviso con pochi appartiene al privato. Devo dire che spesso mi è anche capitato di raccontare molto per poi alla fine non raccontare nulla, lasciando all'improvvido presunto conoscitore dell'animo umano l'illusione di aver capito tutto. Come si suol dire: non c'è luogo migliore della libreria se vuoi nascondere un libro in particolare.

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    3. Capita anche a me: parlare, parlare, dire delle cose che in fondo, è vero, non hanno detto niente! Ho trovato dei punti nella libreria dove nessuno potrà mai trovare i libri che ho nascosto! ;)

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  7. Rimanendo in ambito blogghico, non riesco proprio a nascondere quello che penso. Viceversa evito il più possibile di spingermi addentro alla mia sfera quotidiana privata, ma in questo caso si tratta della mia scelta precisa di "non dire", non di "mentire".

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    1. Sì, è più un non dire, ma se io ti conoscessi di persona e ti facessi domande sulla tua quotidianità privata, mi diresti la verità?

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    2. Certo che sì. E' che ci tengo a mantenere separata la mia attività blogghica, pubblica, dalle faccende private della mia vita quotidiana.

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  8. Io in realtà sono un uomo.
    Un astrologo. Sono il Divino Otelma...

    Scherzi a parte, io non riesco a mentire sul web.
    Riesco a essere libera e autentica, molto più che nella vita, visto che temo molto il giudizio degli altri. So che conoscenti e colleghi potrebbero visitare il blog e giudicarmi lo stesso. Però la cosa non mi preoccupa. Se invece lo fanno in ufficio (magari spettegolando) mi viene da piangere per il nervoso...

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    1. La chiacchiera alle spalle è davvero una cosa che tollero poco e che trovo estremamente infantile. Io, invece, anche sul web ho un atteggiamento controllato e non dico sempre tutto tutto quello che mi passa per la testa. Però è una forma di autodifesa, non una presa in giro.

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    2. Sai, se qualcuno mi fa incavolare, capita anche a me di dire "guarda quello lì"... non sono una santa, né voglio farmi passar per tale. Tuttavia ritengo che occorra distinguere fra una particolare circostanza di sofferenza, che ti porta a criticare qualcuno, e il giudizio fine a se stesso, il continuo cicaleccio di cui certa gente di mia conoscenza si fregia che è un piacere...

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    3. Certo, io per chiacchiera alle spalle intendo proprio quella: il cicaleccio superficiale fatto tanto per dare fiato alla bocca. Uno sfogo motivato è diverso.

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  9. Mentire è una delle caratteristiche fondamentali di un buon scrittore.
    Io non lo sono, infatti sono sincero. Intendo dire: io non sono un 'buon' scrittore, sono un pessimo scribacchino, quindi sono sincero.
    Ma no, stavo mentendo. Nel senso che: non sono neppure uno scribacchino, sono solo pessimo.
    Quindi, per esclusione, rimane che io sono sincero. Infatti non dico mai bugie sul blog.
    Bella fregatura. Non avrei potuto essere un ottimo scrittore bugiardo?
    Comunque, come scrittore-blogger no, ma come uomo sono un grandissimo bugiardo.
    ;-P

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    1. Qualche volta devi toglierti lo sfizio di invertire i ruoli: diventare uno scrittore bugiardissimo e un uomo autentico al 100%. Lo scribacchino solo a tempo perso! :)

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    2. Ma come faccio, visto che in realtà sono un alieno?
      ;-P

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    3. Sei a postissimo allora, i migliori scrittori sembrano tutti non appartenere a questa terra! :)

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  10. Ma scrivere vuol dire manipolare la realtà! Questo si sa :)
    Non è proprio mentire, però insomma... siamo nei dintorni.

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    1. Intendo questo:
      Presupposto: io tradisco mio marito.
      Se lui mi chiede: "mi tradisci?", io - ovvio - provo a mentire spudoratamente : "ma no, cosa vai a pensare!" e lì, mi cade lo sguardo sotto i piedi, deglutisco a fatica, ho la voce che mi trema. "Okay mi tradisci" - mi direbbe subito mio marito.
      Poi prendo la penna e monto su carta tutta una fantastica storia di tradimenti, facciatosta e bugie spudorate. Lì mento alla grande, parlo di me tra le righe, ma lo faccio senza balbettare.

