Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 23 maggio 2017

Polemically correct

Il mio blog non vanta una lunga attività in rete, tuttavia in questi tre anni di frequentazione della blogosfera mi è capitato di leggere molti articoli tematici che sembravano essere al passo con una specifica tendenza del momento.
Esistono degli argomenti che vanno a cicli e una discussione in merito la trovi in quasi ogni sito che parli di scrittura.

Ho attraversato il periodo dei punti di vista.
Quanti di voi, occasionali o interessati visitatori di blog letterari, non si sono mai imbattuti nella complessa disciplina dei "p.d.v"?
Perché è complessa, eh, non pensate di cavarvela con una scrollatina di spalle e un "vabbè, scrivo come mi viene". C'è un universo da scoprire prima di cominciare a mettere la penna in mano: occorre capire se si è narratori onniscienti, se si racconta in terza persona limitata, se si è "limitati" focalizzati o multipli, se la focalizzazione è interna o esterna. Siete autodiegetici o extradiegetici?
E non chiedetemi che diavolo significa: ci sono fior fiori di pagine web che spiegano, esemplificano, elencano e io continuo a non capirci un tubo.

E vogliamo parlare della moda di scrivere articoli sugli incipit? Esce il primo e giù, tutti a redigere post con la disquisizione a tema. Un intero filone che parla dell'importanza di cominciare bene una storia, perché è l'inizio che decreta la metà del successo di un'opera.
L'incipit dev'essere accattivante, buttare subito il lettore dentro la vicenda, mettere in campo backstory, flashforword e terminare sempre con un bel cliffhanger.
E vai con il suggerimento di adottare tecniche ed espedienti narrativi vincenti, purché ben dosati e soprattutto citati rigorosamente in lingua inglese, ché se dici retroscena o momento mozzafiato fa linguaggio grezzo e se nomini la prolessi ti ricoverano.

Il "vizio" delle regole per lo scrittore non tramonta mai e non ci si può esimere dal rifilarne ai lettori di ogni sorta, magari sotto forma di decalogo che piace tanto. Tutti a copiare o a inventare i propri numeri: 1,2,3..., spesso fingendo esperienze non fatte o sfruttando quelle altrui. 
L'importante è ricordare e ricordarsi sempre che la grammatica non è un optional, che credibilità e coerenza sono must per lo scrittore; che senza volontà, costanza e disciplina si è solo amabili scribacchini.

E mi avvicino ai trend più recenti.
Da un po' di tempo a questa parte sono in uso, presso i blog letterari, i suggerimenti per realizzare un buon dialogo. Parliamone, scriviamone e non perdiamo il treno, che tra poco l'argomento è come le nuove uscite promosse dalle case editrici: destinato all'oblio.
È un po' già vecchio c'è. Gli "hashtag" dei nostri siti, intanto, sono ancora cambiati. 

Certo, direte voi, scrivi una cosa ovvia: in un blog letterario di cosa vuoi parlare se non di  cose "letterarie"?
Allora Tizio si documenta (le fonti sono importanti), Caio scrive dello stesso argomento attingendo da Tizio ma taglia qua e là, poi arriva Filano che si trova gli articoli di Tizio Caio: inverte l'ordine dei paragrafi ma il prodotto resta uguale e alla fine di questa filiera c'è Sempronio che prende i post che trova di Tizio, Caio e Filano e li copia paro paro, ché anche spostare una virgola comporta una perdita di tempo. Eppure, tutto questo non è inchiostro sprecato se può servire a Tizio per scrivere che è stato copiato da Caio che, a sua volta, fa sapere a tutti che Filano si è appropriato del proprio scritto, il quale è, però, servito anche a Sempronio e... perché non parlare di plagio?
È in corso la nuova moda, prego, i blogger letterari si augurino di cascare nella trappola, perché il post si scrive solo per esperienza diretta (ma qualcuno troverà una scusa per parlarne e basta.)

I soliti argomenti, insomma, trattati, spulciati, indagati, sfaccettati, riesumati, perché non ci sono più i post di una volta, che fine ha fatto l'originalità? Non la trovi più nemmeno nei romanzi.
Ma parliamone.
L'ultima tendenza ha un nome, si chiama "cliché" e i nostri blog letterari ne sono divenuti ghiotti.

Apro una parentesi, perché un post come quello di Chiara della scorsa settimana mi diverte: quelli sì che sono stereotipi d.o.c., ma fare di tutta l'erba un fascio (cacchio, non ho citato il monito evergreen di evitare le frasi fatte) è un eccesso: d'accordo, vada per il contadino sullo scecco e la vecchietta vestita di nero per identificare una Sicilia pittoresca e il detective donna cazzuta che non conosce trucco e tacchi, ma adesso qualsiasi sia la trama di un romanzo, lo scrittore deve vedersela con lo spauracchio delle cose già raccontate e allora tutto può essere un cliché: uomo con un passato ingombrante? È un cliché. Saga familiare con bello, brutto, cattivo e sfigato? È un cliché. La gelosia è un cliché, i tradimenti sono un cliché, persino il circo è un cliché. Il circo?
Non è che adesso ogni cosa, ogni personaggio, ogni ambientazione sono abusati, scontati e banali. Di che dobbiamo parlare per non esserlo? 
Chiudo la parentesi.

