Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

venerdì 1 luglio 2016

Insieme raccontiamo 10

(Spunto per una piccola riflessione)


Qualcuno sostiene che lo scrittore in quanto tale debba essere in grado di scrivere qualunque cosa, di passare dal genere rosa al fantasy in un batter di ciglia, sol che l'esigenza lo richieda. La mia domanda è sempre la stessa: perché?
Esistono i generi letterari, credo, perché c'è qualcuno che è nelle corde giuste per scrivere un tipo di storia piuttosto che un altro. Non sono nemmeno tanto convinta che potenzialmente debba essere in grado di sfornare capolavori (o menate) tanto qui quanto lì. Le forzature possono pagare una volta, ma immagino non abbiano una sicura riuscita sempre.

Ho pensato tutto questo mentre qualche giorno fa provavo, come ogni mese, ormai da un po', a dare seguito allo spunto offerto da Patricia Moll del blog Myrtilla's house, per la sua rubrica mensile "Insieme raccontiamo". Altre volte ho pubblicato qui la resa del mio esercizio e lo faccio anche oggi, per dimostrare ancora una volta (più a me stessa) che di fronte ad alcune strade da prendere, scelgo sempre quella a me più congeniale.

L'incipit di Patricia era questo:

Uscita dal bosco, lungo quel sentiero che correva tra querce e olmi, la vide apparire all'orizzonte.
Pianta quadrata, quattro basse torri ai lati, si stagliava contro il cielo ancora chiaro del tramonto in arrivo. Scura, quasi nera con quelle bifore che parevano occhi di gigante. Che davano un senso di...

Sarebbe stato logico, per dare un seguito al suggerimento offerto da Patricia, lasciare che la suggestione portasse alla narrazione di forze oscure o alla personificazione di qualcosa di mostruoso.
Ho provato a farmi avvolgere da ombre, a immaginare castelli infestati da spiriti, notti maledette... e alla fine dove sono andata a parare?
Mi sono rifugiata nelle trame che di solito mi piace costruire, in pratica ho trasformato e "normalizzato" tutto.
Così:

Che davano un senso di...
"...ignoto, l'ignota curiosità che affollava di domande la sua mente tutte le volte che lo incontrava nel locale. Lei, dietro il bancone serviva cocktail e alcolici, lui invece si sedeva al tavolino di fronte. Arrivava a tarda ora e non passava inosservato per via della possente mole e di quel portamento sicuro, che ostentava come fosse merce rara. Vestiva sempre di nero, aveva mani forti che avvolgeva attorno al bicchiere con una presa solida: lo avvicinava alle labbra e puntava lo sguardo dritto, nella sua direzione. Era in quel momento che lei scivolava in uno stato di trance, perché gli occhi di quell'individuo erano magnetici, profondi come la notte, grandi e scuri, le mettevano i brividi addosso.
Quando si addormentava, la mente plasmava la sua attrazione ossessiva, così lei passava attraverso il bosco della più totale confusione per correre incontro al desiderio inconscio di conoscere l'uomo che nei sogni, vestito di fortezza sinistra e inespugnabile, la aspettava sempre in fondo al sentiero."

Voglio dire che c'è poco da fare, la mia mente da "scrittrice" è tarata su un certo tipo di storie e non me ne faccio un rimprovero, solo che una volta di più mi rendo conto che la mia ispirazione non può andare in tutte le direzioni, non sa farlo, forse non vuole.
Ma, alla fine, perché dovrebbe?

E con questa riflessione volevo una scusa per pubblicare la mia prova del mese di giugno raccolta, insieme alle altre versioni, in questo post di riepilogo.


Buon week-end!

38 commenti:

  1. Allora...non hai bisogno di nesuna scusa per fare un post col tuo finale. Nel regolamento nulla lo impedisce. Ci mancherebbe amcora! :))
    Queto giochetto oltre che per divertirsi tutti insieme e confrontarsi serve ancora per dire al resto della blogosfera... aho! Sto qua!!!! ahhahaha magari in maniera più elegante ahhahah
    Quanto alle tue riflessioni hai soltanto ragione. Non è detto che uno scrittore sappia scrivere storie horror e d'amore, fantasy e di sci fi o ppoesie e saggi. Ognuno di noi è portato per alcune cose e non per altre.
    Giustamente si può provare ad uscire dal proprio campo però se poi non si è soddisfatti o non ci si riesce niente di male.
    Il tuo finale è bellissimo così. Ci sei tu dentro non solo dietro ed è questo il bello!
    Bacio!