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  11. Io trovo che sia difficile sia rimanere se stessi nel blog e quindi non mentire con un mezzo che è molto mascherante, sia mentire totalmente nella narrativa, al punto da far dimenticare al lettore che c'è una scrittore dietro a quelle pagine.
    Se poi tu che scrivi il blog non sei Marina io un po' ci rimango male e un po' ti faccio i complimenti per le doti camaleontiche.

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    1. Lo sono, lo sono: sono Marina Guarneri e nel blog fingo poco, ma perlomeno quando voglio mascherare qualcosa, mi riesce bene!
      La mia voce, in quello che scrivo, c'è sempre: quello che ogni tanto forzo "mentendo" è lo stato d'animo.

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  12. Io non credo che la finzione adoperata nella scrittura si possa equiparare alle bugie raccontate nella realtà. Costruire mondi fantastici, inventare personaggi, storie, sono opera della creatività messa a servizio di un'arte. Le bugie servono altre cause, e per quanto creative, mancano di nobiltà. L'anonimato è ancora un'altra cosa, secondo me. E' un non dire, che non svela e che non mente. E' uno scudo e può avere motivazioni diverse. Probabilmente, serve a sentirsi più liberi di esprimersi senza preoccupazioni o timori, ma è una libertà condizionata all'essere nascosti, e credo che che ponga una barriera bella alta tra se stessi e gli altri. Io mi sentirei un'ombra. A me piace essere me stessa e vorrei riuscire a esserlo sempre, fino in fondo, ma non sempre ci riesco. Il virtuale dovrebbe aiutarmi in questo, ma non so perché non funziona. Il peso della mia identità reale mi segue ovunque, con tutte le limitazioni che comporta l'essere me. A volte, ho pensato di crearmi un'altra identità, così, tanto per vedere cosa succedeva, ma il pensiero di ingannare persone che potevano affezionarsi a me, cioè, all'identità inventata, mi ha sempre bloccata. Almeno fino a ora.

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    1. Sì, ma infatti parlo di bugie "buone", quelle che non fanno ferite, le bugie "eleganti": sono cose non dette o dette in modo diverso, sono finzioni programmate non per prendere in giro, ma per nascondere verità scomode, mai cattive.
      Ora ti svelo (come se non leggesse nessuno) una cosa: io ce l'ho sul web un'altra identità. O.o in un social non sono la Marina che conosci, ma un'altra persona che aveva bisogno di esprimersi in modo diverso. Mi diverto un sacco e ho un motivo per farlo che, ovviamente, non svelerò! ;)
      Attenzione: non è che faccia chissà cosa, però agisco senza filtri. Una grande liberazione.
      L'ho detto! :)
      ... E non sono la vagina! Ahah :)

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    2. Immagino il senso di libertà... Anch'io sono stata tentata per lo stesso motivo. Però, questo preclude la possibilità di un"amicizia, magari anche reale.
      Voglio dire che certe cose poi bisogna metterle in conto.

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    3. L'alter ego di cui parlo ha solo la capacità di dire le cose che io non ho l'insensibilità di dire: ama stroncare le scritture orribili nel modo più sincero possibile. Eppure anche così, ha fatto ottime amicizie, oltre a conservare una serie di nemici giurati! ;)

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  13. "Invece, se comunico attraverso la scrittura, so di poter dire qualunque cosa e di non essere sottoposta all'occhio vigile di chi sa intercettare ogni segnale del mio corpo"
    Ne sei così sicura? Magari un bravo psicanalista potrebbe leggere i tuoi testi parola per parola, analizzare le ripetizioni, le parole più usate, la costruzione delle frasi e tracciare un tuo profilo psicologico indipendentemente da ciò che hai scritto ;)
    Anche nello scrivere ci sono dei tic, delle "parole" istintive, difficili da controllare. :P

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    1. Uh, certo che hai ragione! Un po' come gli studi di grafologia inquadrano la persona dal modo in cui scrive sul foglio le lettere.
      È il non essere colti in flagrante, il vantaggio che offre una finzione nella scrittura. Poi, uno psicanalista può fare ciò che vuole di quello che legge, intanto io lo scrivo senza remore. :)

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  14. Ho appena fatto un giro nelle memorie di una vagina e mi sono sbellicata, credo che lo aggiungerò ai blog che seguo, troppo carino. Comunque riguardo la sincerità credo di essere molto più vera quando scrivo che nella mia realtà di tutti i giorni (anche se a dire il vero credo di essere trasparente anche in questa per la famosa comunicazione non verbale. Tuttavia mentre nella mia quotidianità spessissimo mi autocensuro nella scrittura dico sempre quello che penso pur inventando storie... certo spesso i personaggi sono molto più belli, più intelligenti e più tutto rispetto alla realtà, ma in fondo un libro deve poter far sognare almeno un po' :-)

