Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 3 novembre 2016

Thriller paratattico n. 63 - Un passo oltre la mezza corona


Questo Thriller è un déjà vu. Ogni settimana la nostra giovane donna si perde a Montmartre, dove ad aspettarla ci sono maniaci e topi e la conclusione della storia è un sollievo per lei, mentre per noi è solo il momento in cui riavvolgiamo il nastro fino al punto di partenza. 
Non sembra quasi un disco incantato? Arrivati a "Mezza corona, prego", stin! sentiamo la puntina saltare sullo stesso solco. Oppure un meccanismo che si inceppa: catene che si avvolgono su carrucole che stac! a un certo punto non camminano più.
Ma non siamo curiosi di sapere cosa c'è oltre la porta dello studio dentistico? Che farà la donna dopo il terribile incubo vissuto sotto l'effetto dell'anestesia? E poi, siamo sicuri che l'incubo sia veramente finito? 
Ecco cosa faremo questa settimana.


Ci inventeremo un seguito della storia finita con la mezza corona sborsata per un dente curato. 
Spostiamo la puntina del disco più avanti per ascoltare il resto della musica, mettiamo a posto il meccanismo e facciamolo procedere spedito verso una nuova conclusione.
Regaliamo, almeno solo per questa volta, qualche riga in più al Thriller. 

Che dite? Si può fare. 
Però dovranno essere rispettate due regole:

1) non andare oltre le 120 parole, più o meno quelle previste per il brano iniziale (ovviamente non sarò fiscalissima.)

2) mantenere lo schema paratattico, cioè usare frasi indipendenti o periodi coordinati.

Non ve la caverete, tuttavia, a buon mercato. Ho, infatti, previsto anche un piccolo vincolo: il finale

Tutte le storie con le quali penseremo di continuare il Thriller dovranno finire così:

"Adesso grattami la schiena. Grazie."

Largo alla fantasia, ma soprattutto divertiamoci insieme.
E poi, mercoledì ci vediamo per il verdetto.

Intanto questo è il Thriller paratattico:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

41 commenti:

  1. La giovane paga, esce dallo studio e si incammina per Roma. Passeggia dalle parti del Colosseo, rabbrividendo al ricordo della Senna e dei topi. Si ferma e guarda i gatti che sonnecchiano al sole del pomeriggio. Si avvicina, si truscia su un paio. All'improvviso arriva una banda di cani: ringhiano, sbavano, vorrebbero sbranarli. Anche lei miagola, soffia, graffia. Infine scappa. I cani la seguono ma lei non riesce a distanziarli. Le gambe non corrono, sono pesanti, sembrano le zampe grassocce di un micio di casa. Sente le zanne chiudersi a una spanna dalla coda. Un odore la solletica, la sveglia: è Helgaldo che ha riempito la ciotola. La micia si alza, si stira e miagola: «Adesso grattami la schiena. Grazie.»

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  2. Fico però 'sto thriller, eh, Marina?
    Non lo so se ce la faccio (vagonate di cose da sistemare), però sappi che m'attizza! Bello, bello, bello! ;)

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    1. Ti capisco, Silvia. Si fa sempre quel che si può.
      Se ti resta spazio... siamo qua! :)

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  3. "Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!"

    La porta si chiuse. La donna uscì dallo studio e attraversò la strada.
    "Spero che tu abbia usato la siringa giusta, questa volta!" sibilò l'assistente.
    Il dentista, impassibile, continuò a osservare la donna dalla finestra mentre si allontanava.
    "Tranquilla. Questa volta è filato tutto liscio: l'incubo che ha avuto ce lo conferma."
    L'assistente aprì la cartella clinica e rilesse per l'ennesima volta la scheda della sostanza miracolosa.
    Il dentista la rassicurò. "Possiamo smettere di preoccuparci. La sostanza che abbiamo sintetizzato funziona. L’ho provata di persona: chi la assume potrà scegliere cosa sognare."
    "L’hai provata?" domandò l’assistente stupita. "E gli incubi?"
    "Se non scegli cosa sognare, possono succedere."
    "Bene. Altri effetti collaterali?"
    "Niente di preoccupante. Solo un prurito generalizzato per qualche giorno."
    Il dentista la guardò soddisfatto. "Adesso grattami la schiena. Grazie."