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    1. Ahah,volevo dire il contrario, cioè, con la scusa del mini racconto,cui partecipo sempre volentieri, ho anche espresso un pensiero riguardo allo stile narrativo! ;)

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    2. E io ho così sonno che... ronf ronf...

      Bacione!

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  2. Per me l'errore è a monte: i generi letterari non esistono (sono convenzioni e sono utili, bon), non sono la partenza, ma un possibile arrivo. Spesso leggo l'insistente e fastidiosa tendenza a catalogare strettamente, anche per motivi di prestigio - presunto o reale - di un genere rispetto ad un altro, ma noto anche la fisima di chi scrive a voler essere incasellato per forza in un genere. Ecco, io dico solo questo: respiriamo e cerchiamo di vedere oltre, eh... Che se tu scrittore sci-fi, hai sconfinato in altro, e per caso ti hanno detto che il tuo nuovo libro è un "rosa" a mio parere non ti devi tagliare le vene, perché se è un buon lavoro a livello qualitativo sarà letto a prescindere, e se il tuo pubblico sarà differente, meglio! Si impara e si cresce e si vede oltre.
    Grazie Marina per lo spunto, ché questa cosa la volevo chiarire da molto, soprattutto leggendo le misere guerre tra poveri nei social. Pace e bene a tutti.

    Sulla questione delle forzature non solo sono d'accordo, ma, anche per quanto detto, uno Scrittore è, non "ci prova a essere": ha un suo stile, ha il suo quid. Sempre, anche quando non è un nome famoso. Certamente tale caratteristica può anche essere pessima, negativa.
    E per finire: brava! Ma brava Marina, un gran bel finale! Direi che corrisponde pienamente a quanto ho sostenuto all'inizio di questo petulante commento -_-
    Un abbraccio!

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    1. Ma il tuo commento è tutt'altro che petulante, Glò! Questa storia dei generi letterari mi ha messo in crisi, qualche tempo fa. Mi chiedono spesso che genere di narrativa io scriva e io di fronte a questa domanda resto sempre interdetta, perché io non mi annovero dentro un genere, "scrivo storie" - rispondo. Pensa che solo da quando ho un blog e frequento quelli altrui ho scoperto che, forse, invece di dire che scrivo narrativa non di genere, posso usare il termine chic "mainstream".

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  3. Io ho tentato, davvero tentato, piena di buona volontà, di scrivere un rosa. Sapendo che c'era una richiesta a monte mi sono davvero impegnata. Ho trovato una storia che mi piaceva davvero, una vicenda storica vera che era perfetta per me. Volevo raccontarla. Ma era, ecco, per una collana di rosa-rosa, quello romantico con le crinoline. Sono arrivata a pagina 23. Poi ho chiuso il file e ho progettato un buon omicidio.
    E comunque mi è piaciuto molto il tuo rovesciare la prospettiva. Ognuno deve raccontare ciò che sente di dover raccontare.

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    1. È quello che mi succede quando forzo un po' la mia naturale vena narratoria: rinuncio dopo pochi passi fatti in territori sconosciuti.
      Chiamiamolo "talento specializzato"! :)

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  4. Anch'io penso di essermi mantenuto sempre, o quasi sempre, fedele all'impronta "weird" in cui mi sento inserito al meglio, e senza nessuno sforzo da parte mia.

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    1. Ecco, parola d'ordine: nessuno sforzo!
      È quello che intendo per "scrivere nel modo che più congeniale".
      "Weird" potrebbe essere un nuovo genere letterario! :)

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    2. Ah, ecco! Vedi la mia conoscenza dei generi letterari?
      Ma cos' è esattamente il weird?

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    3. Siamo fortunati. Nick Parisi ha intervistato di recente un autore weird e gli ha posto la stessa domanda.

      Nick: In particolare tu sei conosciuto ed associato al genere  "weird". Cosa ti ha spinto ad appassionarti proprio di quel settore particolare del fantastico? E soprattutto, ci daresti una tua definizione su cosa possiamo intendere quando si parla di "weird"?

