giovedì 9 aprile 2020

Pandemia 2020 - Le alternative



Non ho mai dato così tanta importanza, come in questo periodo, alle “alternative”, perché questi sono tempi in cui devi affidarti alle possibilità che sostituiscono le impossibilità, ai modi “altri” di fare le cose, alle scelte che offrono soluzioni. Trovarle è, spesso, difficile tanto quanto fronteggiare il problema che le rende necessarie, però, quando non è la fantasia a venire incontro, è il comune, dominante, senso pratico a farlo.

Come affrontare il fermo sport, che, improvvisamente, è diventato un grossissimo disagio, più delle processioni al supermercato e del lavoro da casa?
Siamo diventati tutti degli sportivi frustrati. E che si può vivere senza fare almeno una corsetta, un po’ di stretching o una passeggiatina per sgranchirsi le ossa? Magari, prima di tutto questo, ci trascinavamo in palestra solo perché rimproverati dallo specchio; per qualcuno l’unico esercizio di allungamento muscolare era la flessione di un braccio sopra il cassonetto aperto in cui lasciare cadere il sacchetto per la raccolta differenziata dell’umido. Ora, invece, percepiamo la naturale tendenza alla pigrizia come una terribile costrizione imposta dalle misure di governo restrittive. E no, qui bisogna muoversi, qui bisogna trovare un’alternativa al Pilates, al Killer training, al Total body, al Power GAG e al Metcon. E ci diamo da fare come possiamo, sfruttando terrazze condominiali, balconi, marciapiedi, stradine secondarie.
In questi giorni, nel cortile del comprensorio in cui abito, sono sbucati improbabili runners, inquilini cui non avrei mai attribuito una frizzante vena sportiva, che sfoggiano pure un abbigliamento tecnico: maglie warm up, pantaloni termici, super fascia tergisudore. Li osservo dalla veranda: fanno due giri attorno al palazzo e poi si piallano sul cofano delle loro auto parcheggiate, guardando l’orologio: bene, tre minuti e mezzo. Per oggi abbiamo dato!
E non voglio rinnovare il mio lutto! La chiusura della piscina mi ha buttato in uno tale stato di prostrazione da non riuscire a sostituire il nuoto con altre attività alternative: io so solo muovere gambe e braccia nell’acqua, non mi date pesetti da sollevare davanti allo specchio o tappetini in gomma da fitness per fare addominali e rassodamento glutei. Il massimo che mi concedo, e mi sento con la coscienza a posto, è la salita di quattro piani a piedi: arrivo che ho una grancassa che fa baccano nel petto, ma almeno con la sensazione di avere caricato piombo nei quadricipiti. Un giorno, il mio personal trainer (mio figlio) mi ha aiutato a sollevarmi sulla barra per le trazioni montata alla porta e ho dovuto inventarmi un modo agevole per rendere indolore il mio atterraggio, roba che il grand jeté di un ippopotamo farebbe una figura migliore.

Come affrontare la carenza di mascherine, che ha portato le persone a montarsi sulla bocca qualunque cosa coppiforme con due elastici ai lati? Rigide, con le valvole, di tessuto non tessuto, di protezione contro l’aspiraziome involontaria di polveri ed esalazioni di solventi: ho visto di tutto!
Trovare le alternative è il nuovo trand dei social: tutti a inventarsi modi per creare mascherine, danno consigli, sfornano tutorial per la produzione faidate. E sbucano ibridi di stoffa, con pieghe e bordure cucite pure a mano, non so nemmeno quanto utili. Esiste persino una versione collaudata, che svuoterebbe gli scaffali della Lines nei supermercati, se qualcuno avesse il coraggio di andare in giro con un assorbente in faccia. Ho immaginato le donne in menopausa correre a riempirsi il carrello di salvaslip, mia madre con un pannolino sulla bocca e... i miei incubi notturni sono aumentati.
Alternative anche nell’intrattenimento domestico: fino a un mese fa, vedevo mio marito solo la sera, nei giorni feriali, dunque stare davanti alla tv era un optional che faceva compagnia alle nostre conversazioni. Volume basso, in sottofondo film stravisti o qualche ciarliero, ospite fisso di uno dei talkshow politici che, ormai, monopolizzano ogni emittente.
Adesso che ho un consorte h24, che non mi deve più aggiornare sulle dodici ore lavorative, perché abbiamo mille pause e motivi di scambio tra caffè a metà mattinata, pranzo e passeggiata pomeridiana (camminiamo per un paio di chilometri come due amanti che si danno appuntamento, facendo finta di non conoscersi), la sera possiamo goderci in silenzio la visione di qualche programma televisivo. Sì, ma il palinsesto è scoraggiante, allora bypassiamo il problema sottoscrivendo l’abbonamento a Netflix: amici e colleghi ci hanno fornito una lista infinita di produzioni imperdibili, che, quasi quasi, decidiamo che anche a fine emergenza rimarremo in casa a rincoglionirci di serie.
Intanto ne stiamo seguendo una che ci impegna a oltranza; si chiama: “Breaking bad” e siamo arrivati in pochi giorni alla quarta stagione (su cinque). Ci siamo riusciti segando mamme e fratelli in chiamata telefonica, rimandando le richieste di figli, ignorando orari e obblighi. Di contro, mio figlio sega amici in chat, rimanda le nostre richieste, ignora orari e obblighi rimbambendosi dietro “La casa di carta” (ho il dubbio che non sia stata una buona idea!)