Diventerà un cliché anche scrivere nei blog letterari sui cliché.

Ma verranno nuove mode, nuovi argomenti su cui puntare i riflettori, io, intanto, mi sono conformata. Anche il mio blog, in fondo, oggi, ha messo la spunta sugli argomenti più ordinari, senza aggiungere niente di nuovo, anzi non dicendo nulla e basta ma, almeno scansando il cliché dei blog letterari che parlano sempre delle solite cose. Forse.




54 commenti:

  1. Perdinci! Io amo infrangere le regole! Mi sono quasi illuso (ho detto "quasi") che pensassi a me nel buttare giù questo post... :-P
    Poi rileggendo meglio ho visto che parli di blog letterari... :-D

    Penso che ci possa stare il subire le mode del momento: il rischio è di rendere ripetitivi certi argomenti ma ogni tanto si pesca qualche suggerimento interessante. Almeno, a me capita così.

    Forse nei blog letterari mi piacerebbe vedere più "letteratura": più racconti, più esperimenti narrativi, più voglia di esplorare. Qualche blog lo fa.

    P.S.: Tizio, Caio, Sempronio... Filano? Chi è Filano? Ha un blog?
    :-D

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    1. Se scrivi e ti racconti il blog diventa un diario personale virtuale: se racconti e condividi le tue storie, non ti legge nessuno (o comunque pochissimi), se proponi solo esperimenti diventi monotematico: bisogna capire che blogger si vuole essere e poi ci può stare dentro qualunque cosa.

      P.s. al tuo p.s.: li ho messi in ordine sparso, se è per questo ho saltato Mevio e, dopo di lui, ci sarebbe stato Calpurnio. 😄

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    2. Ma che fai?! Mi rispondi con un un elenco di cliché?
      Non vale.

      P.S.: Tizio, Caio, Sempronio, Mevio, Calpurnio e Filano. Quanti amici che avete voi siculi... :-)

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    3. Lo vedi che ho ragione? Non si può più dire nulla che tutto è stereotipato. Pure gli esempi fatti con la comitiva sicula! 😁

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  2. Si ha la sensazione che si cerchi di scrivere in modo accattivante e di argomenti che attirino ad essere letti. Chi scrive veramente, lo dico da lettrice, non ha e non deve avere questi obiettivi. Deve mettere su carta una sua necessità di espressione di sentimenti o di teorie, o di fantasie. Se dietro ci sono troppe costruzioni il lettore si accorge della non autenticità. Ed anche se ci sono tentativi di creare mode o tendenze. I tuoi posts sono sempre piacevoli ed interessantissimi, alcuni proprio speciali perché si percepisce una onestà vera.
    Ciao Marina

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    1. Grazie, Tiziana. 🤗🤗
      Lo scopo del mio blog è ricordarmi ogni giorno che la scrittura va allenata e che è proprio bello essere circondata da persone che ti sembra di conoscere da sempre, con cui non è necessario parlare per forza di scrittura.

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  3. Ad ogni recensione cinematografica seguo uno schema e purtroppo molte volte, troppe volte, per colpa del film il cliché c'è sempre ;)

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  4. Credo sia normale che ci si rimpalli un argomento e ognuno voglia dire la sua in merito. Regole e cliché suppongo vadano conosciuti per usarli con consapevolezza. Personalmente ho simpatia per chi esce con consapevolezza dalle regole e anche qualche cliché ben usato non guasta. Non è facile comunque inseguire un criminale sul tacco dodici...

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    1. Mi piacevano un sacco i cliché gialli di Chiara: la donna detective che "non si trucca mai, indossa solo jeans larghi e scarpe da ginnastica,"

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  5. Io mi sento ancora come Alice nel paese delle meraviglie:"toh, guarda un post sul P.D.V.", "incredibile c'è anche un esercizio sui dialoghi, sugli incipit... e in quest'altro blog si discute di avverbi, aggettivi, backstory..." Beh sì, per me è bellissimo tutto ciò. :-p

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    1. Devo dire che gli esercizi divertono anche me e mi piace mettere in pratica più che teorizzare. I primi tempi leggevo volentieri anche altri articoli a tema, ora no e non perché penso di avere raggiunto chissà quali livelli (anzi, adesso sono molto più critica), ma perché mi sembrano tutti uguali, senza slanci innovativi. Con capacità diverse mi sembra che su molti argomenti si dicano sempre le stesse cose.

