Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

domenica 29 novembre 2015

Domenica, INSIEME RACCONTIAMO

Le strade della fantasia sono infinite.

Sapete cosa mi diverte veramente? Scoprire quanti possibili modi ci siano di continuare un racconto cominciato da altri, verificare le potenzialità dell'immaginazione di ogni persona.
Mi affascina pensare che una storia possa prendere tutte le strade che vuole, quando transita dalla mente di qualcuno che ci mette del suo plasmando l'ispirazione a proprio modo di essere e sentire.

Così, anche questa volta, mi ha divertito dare il mio contributo alla simpatica iniziativa "Insieme raccontiamo" del blog myrtilla's house e ho scritto, come sempre in poche righe, un'ipotetica continuazione, venuta fuori spontaneamente leggendo l'incipit pensato da Patricia per il mese di novembre.
Ho letto gli altri già pubblicati e ho notato come da ognuno sia scaturita una visione diversa del miniracconto: ci sono versioni fantascentifiche, horror, romantiche, fantasy; presenti, tutti i generi letterari. 
In un margine di 200 parole, io ho immaginato il mio risvolto  malinconico. 
(In corsivo, l'incipit di Patricia, a seguire, il prosieguo scritto da me.)

Seduta sul dondolo il tazzone di tè al gelsomino fumante tra le mani, guardava il fuoco nel camino. Le fiamme giocavano allegre a creare strane figure. Fiori, alberi, fate, una porta.

Ma oltre la porta una figura vagamente umana faceva cenno di seguirla. Come in trance, si alzò e andò verso di lei.

Attraversò la parete dove l'ombra si stagliava dandole l'illusione di un varco creato apposta per essere oltrepassato. Si ritrovò in una stanza buia e fermò lo sguardo su un bambino: stringeva un peluche sotto le coperte che avvolgevano il suo sonno. Era cresciuto. Quante volte lo aveva visto piangere, quante volte avrebbe voluto asciugare le sue lacrime! Si chinò su di lui e lo baciò sulla fronte. Poi, come attratta da una calamita, fu risucchiata indietro di nuovo attraverso la parete e, di là dalla stanza, si trovò ancora sul dondolo con la tazza di tè fra le mani. La figura vagamente umana scomparve dentro l'ultima fiamma del camino e lei rimase nella sua eterea, eterna, dimensione: il suo Angelo le aveva concesso il tempo di una carezza, nel giorno del compleanno del figlio rimasto senza madre.


Buona domenica a tutti.

10 commenti:

  1. Molto bello, mi ricorda una favola natalizia :)

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  2. Molto bello davvero. Complimenti!

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  3. Commovente. In poche battute sei riuscita a toccare profondamente chi legge, brava brava!

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  4. Ciao Marina,

    da Pat ho definito questo tuo scritto come dolcemente commovente, mi ha colpito molto la delicatezza con cui hai descritto la particolare situazione e mi è piaciuto nel complesso: una scrittura davvero apprezzabile ^_^

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  5. A tutti, grazie!
    E grazie a te, PiGreco, mi fa piacere averti commosso con dolcezza! :)

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