Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 12 marzo 2015

MONDO RECENSIONI


Di solito chi ama scrivere coltiva un'analoga passione per la lettura. Leggere è cibo per la mente e la vena creativa di chi racconta storie è alimentata da quelle narrate da altri. 

A scuola gli insegnanti suggeriscono agli alunni di dedicare del tempo alla lettura, per creare un'abitudine e provano in tal modo a garantire una continuità: il vocabolario si accresce di nuove voci, la fantasia si nutre di nuovi elementi, il linguaggio si affina, la conoscenza si amplia, si impara che l'evasione mentale è un processo che genera benessere. 
Anch'io l'ho capito da bambina, fra i banchi di scuola elementare, che leggere non solo è un buon allenamento, ma anche il più bel modo di portare in giro la mente, in altre case, in altre terre e di entrare in altre vite. 
Ma non è sui benefici della lettura che voglio focalizzare l'attenzione, quanto su come la lettura possa interagire con la scrittura in una forma che ho scoperto di recente e che mi regala una grande soddisfazione: la RECENSIONE.

Come sempre, mi preme fare una premessa: il mio blog non raccoglie regole, né ha un intento didattico, dunque non parlerò di come tecnicamente si curi una recensione, perché il mio non è il punto di vista dell'esperto che spiega la sua abilità professionale, ma quello amatoriale di chi spesso si cimenta, a fine lettura, nell'attività di analisi e giudizio di ciò che ha letto.
In pratica, ho scoperto il gusto di approfondire le ragioni per cui un libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto, di registrare le sensazioni che esso mi ha lasciato, di spiegare la storia dal mio personale punto di vista. Lo faccio per me stessa, prima di tutto, per contrastare in qualche modo l'inevitabile dispersione degli effetti della lettura nel tempo e, poi, per fornire un input a chi vorrà conoscere quella stessa storia, per agevolarne la scelta o per inibirla.
La recensione è un aiuto che può orientare una decisione.

Mi curo poco delle caratteristiche strettamente strutturali che ha una recensione classica, quelle legate ai suoi due aspetti oggettivo e soggettivo. 
Brevemente dirò che: l'aspetto oggettivo riguarda la "parte informativa", quella che contiene tutte le notizie tecniche relative al testo (titolo dell'opera, nome dell'autore, casa editrice, anno di pubblicazione) e la "parte descrittiva-interpretativa", che traccia a brevi linee la trama (senza ovviamente svelare il finale), accenna ai temi affrontati, analizza lo stile dell'autore.
L'aspetto soggettivo investe, invece, la "parte valutativa", quella in cui il recensore argomenta le impressioni ricevute dalla lettura, dandone un giudizio personale legato alla efficacia comunicativa del libro sottoposto alla sua analisi.

Mi interessa, invece, in questa sede, condividere e spiegare il mio modus operandi, che non segue i canoni professionali appena enunciati e questo perché le mie opinioni non hanno una destinazione pubblica, se non nelle poche righe che mi piace lasciare su Amazon, dopo che ho ultimato un libro scelto dalla sua vetrina virtuale. Da poco, però, ho pensato di fare conoscere tramite questo blog le mie opinioni su talune letture inedite, quelle che mi hanno più colpito: ho dedicato loro un'apposita pagina che aggiorno quando lo ritengo opportuno e mi è piaciuto sottolineare l'empatia che è subito nata con un giovane scrittore emergente di cui ho letto una bellissima storia (questo il post a lui dedicato: Un gradito ospite: Marco Di Nicola).

Di solito raccolgo le mie impressioni su un taccuino che dedico solo a questo e che sfoglio, ogni tanto, per rinfrescare la memoria su libri letti tempo addietro. Lo facevo anche con i film visionati al cinema: mi piaceva parlarne, raccontare a caldo quello che mi avevano trasmesso, l'indifferenza o il coinvolgimento totale. Adesso mi piace lasciare un'impronta dei miei pensieri solo su quanto leggo.

Questo è il mio personale metodo di "elaborazione dati" dopo essere giunta all'ultima pagina di un libro.

Fase preliminare
Quando leggo sottolineo non solo le parti che mi hanno colpito, ma anche quelle che sono funzionali alla comprensione del testo. Le prime finiscono nel taccuino delle esperienze emozionali, le seconde in quello delle recensioni: una bellissima descrizione non mi dice nulla sull'intento del romanzo, ma smuove il lato sentimentale che c'è in me e che vuole catturare in volo l'emozione suggerita dallo scrittore; invece un passaggio che riveli il perché di un comportamento o il ragionamento fatto su qualcosa mi orienta verso ciò che l'autore vuole comunicare, verso le finalità della sua storia. Alle frasi d'effetto do un colore, il giallo (in genere leggo dal tablet, dunque mi viene facile usare gli evidenziatori), a quelle di sostanza il rosa.

