Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 3 novembre 2015

Il CONCORSO LETTERARIO: una buona chance per l'esordiente


Che ne dite di quel bel sogno nel cassetto che conserviamo per anni nell'eterna illusione di fargli prendere aria?
Pensavo di averne tanti anch'io, invece ne conservavo soltanto uno e si è realizzato: portare a termine la stesura di un romanzo.
Anzi, il mio vero sogno chiuso nel cassetto era vedere il mio libro stampato e pubblicato da una casa editrice, cosa che si è verificata grazie alla partecipazione a un concorso letterario.
Tralascio ogni considerazione legata al tipo di competizione o alla qualità della Casa Editrice, cose che spesso ridimensionano l'entusiasmo del sogno realizzato, senza smontarne comunque la validità; oggi le mie riflessioni sono volte a sottolineare l'importanza che io, da esordiente, do alla partecipazione a un concorso/Premio letterario.

Tutt'ora credo che l'opportunità che essi offrono debba allettare  chi muove i primi passi, ma anche i secondi, in un mondo dove le variabili e mille condizioni non rendono così facile né scontato il raggiungimento del risultato.
L'avvento del self-publishing, poi, ha reso questo strumento sottovalutato almeno quanto la possibilità di essere presi in considerazione da una Casa Editrice. Siamo contenti di avere fatto ciò che pensiamo essere un ottimo lavoro e ci adoperiamo per conquistare il lettore senza passare dal via (Monopoli docet), diventando autori indipendenti, capaci non solo di scrivere una storia, ma anche di impostarla, confezionarla e predisporla per il mercato sul web.
Nulla in contrario, non contesto il fatto che questo possa o no essere un buon metodo (discussione, tra l'altro, trita e ritrita in molti blog), soprattutto se l'autopubblicazione ha come scopo soltanto il rendere pubblico un lavoro che altrimenti andrebbe a finire nel famoso cassetto, ma pensare che il successo arrivi solo grazie all'apprezzamento dei lettori è limitativo. Secondo me il "consenso" dovrebbe avere il carattere dell'ufficialità e questo, oltreché attraverso i canali  classici, può ben derivare dalla partecipazione a un concorso con vittoria finale, o anche con un semplice buon piazzamento (c'è il podio, ma anche le segnalazioni per particolari meriti o i riconoscimenti secondari, come il premio della critica.)
Le obiezioni sono le stesse che spingono molti esordienti ad autopubblicarsi: i tempi sono lunghi (è vero, l'espletamento di un concorso richiede mesi: presenti a ottobre il lavoro e sei costretto ad aspettare l'esito a maggio del nuovo anno), non sai mai chi c'è dietro l'iniziativa (giurie compiacenti, giochi di potere, spartizione di consensi: forse proprio i Premi principali non danno un grande esempio di trasparenza a riguardo), però credo che il gioco valga la candela.
Ho qualche buon motivo per pensare che la partecipazione a un concorso letterario sia opportuna e conveniente:

intanto proprio il fatto di creare un'aspettativa può essere stimolante per uno scrittore; in genere a me le attese, quando sono volte in positivo, caricano di adrenalina; pensare, a lungo, possibile qualcosa mi mette di buon umore (so essere paziente e, nel frattempo, non sto con le mani in mano, perché l'errore, semmai, sarebbe quello di contare solo sul concorso, invece non dev'essere l'unica chance che ci concediamo.)
Si attivano dei meccanismi psicologici positivi come il sentirsi spronati a dare il massimo, perché sottoporre il proprio lavoro all'attenzione di qualcuno che dovrà giudicarlo significa stare più attenti nella fase della stesura e della revisione, impegnarsi a fare di più e meglio.  

Poi diciamocela tutta, è un'altra cosa sottoporre la nostra opera a chi se ne intende perché lavora nel settore (di solito la giuria è composta da altri scrittori, da giornalisti o da letterati in genere) piuttosto che affidarsi al responso di persone a noi vicine (i famosi amici e parenti) o di estranei che giudicano senza validi parametri di valutazione. È pur vero che i giurati dovrebbero essere persone in grado di dimostrare professionalità e competenza (e che spesso non sono del tutto disinteressati lo aggiungo per amore di verità, ma qui non ne terrò conto perché io sto puntando alla regola, non all’eccezione.)

Il concorso letterario è anche uno strumento che garantisce una certa visibilità: magari non lo vinci, però, nel frattempo, risulti gradito a qualcuno che decide di scommettere su di te oppure hai guadagnato un certo numero di consensi che possono tornare utili.

