Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 28 maggio 2015

PANTA REI - Tutto scorre. Vita breve dei nostri pensieri in rete


Panta rei, tutto scorre: lo diceva Eraclito, nella sua teoria del divenire. Già, il divenire, quel processo inarrestabile in cui cade ogni cosa durante l'esistenza; le parole "divengono", le azioni "divengono", così i pensieri: nascono e si spengono dentro il tempo che passa. 
Uno scrittore si affeziona alle proprie fantasie mentali, non le lascia sfumare nell'immediatezza dell'attimo, anzi, il suo obiettivo è proprio quello di non dar loro tregua, di catturarle in corsa per chiuderle dentro gabbie che possano preservarle. Se fosse per sempre, anche meglio.
Così credo si possa immaginare una graduatoria di veicoli su cui mettere in viaggio i pensieri, per vedere quale di tali mezzi ne garantisca la maggiore vitalità.

SUPPORTO NARRATIVO
Un romanzo, un racconto, qualcosa di completo e unico può assolvere al nobile scopo di garantire l'immortalità di un'idea: narrare è anche trasferire se stessi in qualcosa che il tempo può fare dimenticare ma non cancellare del tutto. Io ho scritto una lunga storia per dare voce alla parte velata di me che aveva voglia di raccontarsi; quella storia è scritta con l'inchiostro su fogli di carta, dentro un libro che probabilmente nessuno sfoglierà mai perché la sua versione cartacea non verrà più pubblicata; ma io ho costruito una fortezza in cui il mio pensiero giovane si troverà ad abitare per sempre, se non dentro l'oggetto fisico libro, almeno in un'impalpabile scatola digitale che lo fa sembrare ancora vero.

Dedicarsi alla narrativa non è come scrivere per un blog o come lasciare tracce di sé dentro un social network. Qui il pensiero eracliteo del divenire diventa esempio concreto di un passaggio che non si recupera più e che il tempo fagocita senza prova d'appello.

I SOCIAL NETWORK
Nei social network affidiamo i nostri pensieri a un nastro di scorrimento, la timeline, che travolge nel nuovo che sempre avanza il vecchio che inesorabilmente rimane indietro. Cerchiamo amicizie per sentirci vivi, dentro un sistema di contatti che ormai sembra avere la meglio sulle buone strette di mano e le chiacchierate occhi negli occhi in un bar; chiediamo condivisione, la cerchiamo in rete e la troviamo quando qualcuno si sofferma su ciò che abbiamo scritto nello spazio piccolo di un messaggio. Per farci conoscere diamo il meglio di noi stessi: elaboriamo massime esistenziali che, forse, meriteranno un click di gradimento, forse saranno ignorate; ci spertichiamo in elucubrazioni mentali da fare invidia non solo ad Eraclito ma a tutti i filosofi dell'antica Grecia; perdiamo del tempo a provare a renderci "appetibili" con aforismi riciclati (quelli di maggiore successo girano sempre: i vari Gandhi, Einstein, Hemingway e illustre compagnia bella), ma spesso sono invenzioni nostre di grande impatto: "Arriva la notte: si spengono le luci, si accendono i sogni".
Ebbene, cosa resta di tutte queste parole spese? Chi si ricorderà della poesia di tre righe o di 140 caratteri lasciata in eredità nell'universo web? Nulla, non rimane nulla, perché panta rei, tutto scorre e scorrono anche i pensieri di un giorno e nessuno se ne ricorderà più, nessuno potrà rintracciarli: passano come l'acqua di un fiume. Apri Twitter adesso, entra su Facebook, di' qualcosa: fra un secondo la tua voce si mescolerà alle altre che reclamano spazi e attenzione; il caos farà il resto e puff! ma dov'è finito il tuo pensiero unico? E non ti basterà fare un'indagine per capire statisticamente quando il collegamento in rete registri la più alta concentrazione di utenti, così da piazzare il tuo intervento nel momento opportuno: avrà la sua visibilità, i suoi "mi piace", le sue stelline e poi slitterà in fondo alle notizie. Funziona così!