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    2. Stimoli diversi, vivacità, cose nuove da sperimentare e assorbire, qualche sfida che inchiodi la mente alla ricerca di soluzioni mai considerate, creatività. Credo che una volta imparato a camminare sia normale avere il desiderio di correre. Beh, non fermarti Marina. Continua a cercare quello che ti manca.

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  6. Trovo questo post molto interessante, non tanto per l'argomento trattato, piuttosto per gli spunti di riflessione ed eventualmente di auto critica che ne dovrebbero scaturire. Per il resto, tutto è già stato scritto e detto. I censori della scrittura altrui mi fanno sorridere quando diventano artefici di prese di posizione pubblica ( mi viene da dire:" fammi vedere tu quale capolavoro della letteratura riesci a tirar fuori..."), i discorsi sull'originalità o meno, anche quelli... bah, di originale conosco soltanto il peccato. Credo che da Omero in poi sia difficile trovare soluzioni originali per raccontare una storia. Ha senso, invece, considerare alcuni aspetti come quelli sollevati da Antonella (tenar), utilizzare il già detto e il cliché con una punta di personalizzazione. Non c'è nulla di male. Alla fine, e qui parlo di blogging, conta la condivisione e conta lo scambio. Il piacevole conversare tra persone con interessi comuni, fare le pulci su ogni singola parola o concetto l'ho sempre trovato noioso e poco producente.

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    1. Sai cosa trovo interessante? Vedere come reagiscono le persone quando dici delle cose. Mi chiedo spesso di ciò che scrivo cosa arrivi esattamente e in che modo. In genere, eh, non in questo specifico caso.
      E c'è sempre una sottile discordanza fra le mie intenzioni o quello che mi aspetto e il risultato ottenuto.
      Ma le discussioni servono anche a questo: ad arricchirsi delle opinioni altrui, a sentire le verità delle persone. Condivisione e scambio, sono d'accordo, mai prese di posizione e sempre quell'ironia che trovo fondamentale nelle relazioni che nascono intorno a interessi comuni.

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    2. No, aspetta Mari, quando parlo di autocritica mi riferisco a noi lettori del post (mi ci metto per primo). Si è capito spero. Ribadisco che si può parlare di tutto, consapevoli di aggiungere ben poco se non nei termini del filtro dato dalle singole personalità. Altro che voglio ribadire è l'insofferenza nei confronti delle lectio magistralis di coloro che ti vogliono spiegare cos'è up e cos'è down, cos'è originale e cos'è un cliché, cos'è letteratura e cosa non lo è. Se è vero che siamo tutti fatti della stessa sostanza, allora preferisco parafrasare il vecchio Guglielmo e dire che è vero, ma della stessa sostanza dei sogni. In questo caso ognuno ha da dire la sua, con timbri, tonalità e colori personalissimi.

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    3. Avevo capito benissimo, Max, 👍🏻semmai penso il contrario: di non essere capita io, qualche volta. Ma questo immagino faccia parte delle possibilità tolte alle conversazioni scritte. 😊

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    4. Ma sì, sono io che l'ho buttata sul serioso. Ti immagino che sbuffi o scuoti la testa leggendoci tutti mentre teorizziamo e pontifichiamo.

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    5. Sbuffi, scuoti la testa e te la ridi. Se sbaglio dimmelo.

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    6. Non sbuffo, Max, però scuoto la testa, è vero, se vengo fraintesa e me la rido quando me ne accorgo. 🤗

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  7. Dico solo che è sparito ciò che ho scritto finora -_- Blogger impazzito -_-
    Dicevo, sarò scorretta: penso che l'utilizzo di queste" regole" da aiuto tenda a diventare limite, ad appiattire, a costringere e spersonalizzare ciò che uno scrittore crea.
    Il confine penso sia spesso valicato, gli equilibri sono difficilmente raggiungibili. Lo so. Preferisco mille volte l'originalità E il COME si racconta.
    Ogni cliché può essere perfettamente utilizzato se inserito in modo intelligente, per ottenere un effetto di esagerazione, contrasto o che altro...
    Le regole vanno tenute lì, sapere che ci sono e agilmente riscriverle a uso e consumo di quella particolare storia raccontata.
    Il lettore tollera certe debolezze, meno l'effetto artificiosità (a meno che non si ricada nei casi-Voli, lì si apre altra questione, ché allora QUEL lettore sarà soddisfatto in altro modo), se parliamo di buona narrativa.
    E artificiosità è "effetto plastica", non utilizzare un linguaggio ipotattico o barocco, o ricorrere a strutture più complesse. Dipende se chi scrive se lo può permettere.
    Sui plagi, ma chissenefrega... si vede e capisce. Onestà e metterci la propria conoscenza, basta quello.
    L'ultimo libro letto, Xpo ferens di Forlani, è ottimo per tutto: stile, lingua e rielaborazione di temi abusati. Ma è ottimo.
    I blog letterari non sono un unicum, nulla lo è, la rete è grande e ciascuno può farsi i propri giri e percorsi. Magari guardando più in casa propria per ottimizzare contenuti e essere più generosi con gli altri.