Infine credo sia una bella iniezione di autostima: se qualcuno che non conosci e non ti conosce ha preferito il tuo romanzo ad altri,  se l'esito sarà positivo, non sarà automatico che il libro diventi un best-seller (che poi, chi può dirlo? Il prestigioso Premio Calvino li sforna gli autori d.o.c.), ma magari ti regala dei momenti di sana e pura gratificazione personale, toccasana di fronte a tanti momenti di scoraggiamento.

Le uniche raccomandazioni riguardano le attenzioni indirizzate verso i concorsi seri; anche quelli indetti dalle case editrici possono servire agli scopi che ho enunciato, ma lì un buon consiglio, vista la mia esperienza personale, è di verificare la solidità di chi promuove l'iniziativa: le case editrici piccole, spesso, non si dimostrano all'altezza di gestire il “dopo” di ciò che hanno promesso e diventa tutto più complicato.
Per gli esordienti è indubbio che l’unico concorso valido sia il “Premio Calvino”, secondo me puntare a quello non è sbagliato. Sarà anche difficile vincere il concorso, ma se ci riesci puoi accomodarti sulla tua bella nuvola e viaggiare al di sopra di tutto.
Oppure puoi mirare alla pubblicazione del romanzo senza oneri né spese a tuo carico e allora  puoi affidarti a tanti altri concorsi il cui premio finale consiste proprio in questo.
Puoi anche partecipare per il gusto di farlo e basta, per metterti alla prova, per sfidare la sorte. Qualunque sia la ragione che ti spinge a presentare la domanda secondo i requisiti del bando, l’esperienza falla: è un'opportunità che non comporta alcun rischio se non quello... di vincere (è per quel probabile momento che vale la pena tentare). E cosa si ha da perdere? Nulla, solo un’occasione!




38 commenti:

  1. Buon per te che riesci a essere positiva: a me invece ogni volta che aspetto i risultati di un concorso prende un ansia fortissima. Il non sapere mi devasta: preferisco di gran lunga che mi scrivano insulti per quanto era brutto il mio lavoro, rispetto al rimanere in sospeso. Per il resto comunque non posso che concordare, sull'indubbia utilità dei concorsi letterari :) .

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    1. Ciao Mattia, mi fa piacere che tu sia passato da queste parti, anch'io di solito non amo le attese (ricordo quelle degli esami universitari: mi levavano la vita), ma quella dei concorsi è l'unica che tollero e che, paradossalmente, mi fa stare bene. Ci provo a farmi dire da qualcuno che so scrivere discretamente e qualche volta il colpo mi è riuscito! ;)
      Però no, preferire gli insulti al rimanere sospesi, in attesa di giudizio... , quello no! :)

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  2. Ciò che frena me, è che di autori bravi e meritevoli ce ne sono a bizzeffe. Io parto già con la convinzione che non vincerò. Non è allettante, vero?

    Hai visto oggi come ho risposto presto? :D

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    1. Ma è proprio quello il punto: okay, non vincerò, ma se invece vinco?
      Cioè, perché non provare: come dicevo nel post, hai solo da guadagnarci! :)

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  3. Nel crogiuolo di libri "self", una vera pubblicazione - anche di un piccolo-buon-editore - ha sicuramente un bel po' di valore aggiunto. I concorsi poi aiutano a rimettere mano allo scritto, migliorandolo. Se non avessi insistito nel cercare un vero editore e avessi ceduto all'autopubblicazione oggi il mio libro avrebbe sicuramente qualcosa di meno. Poi uno è libero di ricorrere al self se non trova un editore... ma se non lo trova un motivo ci dovrà pure essere.

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    1. La competizione ti mette nelle condizioni di dover fare bella figura, primo perché sarai letto da una giuria di esperti, secondo perché il tuo scopo è vincere. Dunque sicuramente provi a rendere il tuo scritto "perfetto" sotto molti punti di vista. Rivolgersi a un editore comporta la stessa responsabilità, però, in questo caso, hai meno certezze che il tuo lavoro venga sul serio preso in considerazione.

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    2. Vero, ma in compenso lo puoi inviare a più editori contemporaneamente :-)

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    3. Vero anche questo: diciamo che dipende da dove vuoi puntare sulla roulette!

