
È domenica mattina, dormono ancora tutti. Mi sveglio sempre presto e non faccio eccezione nei giorni festivi. Mi trovo in cucina, adesso, ho appena finito di bere una tazza di tè e, nel silenzio, il ticchettio dell’orologio appeso alla parete riempie la stanza di perentorietà. Da lontano, invece, giunge alle mie orecchie il suono delle campane di qualche chiesa, che segna quest’ora e mi inebria: mi fa pensare, non so bene perché, alla pace della campagna, anzi, più precisamente, alla vita in quei villaggi di poche case, con le famiglie ancora abituate ad andare a Messa.
Il mio è solo mentale, per adesso e percorre grandi distanze: va da Roma a Caltanissetta, dove non potrò tornare per le vacanze di Pasqua e poi sale oltre le Alpi per piazzarsi in una città che, molto presto, mi accoglierà per qualche tempo. Ritorno in Italia e guardo avanti, all’estate prossima e prima ancora alla gita che faremo in Francia (un regalo per l’anniversario di matrimonio - quest’anno sono di nozze d’argento! - che è anche la giusta scusa per andare a trovare mio figlio che sta completando gli studi a Parigi) e tutto questo vai e vieni in un arco di tempo che ha impegnato solo pochi giri di lancette, nell’orologio da parete, che tiene il ritmo dei miei pensieri.
Se mi concentro, una linea monocorde si mescola ai suoni che registro: è il ronzio sordo e intermittente del frigorifero, che solo in questo momento si sta concedendo una pausa, prima di riabilitare il circuito rumoroso.
Un coro di cani che abbaiano: quello non manca mai! Così c’è un orologio in perenne cammino, un frigo che fa il suo dovere, gli uccelli che mettono di buon umore, un panorama che induce alla preghiera, di tanto in tanto treni e aerei di passaggio, un cane che risponde ai richiami di un altro e pensieri su pensieri, che attraversano la mia corteccia cerebrale in una casa ancora immersa nel relax del fine settimana.
Ispirata dal nulla, ma pur sempre ispirata, ho trasferito il poco che mi è passato per la testa in questo post, quasi con aria colpevole per non essere più presente e attiva come un tempo. Ma, in fondo, è questo che fa la scrittura: tiene compagnia, s’impone quando diventa necessaria, interviene quando serve davvero.
Oggi, più che mai, ne avevo bisogno.
Cara Marina, buona domenica mattina anche a te e agli uccellini che ti cinguettano intorno. Un momento per riflettere anche su quello che tra poco ti accadrà. La città verso le Alpi che ti attende (novità!) e il viaggio a Parigi. Chissà se sarà sufficiente a colmare il vuoto di n viaggio al sud che sento già ti manca. Anche per me una domenica mattina strana. Il mio compagno è partito per due settimane di lavoro e io mi ritrovo con tanto tempo per me e qualche goccia di solitudine che cade anche fuori dalla finestra. La pioggia ha per me un valore introspettivo e mi affido alla scrittura, ai pensieri, a quello che ho e a chi manca. Quasi quasi esco con un ombrello e vado a fare due passi per sentire il silenzio che nella campagna tiene compagnia più di mille inutili voci della città. Un abbraccio. Scrivi bene quando sei melanconica!
RispondiEliminaSono tutte sensazioni positive, emozioni lievi che evocano eventi presenti e futuri entrambi gradevoli, quindi un momento prezioso da custodire nella memoria. Trascriverlo letteralmente è stata un'ottima scelta.
RispondiElimina"letterariamente" non "letteralmente".
EliminaSarà che anche io adoro la colazione solitaria e silenziosa, ma accenderei la radio o la tele in quest’ora di ascolti minimi, ma trovo il tuo post poetico, un ritaglio di istanti, pensieri e suoni molto personali e pure coinvolgenti.
RispondiEliminamassimolegnani
Eh sì, è questo che fa la scrittura: tiene compagnia. Funzione svolta egregiamente anche dalla lettura.
RispondiEliminaBuona domenica.
Ti ho letto proprio domenica mattina, durante la mia colazione, differente dalla tua. Nel weekend, salvo impegni extra, ci svegliamo tardi per recuperare le ore di sonno perse con gli orari lavorativi. Se mi sveglio per prima, resto a letto a farmi cullare dai rumori della vita intorno. La colazione è in cucina, con la televisione su qualche canale musicale in sottofondo, ma ognuno poi sta leggendo, dalle mail del cellulare al romanzo in lettura. Alla fine la colazione rischia di diventare pure il brunch, se il romanzo è proprio buono. :)
RispondiEliminaSì, Marina, è un post proprio poetico, ricco di sensazioni e del tuo particolar modo di percepirle. Quanti suoni! Dai più piccoli ai più forti, dallo sferragliare del treno al ronzio degli elettrodomestici! La mattina presto, un caffè in solitudine guardando fuori la città che si sveglia, e soprattutto ascoltando, sono momento preziosi anche per me. GRAZIE!!!
RispondiEliminaSai scrivere, veramente.
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