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    1. Ma è esattamente questo che voglio dire, se parliamo di cliché: è diventata una moda dire che qualunque cosa lo è, mentre il cliché non riguarda il tema affrontato o l'argomento trattato, ma il modo in cui lo si affronta e lo si tratta. Infatti il tuo Forlani è un ottimo libro, a detta tua e io non ne dubito.
      Sono convinta anch'io che la rete offra alternative a tutto. Non sono una sputasentenze e non mi metto a dare giudizi sui blog che scrivono di questo o di quello: non mi piace che lo si faccia col mio, non lo faccio io con quello altrui, ma credo che chi ha imparato a conoscermi, questo lo abbia chiaro senza che io debba ribadirlo. 😊

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    2. Ho trovato molta sintonia in quello che hai scritto nel post, e scorrettezza XD No dai, hai capito che voglio dire :D

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  8. Amica mia, faccio fatica a ravvisare ironia o acredine in questo tuo post, non so quale delle due abbondi, mi fai preoccupare. :)
    A parte ciò, posso immaginare che dopo un'attività di blogging che perdura da anni, osservazioni come queste vengano spontanee. Io mi ritengo ancora una poppante del blogging, per me è ancora tutto così nuovo e stimolante!
    P. S. Se scrivo di incipit o di dialoghi o di p.d.v. non mi metti al bando, vero? :)

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    1. Luz, potresti scrivere anche di cipolle di Tropea, metterei la mano sul fuoco che il post risulterebbe interessante. Non è solo un complimento alle tue capacità, ma al fatto che scrivi per ragioni a monte che non sono quelle dell'esserci a tutti a costi.
      Pardon per l'intrusione.

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    2. Fidati: c'è solo ironia, il piacere di stuzzicare un po', nessuna acredine, né qualche messaggio subliminale.
      Non ho in mente nessuno in particolare, non faccio allusioni specifiche, pensa che ho costruito questo pensiero partendo da uno di quei giudizi del Torneo di cui ho parlato.
      È la parola cliché che mi fa sorridere e ho mal digerito che qualcuno abbia giudicato tale una storia che ha per protagonista una circense. Ma che c'entra? - mi sono chiesta e ne ho fatto riferimento in questo e nel post precedente. Tutto qui! 😉

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    3. @Glò, è una delle cose più belle che abbia letto su di me. Grazie di cuore.

      @Marina, ora ho capito perfettamente l'intento ironico. :-)

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  9. Credo sia ormai sempre più facile scrivere di cose già dette, di clichè, di quello che è "di moda". Una circense però non è affatto un clichè, a questo punto Marina aspetto il libro perchè mi ha incuriosito *_*

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    1. Devo fare parecchia strada ancora, ma grazie per la fiducia, Giulia! 🤗

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  10. Adoro gli esempi con Tizio, Caio, Sempronio, Mevio etc.
    E tu sai perché. In fondo è stato il tuo pane per un certo periodo 😃
    Per un attimo mi sono sentita a casa.
    Ho riso come una matta a questo post e mi è piaciuto molto.
    Colto subito il riferimento al Torneo, ma la tua circense non ha nulla da temere perché è di Marina Guarneri, e scusa se è poco! 😘

    Marina Z.

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    1. Ahah, tu mi puoi capire, Marina. Quanti Tizi, Cai e Semproni abbiamo dovuto digerire con i mattoni giuridici sotto gli occhi!
      Finalmente qualcuno che ha capito il senso del post e si è fatta una sana risata. Grazie! 🤗

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  11. Bene, dialoghiamone :P con ironia, sì, ma anche con polemica, tanto per rifarci al titolo del post, e con l'aggiunta di un minimo di musicomania. Sperando di non uscire troppo fuori tema.
    [A fine commento, il dannato blogger e le sue limitazioni sui caratteri mi spernacchiava, quindi dividerò il mio intervento in ben 3 parti: sei contenta che sono rientrato? :D]

    Esistono degli argomenti che vanno a cicli
    Tanti, troppi "best of" o i materiali ri-scoperti negli archivi ultrasegretissimi di artisti musicali passati a miglior vita, spuntano fuori come funghi subito dopo la loro morte. Che succede? Semplice, si sfrutta l'onda sentimentale del momento. Un macabro-lucroso esempio che, secondo me, calza a pennello. Non si vuole rimanere indietro, non si vuole essere "meno" di altri, dimenticandosi che per ambire a essere più alti, non si può e non si deve gambizzare gli altri (sì, è pulp, molto pulp, pure troppo (cit.)). Ci si sente il famoso sindaco orbo nella città di ciechi, o, biblicamente, si guarda la pagliuzza ecc ecc (beh visto che siamo in tema di cliché).