    P.S.: mi candido alla bocciatura: paratatticismo prossimo allo zero ;). Ma penso che la fantasia non si possa imbrigliare e quindi gioco solo per divertirmi. Buon divertimento!!!

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    1. Guarda che il Corona è già stato assegnato. :P

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    2. Buono a sapersi, ero dubbiosa al riguardo... :)))

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    3. un po' oltre le 120 parole :D

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    4. Ma va bene così. Era un limite indicativo. :)

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    5. Amelie era ancora un po' incosciente dopo l’anestesia:
      “Non è un po’ troppo per un dente cariato? “disse Amelie
      “Guardi che le ho fatto l'offerta del mese.” replicò il dottor Renoire
      “Alla faccia.” senza peli sulla lingua.
      L’anestesista li guardò con malizia e con un sorrisino beffardo.
      Era sempre così. Sempre la solita storia.
      Recitavano la scena del dottore e paziente.
      Tutti i giovedì s’incontravano.
      “Vado a cambiare i soldi, dottore? Il resto per la signora non c’è l’ho.” disse Gertrude come un copione.
      “Allora io scendo.” Disse e infilò il pacchetto delle sigarette in tasca.
      -Sì, Gertrude, vada.
      Gertrude si diresse verso la porta. I due amanti si buttarono tra le braccia dell'altro .
      “Adesso grattami la schiena. Grazie.”

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  4. E per dispetto questa settimana in palio l'avvincente libro di fedez!😜
    (Scherzo, ma può anche essere uno spunto.)

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    1. Attenta che potrebbe toccarti di collezionare tutti i big del momento! :D

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    2. Non oserei mai ambire a tanto. :-p

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  5. Ah Ah, bellissimo questo finale! mi piace moltissimo

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  6. La giovane donna uscì dallo studio sottosopra, cambierà dentista!
    Il sollievo nel rendersi conto che nulla fosse reale non aveva lenito l’angoscia. Non desiderava rincasare, il marito aveva preso il morbillo ed era più malmostoso del solito. Salì sul tram intenzionata ad andare al nuovo ambulatorio odontoiatrico di cui aveva sentito parlare. Dopo una scala si trovò di fronte a dentisti ubriachi, le furono addosso per controllare se l’otturazione fosse ben fatta. Le aprirono a forza la bocca. Barcollò, si aggrappò alla poltrona, ma si trattava del sedile del tram: si era appisolata, l’anestesia non era esaurita, persa la fermata per l’ambulatorio, decise di rientrare a casa.
    Il marito la squadrò dicendo: “Sei in ritardo! Adesso grattami la schiena. Grazie."


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  7. Questa mi piace. Bravo!

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  8. «Tutto fatto, signora. Mezza corona prego!»
    La giovane donna si alzò imbambolata. Si sentiva distrutta, come se le fosse passato un camion sopra. Era sollevata perché era stato solo un terribile incubo, ma aveva ancora i brividi addosso. Era sembrato tutto così reale. Ma cosa era successo? Era forse l’effetto dell’anestetico?
    Percorse il corridoio per raggiungere l’uscita, ma non ricordava più la strada di casa. Stavolta tutto era reale e forse si era persa davvero.
    Tornò su suoi passi, non voleva ritrovarsi nello stesso incubo.
    «Dottore, mi scusi ho bisogno di chiamare un taxi» esclamò affacciandosi sulla porta del dentista.
    La scena a cui assistette era quasi surreale, il dentista seminudo e l’infermiera che lo frustava con un gatto a nove code.
    Anche il dentista sadomaso ci mancava!
    Il dottore guardò verso la porta e vistosi scoperto cercava una scusa plausibile, ma la sola cosa che gli venne in mente fu:
    «Adesso grattami la schiena. Grazie.»

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  9. La giovane si alza barcollante ed esce dallo studio del dentista. In strada prende carta e penna dalla borsa e scrive qualche appunto. Dà uno sguardo intorno: nessuno le presta attenzione. Si sistema il cappotto e con passo veloce si avvia verso un bar.
    Il bar è semivuoto. Due clienti fanno colazione con paste scadute, il barista asciuga il bancone. La scruta.
    « Cosa vuoi?»
    « Una torta acqua e farina.»
    «Di sotto.» Il barista torna ad asciugare il bancone.
    La giovane scende le scale, supera il bagno, scende più giù. Una porta con il cartello “Privato”, sbarrata. Bussa tre volte.
    Una voce da dentro: «Codice d’accesso?»
    La ragazza tocca il suo appunto nella tasca, ripensa alla droga del falso dentista. “Stavolta abbiamo scoperto i vostri traffici.”
    « Adesso grattami la schiena. Grazie.»