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    1. Anch'io nella quotidianità indosso spesso maschere, è una necessità che credo accomuni tutti gli esseri umani, ma quando scrivo, spesso mi diverto a indossare quelle a me meno congeniali, giusto per il gusto di farmi un giro in vesti che non mi appartengono. Credo sia il trucco più riuscito della fantasia! ;)

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  15. La comunicazione del corpo in contrasto con quella verbale viene "sgamata" subito dai bambini, infatti. Ma anche tra gli adulti la comunicazione del corpo avrebbe la preminenza, solo che non sappiamo più intercettare i gesti a causa delle nostre sovrastrutture mentali.

    Nella vita quotidiana sono molto limpida, almeno così mi giudica chi mi conosce bene. Nella mia vita digitale (specie in fb) non dico tutto di me, ma più per una questione di prudenza che di tendenza a mentire. Nel blog quello che scrivo riflette in pieno la mia personalità e i miei interessi. Quando scrivo mi scateno, tanto è vero che uso uno pseudonimo, cioè Cavaliere!

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    1. Io sto molto attenta ai gesti delle persone, mi piace osservarle e colgo i particolari di una movenza, di una postura. Mi viene spontaneo, però, al di là delle deduzioni più scontate, non so darne una lettura approfondita.

      Il senso era proprio questo: scatenarsi nella scrittura, che consente libertà libertà libertà! Nel blog anch'io mi sento più me stessa, forse un po' meno timida di come lo sarei nei rapporti ordinari con persone appena conosciute.

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  16. Parlo da blogger: penso che la cosa essenziale sia che cosa e come si comunica, se c'è falsità, alla lunga, si crolla, ma ne sono sicurissima! Prendere in giro l'utenza non è poi così facile, potrei dire anzi che, caso mai, spesso si tollera ciò che appare poco genuino.
    Ho scelto la riservatezza, ma credo di essere molto più generosa in ciò che comunico di molte persone che mettono tutti i dati anagrafici. Ho deciso in questo modo per non avere una riconoscibilità che potrebbe portare persone conosciute e quindi a mio giudizio più accondiscendenti nei miei confronti, pensa te :D
    Sono sicura che, più o meno apertamente, le intenzioni che sono alla base delle nostre scelte possano essere intuite da come ci comportiamo nella blogosfera tutta.
    Nella realtà e nella blogosfera, ci sono momenti per lasciarsi andare, altri per avere una certa compostezza... l'insieme fa le persone.
    Diciamo che son troppo schietta e che devo controllarmi, và (un panzer, a volte, giuro -_-) XD
    Ciao Marina :D

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    1. Eh sì, cara Glò, ti sembrerà strano ma capisco che mantenere un parziale anonimato (dato solo da un nome artefatto o da un avatar) possa essere utile senza volere necessariamente nascondere chissà quali intenzioni! Ci sono persone che frequento nel mondo virtuale che penso di conoscere per quello che sono anche nella vita, nonostante di loro non sappia nulla, nemmeno la sigla del nome, per dire! Perché, in fondo, è come dici tu: quello che sei, nel bene o nel male, viene fuori, anche quando c'è un blog che ti protegge!

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  17. Come ti hanno fatto già notare, un esperto di psicologia potrebbe individuare le menzogne in un testo che gli viene presentato sulla base di alcuni elementi guida.
    Anche senza essere psicologi, le balle sottotesto che vengono dette in certi blog sono palesi. :)
    Altro discorso è la narrativa, invece, dove si tratta però di finzione, non di menzogna.

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    1. Ma sarebbe una menzogna fatta con coscienza, non vorrei mica sfuggire a un'indagine psicologica e fregare un medico! ;)
      Comunque, non intendevo dire che quando scrivo sono bugiarda: è ovvio che la finzione è cosa diversa, inventare una storia non è "mentire" su qualcosa, ma pensavo all'atteggiamento diverso fra il dire le cose guardando in faccia qualcuno e il farlo attraverso le parole scritte: in questo caso, è più facile nascondersi, raccontando per esempio una grande verità che non si avrebbe mai il coraggio di confessare.

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