Però no, partecipare all’hashtag #Iorestacasa, giocando ad avere un ristorante, è l’unica alternativa che non ho preso in considerazione: il mio libro di ricette è rimasto un oggetto dimenticato in una mensola della cucina, senza che solo una volta mi sia venuto il guizzo culinario ammazza segregazione domestica. Non mi sbizzarrisco oltre le due torte che preparo da sempre. 
Più della fine di questa clausura forzata, più delle uscite con gli amici, più dello sport all’aria aperta, i miei figli rivendicano a gran voce il diritto di dare un’alternativa al menu quotidiano: basta con la pasta e sugo, i cui unici diversivi sono il formato della pasta e la marca della passata di pomodoro.
A parte che, come a molti è capitato di perdere la voglia di leggere, a me è capitato di ridurre al minimo l’impegno ai fornelli, però, okay, so cucinare e posso sforzarmi di essere più creativa, offrendo maggiore varietà nei primi... ma che non venga in mente a nessuno della famiglia di farmi fare il pane in casa!






36 commenti:

  1. Eh, non ne parliamo neppure. Io non sono mai stato uno che in casa si sente soffocare, ci sto volentieri, però - porca miseria - questo non è "stare a casa" questo è "arresti domiciliari"...
    Lavorando a casa un po' il tempo mi passa, durante il weekend mi impegno sui miei fumetti (col risultato che sto già a buon punto per due nuovi albi, ho fatto tutte le strisce di Yumi e Nana per il 2020 e ho iniziato quelle del 2021...) però, diamine, quanto mi pesa questa situazione. Da un lato mi sento pure fortunato rispetto a quelli che vivono nelle provincie più colpite, il bollettino serale con l'elenco dei morti mi getta ogni volta nello sconforto...
    L'unico momento di relax vero e quando, finito l'orario di lavoro, vado sul balcone a prendere un po' di sole, che per fortuna questi giorni non è oscurato dalle nubi. Dopo un intera mattinata e primo pomeriggio chiuso in casa, piedi gelati e spalle indolenzite, sentirmi riscaldare dai raggi solari è una sensazione bellissima.
    Non guardo granché fiction, giusto qualcosa su amazon prime, ma poca roba. Telefono spesso ai miei e esco una o due volte a settimana per fare la spesa. La mia mascherina è di quelle che il presidente della Lombardia ha definito "di carta igienica". I guanti di lattice non li sopporto più, non li indosserò mai più neppure se dovrò maneggiare attrezzi sporchi di grasso.