      Andrea Jarok: Premetto che la mia passione coinvolge fortemente anche la fantascienza e una certa parte del fantasy, ma è vero che a un certo punto i miei interessi e la mia passione sono convogliate sul weird. Definire il “weird” è impresa non semplice, e come potrai immaginare è una domanda piuttosto ricorrente. Ci sono diverse definizioni interessanti, come quella di Giuseppe Lippi (cito a memoria) che così recita: “Prendete un racconto fantastico: se non è fantascienza, non è horror e non è fantasy, allora è weird!”. Secondo Joshi il racconto weird deve fondersi su una concezione della realtà strutturata. Nel volume Nuovi Incubi il curatore Laird Barron parla di come sia quasi impossibile dare una definizione univoca del weird e di come sia un genere estremamente fluido. In realtà non mi sento di dare una vera e propria definizione, è più qualcosa che si… fiuta, che si percepisce. Questo suo essere in un certo qual modo indeterminato forse ne è la sua stessa essenza. Credo che nel weird classico un aspetto fondamentale sia il senso di mistero, la curiosità e la paura verso l’ignoto, di cui parla Lovecraft.

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    4. Ma ora dimmi, c'era la necessità di andare a spulciare una narrazione fantastica per darle un nome che la identificasse in modo così preciso? Ma se si fiuta e si percepisce e se non è facile dare una definizione, perché andare a cercarla per forza?
      Forse sono io un tantino negata con generi e sottogeneri, ma qualche volta... è anche colpa loro! :P

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    5. E comunque grazie per la spiegazione. Mi è capitato altre volte di leggere le interviste di Nick. Questa faceva proprio al caso mio! :)

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  5. È difficile riuscire a trasmettere le stesse emozioni spaziando da generi che ci sono più congeniali a quelli che lo sono meno. In tanti ci provano ma non sempre funziona. Credo che imporci di scrivere altro abbia senso solo se "ce la sentiamo", altrimenti il rischio di scrivere senza raccontare diventa troppo alto.

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    1. Ecco, infatti. Anche se, nel mio caso, sono sicura che se oggi mi svegliassi con l'idea di buttarmi sul genere fantascienza, arriverei forse a concepire una pagina, ma andare avanti sarebbe un'impresa.

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  6. Bellissimo spunto di riflessione e ottimo esperimento di narrazione. Moravia diceva che uno scrittore è un uccello che ripete sempre lo stesso verso, e penso che questo si possa applicare sia ai temi trattati, allo stile, ma anche al cosiddetto genere. Come tutte le classificazioni, anche quella sul genere ha un suo limite. Serve all'inizio per orientarsi, ma alle volte può essere fuorviante. Ad esempio il genere storico che tratto spesse volte è concepito come un "mattonazzo", invece in un buon romanzo storico puoi trovare il filone giallo, la storia d'amore, il libro di avventura, anche l'horror. Inutile forzarsi a scrivere cose diverse se uno non le "sente", altrimenti si vedrà che è un prodotto studiato a tavolino, senza anima.

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    1. È vero, talvolta parlare di generi limita, perché crea quasi un pregiudizio come quello che dici tu a proposito del romanzo storico. Anche se è altrettanto vero che in un romanzo di fantascienza puoi trovare la storia d'amore, ma è proprio la tematica spinta nel futuro o con soggetti futuristici a non esercitare particolare appeal su di me.
      In ogni caso, i libri scritti senza trasporto non ingannano il lettore, perlomeno quello attento.

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  7. Molto intrigante il tuo finale. :-)

    Anch'io non sono per le inutili forzature, ma sperimentare senza aspettative, tanto per gioco, curiosità, potrebbe portare a scoprire un proprio talento inedito.

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    1. Gli esperimenti li puoi fare giusto in qualche esercizio letterario in cui, per esempio, già ci confrontiamo in altri lidi, oppure in un racconto. In quei casi diventa davvero un gioco, un piacevole diversivo, ma non immagino cosa facile dedicarsi a un intero romanzo sperimentale in cui organizzare pensieri lontani dallo stile abituale. Forse dipende anche dal grado di bravura, chissà!

