domenica 28 giugno 2020

Lode a te, maturità classica!

Apollo e le muse sul monte Parnaso - Anton Raphael Mengs

Giorno 17 giugno mi sono alzata col sorriso tirato della maturanda nel suo giorno di esami, in imperfetta simbiosi con un figlio meno emotivo, ma concentrato sull’obiettivo. 
È lui che deve sostenere gli esami, io faccio solo la mamma apprensiva.

Del mio (era il lontano 1987), ricordo giusto la traccia sulla cultura secondo il pensiero di Norberto Bobbio, per la prova scritta di italiano e lo scoramento della classe alla notizia della seconda prova scritta di greco.
Mi recai a scuola a piedi, penna in tasca, passo concitato, con in testa paura e confusione e un “in bocca al lupo” registrato sull’uscio della porta di casa.

Preparo la colazione a Enrico e assecondo il suo silenzio: non darebbe mai a vedere che è in ansia, in questo somiglia a me, ma il suo stato d’animo si palesa nel modo in cui sfoglia il quadernone, contenente alcuni schemi elaborati da lui per aiutarsi a fissare le date principali. Butta un occhio a una pagina e si morde il labbro: Ciclo di Aspasia? 1834. Svolta cosmica? 1826...
“Stai tranquillo, farai un gran figurone!”, vorrei dirgli, per placare la frenesia di quell’ultimo esercizio di memoria, ma tengo per me il pensiero per evitare di ottenere in cambio un generoso gesto apotropaico. 
Si va insieme: all’esame può assistere solo una persona e quella persona, l’accompagnatrice ufficiale, la privilegiata, sono io.

Ricordo un’aula grande, la commissione seduta dietro a due cattedre unite e una platea organizzata con file di sedie alle spalle del candidato. Dopodiché, il vuoto: ciò che dissi, durante l’esame, le domande poste e le risposte date, rimangono un episodio della mia vita di cui non conservo alcuna memoria. Venivo dall’esperienza dei compiti scritti, dalle due giornate che avevano dato ufficialmente inizio ai miei esami di maturità: il tema d’italiano e la versione di greco erano state le prime tappe di un tunnel che mi sembrò lunghissimo da percorrere fino all’orale. Il mio era fissato per i primi giorni di luglio: il ripasso matto e disperatissimo, fatto all’ombra di un albero in campagna, il gelato che mia madre mi portava per merenda, la stanchezza cullata dall’aspettativa delle vacanze estive, sono gli unici momenti di allora che non ho mai dimenticato.

Enrico torna nella sua scuola dopo tre mesi e mezzo di assenza obbligata; gli resta il rammarico più grande di non avere concluso l’avventura liceale assieme ai compagni. Le lezioni on line, la clausura costretta dalla pandemia, gli hanno fatto vivere un’esperienza unica, che un giorno racconterà a figli e nipoti, ma gli hanno tolto per sempre il piacere di chiudere tra i banchi la vita condivisa con la classe per cinque anni.
Firmiamo un foglio dove autocertifichiamo la nostra estraneità al covid; parliamo dietro la mascherina con un collaboratore scolastico che ci dice di attendere nell’atrio, all’esterno: “quando sarà il turno del ragazzo, verrà chiamato”. Enrico è il terzo del suo giorno, ma gli esami sono iniziati con un’ora di ritardo e la logistica prevede sanificazione di oggetti e locali per ogni esaminando che termina la prova orale, così lui slitta alle 12:15.
È concentratissimo e io molto defilata: sono una presenza non presenza, mio figlio m’ha voluta lì con lui, ma mi chiede implicitamente di non interagire in alcun modo e io me ne sto buona e zitta sulla panca a ignorare la sua tensione. Quando tocca a lui, gli vado dietro senza incoraggiarlo. Saliamo al secondo piano, si respira un’atmosfera di desolazione: le uniche persone che si muovono sono i professori dentro la classe e un bidello nel corridoio; io mi fermo davanti alle porte aperte dell’aula, intenzionata a seguire l’esame da lì. I ruoli si sono ribaltati: Enrico si siede alla cattedra, la commissione è sparpagliata nei banchi, distanziati tra loro. È una condizione che sfiora quasi il surreale: la familiarità con cui i professori accolgono i candidati, loro alunni, non ha nulla dell’austerità di quei volti solenni dei miei tempi, quando, messi uno accanto all’altro, i docenti formavano una barriera umana che incuteva soggezione mentre io, seduta di fronte a loro, isolata sulla mia sedia, mi stropicciavo le mani e le soffocavo in una stretta che bloccava il flusso del sangue fra le dita. 