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    1. Anch’io, a quest’ora (che sono le 15:30) mi affaccio e mi godo il sole del primo pomeriggio, caldo, ma non abbastanza, come in estate, dunque ampiamente sopportabile.
      Al supermercato vado sempre io, nell’ultimo periodo, ormai mi sto quasi abituando e se invece di una fila di 500 metri ne trovo una di 350 mi sento fortunatissima. Metto i guanti che danno all’ingresso, quelli dell’ortofrutta, che, a fine spesa, faccio fatica a sfilare perché mi restano appiccicati alla mano.
      Daje Arià, finirà prima o poi... 🤞🏻

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  2. Non sto scherzando, sto mangiando più in queste settimane che tra Natale e l'Epifania, è pazzesco ;)

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    1. Lo so, è quello che fanno tutti. E il pane... il pane che sforni in casa? ma perché, mi chiedo: al supermercato, adesso, i beni più richiesti e venduti sono lievito e farina: scaffali vuoti dappertutto. E io continuo a non vedere la necessità.
      Comunque, Pietro, tuta e scarpe da running e giretto intorno al palazzo, su su! 😁

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  3. Fortuna che ho ripreso a leggere Guida Galattica per gli autostoppisti, perché altrimenti l'immagine degli assorbenti piazzati in faccia di austere signore davvero avrebbe rovinato i miei sogni per mesi... :O
    Beata te e tuo marito che riuscite a fare la passeggiata pomeridiana di un paio di chilometri, perché qui è vietato. Solo duecento metri da casa, al massimo butti la spazzatura. Il supermercato è più lontano e ci puoi andare solo una persona per famiglia, obbligo mascherina e guanti. E controllano. Carabinieri, vigili e protezione civile passano ogni ora, adesso anche la sera, perché l'analisi delle celle telefoniche ha evidenziato che certi furbetti ingrati (ingrati verso chi rischia la vita in ospedale, magari a salvare il deretano proprio ai loro famigliari anziani) se ne escono a zonzo dopo le 23. E fioccano multe. Penso che il debito pubblico lo risolleveremo tutto a suon di multe, se continuano a non rispettare il decreto.
    I prossimi giorni saranno ancora di più redditizi. Perché la gente è convinta che dopo Pasqua sia finito tutto. Riaprono le fabbriche, riaprono i negozi, sia, dai abbiamo scherzato, però mi raccomando indossate le mascherine. No è finita no. Il vaccino non c'è e questo non è un videogioco che se perdi la vita butti dentro un altro gettone e ricominci la partita. Ho una cugina a Bergamo terrorizzata. Il prete ha smesso di suonare le campane a morto, non ce la faceva più, suonavano di continuo. Le ambulanze le passano davanti casa di continuo. Riceve la spesa a casa, lascia i soldi su un tavolino, va a prendere spesa e resto dopo mezza giornata e disinfetta tutto.
    Ne avremo per tutta l'estate, sempre che non ci troviamo con un secondo picco dovuto alla negligenza degli ottimisti. Perciò ben venga qualsiasi alternativa valida e consentita che possa farci tirare avanti. :)

    Il pane no. Non mi ammazza in palestra per poi rimpinzarmi di carboidrati. La miglior consolazione per me resta un buon libro.

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    1. Sai, Barbara, quando è iniziato tutto questo, come molti, ho preso la cosa come un fuoco passeggero, passerà, mi dicevo, sono misure preventive che dureranno qualche settimana (lo pensavo quando hanno chiuso le scuole, ma ancora tutto il resto era agibile: palestre, piscine, parchi); poi i telegiornali erano bollettini di guerra, aspettavo le edizioni straordinarie come hai presente il tuono dopo un fulmine? Mi è partita l’angoscia che diventava sempre più nera ogni volta che sentivo di gente che moriva, di medici, di giovani in bilico fra vita e morte. il virus non perdona, come si pensava! Quello che tu racconti mi ha attraversato per giorni interi, le storie tragiche di famiglie che non hanno potuto dire addio ai propri cari e non parliamo di quelle processioni di camion dei militari, che non voglio ricordare perché davvero, lo dico con estrema sincerità, mi si spezza il cuore ogni volta che ne parlo...
      Io ho avuto bisogno di allontanarmi da tutto questo: mi aiuta leggere tantissimo (sono fra quelli che non ha perso la voglia di farlo) e scrivere in modo leggero una realtà che, invece, stava appesantendo il mio universo. Adesso non seguo più i tg, voglio solo sentire notizie positive, voglio solo circondarmi di bellezza e positività. Non ci riesco sempre, ma ci provo. È tutto quello che so fare per me stessa e anche un po’ per chi mi sta accanto, che respirare tristezza e noia e scoraggiamento non porta a nulla.