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  10. E' una mia impressione o questo blog sta diventando praticamente Thriller Paratattico e basta? :)

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    1. In un certo senso hai ragione, Marco. Adesso solo il martedì pubblico un post "ipotattico". Tutto il resto è iper paratattico, tra prove nuove, riepiloghi e verdetti.
      Ipotassi, paratassi..., in verità, è tutta una tattica! ;)

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    2. Stai per pubblicare con Mondadori la mega antologia del thriller, ammettilo? Sandra

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    3. Eh, sarebbe un esempio perfetto di ri-scrittura collettiva. :)

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  11. Amelie era ancora un po' incosciente dopo l’anestesia:
    “Non è un po’ troppo per un dente cariato? “disse Amelie
    “Guardi che le ho fatto l'offerta dl mese.” replicò il dottor Renoire
    “Alla faccia.” senza peli sulla lingua.
    L’anestesista li guardò con malizia e con un sorrisino beffardo.
    Era sempre così. Sempre la solita storia.
    Recitavano la scena del dottore e paziente.
    Tutti i giovedì s’incontravano.
    “Vado a cambiare i soldi, dottore? Il resto per la signora non c’è l’ho.” disse Gertrude come un copione.
    “Allora io scendo.” Disse e infilò il pacchetto delle sigarette in tasca.
    -Sì, Gertrude, vada.
    Gertrude si diresse verso la porta. I due amanti si buttarono tra le braccia dell'altro .
    “Adesso grattami la schiena. Grazie.”

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    1. Scrittora, non ho preso il libro di Corona l'altra volta.
      In cambio mi corregge alla terza riga "l'offerta del mese?"
      E le virgolette alte che non ho messo "Sì, Gertrude, vada.
      Grazie.

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    2. Ahah, ma certo!
      Però posso farlo nel riepilogo. Qui no.
      Bentornata! :)

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    3. Potrei sembrare io, ma non sono o.O Altri rifiutarono il prezioso Corona? :O

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    4. Sssshhh... non svelare mai.La scrittora non deve capire chi siamo. Mischiare un po'la carte,creare suspense sono le parole d'ordine.
      Alla corona è meglio non rifiutare mai,se poi dietro c'era un principe? Che ne sarà della dinastia reale, poi?
      O anche solo la birra?
      Mezza corona, grazie. :-)

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    5. Ammettilo, Glò, non vuoi correre più il rischio. Ahahah!

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    6. No dico... capitasse un futuro "Belen, le mie memorie" accanto alla Virginia mia :O Paura eh!

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    7. No, no. Quello è un vecchio genovese alle prese con qualche problema cognitivo dovuto all'età: "Belìn, le mie memorie!" :P

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    8. Ahahahahah!
      Pesto, mare e focaccia: sono a casa, sai??? XD

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  12. La sera, a casa, la giovane donna fa i gargarismi davanti allo specchio. Il colluttorio consigliatole dal dentista le pizzica la bocca. Si solleva il labbro superiore per scoprire la gengiva e dare un'occhiata al dente nuovo. Tutto a posto.
    Entra nel letto e qualcosa di peloso le sale su per la gamba del pigiama: "Sally, adorabile gatta!" Ma Sally ha il muso piccolo e appuntito; le zampe corte e due orribili denti che sbucano fuori dalle fauci spalancate davanti alla sua faccia. Un ratto!
    La donna urla di terrore, il topo la morde, subito dopo un esercito di ratti inferociti si avventa su di lei: la vogliono divorare, forse farla a pezzi. Sprofonda sotto le lenzuola, inarca la schiena. Una mano la scuote, si sveglia di nuovo, la voce amica del marito:
    "un altro incubo?" Ricordami di comprare un altro colluttorio, domani."
    "Si, però, adesso, grattami la schiena. Grazie"

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    1. Nooo, altro altro ripetuto. Togliere il primo e sostituire con nuovo. :)

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  13. Carinissima l'idea ^_^ E bravi i partecipanti!