    Gli "hashtag" dei nostri siti, intanto, sono ancora cambiati.
    Perché Twitter è più chic di FB, come wordpress è più professionale di blogger, come l'ebook non "puzza" come il cartaceo...
    Come diceva Totò? Ma mi faccia il piacere!
    Fondamentale è sempre il contenuto, che è trasposizione diretta del nostro essere. Il contorno lasciamolo al ristorante (tanto adesso sono in voga le doggy-bag).

    I soliti argomenti[...]
    Non è che adesso ogni cosa, ogni personaggio, ogni ambientazione sono abusati, scontati e banali.
    Di che dobbiamo parlare per non esserlo?

    Le note sono 7, e, casualità, le maggiori controversie riguardanti il plagio arrivano da quel mondo. Nonostante questo, qualcuno continua a star lì, in vetta alle classifiche, e soprattutto nei cuori dei fan. Ci sarà un motivo? Alcuni artisti rimangono ancorati al loro stile (non so perché mentre sto scrivendo penso agli Iron Maiden, che hanno eliminato preventivamente una loro famosissima canzone dalle scalette del tour per un problema di eventuale plagio, cosa in corso di accertamento), ma continuano ad inanellare successi. Ancora, ci sarà un motivo? Sarà mica che hanno contenuti, modi di porsi e quant'altro li renda unici e degni di stima e lodi?

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    1. E continuo collegandomi a quello che tu stessa scrivi:
      bisogna capire che blogger si vuole essere
      Non so gli altri (che facciano un po' come vogliono :P), ma io -sul "mio" blog- preferisco scrivere quello che non può rimanere nella mia testa, liberamente, col mio modo, senza inseguire nessuno e soprattutto, cercando quanto più possibile di far trasparire il fatto che le mie parole siano estensione di me. Analogamente quando vado in giro a commentare: sono assolutamente contrario a qualsiasi minzione più o meno cano-felina utilizzata per dire "ehi, ci sono anch'io, visto? io son passato da te", sottointendendo la richiesta di ricambio subitanea pena l'assenteismo successivo. Precisazione doverosa: non confondiamo quest'ultima mia esagerazione con il sacrosanto commento lampo per una "giustificata" mancanza di tempo, gesto atto soltanto ad attestare la stima e la voglia comunque di partecipazione... Senza dimenticare che i post rimangono lì in ogni caso, può dispiacere non prendere parte alla discussione già avvenuta con gli altri avventori magari, ma i post restano lì, e la comodità delle notifiche potrebbe riaprire dialoghi anche a distanza di tempo... o siamo ormai totalmente immersi nel "logorio della vita moderna"? Spero vivamente di no.

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    2. Sai cosa trovo interessante? Vedere come reagiscono le persone quando dici delle cose. Mi chiedo spesso di ciò che scrivo cosa arrivi esattamente e in che modo.
      Bingo! Apprezzo davvero tanto l'invito all'interazione. Se mi fai un post dottrinale in senso stretto, simil-wikipedia, che cosa dovrei commentare? Lo hai fatto per le consultazioni future? Per dimostrare la tua conoscenza sul tema? Ok, ti potrei dire cosa penso dell'articolo, non del post (eh, che belle le sfumature linguistiche), magari aggiungendo un parere sul contenuto, purché non lo debba leggere come dogma, ma, in questo caso, mi limiterò a leggere non lasciando traccia del mio passaggio, perché mi pare di non trovarmi più davanti ad un blog, ma ad una pagina statica. Non so se rendo l'idea.
      E, viceversa, vogliamo parlare di quando cerchi in tutti i modi di coinvolgere il "pubblico" lasciando domande/proposte/inviti alla partecipazione, ma tanto alcuni si son fermati alla parola che fa più comodo per commentare con tutt'altra roba, fregandosene del resto?

      Forse meglio non dialogare di queste cose, altrimenti finiamo nei cliché :P

      PS: mi scuso per la lungaggine e per qualche pesantezza di troppo, ma non per il contenuto, l'importante è non prendersi troppo sul serio ;)

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    3. Contenta che sei tornato?
      Lo prendo come un regalo di compleanno postumo. 🤗
      Ma soprattutto sono contenta perché ti sei soffermato sulle cose essenziali, pure fra i commenti (sei un grande!)

      Penso che l'onda sentimentale investa anche i blogger, non sarà proprio "sentimentale", ma un'onda che li trascina c'è senz'altro. È normale, ci si influenza a vicenda, a me è capitato spesso di leggere un post e trovare degli spunti per dire delle cose a riguardo: il mio parlare di "mode" non aveva un intento denigratorio, ne ho solo parlato come un dato di fatto verificato in questi tre anni.