Ricordo che a noi della sezione D capitò una commissione esterna di Gela, con una presidentessa che voci di corridoio volevano acerrima rivale della nostra professoressa d’italiano. La fama che l’accompagnava fu una conferma durante gli orali. Poco il commissario interno poté fare per alleggerire la pesantezza dell’atmosfera: è vero, ho cancellato tutto di quel momento, ma la tensione degli attimi di attesa fra una domanda e l’elaborazione della successiva, quella, me la ricordo bene.

Nessuna ansia. Il clima è sereno. Per circa dieci minuti, Enrico spiega i contenuti della sua tesina (l’elaborato assegnato dai docenti su un argomento di latino e greco), poi discute un breve testo di D’Annunzio. Adesso è il momento dell’esposizione interdisciplinare che parte dall’immagine di un tubo catodico. Deve collegarlo alle restanti materie, partendo dalla fisica. In corridoio le finestre sono spalancate e dalla strada arrivano i rumori delle auto in transito. Non capisco bene cosa stia dicendo, ma lo sento trivellare parole che spiegano: passa egregiamente dagli elettroni di non so quale congegno alla corrente filosofica del Positivismo, Saint-Simon, l’Impressionismo, la scoperta dell’atomo, Bismark seguendo un percorso ideale che arriva persino all’art.21 della Costituzione. 
Ciò che io, allora, dovevo dimostrare di sapere si concentrava solo sulle due materie portate all’esame (nel mio caso, italiano e latino); la riforma degli esami di Stato ha, in seguito, cambiato le regole, ma l’esplosione della pandemia, quest’anno, ha altresì costretto il Miur a cercare alternative a quel sistema consolidato e io giudico questo esame orale complicatissimo, nonostante le agevolazioni concesse.
Quando tutto finisce, mi sembra di avere accompagnato mio figlio a un’ordinaria ora di lezione su ogni competenza acquisita a scuola, con la differenza che la lezione l’ha tenuta lui all’uditorio di docenti.

Sotto lo sguardo indifferente di una commissione a me estranea, all’epoca, mi allontanai dall’aula con la sensazione di essermi alleggerita di un peso enorme e il desiderio sospeso di raccontare tutto a mia madre, che mi aspettava a casa.

Accompagnato dai sorrisi compiaciuti dei suoi professori, Enrico esce dall'aula con la stessa sensazione di leggerezza e il desiderio di battere il cinque a una madre, che era lì con lui, ad attendere di festeggiare il suo importante traguardo.







14 commenti:

  1. Che ricordi preistorici anche per me...
    Ora, per scaramanzia non dovrei dirvi nulla, ma mi sento di fare i miei complimenti al neo-maturando e... alla sua mamma accompagnatrice ovviamente ;-)

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    1. Ormai il dado è tratto, Ariano!
      Il risultato è “nascosto” nel titolo del post. 😜
      Sì, sono una mamma fiera. Grazie!

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  2. Complimenti al maturando-maturato. E complimenti anche alla mamma (...sicuri che non abbia preso da papà? :-P ). Anche per me, come per te, i ricordi risalgono allo scorso millennio.

    (L'ho detta in modo brutale? Ok. Risalgono al secolo scors.. No? Devo essere ancora più morbido? "Qualche anno fa" va bene?)