      Qui i controlli sono minimi, a dire il vero: si incontrano pochissime pattuglie (m’è capitato giusto quella volta che sono andata al supermercato), ma i miei due km sono di andata e ritorno dalla nostra Parrocchia: il pomeriggio, facciamo un km ad andare uno a tornare per recitare il Rosario. È poca cosa (la passeggiata, non la preghiera), ma ci aiuta a spezzare la monotonia... e anche a muoverci che, vabbè che non cucino chissà cosa, ma una rampa di scale non è sufficiente a smaltire tutte le fette di torta che mangiamo da quando siamo chiuso in casa! 😁

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    2. Vedi Marina, è proprio quello che temevo: l'allontanarsi dalle notizie porta le persone a credere che il pericolo sia cessato. E non essere aggiornate su quello che possono o non possono fare. Quella passeggiata per esempio non è consentita per decreto legge, perché nel frattempo ho chiesto conferma agli amici vigili, qualcuno anche di Roma. Mi spiace che le chiese siano aperte, perché questo porta i fedeli a pensare che si possano frequentare, ma per decreto no. Almeno che la chiesa non sia entro i duecento metri e tu non ci porti il cane dentro a fare i suoi bisogni... Senza il cane, la passeggiata risulta consentita solo se hai problemi di salute che la richiedano, comprovati da certificato medico. E tu dirai: ma che male faccio? Forse nessuno, se vai in chiesa con la giusta mascherina e i guanti, dato che si toccano porte, maniglie, banchi, libretti (e spero che abbiano svuotato l'acquasantiera).
      Però è anche questione di rispetto. Io, e tutti gli altri che conosco nella mia zona, non usciamo perché ci sono i controlli, non usciamo perché rispettiamo chi sta lottando contro questo casino, non solo chi rischia la vita da ammalato, ma chi rischia la vita da medico, infermiere e tutto il comparto. Se non andiamo in giro, siamo un problema di meno. Il rischio purtroppo anche con le protezioni non è mai nullo, per definizione matematica. Ergo, io esco solo per l'indispensabile.
      Ed è per questo che, nonostante l'angoscia, guardo i telegiornali. Per ricordarmelo.
      Se il Papa si prepara ad una Pasqua in streaming, penso che Dio non si arrabbierà per un rosario recitato dal balcone. Anzi.

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    3. Mi dispiace passare per una che non ha capito un cazzo di quello che sta accadendo, però prendo il rimprovero, perché è colpa mia che ho esemplificato una cosa che non è da esemplificare.
      Non sono superficiale perché non guardò più i tg, sono abbastanza informata da sapere cosa sta ancora accadendo, non manco di rispetto a chi sta lottando contro questo casino e non voglio spostare l’attenzione di un post che aveva un altro intento su una riga decontestualizzata che, anche per esigenze narrative, ho volutamente esasperato.

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  4. Ahaha, quindi non ti sei data nemmeno a panificazione e dolci, come tutti? XD
    Comunque, parlando di sport: ora TUTTI si sono riscoperti sportivi. Mi viene da pensare che
    1) o si vuole evitare l'effetto ingrasso dovuto alla nuova vita sendentaria
    2) o si vuole trovare a tutti i costi, anche per quei tre minuti, una scusa per uscire.

    La tv... per me stanno perdendo occasioni su occasioni per riportare la gente davanti alla tv in momenti fissi e aggreganti, e non più solitari e senza orario come si usa fare adesso...

    Moz-

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    1. Ppi carità, Michele! Il pane in casa proprio no, anche perché, onestamente, penso che sia più utile dare una mano ai panifici: almeno possono mandare avanti la loro attività, senza che qualcuno provi a sostituirsi ai panettieri, nel mestiere con cui campano le famiglie.

      Io sono più per la seconda che hai detto: è una scusa per prendere aria.
      E sulla tv, quanta ragione hai!

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    2. Non è male riscoprire la panificazione casalinga ma sì, non deve sostituire i panifici!
      Prendere aria, certo... ovvio che sia quello, motivo per cui hanno dovuto fare mille decreti: la gente trovava sempre quelle scuse per poter uscire (ma dove devi andare se è tutto chiuso? Penso che a molti, come si suol dire, "puzza la casa").