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  4. Dipende però anche dal concorso... io credo che nulla possa garantire nulla. So che è un discorso duro e anche semplicistico. Il punto è che ho letto esordienti self meritevolissimi, altri, usciti da concorsi, veramente pessimi, ci sono autori pubblicati da CE che... o.O "ma nemmeno il supporto di un editor?" vien da pensare.
    Sono sempre più convinta che chi ha talento possa emergere dal mucchio, ma non parliamo di riscontri pratici, perché troppe sono le variabili in gioco quando l'editoria stessa è quasi esclusivamente un calderone di titoli ammiccanti studiati per vendere e non per durare.
    Invece, mi piace assai la motivazione positiva per la quale è bene mettersi alla prova: penso sia la palestra migliore per chi ha aspirazioni creative in senso lato.
    Ciao Marina ^^

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    1. Beh, sì, partecipare a un concorso non vuol dire vincerlo (magari!) né avere garanzie di riuscita in futuro, però basta pensare alla possibilità che ciò accada a renderlo importante. Appunto, chi ha talento ha il diritto di farsi notare e quale miglior modo per riuscirci che vincendo una competizione letteraria? Sicuramente non tutti i concorsi danno valore all'opera vincitrice, ma vuoi mettere la soddisfazione di arrivare primi qualunque sia la sorte cui è destinato il tuo lavoro premiato? :)

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  5. Viva la palestra dei concorsi per tutti i motivi che hai indicato tu

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  6. A me i concorso piacciono per molti motivi, tra i quali il giudizio di una giuria di qualità e i tempi certi.
    Per la narrativa di genere, oltre al Calvino, ci sono da tenere presente anche il Tedeschi per i gialli e l'Urania per la fantascienza, entrambi di Mondadori.
    Senza un concorso, poi, io non avrei mai pubblicato con Delos.

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    1. Hai fatto bene a segnalare anche i concorsi di Mondadori validi per i generi letterari che hai indicato, io mi sono fermata a quello più vicino al mio!
      Ma tu, poi, sei un esempio di quanto sia bello e gratificante partecipare... e vincere! :)

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  7. Ho partecipato a parecchi concorsi letterari, escludendo di principio quelli che richiedono una tassa perché mi danno l'idea di essere poco corretti. Peraltro non ho mai vinto nulla, se non sporadicamente qualche citazione tra le opere degne di attenzione, cosa che comunque non mi ha portato a un risultato concreto, se non alla metaforica pacca sulle spalle. Del resto, per chi ama scrivere, a volte la pacca sulle spalle, purché sincera, è il risultato più bello a cui si possa aspirare.
    Vincere non è tutto, partecipare invece sì. Cioè trovare il coraggio di tirare fuori dal proprio cassetto il proprio lavoro ed esporlo al giudizio altrui e, perché no, tanto al successo quanto alla bocciatura.
    Per questo è tutto vero quello che dici, per questo vale la pena di buttarsi. Male che vada, si potrà comunque imparare qualcosa.

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    1. Benvenuta Sissi. Hai detto cose giustissime: era proprio questo il senso del mio post di oggi. Trovare il coraggio di tentare. Sai, anni fa io ho partecipato con il mio romanzo al Premio Calvino, ovviamente non l'ho vinto, ma quella esperienza mi ha dato l'input per spingere il pedale; ho fatto tesoro dei suggerimenti dati dal comitato di lettura con l'apposita scheda (inviata a ogni partecipante) e ci ho riprovato. All'ennesimo tentativo, ho beccato il primo premio a un concorso che mi è valso la pubblicazione del libro. Non sono famosa, resto un esordiente allo sbaraglio, ma ho intascato una bella soddisfazione (per noi che cerchiamo conferme, questo è un bel regalo!)

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    2. Grazie per il benvenuta. Seguire il tuo blog è diventata una piacevole abitudine. ;)

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  8. Io non partecipo perché sono un narratore della domenica. Quindi se ho delle storie che a mio giudizio paiono buone, le pubblico. Perché illudersi? Orsù: non siamo affatto tutti bravi, no? E allora? Allora viva l'auto-pubblicazione!

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    1. Eppure dovresti provare. Tu saresti un buon candidato per la vittoria di un premio letterario! :)

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  9. Io ormai lo vivo come un hobby, quindi non penso più nemmeno ai premi. Ho capito di non essere così bravo come speravo, ma ho capito anche che scrivere senza condividere con gli altri quel che si scrive assomiglia molto a parlare a un registratore e poi riascoltare la propria voce.
    Sono già contento di aver trovato un luogo di confronto dove la mia scrittura possa essere giudicata, sia pure da un pubblico ridotto. I premi, beh, spero che li vincano quelli davvero bravi :-)

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    1. Non fare il modesto, tu! Hai letto il commento appena sopra? Ecco idem per te! Provaci, non ti costa niente: ma come, i "così così" le provano tutte e chi ha talento si chiude nel proprio giardinetto? :)

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  10. I concorsi sono una prova interessante, anche se non si possono trarre conclusioni dai risultati. E' un modo per mettersi in gioco, per conoscere persone, fare qualche gita... e, se va bene, farsi una bella iniezione di autostima, che non guasta mai.