- Fase intermedia
Ultimata la lettura, faccio decantare la storia, la lascio evaporare per ventiquattro ore (non di più), perché il condizionamento personale dev'essere un elemento presente ma non determinante e l'occhio terzo può fare un buon lavoro solo se tutte le emozioni suscitate dalla lettura, positive o negative che siano, si depositano sul fondo della mente, trovando la loro giusta collocazione. È più facile per me gestire le emozioni presenti seppur controllate, dunque descriverle con il giusto distacco.

- Fase conclusiva
È il momento che preferisco: quello in cui libero la mente raccontando le suggestioni ed ogni altri elemento scaturito dalla lettura. Gli appunti e le parti evidenziate mi aiutano a ricostruire l'atmosfera che mi ha colpito o lasciato indifferente; soffio sulla polvere magica delle parole o delle espressioni usate dall'autore e le trasformo in un giudizio.
Lavoro sui passi che ritengo più significativi e mi aiuto, talvolta, citando le frasi tratte dal libro, per dare forza al giudizio o dimostrarne la validità.
Cerco di usare un linguaggio semplice, che possa subito rimandare alle sensazioni percepite, in modo da garantire le esigenze di leggibilità, qualora volessi rendere pubblico l'esito del mio giudizio.

Lo scopo di una recensione è quello di motivare la scelta del potenziale lettore, no? di spingerlo a leggere quel dato libro o scoraggiarlo prima di un incauto acquisto, ma ovviamente i giudizi sono pur sempre soggettivi, possono risultare più o meno convincenti e spesso - questo è  vero - lasciano il tempo che trovano: resta, com'è ovvio e giusto che sia, la libertà di ignorare il consiglio o l'avvertimento dato (se vogliamo chiamarlo anche così). 
Personalmente molte recensioni mi hanno guidato nella scelta dei romanzi da porre nella mia libreria: ho scoperto la bellezza di alcune letture grazie alla critica assecondata di alcuni recensori, di uno in particolare, Pino Sabatelli, che vi invito a conoscere tramite le recensioni contenute nel suo blog  I fiori del peggio (Ne scoprirete delle belle!).

Avete mai scritto recensioni? E quanto vi influenzano nella scelta delle vostre letture?

14 commenti:

  1. Avevo un blog di recensioni, ancora esistente ma abbandonato. Ricordo però che dovevo scriverle subito, altrimenti non sarei più riuscito a scrivere una sola parola. Tendo a dimenticare presto ciò che leggo, anche se lo scrivo io.
    Sull'influenza, io cerco di non farmi influenzare, perché so che ognuno ha i suoi gusti e potrei quindi comprare e leggere un libro che non mi piace.
    Nel mio blog ora parlo di libri raramente, solo se possono dare un contributo al blog e ai lettori.

    PS: da un po' ho problemi col tuo blog. Se clicco su un link qualsiasi, da quelli esterni nella barra laterale al titolo del blog ai link ai tuoi post, mi si apre la finestra per loggarmi su Facebook...

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    1. Anch'io tendo a non farmi influenzare, però se un libro proprio non mi ispira, qualche buona recensione potrebbe indurmi a credere di avere soltanto un pregiudizio e dunque mi aiuta a smentirmi!

      Un blog solo di recensioni, no, non mi piacerebbe, anche perché la mia attenzione analitica non cade su ogni libro che leggo ma soltanto su quelli che mi hanno veramente colpito.

      Quello che segnali è un problema che ho da tempo e che ancora non riesco a risolvere! E non mi sto arrovellando da sola: ho chiesto ad esperti che mi hanno indirizzato verso la cancellazione di alcune estensioni. Sono alla disperata ricerca di soluzioni! :(

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    2. Anch'io sono una dimenticatrice istantanea. Tempo un mese sono capace di dimenticare autore, titolo e trama, soprattutto se la lettura è stata mediocre. Non sono altrettanto veloce a dimenticare ciò che scrivo io, però, quindi non sono avvantaggiata come te nella revisione, Daniele. ;)

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  2. Io ho un passato, breve ma intenso, di critica cinematografica. A suo tempo il mio prof di cinema ci insegnò a porci poche semplici domande per valutare un film:
    – Qual è il cuore narrativo del film? Cosa vuole raccontare?
    – La tecnica è usata in modo funzionale rispetto all'intento narrativo? Se sì, è un buon film. Se sì e almeno uno dei comparti tecnici è usato in modo innovativo, allora è un capolavoro.
    Ovviamente nel cinema la parte tecnica è molto importante e bisogna imparare a decodificarla e l'abilità in questo è ciò che rende tale un buon critico.