      La tv un vero peccato, io se fossi stato dirigente Mediaset avrei subito convertito Italia 1 a come era negli anni '90, avrei fatto rincoglionire la gente davanti al televisore come ai cari vecchi tempi XD

      Moz-

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    3. Da un pezzo la tv non è più così. È come se esistesse solo un certo tipo di persone da accontentare, come se si fossero concentrati solo su una fascia d’età e di interessi. Boh, non lo so, fatto sta che ogni giorno devo faticare per trovare qualcosa di anche solo minimamente interessante. Per fortuna ci sono le alternative, appunto: le paghi, ma almeno dai un senso alla presenza del televisore in casa.

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    4. Sì. Però... che brutto. Una volta davvero accontentava tutti, sia come cultura che come intrattenimento.

      Moz-

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    5. Brutto, sì. E triste!

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  5. È legittima la tua voglia di allontanarsi ma il decreto è chiaro in tutta Italia: 200 metri. Punto. Controlli o meno. Mi spiace leggere queste cose.

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  6. Non mi parlare del tappetino per gli esercizi, che da quando mi sono data al fitness improvvisato, ho un dolore assurdo alle ginocchia e all'osso sacro.
    Il pavimento non è così comodo, nonostante il mio plaid matrimoniale accuratamente ripiegato su se stesso.
    Dovrò studiare altri metodi di allenamento. ;)
    Quanto, invece, alla mia creatività in cucina, oggi mi sono superata.
    Se vuoi farti del male, vai a spiarmi su Fb.

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    1. Tu potresti semplicemente spalmare la marmellata sulle fette biscottate e fotografarle su un piatto per avere la mia ammirazione! 😍

      Per quanto riguarda l’allenamento... passo!
      (Almeno tu sei giovane! 😄)

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  7. Giorno dopo giorno, sento che la cosa davvero difficile che stiamo affrontando è proprio l'immobilità fisica. Ho provato a percorrere il mio appartamento per tre quarti d'ora, è andata pure bene, ma come minimo devo mettermi nelle orecchie qualche programma su YouTube per far fronte alla noia e armarsi di buona volontà.
    Come minimo al termine di questo periodo palestre, parrucchieri e centri estetici saranno presi d'assalto. Ci saranno prenotazioni fino all'autunno. Ma di fatto... quando usciremo dalla quarantena? :-O

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    1. Infatti, passato un mese dall’inizio di tutto e volendo immaginare un possibile “dopo”, a me non viene in mente nulla: in questo sono pessimista, vedo gente annichilita dalla paura che, anche quando tornerà alla normalità, si guarderà sempre attorno diffidente. Andrà spavalda dal parrucchiere, tornerà in palestra senza pensare di tenersi a distanza dalle persone? Chissà! Questa quarantena a me personalmente non sta facendo sentire la mancanza di tutto quello che non posso fare, mi sta rendendo insicura, diffidente, mi sta chiudendo in un bozzolo.

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    2. Stai entrando in una fase negativa. Non permetterlo, Mari'. Sai che a me riaffiorano cose in mente, che scaccio immediatamente, perché non avrei modo né forza di affrontarle. Mi viene in mente mio padre e i suoi ultimi giorni, per esempio. Ma credimi, lo allontano dal pensiero perché so che non posso affrontare questi pensieri adesso. C'è bisogno di progetti. Continui progetti.

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    3. Hai ragione Luana, i pensieri negativi non aiutano in una situazione che già di suo tiene la mente impegnata in ogni tipo di preoccupazione.
      Per questo mi concedo più facilmente alla leggerezza. Ogni tanto la fase negativa prende il sopravvento, ma sono momenti, poi passano e sì, si ritorna ai progetti.

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  8. In casa ho dei pesetti, un tappetino per gli addominali e una spalliera a cui volendo potrei appendermi (ma che uso più come attaccapanni), purtroppo non riesco a usare nulla di tutto questo per fare esercizi in casa, è uno dei motivi per cui vado (andavo) in palestra, che poi, negli ultimi tempi, facevo soltanto pilates con un'insegnante bravissima che mi spronava a lavorare. Insomma andare in piscina o in palestra è un modo per darci dei tempi e delle modalità per fare del moto, fare del moto in casa è possibile ma implica una notevole forza di volontà che fatico a trovare, almeno per ora. Sulla cucina sono in linea con te, cucino il minimo indispensabile (come prima) e non ci penso proprio a fare il pane in casa!