IL BLOG
Sorte analoga, ma a più lento rilascio, spetta ai pensieri depositati all'interno dei blog. Quanto tempo impieghiamo per elaborare un articolo? Possono volerci minuti, se vogliamo solo condividere una citazione celebre, ma anche ore, forse giorni, se intendiamo veicolare un messaggio importante e se vogliamo riuscirci nel modo migliore. A seconda dei casi abbiamo bisogno di ripassare argomenti di cui siamo già a conoscenza, ma che dobbiamo approfondire per essere all'altezza di ciò che proponiamo al pubblico; oppure dobbiamo semplicemente elaborare l'idea che abbiamo in mente per renderla fruibile e interessante (sennò chi vorrà mai venire a perdere tempo nel blog, per offrire un contributo di pensiero con un commento o anche solo con una semplice lettura?) E così torno al punto da cui sono partita: ci affezioniamo a ciò che scriviamo al punto da volere che quel pensiero rimanga nella memoria, venga letto e riletto, condiviso e ricondiviso e invece, che accade? Quell'articolo dura ventiquattro ore, forse decanta per un giorno in più, ma trascorse le quarantott'ore rimane nel deposito degli archivi del blog, a futura fruizione di qualche tardivo visitatore. Passa, va oltre l'interesse immediato, si perde. 
Anche adesso, sono convinta delle cose che sto asserendo ed è tutto un pomeriggio che, tra una cosa e l'altra, mi ritaglio spazi per potere buttare giù queste ottocentocinquanta parole che spieghino il mio pensiero.
Lo caricherò sul blog, mi piacerà pensare che qualcuno lo leggerà e lo commenterà al suo buon cuore; gli regalo una vitalità che via via andrà scemando nel fine settimana e... buonanotte ai suonatori! Lunedì spremerò le meningi per nuove idee  "mordi e fuggi".
Il fiume continua a scorrere. 
Panta rei.

E ditemi se non ho ragione!



24 commenti:

  1. Tutto scorre, ma il web ha strane correnti, tutto rimane in memoria, scende sotto la superficie, ma non è detto che non torni a galla, magari lontano nello spazio e nel tempo. Credo che in qualche modo ciò che scriviamo nel blog rimanga, più che ciò viene messo nel calderone dei social.
    O, almeno, mi illudo che sia così.

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    1. Nel 2014 hai scritto un post molto interessante, me lo ricordo perché parlava del rischio autoconsolazione ai fini della resa delle storie narrate. Nell'archivio resta, certo e nessuno lo toccherà mai, ma chi non lo ha letto proprio nel giorno in cui lo hai scritto (o negli immediati giorni successivi) non lo farà più, a meno che non voglia aggiornarsi appositamente, ma deve avere tempo e interesse a concentrarsi sul tuo blog a lungo e non credo che il lettore ordinario abbia tale disponibilità (il lettore ideale sì, ma è una fortuna trovarlo!). Io, con calma, ho piacere di andare a ritroso a leggere i post dei blog che mi piacciono e seguo (ai tempi del tuo sopra citato, ancora latitavo nel web!). È questo che voglio dire: tante volte il dispendio di energie impiegate per scrivere un articolo non è controbilanciato da un'adeguata considerazione. Ed è un peccato!

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    2. Tramite motore di ricerca spuntano cose impensabili. Il blog non è come un giornale cartaceo che il giorno dopo è già buono per avvolgerci la verdura... Rimane, a modo suo ha un post ha una vita più lunga di quella di un articolo di quotidiano.

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    3. Beh, sì, se no altro non c'è spreco di carta!
      Neanche di idee! :)

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  2. Sì, in fondo "bloccare" le parole su un supporto scritto è un modo per esorcizzare il tempo che inesorabilmente passa. Scrivere è anche (ma non solo) questo.

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    1. L'arte di scrivere regala anche questo piacere: l'immortalità delle parole che raccontano pensieri.

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  3. Credo che il supporto narrativo vinca con enorme vantaggio. Quello che si fa in rete, per quanto interessante e piacevole, è tutto secondario. Lo dico anche se vivo in prima persona il rischio di dargli troppa importanza.

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    1. È un'importanza che gli diamo in tanti e, forse, è giusto che conviva con la passione primaria per una scrittura che duri per sempre; in fondo, la rete ci è utile per dire a tutti che ci siamo e qualcuno potrebbe anche avere voglia di sapere cosa sappiamo fare meglio.

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  4. Concordo per quanto riguarda i social network, ma vorrei aggiungere che sono strumenti fatti cosi e hanno dei motivi per eeempio twitter serve piu che altro a seguire ogni peto fatto da un VIP, Facebook a far invidia e guadagnare mi piace dalle foto della tua ultima vacanza, il blog e' fatto per essere seguito non e' strutturato per leggere articoli vecchi di per se.

    Un sito web è la soluzione. Riordiamo che anche una pagina facebook e' come un blog.