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    2. NO, io intendevo proprio esercizi, racconti, cose così... come hai suggerito tu. Nessun romanzo sperimentale. ^_^

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    3. Eppure tu... un bel romanzo...! Secondo me puoi scrivere qualunque cosa! :)

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  8. Ciao Marina
    ,ho trovato il tuo profilo da Glò e sono venuta a sbirciare nel tuo blog e così ho conosciuto la tua passione per la scrittura, passione che anch'io condivido da sempre.Ho letto nel commento da Glò che hai l'intenzione di partecipare al gioco"A CENA CON", mi farebbe molto piacere e sono anche molto incuriosita a proposito del tuo eventuale ospite!Passa quando vuoia presto:-)Marilena

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    1. Ciao Marilena, grazie per essere passata di qua!
      Certo che partecipo, è un'idea carinissima e anch'io, prima di decidere di aderire, sono venuta a dare un'occhiatina dalle tue parti.
      Ti farò sapere quando il post è pronto. Ho già un'ideuzza! :)

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    2. Sono ripassata perché ho dimenticato di unirmi ai tuoi follower, ma non trovo il gadget, fammi sapere per favore.
      Sono felice per la tua partecipazione, quando vuoi!^_^
      Marilena

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    3. No, non l'ho aggiunto nel blog, perché il mio account su Google + è una novità delle ultime settimane. :)
      Ora vengo a cercarti io e ti aggiungo alle cerchie.
      Grazie! :)

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  9. Il "genere letterario" questo sconosciuto! Oggi effettivamente c'è la mania di classificare, ma probabilmente per i libri è una questione di mercato, devi classificare per inserire un dato libro in un certo settore. Chi scrive tende a inserire nella storia quello verso cui è più portato, è quasi inevitabile, quindi Marina ti capisco benissimo!

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    1. Tu, per esempio, Giulia, che genere di storie scrivi? Io ho letto due tuoi libri e non so collocarli. Sono io incompetente? È un limite, il mio, che dici? Tranne i generi evidenti, thriller, fantasy, fantascienza, le storie per me sono... storie.

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    2. Me lo sono chiesta anch'io, soprattutto quando dovevo catalogare il libro e inserirlo in narcissus/streetlib. Per uscire dal dilemma sono andata a controllare i libri che avevo letto e li ho classificati nello stesso genere: il primo libro l'ho classificato come "fiction letteratura" (se vai in ibooks appartengono a questo genere tutti i libri di Chiara Gamberale, Daria Bignardi, Elena Ferrante. Il secondo l'ho inserito nel genere romanzo rosa perché mi sembrava più romantico. Per il terzo sono stata indecisa a lungo tra i due generi. Come vedi anch'io ho qualche difficoltà a focalizzare il genere, ma hai ragione le storie sono storie e basta.

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    3. "Fiction letteratura"?
      Giuro, questa mi mancava (vabbè, non ci voleva molto!) :)

      Questa storia dei generi letterari mi ha fatto venire in mente un'idea...

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  10. Io penso che tendiamo a scrivere per i generi (o i tipi di storie) che più ci piace leggere. Perché alla fine la lettura è anche un passatempo piacevole e quindi cerchiamo di circondarci di letture che ci possano far passare momenti piacevoli.

    Lo stesso discorso penso valga anche per la scrittura. Il primo motivo per cui scriviamo è sicuramente il piacere di scrivere (tutti gli altri possibili motivi vengono dopo: perché ne possiamo avere anche cento di altri motivi ma se non ci piace scrivere, è inutile...). Quindi il piacere di scrivere nasce dalla voglia di scrivere un certo tipo di storie. E dall'ispirazione. Che potrebbe non essere sempre la stessa per tutti i generi (questo è anche il motivo per cui non sempre partecipo alla Biblioteca Scarparo e al Thriller Paratattico :-D ...).

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    1. Ecco, appunto. Che fine hai fatto? I tuoi "thriller" mi divertivano molto e anche le tue quarte. Però, ti capisco, l'ispirazione è importante.

      A proposito della voglia di scrivere un certo tipo di storie, io mi chiedo perché dare un nome a quel tipo di storie. Ma forse la risposta corretta è quella di Giulia: serve per un inquadramento più chiaro in campo editoriale, per orientare meglio il lettore e anche le case editrici.

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    2. L'ispirazione va e viene, sai com'è... :-D

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    3. Quando viene mettile il guinzaglio! :)

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  11. Credo che tu abbia sperimentato un bel parallelismo con ciò che intendevo con scrittore visivo, auditivo e cinestesico: siamo in un certo qual modo imprintati a rapportarci con la realtà secondo alcuni schemi predefiniti, per cui la risposta che diamo viene in conseguenza. Cioè cerchiamo sempre di muoverci lungo binari più familiari e quindi più rassicuranti.

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    1. La tua lettura in chiave psicologica mi piace molto. Sicuramente mi sento più a mio agio dentro un certo castello di parole piuttosto che in altri, soprattutto quelli che hanno bifore con occhi di gigante. :)

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