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    1. Io sono stata sempre pigra con lo sport “domestico”: quando ho tolto il gesso e dopo tre cicli di fisioterapia, mi era stato consigliato di continuare a fare degli esercizi specifici da casa, che io non ho mai fatto. Indisciplinatissima. Una volta ho provato a fare addominali, lo slancio è durato cinque minuti. Proprio non sono cosa! Di contro, alluvioni, neve, non riuscirebbero a farmi desistere dall’andare in piscina.
      Peccato che quella, in casa, non la puoi tenere, per ogni evenienza. 😁

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  9. L'immobilità è pesante. Io porto fuori il cane due volte al giorno, ma definire questo "esercizio fisico" sarebbe un'esagerazione. Oggi ho iniziato la prima lezione di addominali per principianti con una app. Domani gambe. Altro che yoga e taiji. Sigh!

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    1. Abitare in campagna già di suo è bello, ma in questo momento è una salvezza. Io posso sfruttare l’ampio slargo condominiale, che è chiuso da un cancello e ci isola dall’esterno e ho una casa grande, ma conosco diverse persone che abitano in 80 mq, con minibalconi, in palazzi che si affacciano direttamente sulla strada: neanche fare la passeggiata col cane nel marciapiede sotto riesce a dar loro sollievo. Purtroppo!
      In bocca al lupo con gli esercizi fisici! 😉

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  10. Buona e serena Pasqua Marina
    tornerà il sorriso di sempre
    come sempre.
    Il mio abbraccio
    Maurizio

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    1. Ricambio.
      Risorgeremo tutti... e più forti di prima!
      Buona Pasqua, Maurizio.

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  11. Inizio subito col dire che il marito farmacista ha dato una girata epocale all'amica che voleva rendersi utile producendo mascherine in casa. Sembra che non ci sia modo per farle effettivamente funzionanti. Non ho provato a proporgli gli assorbenti, però. Io in realtà ho iniziato l'emergenza con cento mascherine in casa, acquistate in tempo non sospetti. Una sera ne ho portate trenta ai miei genitori e avevo il terrore di essere fermata e accusata di spaccio. Manco avessi trenta chili di droga nel bagagliaio! Per il resto qui il tempo libero è questo, a ridosso della mezzanotte. Il mio capo ha tre anni, è super esigente e io devo essere mamma, maestra d'asilo, intrattenitrice, maestra di ginnastica e compagna di giochi. Ha messo a tacere anche la mia preside in videoconferenza e quindi alterno mamma/prof a distanza senza soluzione di continuità. Il dramma vero (relativamente parlando, ovvio, il dramma vero sono stati i parenti malati, al momento in via di guarigione per fortuna) è stata la dipartita della televisione. Dopo due giorni di panico i suoceri ce ne hanno donata una delle loro tre e io ho ripreso ad avere almeno pause lunghe come tre episodi di Peppa Pig, di quando in quando...

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    1. Questa delle mascherine è diventata una barzelletta: io esco con la mia, che per fortuna fa parte di un set da dieci acquistato quando ancora si potevano rinvenirle in farmacia. Non so nemmeno se sono veramente utili, ma indossarle mi dà conforto (pensa che io la metto già sul pianerottolo quando esco.)
      In tutto questo, mi reputo un po’ più fortunata di altre situazioni perché ho i figli grandi e non devo improvvisarmi anche intrattenitrice o maestra d’asilo, che penso sia una delle cose più difficili in questo momento. Quindi comprensione massima per quello che stai facendo tu, considerando anche la tua professione.
      Pure senza tv, no! Quello è peggio della mia lavastoviglie non più funzionante da dieci giorni.