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  14. “Signorina, prego!” si stizzisce. Esce dallo studio dentistico di pessimo umore: effetto dell’anestesia, dell’incubo o del risveglio? Si lascia trascinare dal flusso di persone che affolla la strada a quell’ora. Vuole solo tornare a casa, rifugiarsi sul divano: plaid, gatto e libro. Ci starebbe bene anche una cioccolata calda ma la bocca ancora dolorante le suggerisce che è meglio evitare. Sarà un bene anche per la sua linea, che se non la smette di consolarsi con il cibo rimarrà davvero signorina per sempre. Zitella. Questo il suo incubo ricorrente. Sola. Per sempre. Senza nessuno a grattarle la schiena. Un gesto così semplice eppure così intimo, che racchiude in sé tutta la complicità di una vita a due. Un ragazzo ha fretta, la supera urtandola quasi fino a farla cadere. Si sveglia. E’ il suo fidanzato che la sta abbracciando. Sorride. "Adesso grattami la schiena. Grazie."

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  15. La porta si chiude alle sue spalle. Dopo tutto quel patire, un sospiro di sollievo è un istinto naturale. Non vede l'ora di essere a casa. La giovane è stanca, non ha voglia di fare le scale, entra in ascensore. Inizia a scendere al piano terra, pensa a cosa cucinare per cena. All'improvviso, si ritrova bloccata tra il terzo e il secondo piano. Le parte la tachicardia, suona l'allarme, canta: "No, woman no cry." Ma perché diavolo ha preso l'ascensore? Maledetto giorno, doveva esserci un'insolita congiunzione astrale, non avrebbe saputo spiegarlo, altrimenti. Cosa ne sarà di lei? Morirà soffocata, precipiterá nel vuoto, resterà schiacciata da una trave? La donna urla di terrore. Si chiede se qualcuno abbia sentito l'allarme, per sicurezza rischiaccia il pulsante. L'incubo di Montmartre a confronto era una passeggiata. Uno strano formicolio la percorre. Avverte un insopportabile prurito in tutto il corpo. La donna barcolla, ha le vertigini, si sente soffocare, sviene. Una mano la scuote, si sveglia, è il tecnico che ha sbloccato l'ascensore: «È tutto finito. Come si sente, signora?» La donna realizza di essere salva. Lo guarda, sorride: «Molto meglio. Ma adesso grattami la schiena. Grazie.»


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  16. A seconda del tema e del tipo di vincolo, c'è chi rimane ligio alle regole e chi si lascia andare. Interessante, come tutte le rielaborazioni che ogni volta vengono proposte.

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    1. Ci alleniamo a esercitare e a indirizzare la fantasia: la esercitiamo lasciandoci andare, la indirizziamo provando a rimanere ligi alle regole. Serve tutto.

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  17. Sono l'anonimo dell'ultimo brano. È possibile considerare la versione che posterò qui, di seguito? Le parole superano comunque il limite, ma ho ridotto quello che ho potuto. Grazie.

    La porta si chiude alle sue spalle. Sospira di sollievo. Non vede l'ora di essere a casa. La giovane è stanca, non ha voglia di fare le scale, entra in ascensore. Inizia a scendere al piano terra, pensa a cosa cucinare per cena. All'improvviso, si ritrova bloccata tra il terzo e il secondo piano. Le parte la tachicardia, suona l'allarme, canta: "No, woman no cry." Ma perché ha preso l'ascensore? Maledizione, forse c'è un'insolita congiunzione astrale, non saprebbe spiegarlo, altrimenti. Cosa ne sarà di lei? Morirà soffocata, precipiterá nel vuoto, resterà schiacciata da una trave? La donna urla di terrore. Si chiede se qualcuno abbia sentito l'allarme, per sicurezza rischiaccia il pulsante. Uno strano formicolio la percorre. Avverte un insopportabile prurito in tutto il corpo. Barcolla, ha le vertigini, si sente soffocare, sviene. Una mano la scuote, si sveglia, è il tecnico che ha sbloccato l'ascensore: «È tutto finito. Come si sente, signora?» Lei realizza di essere salva. Lo guarda, sorride: «Molto meglio. Ma adesso grattami la schiena. Grazie.»

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