      Anche l"hashtag" virgolettato presumeva un'interpretazione ironica che tu hai colto: ma che diavolo è, poi, un hashtag che per spiegarlo a mia madre ho dovuto ricorrere all'arte oratoria di Cicerone?

      Sposo tutto quello che hai scritto nel tuo secondo commento, tutto.

      E del tuo terzo commento sottolineo il secondo paragrafo: cerchi di coinvolgere il pubblico e il pubblico se ne esce con tutt'altra roba. E spesso questo accade quando di un post si leggono solo prima e ultima riga, passando per le due/tre centrali.
      Io vivo il blog come te e sono una chiacchierona e adoro i chiacchieroni e mi piacciono le interazioni corpose (che non vuol dire per forza lunghe, che c'è chi in una sola parola riesce a dire tutto quello che altri in dieci non sanno fare), quelle che hanno un contenuto sul quale riflettere, quelle che chiamano in automatico una replica che possa servire a tutti.
      È difficile, eh, come dici tu non è che ci sia tutto questo tempo e comunque restano discussioni scritte, dunque anche non facili da condurre e gestire, però do importanza al dialogo e al chiarimento, quando è necessario.
      Resta fermo su tutto il tuo p.s.: ogni cosa si può dire con serietà senza prendersi troppo sul serio.
      Grazie di essere tornato alla grande!

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    4. "E spesso questo accade quando di un post si leggono solo prima e ultima riga, passando per le due/tre centrali."

      E come appare evidente quando accade!

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    5. E noi di questo si era parlato! 😉

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    6. Marina :D
      Non sono un grande, sono e rimango dell'idea che le cose o si fanno per bene o non si fanno: ecco perché mi prendo il mio tempo (quando riesco a ricavarmelo) e "patisco" le interruzioni/reprise :P

      Tornando all'argomento, ovviamente anche io non volevo essere denigratorio, forse un pochino polemico nei riguardi di chi pensa di fare meglio di altri solo perché è lui/lei. Poi son scelte, non disdegno del tutto trovare post simili in giro per la rete, danno comunque quella varietà che spesso manca, perlomeno per farsi un'idea propria.

      Un caro professore delle medie, quando voleva farci fare 2 risate su argomenti un po' ostici, era solito usare un'espressione che oggi adatto: l'hashtag è quella cosa che, con la quale o senza la quale, rimane tale e quale (poi ho scoperto essere attribuita a De Crescenzo, riferendosi alla filosofia).

      Quello che noto io nei commenti (in generale senza fare nessun riferimento preciso) è che c'è qualche "difficoltà" a interagire con tutti quelli che non sono il padrone di casa, sembra quasi che si voglia avere un rapporto particolare ed esclusivo con il blogger di turno a casa sua, quando poi comunque vedi tanti nomi conosciuti con cui poter scambiare pareri sugli argomenti. Forse le ripetizioni cicliche derivano anche da questo: da una parte sono la possibilità che si dà il blogger di poter esprimere un parere rivolto a tanti, dall'altra una sorta di "imbarazzo" nell'intavolare la discussione in altri salotti. E lo dico anche per me: in più di un'occasione ho usato l'espressione "intrufolarsi" quando ho risposto a commenti non appartenenti al padrone di casa. Diciamo che è quasi un'estremizzazione delle blogtiquette XD ma che fare per risolverla?

      @Luz: è evidente sì, ma -a quanto ho notato in giro per la blogosfera- è uso comunque non esprimere il dissenso, per motivi di varia natura. Personalmente io resto radicato sul concetto dei pochi ma buoni, e questo, purtroppo o per fortuna, lo si vede solo sulla lunga distanza.
      Vena polemica: non sarà che uscire dalle righe corrisponda a stravolgimenti nel pubblico, condivisioni, blogroll, ecc ecc, in breve alla paura della perdita dei stramaledetti numeri?

      E per finire (giuro, poi la smetto XD) butto qui un bell'argomento cliché che magari potrà dar vita a successivi post blogosferici: tutti gli argomenti di scrittura, i corsi et similia, alla fine della fiera servono davvero o si può scrivere un romanzo/racconto esclusivamente con il proprio estro e avere comunque un ottimo prodotto tra le mani? (eh sì, in un certo senso ho in programma una serie di post borderline inerenti, ma a modo mio :P)

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    7. Bon, ho letto la prima e l'ultima riga del commento di PG.
      Concludo dicendo che è proprio prolisso ^_^