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    1. Non sempre, è vero, dai concorsi escono grandi opere, ma resta il fatto che esse abbiano ottenuto un riconoscimento, dunque in qualche modo sono state sottoposte a una valutazione risultata positiva. Quanto vale questo!
      Io, poi, partecipo per quello che dici tu, prevalentemente: mi metto in gioco con piacere e cerco un buon motivo per coltivare la mia autostima e continuare a sognare

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    2. Scusa, mi sono spiegata male: chi si piazza bene, l'indicazione ce l'ha, per quanto relativa, come sempre; ma chi non si piazza affatto, non per questo deve pensare di non poter scrivere. Era questo che intendevo. :)

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    3. sì, avevo capito diversamente. Hai ragione: il concorso stimola, gratifica quando premia, ma la voglia di scrivere non può e non deve dipendere da quello.

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  11. Io ho a partecipato a diversi concorsi letterari, una volta con un racconto ho avuto il premio della critica e con il mio primo romanzo mi sono piazzata tra i primi 200 finalisti di Io scrittore, poi però non sono arrivata tra i primi 10 che avevano diritto alla pubblicazione. Per questo l'anno successivo ho deciso di utilizzare le mie energie non nella partecipazione a un concorso, ma alla revisione approfondita del romanzo per la pubblicazione self, cosa che mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha dato una nuova consapevolezza di quello che posso fare, il mio libro non è un bestseller ma è piaciuto a un piccolo pubblico di lettori.
    Partecipare a un concorso letterario può essere una buona strada, ma bisogna puntare a un concorso di un certo rilievo che abbia alle spalle una grande casa editrice.

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    1. "Il libro non è un bestsellers ma è piaciuto a un piccolo pubblico di lettori"
      Ma perché accontentarsi di un piccolo pubblico, l'esordiente che è soddisfatto del proprio lavoro deve sognare in grande, deve chiudere gli occhi e immaginare il proprio libro con la firma di una casa editrice esposto nelle vetrine delle librerie. È a questo che aspiriamo noi "non ancora scrittori". Il selfpublishing dovrebbe essere l'ultima spiaggia non la prima sulla quale approdare!

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    2. Beh, per ora è così, ma in futuro non si sa mai. Questa mia nuova consapevolezza potrà servirmi. Non metto mai limiti alla provvidenza ;-)

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  12. Parto dal presupposto che scrivere è bello e liberatorio. Anche io mi sono affidato al Self, ma ho intenzione di partecipare a qualche premio letterario poiché penso sia un trampolino di lancio. Non voglio reprimermi pensando che gli altri siano più bravi e quindi non avrò futuro come scrittore. Io ci provo, qualche soddisfazione, anche minima riuscirò ad avere, prima o poi.

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    1. Grazie per il tuo commento, Wolf e benvenuto!
      È lo spirito giusto: partecipare a un concorso per misurare le proprie capacità rispetto a quelle altrui e per ottenere un eventuale riconoscimento. E, in più, pensare positivo: quel tuo "prima o poi" mi piace molto! :)

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    2. Grazie a te e felice di essere dei vostri. Qualcosa di buono arriverà, ne sono sicuro.

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  13. Anche il premio "La giara" pare sia un ottimo concorso. Se non sbaglio, è organizzato e gestito dalla Rai...

    Sempre stata favorevole ai concorsi: come ne "il viaggio dell'eroe", anche per noi scrittori una posta in gioco molto alta può essere uno stimolo importante. :)

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    1. Tre anni fa volevo partecipare al premio che citi tu, ma non ho potuto farlo per superati limiti di età (potevano partecipare solo i candidati dai 18 ai 35 o 38 anni, non ricordo esattamente, ma io ero ben oltre!)

      Ecco, per me, il tuo romanzo dovrebbe partecipare a un concorso! :)

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  14. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Se il limite è 35 anni, l'anno prossimo sarò fregata anch'io, a meno che non siano "35 anni compresi", in tal caso ho ancora un anno di bonus. Meglio che mi informi!
      Per partecipare a un concorso, il mio romanzo deve prima essere scritto. E questa è l'impresa più ardua! :-D

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    2. Informati bene, io non sono sicura dell'età!
      Invece sono sicura che terminerai il libro prima di quanto tu pensi! :)

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    3. Speriamo! Appena ho un attimo ti scrivo: vorrei condividere con te un mio dubbio!:)

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