    -zzarkino

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    1. Molto dipende anche dall'uso che scegli di farne: senza demonizzare troppo i social (io sono anche lì), se sfruttati bene possono essere veicoli di pensieri e intenzioni buone anche quelli. C'è di tutto, ma si può scegliere di selezionare le amicizie, dunque io seguo chi può offrirmi una condivisione utile ed evito chi mi propina vezzi e lazzi del Vip di turno o mi mostra le sue foto in costume e mentre mangia una pizza. Il blog da più un'idea di stabilità: una lunga riflessione io la posto sul blog, non su una piattaforma tanto impersonale come Facebook.

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  5. E brava Marina che tocca una questione critica.

    Helgaldo è un blogger, su questo non ci piove: pubblica quasi ogni giorno, perciò quello che scrive oggi domani non sarà più direttamente visibile. Il bello è questo, è il primo a "distruggere" i suoi post, indipendentemente dall'importanza dell'argomento tutto ciò che scrive vive nell'oggi. Cogliere uno spunto, un umore, un aneddoto, una citazione che ha letto su di un libro e che colpendolo, ripropone a chi passa dal suo blog.

    Il blog non è una scrittura per scrittori. Uno scrittore ha nel Dna l'eterno, ogni parola per lui è sacra e dovrebbe restare scolpita per sempre. Infatti pubblica post che fatica a lasciarsi alle spalle, gli sono costati dedizione e gli dispiace vederli poi svanire. Cerca di pubblicare al massimo una volta o due a settimana, per essere letto il più possibile, per ritardare la "cancellazione" del suo più recente post. Poveretto, mi fa tanta tenerezza.

    Però lo scrittore, anche se scrive in un blog, non è un blogger. Ha sbagliato strumento per le sue parole. Non va a ritmo della rete. All'opposto, un blogger non dovrebbe mai scrivere libri, non ha il ritmo della letteratura, perché non ha il ritmo dell'eterno.

    Helgaldo è un'eccezione, ovviamente. Lui potrebbe, se vorrebbe...

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    1. Forse il segreto, che è anche una difficoltà non di poco conto, è riuscire a catturare, con i pensieri in corsa nel web, l'attenzione del lettore di passaggio. Chi offre le sue riflessioni in un blog apre la sua rete per la pesca: a fine giornata fa il calcolo dei pesci rimasti impigliati. Quando, poi, pesca il pesce grosso, prova a non farselo scappare!
      Io, personalmente, tengo separate le due attività: ormai mi sono affezionata ad alcune persone, sarebbe meglio dire ai loro pensieri, e mi piace l'idea di incontrarle tra le pagine virtuali che scorrono giornalmente come il tempo che non puoi fermare. La scrittura è un momento mio, che non condivido con nessuno: lì siamo io e il foglio che ho davanti. Per questo parlo poco del romanzo che sto scrivendo, non racconto le sue evoluzioni, non svelo schemi e percorsi mentali. Quando lo renderò "eterno", cioè quando sarà finito, lo proporrò, nel frattempo chissà quanti altri miei pensieri saranno passati in rete!
      (A proposito, tu che pesce grosso vuoi essere? Un merluzzo gigante, un tonno, un pesce spada...?)

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    2. Fai bene a tenere separate le due scritture. Perché altrimenti il libro sarebbe la fotocopia del blog, o il blog del libro. Una cosa per me è leggere I Promessi Sposi, un altra è parlare con Manzoni. Potrebbero forse essere interessanti entrambe, ma se comincio a chiedere a Manzoni perché scrive così e cosà, come intende questa scena, come sviluppa i personaggi, perdo tutta la poesia. Invece, mi farebbe più piacere sapere che... è allergico alle cozze, tifa per una squadra milanese, ha dei momenti bui nella giornata, e ha appena litigato con Enrichetta per un pizzo a centrotavola orripilante che lei si ostina a mettere. Questo sarebbe argomento per un blog. Che pesce sono? Sono un pescatore, un blogger-pescatore: gli impigliati nella rete siete voi, merluzzi scrittori giganti, tonni scrittori, pesce spada scrittori, polipi scrittori, tutta la barriera corallina.

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    3. La penso come te: sai che figata sapere che Marina Guarneri, durante la scribacchiatura del suo romanzo, divenuto naturalmente un best-seller, stava un'ora in coda nel grande raccordo (com'è accaduto stamattina), stendeva una fila di camicie da uomo (essendo l'unica donna in famiglia) e si faceva lo shampoo sotto una doccia rigenerante (per potere, tra l'altro, provare la fragranza sulla pelle della nuova crema per il corpo, la sua autentica irrinunciabile mania?)
      (Ahah, confido che i commenti rimangano una parentesi per i pochi rimasti in ascolto: adesso questo post di ieri è già vecchio e superato! -giusto per non andare fuori tema!)

