domenica 25 febbraio 2024

Vite parallele



Si sveglia nel suo letto con uno sbadiglio che cancella l’ultimo residuo di sonno. Il materasso imbottito di lana cashmere lo restituisce alla quotidianità pieno di energie e con le ossa riposate. 

Il tempo di togliere il pigiama di seta, buttarsi sotto il miscelatore a cinque flussi della doccia, indossare giacca e cravatta di pregiata manifattura sartoriale ed è ora di un caffè ben caldo, servito nella sala da pranzo, dove la luce del sole accende di rosa antico i drappeggi delle finestre e si posa sui fiori raccolti in un vaso, al centro della tavola apparecchiata per la colazione. Poi, con incedere marziale, si reca nel suo ufficio. Le sedie rivestite di velluto accolgono lo staff di collaboratori; l'ordine del giorno della fitta agenda d'impegni richiede attenzione: manovrare l’opinione pubblica attraverso gli organi di stampa; contattare capitalisti e imprenditori disposti a vendere il proprio sostegno; affiliarsi ai comitati politici più strutturati; chiedere un colloquio al Premier Tizio per convincerlo che ciò che è giusto passa anche dalle opzioni più estreme. 

Seduto comodo sulla sua poltrona girevole, ruota a destra e a sinistra senza abbandonare mai la postazione; la spalliera si riflette sulle vetrine dietro di lui, piene di targhe e onorificenze e pochi libri trovano una collocazione casuale sulla scrivania, assieme a qualche foglio in attesa di firma. In alto, sull’ultimo ripiano di una libreria, alcuni esemplari della Menorah; al suo fianco, su un'asta, la bandiera a sfondo bianco e strisce blu con la stella di David a riposo. 

Tra priorità, ordini definitivi e progetti avallati senza concessioni al dubbio, arriva a fine giornata con un peso sempre più grande da smaltire, ma la coscienza non ha difficoltà ad alleggerirsi di fronte a una lauta cena. Così, mentre morde una fetta di pane azzimo e si sazia con un piatto di cicoria selvatica e una coscia di agnello cotta al forno, un ultimo pensiero gli scivola leggero in coda agli altri: “Quanti ne saranno morti, oggi?”


*****


Si sveglia al mattino nel suo giaciglio di terra secca, dentro una delle capanne che offrono riparo nel deserto e confonde quello che ha sotto gli occhi con ciò che il sonno gli ha restituito; in fondo, non fa molta differenza: ormai anche i suoi sogni hanno un cielo senza luce. Si alza e si trascina in mezzo a polvere e macerie, non fa caso ai pantaloni sporchi di sangue né si preoccupa più di quanti giorni l'acqua con cui si sciacqua il viso sia rimasta a stagnare dentro il recipiente; il sole non trova spazio per infiltrarsi nelle tende. Si butta sulle spalle una coperta e ancora una volta va ad accodarsi alla fila di sfollati per recuperare una ciotola di farina, che dovrà farsi bastare per tutto il giorno. Non c’è acqua, non c’è cibo, mancano le medicine per curare i primi focolai di un’epidemia che si diffonde con la velocità del vento; tutto è precario in mezzo al disordine della disperazione. Non ha nulla da fare, nulla in cui sperare, ha solo uno scopo nella vita: salvare il futuro del figlio sopravvissuto, che trema, ma non per il freddo. 

Seduto su una pietra, con gli occhi rivolti all'orizzonte segnato dalla distruzione, osserva l’enorme cimitero che, adesso, è la sua città; le pozze d'acqua riflettono le carcasse di palazzi, testimoni di migliaia di vite soppresse nell’eco della tragedia. Dentro un fossato, mescolato al fango, un cencio a strisce nero, bianco e verde con il triangolo rosso che impone la sua macchia di colore vivo in quel teatro di morte e desolazione.


Tra preghiere, scelte obbligate e progetti rubati, arriva a fine giornata con un carico di afflizione che non troverà conforto attorno a un focolare domestico: le sente ancora le voci di tutti quei bambini che non avranno mai la possibilità di scoprire in che mondo avrebbero continuato a vivere, se non fossero stati il pensiero insignificante nella mente di qualcuno. 

Così, mentre dà un morso alla focaccia di acqua e farina e gli occhi fanno fatica a rimanere asciutti, l’ennesimo pensiero gli piomba nel cuore: “Chissà se domani sarò ancora vivo.”


31 commenti:

  1. Il tuo raccontare è delizioso.
    Al signor X invidio il materasso di lana. Il mio è vecchio e cattivo. Ti incolla sul letto e non puoi nemmeno girarti né a destra, né a sinistra. Certamente il tipo sarà contento del numero dei morti. È a buon punto per distruggere un'antica civiltà.
    Chi esaudisce i suoi desideri non è certo Dio. Sarà sicuramente Satana.

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    1. A proposito del materasso: ho cercato di cosa è fatto un materasso di lusso e ho scelto la semplicità della lana cashmere, se no avrei dovuto parlare della vicugna delle Ande, una specie di cammello famoso per il suo pelo sottile. Mi sembrava eccessivo per rendere l'idea! :D :D
      Sul resto... davvero Satana ha trovato terreno fertile in questo ebreo rinnegato!