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  12. Qui in Piemonte le cose si sono aggravate subito, ricordo lo sconcerto alla chiusura delle scuole, quando si pensava sarebbe stato solo per pochi giorni.
    Gente che sui social giocava al piccolo chimico con la ricetta per l'amuchina fatta in casa diluendo la candeggina (ignorando che il gel è a base alcolica) e al piccolo biologo con mascherine di stoffa, inutili.
    In un attimo io mi sono visto cancellare i corsi di formazione e le lezioni dal vivo, per passare allo streaming dalla sede. Poi in webcam, che però non mi è possibile, quindi tutto lavoro perduto, un disastro. Spero di poter rivedere gli studenti almeno quest'estate.
    Intanto mia madre in ospedale sta vedendo sul campo il bollettino di guerra (il Piemonte la terza regione più colpita). La sera da casa mia si vedeva anche il drone di pattuglia.
    Quindi sì, esco solo quando è davvero indispensabile. Mi concedo giusto ogni 3 giorni una passeggiata, ma rimanendo vicino casa.

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    1. Sì, c’è stato un momento in cui se ne sentivano di tutti i colori: io ancora andavo in piscina (l’hanno chiusa, poi, la settimana successiva) e ricordo che scherzavo con un ragazzo sull’opportunità di riempire le borracce con l’acqua della vasca piena di disinfettante.
      A proposito del tuo desiderio di rivedere i tuoi studenti, qui, in casa mia, stiamo vivendo un piccolo dramma: mio figlio, il maggiore, è di esami di maturità e non riesce a rassegnarsi al fatto che non rivedrà mai più la sua classe (intesa proprio come compagni tra i banchi di scuola) e che il suo ultimo giorno di scuola sia stato quel lontano 4 marzo.
      Anch’io vado al supermercato ogni cinque giorni e mi concedo la passeggiata quando devo andare in farmacia, che è un po’ più distante.
      Dev’essere terribile lavorare in un ospedale, già solo con quello che vedo in tv io sto male per ore e devo trovare un modo per distrarmi.
      Quando e come ne usciremo?

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  13. Io mi sento una tigre in gabbia. Di quelle pigrissime però.
    Non so quanto tempo ancora durerà tutto questo e a parte il sentirmi frustrata per svariati motivi, tra gli altri la perenne preoccupazione per la mia famiglia lontana e la mia assoluta inadeguatezza a fronteggiare con cipiglio, tutto quello che stiamo attraversando, ebbene sì, io cucino.
    Del resto è uno dei "mestieri" che più mi piacciono. Mi viene naturale e senza alcun aiuto; che poi con planetaria e Bimbi siamo tutti panificatori e pasticceri perfetti. Cucino perché mi distrae, mi diverte, mi rincuora.
    Ma come te, il pane no.
    Ne verremo fuori, probabilmente molto più fragili di prima, ma con un carico di empatia nei confronti degli altri che sarà un tesoro da preservare.
    Ti abbraccio forte.

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    1. Spero che tu abbia ragione, Mariella. Io sto attraversando una fase di stanca anche dai pensieri positivi: penso che quando tutto sarà finito, aumenterà la diffidenza, ci guarderemo tutti guardinghi, continueremo a mantenere il distacco. La paura avrà il sopravvento.
      Ognuno di noi si affida a ciò che più porta serenità e benessere in un momento come questo: fai bene a trovare conforto nella cucina. È certamente un’attività in grado di rilassare chi la ama e conosco Il Bimbi: un amico chef in casa! 😉

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  14. Ciao,io sono fra quelli che ha il "permesso " di uscire da casa per recarsi il mio lavoro, perché noi ci siamo fermati.
    Lavoriamo meno ore, a turni, o meglio da domani toccherà anche a me stare casa almeno per due giorni. I ritmi più lenti, più pace, sinceramente mi chiedo come sarà riprendere a pieno regime. Come farò ad abbandonare questo stato di pace e rilassatezza. Mio marito invece è a casa da quattro settimane inutile dire che è allo stremo, ha riempito la casa letteralmente di modellini.

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    1. Benvenuta, grazie per avere lasciato la tua testimonianza. Capisco che per chi lavora a ritmi serrati, questo periodo possa rappresentare davvero un rallentamento. Ti dirò, invece, che per me non è cambiato molto: io, in casa, facevo esattamente quello che faccio adesso, solo che sceglievo di farlo; le imposizioni hanno cambiato non le mie abitudini, ma il loro sapore. E questa sensazione si fa sempre più pesante, ogni giorno che passa.
      Gli hobby sono una salvezza, quello sempre! 😉

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