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    4. ... stava un'ora in coda nel grande raccordo a bordo della sua fantastica Mercedes (com'è accaduto stamattina), stendeva una fila di camicie da uomo Armani (essendo l'unica donna in famiglia) e si faceva lo shampoo Fructis di Garnier sotto una doccia rigenerante (per potere, tra l'altro, provare la fragranza sulla pelle della nuova crema per il corpo, la sua autentica irrinunciabile mania?)... dato il grande successo editoriale del mio best-seller, ho degli sponsor che pagano per essere presenti nel mio blog...Business is business!

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    5. Errata corrige: ...fantastica Fiat Panda, ... camicie da uomo marca "Travo" ... shampoo Pantene (gli sponsor potrebbero arrabbiarsi!)
      ;)

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  6. Ho sempre vissuto "male" l'invecchiamento dei miei post sul blog, considerando la fatica che faccio per scriverli. Proprio per farli durare un po' di più ho deciso di inserire un banner laterale con tre articoli scelti a caso, oltre ovviamente alla "top ten" dei post più visualizzati.
    Un anno fa, quando ho inaugurato la pagina, avevo pensato questo: "quando arrivo al centesimo articolo li raccolgo tutti in un pdf, suddivisi per argomenti e li metto a disposizione dei lettori, come fosse un manualetto". Scrivere zen, uno dei miei saggi preferiti, è strutturato in questo modo, quindi mi piaceva l'idea. Sto ancora considerando questa idea, e soprattutto cercando di capire se abbia un potenziale. Mi spaventa un po' dedicare del tempo a un progetto che potrebbe distogliermi dal mio romanzo in un periodo in cui ho proprio necessità di procedere. Staremo a vedere.

    Di facebook, non mi curo più di tanto. è uno strumento che intercetta le emozioni del momento e poi le lascia scorrere. L'unica cosa che rimane, in balia dei guardoni di turno, sono le fotografie. Certo è che ogni tanto il parco aforismi potrebbe rinnovarsi: leggo sempre gli stessi, ormai da anni.

    L'eternità è cristallizzata sui miei diari, dalle elementari all'università. Ho sempre avuto l'abitudine di riportare i miei pensieri così come uscivano, ed è qualcosa che mi manca molto. Magari potrei ricominciare :)

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    1. Ti credo, i tuoi post sono così articolati e così ben argomentati che sembrano dei mini saggi di scrittura. Dunque l'idea del "manualetto" non è male!

      Per quanto riguarda FB, solo noi potevamo arricchire con più di 30 commenti il notizione della finale di The Voice of Italy! Ahaha

      I miei 14 diari sono tutti allineati nell'ultimo piano della mia libreria: li considero il mio "zibaldone", c'è una vita intera là dentro, non ci rinuncerei mai e pensa che qualcuno - leggi mio marito- ha provato una volta a convincermi che queste vecchie agende potevano, ormai, essere buttate! Quel giorno, ha rischiato la separazione! :)

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    2. La separazione della testa dal corpo...

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  7. Anche io mi sono ritrovata qualche volta a riflettere su questo scorrimento, soprattutto in merito alla volatilità di Facebook, che infatti non amo molto per questo motivo. Vero è che anche sui nostro blog funziona un po' allo stesso modo, tanto è che ora che sto commentando questo tuo post non freschissimo mi sento un po' a disagio (sono indietro con tutti i blog che seguo).
    Forse però è falso pensare che quello che scriviamo sul web non resti, anzi credo che in qualche modo sia l'esatto contrario. Non ce ne rendiamo conto e abbiamo l'illusione che tutto scorra, ma in realtà tutto ha un suo peso.

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    1. Seguire i blog amici è impegnativo e quando mi perdo qualche post anch'io mi sento a disagio, soprattutto perché la conversazione passa oltre insieme all'articolo, però, in fondo, hai ragione: scripta manent, c'è poco da fare! E non è nemmeno una consolazione, è proprio un dato di fatto! :)

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  8. A riprova che i contenuti di un blog non scadono, ti invio, con anni luce di ritardo, il mio pensiero. Finché il web avrà un futuro, o almeno il futuro che immaginiamo adesso, i nostri scritti saranno lì a testimoniare la dialettica di un'epoca, la nostra. Anche solo per questo, credo sia fondamentale dedicare ai post tempo ed energia, proprio come fai tu;)

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    1. Che bella sorpresa, Rosalia! Dopo due anni, se sei approdata qui e hai letto questo post, vuol dire che, alla fine, niente si perde. La memoria scritta di un nostro pensiero rimane e può tornare sempre utile o essere interessante per qualcuno. Grazie di questo ritorno al passato! 🤗

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