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    8. e chiacchierone a me piacciono, però capisco anche che nello spazio di un commento non si possa dire tutto quello che si vorrebbe dire e quando ciò accade, questa cosa automaticamente allontana ogni altro avventore, perché (e molte volte ci sta) non si ha sempre voglia di entrare nel merito di tutto, soprattutto se è il commento di un ospite a essere chiamato in causa. La cosa si risolve nel rapporto a due: padrone di casa e ospite commentatore. Spesso mi intrufolo anch'io e lo faccio con lo spirito del "dico la mia a riguardo", però capisco subito quando il discorso è volutamente a due e allora, in quel caso, resto a godermi lo spettacolo. Insomma le dinamiche sono tante, ma resta il fatto (provato) che molti rispondono all'articolo senza averlo letto tutto e se sperano che ciò non si noti si sbagliano di grosso! 😜

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  12. Post pienamente condivisibile. Sai, proprio qualche giorno parlavo con mia figlia che mi spiegava la sua situazione a scuola usando esattamente queste parole: "Ormai sono diventata un cliché".
    Intendeva dire che, poiché parla poco con gli altri, veste sempre di nero e le piace la cantante dai ritmi ipnotici e dai video inquietanti Melanie Martinez, ormai è etichettata come la "dark" della classe (in realtà lei non ha detto "dark", l'ho usato io perché come sai negli anni '80 usavamo questo termine per chi ascoltava i Cure e si vestiva di nero).
    Però, ecco, in realtà a mia figlia piace tantissimo anche la burrosa e supersexy Katy Perry, di cui conosce le canzoni a memoria; le piace rivedere i telefilm di Sam & Cat, le piacciono anche le commedie sentimentali americane.
    Insomma, io non mi preoccupo più di essere o non essere "cliché". Ma faccio del mio meglio per dimostrare che a volte anche all'interno dei cliché ci possono essere sorprese inattese ;-)

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    1. Sì, questo di etichettare una persona è un vizio che non tramonta mai.
      Lo sai che io e tua figlia condividiamo lo stesso cliché? Ero dark anch'io, al liceo: con i jeans portavo gli anfibi e i dolcevita erano rigorosamente neri. Però lo stile era il mio. Ecco, la chiave di lettura è questa: il cliché può riservare sorprese, ma può essere esibito anche in modo del tutto personale.

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  13. Io ne ho le scatole piene (si può dire?) dei soliti argomenti e infatti ho smesso proprio di leggerli e commentarli. Però penso anche una cosa, positivamente parlando. Che molti di noi blogger abbiamo fatto insieme una sorta di percorso comune, parlando di certi temi e regole, confrontandoci, replicando sui vari blog, e così via. Un percorso che è servito ad assimilare tutto ciò, a farlo nostro. Ormai però il periodo è superato, almeno per molti di noi. E quindi tutto ciò ci appare scontato, banale, persino fastidioso. Quando vedo blog nuovi che si mettono a scrivere di punti di vista e affini, a me viene da dire: "Dio mio, basta! Abbiate pietà". Però ognuno ha il suo percorso da fare, anche nel campo del blogging. Quindi cerco di essere un po' più tollerante. Un po' meno paziente sono invece quando vedo che oltre al tema si replicano idee e altro... vabbè ma questa è un'altra storia.

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    1. Hai parlato di percorso comune e sono d'accordo: quando ho ripreso in mano il mio blog mi siete stati utili in tanti. È giusto che chi comincia da poco a fare blogging trovi interessanti certi argomenti e provi a farli propri. Infatti il mio era un ragionamento strettamente personale su cui in tutta libertà ho scherzato perché alla fine era una simpatica presa in giro anche nei confronti di me stessa. Ho notato, tra l'altro, in alcuni blogger dei cambiamenti interessanti che sembrano le firme che identificano la persona, un po' come lo stile di uno scrittore. L'evoluzione è necessaria.

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  14. Sai cos'è? Non sempre c'è malafede, nei blogger. Quando avevo aperto il blog, ero un po' timida, e volevo parlare di scrittura senza mettermi in gioco. Quindi affrontare argomenti di carattere tecnico mi sembrava una decisione saggia, per rimanere nelle retrovie e lasciar fuori la mia emotività. Purtroppo però gli argomenti tecnici sono quelli, sono limitati, non si possono inventare dal nulla, ed è inevitabile che prima o poi ti ritrovi a dire le stesse cose che dicono gli altri, anche se non si vuole. è per questo motivo che, a un certo punto, ho deciso di cambiare rotta e mi sono spostata su tematiche più "personali". Non mi interessa se c'è chi pensa che io abbia tradito la vocazione del blog, perché una pagina web non è scolpita nella pietra, ma cresce insieme a noi.