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  2. Ormai Israele sta perdendo gran parte del sostegno internazionale. E se alle prossime elezioni (speriamo di no) rieleggono premier Nethanyau, allora lo perderanno del tutto.

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    1. Nel sentire comune è così, ma le posizioni governative di molti Stati sembrano dargli ancora man forte. Certo, è imbarazzante pensare al popolo ebraico rappresentato da un uomo simile!

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  3. E sempre in nome di un dio creato ad uso e consumo dell'uomo. Con la u minuscola.

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    1. Sì, purtroppo il nome di Dio viene sempre più spesso, ormai, infangato dall'azione pessima dell'uomo che lo invoca!

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  4. scrittura trasparente per una vicenda sempre più torbida.
    complimenti.
    massimolegnani

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  5. La tua scrittura, Marina, è sempre efficace e centrata. Quello che hai descritto, con i suoi brucianti contrasti e la sua cruda realtà, andrebbe gridato!

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    1. Grazie Annamaria, volevo proprio sottolineare questi contrasti che fanno vergognare: avere nelle mani la decisione di vita o si morte di uomini e andare a letto sereni la notte, in case blindate!

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  6. Splendido. Mi hai commossa. Hai detto tutto con questi due racconti specchio. Resta solo da aggiungere Cessate Il Fuoco Subito. Ti abbraccio

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  7. Hai dipinto un quadro chiaro di questa guerra terribile.

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    1. Volevo cogliere il lato umano/disumano delle due parti in causa. Grazie.

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  8. Non sempre è tutto facilmente separabile e identificabile..ma la cosa sta davvero sfuggendo di mano a tutte le parti coinvolte..

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    1. Terribile. Inarrestabile. Quando davvero non ci sarà più nulla da fare, sarà troppo tardi pure per i rimpianti.

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  9. An incredible story with a high contrast and a high contradiction between different kind of lifes of each person.

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  10. Due mondi contrapposti, che non sanno toccarsi. Quanto è diverso il mondo a seconda di dove lo si guarda... e nell'indifferenza di chi è nato nella parte più fortunata del globo, il tempo scorre.

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    1. Questa è una cosa alla quale penso spesso: facile determinare le sorti degli uomini quando sei in una posizione di privilegio. Mi chiedo sempre: con quali pensieri andranno a dormire loro, le loro mogli e i figli, che esempio riceveranno? Tirare le somme viene spontaneo: guarda il figlio del presidente israeliano come se la spassa lontano dai guai; i suoi coetanei costretti alla guerra e lui a fare la bella vita! Sono cose che fanno proprio male al cuore!

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    2. Ci sono realtà troppi distanti tra loro, menti che non arriveranno probabilmente mai ad immaginare un certo tipo di verità.

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  11. Grazie, Filippo.
    "Straziare l’umana convivenza”, che espressione azzeccata! Non siamo capaci di volerci bene, eppure dovrebbe essere l'unica cosa a venirci spontanea. Che poi, un tempo, i re si mettevano alla testa dei loro eserciti e scendevano in battaglia, adesso i capi delle Nazioni rimangono blindati nei loro palazzi e la "manovalanza" va a farsi ammazzare.

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  12. Quello che sta accadendo è di un'atrocità immane e mette alla prova la fede del più fervido credente. Mi viene in mente quello che recita la Bibbia a proposito degli ultimi tempi prima della seconda venuta di Gesù Cristo. Gesù proseguì poi dicendo: "Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno" (Matteo 24.6-7).

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    1. Ogni tanto a me viene da pensare a un'Apocalisse in corso: lo so che ogni epoca ha avuto la sua, ma adesso mi pare che non ci sia criterio in nessuna azione umana, mi sembra che tutto si stia capovolgendo ed è qui che, secondo me, occorre tenere duro e salda la propria fede. "Bisogna che questo avvenga" e io cerco di non farmi trovare impreparata. Dovremmo tutti!

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  13. Racconto ricco di quelle pennellate che ti calano dentro la storia e che ogni buona scrittura dovrebbe avere. Mi fa piacere essere passato di qua. Quanto tempo che non ti leggo! Mi sono goduto ogni parola, ogni riga, senza fretta.
    Un abbraccio.

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    1. Ehi Giovanni, che sorpresa! Da tempo non ti si vede in giro. Sono contenta di leggerti qui ;)
      Grazie di essere passato e grazie dell'apprezzamento.

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  14. La seconda parte è un gioiello, Marina cara. Tu sei brava a raccontare questa "ruvidità", e torno a dire che un piccolo romanzo magari su questo popolo vessato, su un giovane palestinese, ti verrebbe veramente bene. Anzi, ti domando, posso leggerlo durante un reading che stiamo organizzando con due colleghi musicisti (mi hanno chiesto di collaborare) e che si terrà al Villaggio Litta di Grottaferrata il prossimo maggio?

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    1. A piccole dosi provo a fare del mio meglio; la lunga percorrenza mi spaventa un po', ora come ora. Comunque sempre grazie per la tua fiducia e poi figurati se non sarebbe un onore per me che tu leggessi questo brano durante l'incontro di maggio, anzi ti ringrazio per averlo anche solo pensato! :)

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