    Un libro penso che possa essere recensito più o meno allo stesso modo, ma, dato che sul mio blog non devo rispettare alcun parametro di oggettività, posso concentrarmi su quello che è piaciuto a me del libro e su cosa vorrei rubare come autrice.

    Inoltre seguo alcuni blog letterari, ho stima dei loro autori e quindi sì, alcune recensioni mi influenzano nell'acquisto, sopratutto se più persone di cui mi fido consigliano lo stesso testo

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    1. Sì, credo che quelle domande starebbero bene anche abbinate ad una critica letteraria: qual è l'intento dell'autore? E attraverso quali tecniche esso viene svelato? Tuttavia, anch'io non seguo regole oggettive di valutazione e vado dove mi porta il cuore...dell'opera!

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  3. Le ho scritte e pubblicate sul mio blog, ma ho rinunciato. Mi costavano tempo ed energia, e non interessavano molto i lettori del blog. Può darsi che non fossero granché, certo, ma ho scelto di abbandonarle.

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    1. Benvenuto Marco, io ho scelto di confinare le recensioni per me più significative in una pagina specifica del blog, perché la mia non è un'attività primaria. Mi diverte, mi stimola, ma non sempre mi trova pronta come dici tu in termini di tempo ed energia.
      Per avere un blog di recensioni letterarie devi avere una dedizione ed anche un'attenzione tali da risultare unico, altrimenti ne trovi tanti di spazi sul web dove si danno opinioni personali su questo o quel libro e non tutti, ovviamente, sono attendibili.

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  4. Ho scritto diverse recensioni ai tempi dell'università.
    Ricordo un esame di storia del cinema in cui tutti avevano scelto Kolossal americani, mentre io avevo preferito analizzare "Meri per sempre" di Risi. Il professore si era complimentato e, in generale, si era trattato di un lavoro megagalattico che mi spiace non avere più.
    Ancora oggi mi capita sovente di buttare giù qualche riga a proposito dei libri che ho letto, per consigliarli o sconsigliarli su amazon e IBS, ma si tratta di brani molto brevi e poco strutturati.
    C'era un periodo in cui frequentavo molto spesso il portale Qlibri. Lì scrivevo delle recensioni molto seguite e apprezzate dai lettori. Purtroppo mi hanno bannato perché votavo come "non utili" alcuni commenti del tipo "sì bel libro" o altri commenti bimbominkia-style che spacciavano i romanzi di Moccia e D'Avenia come autentici capolavori.
    Ho cercato di protestare mandando un sacco di email ai gestori del sito, che non si sono mai degnati di rispondere ma - dopo questo mio exploit - hanno smesso di concedere la pubblicazione a cani e porci. Ciò dimostra che io ho avuto ragione... ciò nonostante, non intendo tornare più su uno dei siti più completi ma peggio gestiti d'Italia.
    Sul mio blog ho scritto qualche recensione. O meglio: sono partita da alcuni libri letti per fornire ai lettori suggerimenti di carattere generale. Tuttavia c'era poca interazione, dunque ho lasciato perdere l'idea di fare una vera e propria rubrica.

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    1. I bimbominkia-style mi ha fatto morire dalle risate!
      Però quanta verità: ci sono siti dove le recensioni sembrano confezionate apposta per fare vendere certi libri piuttosto che altri e ad avere la meglio sono sempre i Moccia e i Volo di turno!
      Io sto provando una collaborazione con "Leggere a colori" che mi ha chiesto di recensire, pensa tu, un romanzo noir- erotico. Ne vedranno delle belle! Sarò implacabile!

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  5. Sei molto professionale nel tuo modo di procedere, anche se non segui il metodo solito. Ho anch'io sul blog una pagina dedicata alle mie letture, ma sono solo veloci impressioni, non certo recensioni. E' un peccato che in giro ci siano tante recensioni di poco valore, perché sarebbero uno strumento utilissimo. Leggerò volentieri le tue! :)

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    1. A proposito: fino a quando non ho letto che usi il tablet, non ti dico che idea mi sono fatta del tuo libro evidenziato in rosa e in giallo...

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  6. Ahah, mamma mia, no! Il libro cartaceo, per me, è come un oggetto sacro: ci sono quelli che lo stropicciano, ci scrivono sopra, sotto, di lato, fanno orecchiette segnalibro, "lo vivono", come amano dire loro! Io mi preoccupo di sentirne l'odore...per sempre! :)


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  7. Le tue impressioni di lettura raccolte su un taccuino, che poi è il taccuino dello scrittore, anzi della scrittrice, sono il miglior modo per metabolizzare quello che c'è di buono nei libri degli altri per poi servirtene nel tuo.

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