    Per la faccenda dei cliché, mi sembra che tu abbia preso un po' troppo sul personale la critica ricevuta. Io credo che il cliché non si caratterizzi come tale solo per il tipo di soggetto (per esempio la donna struccata) ma il modo in cui viene descritto e affrontato. Ti faccio un esempio. Qualche mese fa su un blog ho trovato per l'ennesima volta il post: "conta più lo stile o più la trama?" e ho quasi scaraventato lo schermo del pc fuori dalla finestra. Perché se una persona vuole affrontare questo argomento è liberissima di farlo, ma secondo me dovrebbe trovare una chiave diversa, dirmi qualcosa che gli altri non mi hanno ancora detto, oppure dire la stessa cosa con parole nuove. Essere completamente originali è impossibile, ma se vogliamo distinguerci dobbiamo offrire al lettore qualcosa in più rispetto a ciò che troviamo in giro, e questo vale sia per le opere di narrativa, sia per i blog. Come potrei infatti comprare il romanzo di un blogger che riesce ad annoiarmi anche in un trafiletto di poche righe? :)

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    1. Io i tuoi cambiamenti li ho apprezzati molto. Come dicevo a M. Teresa l'evoluzione è necessaria: cresciamo noi, mutano i nostri obiettivi, non è tradire una vocazione. il blog, in fondo, parla di noi, di quello che siamo stati, di quello che siamo diventati. Sto cominciando a trovare più interessanti questi spazi "personali" più di altri in cui trovo la solita solfa su come sia giusto scrivere una storia e quali strumenti siano indispensabili.

      Per quanto riguarda il cliché un po' è come dici tu: l'ho presa sul personale perché la critica era mossa a me. Poi, sai, io sono il tipo che in mezzo a un terremoto si fissa con una tegola caduta da un tetto.😊. Certamente il cliché si spoglia di tutte le sue caratteristiche negative sé è gestito bene, se a quella storia si dà un taglio diverso, non comune, anche l'attività di blogging in questo senso può essere un biglietto da visita e io dal tuo commento traggo una parola chiave: noia. Da evitare sempre.

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    2. Ciao Marina. Concordo con te: la storia del cliché rischia di prendere la mano. Tutto è stato scritto e, come nella musica, poco rimane da inventare. Si può e si deve tentare altre strade, ma bocciare tutto come un cliché non è corretto, se no non resterebbe da scrivere nulla.
      Il problema dei blog letterari è che sono frequentati principalmente da blogger e da autori emergenti. E' come una comunità, è facile ritrovare lo stesso tema in altre parti. L'importante è aggiungere ogni volta qualcosa in più, un punto di vista nuovo, una riflessione originale, anche solo qualche spunto. Penso che ci sia sempre da imparare da tutto e da tutti. E poi, se proprio è la stessa pappardella... pazienza: repetita iuvant!

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    3. Repetita iuvant, lo "ripeto" spesso anch'io! Vero, qualche volta ribadire i concetti è utile, ma solo se mostrano cose che in altri casi non si sono viste e lo capisci subito se c'è quel tocco di originalità che ti fa soffermare sulla pagina anche se per l'ennesima volta hai a che fare con argomenti triti e ritriti. A me è capitato di scovare in rete articoli che rimbalzavano da sito a sito con le stesse parole. Ma sforzatevi almeno di renderli "nuovi", no?

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  15. Questo è verissimo, concordo! Altra cosa è la scelta degli argomenti dei blog letterari. Ogni giorno si aggiungono dei nuovi lettori che magari hanno accesso per la prima volta a quegli argomenti che per altri è aria fritta, e cercano proprio quello. A me capitato! Sono approdata nel mondo dei blog letterari per caso, cercavo notizie sul PDV, pensa un po'. Non facevo che girovagare da uno all'altro per saperne di più. Alcuni post mi sono stati utili, altri meno. Quando scrivo un post, penso ai miei nuovi amici, agli zingari del web in cerca di una mano. Non ho da insegnare un granché, se mai molto da imparare. Ma quel poco che ho scoperto mi piace condividerlo ;) Per me il blog letterario è questo. Per altri no. Ognuno ha il suo scopo ed è giusto così.

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    1. Hai ragione. Facendo autocritica, in questo articolo mi rimprovero solo il fatto di non avere considerato l'aspetto che rilevi. Sono partita dall'idea di divertirmi facendo un po' di ironia, senza prendere troppo sul serio la lamentela, che lamentela non è e anche il titolo era un evidente richiamo al tanto noto "politically correct" cui i salotti sono affezionati; però, in effetti, non ho considerato che questo blog potrebbe essere visitato da gente che cerca risposte alle proprie domande, aspiranti scrittori, curiosi e io, invece, ho ragionato come se ci trovassimo in mezzo ai soliti quattro amici al bar. Esistono tanti zingari del web, mi piace questa espressione. Per il resto, anch'io offro ai visitatori di questo blog esperienze dirette, consigli pochi ché non mi sono nessuno per darne, ma considerazioni condivise sì, tante. Se parliamo di scopi, questo è il mio. 😊

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    2. C'è sempre chi si affaccia per la prima volta a leggere post del genere saltando da un blog all'altro. Per noi, magari, che ci navighiamo dentro, sono cose che ormai sonno trite re ritrite.

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    3. Sì, ho ragionato da "interna" per così dire! 😌

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