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    1. Diciamo che l’impegno sui figli è stato fifty-fifty! 😉
      Brutale o no, di secolo scorso vero si tratta! 😱
      E comunque, resta il fatto che io sono più giurassica di te! 😅

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  3. Non avevo dubbi che Enrico avrebbe preso la lode.
    Comunque questa storia degli accompagnatori alla maturità mica l'ho capita. Ai miei tempi ci andavamo da soli e meno male, se no sai che ansia farsi interrogare davanti a mamma e papà!

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    1. Ovviamente non era obbligatorio accompagnare; ho insistito io, perché mi faceva piacere e a mio figlio non dispiaceva (mettiamola anche così).
      Comunque, è vero: i miei, all’epoca, non si sono nemmeno proposti, ma io avrei fatto la guerra per non farli assistere al mio esame. 😁

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  4. Congratulazioni a tuo figlio per l'esame e a te per avere fatto la mamma sostegno-invisibile. La mia maturità è stata deludente, ho persino dimenticato il voto finale.

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    1. Quello di Enrico è stato un grande esame, il mio decisamente no! 😁
      Grazie: ho faticato a non rompere le scatole (dico sempre a mio figlio che, nel gioco di ruoli assegnato dalla vita, è questo che fa in genere una madre 😂), però sono stata di parola. 😉

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  5. Congratulazioni al ragazzo! :) Anche se un momento di passaggio rituale così forte è stato fatto in una maniera atipica.
    La mia maturità (scientifica) risale al 2003. Prima prova (italiano) uscì Pirandello, l'unico che non avevo ripassato, ma presi lo stesso 14/15. Seconda prova (mate) per avere 15 bisognava fare uno dei due problemi e rispondere a 5 dei 10 quesiti: io risolsi tutti e due i problemi e 8 dei quesiti. Presi 15, e ho poi saputo che il mio prof commentò: "A Lazzara dovremmo dargli 18, 20!" Alla terza prova c'erano inglese, geologia, arte, e mi sembra storia. La presidente esterna rimischiò all'ultimo le materie, così dovetti leggermi Il Grande Gatsby di notte. All'orale la mia tesina interdisciplinare su Il Lato Oscuro piacque così tanto che mi diedero il massimo dei voti più tutti i punti di bonus. Alla fine uscii con 98/100.

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    1. Grazie. Ma complimenti anche a te: primo, per l’ottimo risultato, secondo per tutto l’iter. Ti sei maturato quando è nato il mio secondo figlio! 😁
      E ti ricordi tutto così bene, nel dettaglio, wow! 🤩

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  6. Complimenti a Enrico! *_* Ma non avevo dubbi. (Ricordami: Enrico suona anche il pianoforte o è il fratello?).
    La mia maturità? Ricordo solo che faceva caldo, caldissimo e che la prima lettera estratta era stata la "Z" -_-. Ultima per 5 anni e prima quel giorno! Mi prese così a male che ci andai del tutto contrariata :(

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    1. Il fratello, Edoardo, secondogenito virtuoso del piano! 😁
      Mi fai morire! Ma è un’offesa alle statistiche che venga estratta la zeta a inizio esami! 😂😂 Mai e poi mai immagineresti di essere la prima a iniziare qualcosa, stando a elenchi e appelli in ordine alfabetico! 🤦🏻‍♀️
      Mio figlio sperava di non essere esaminato il primo giorno e invece hanno estratto la sua sezione, che era la G, e poi, però, hanno seguito l’ordine alfabetico.
      Comunque, mi è rimasta la risata in pizzo sul tuo esame 🤭🤭😁

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  7. Complimenti a tutti e due! Che anche la mamma ci ha messo del suo, via. Io non sarei riuscita a stare lì, visti i miei terribili ricordi della maturità... Ho studiato tanto, ho studiato troppo, avevo troppe pressioni addosso, due materie importanti (Italiano e Tecnica bancaria) e puff. Scena muta. Impossibile recuperare un pensiero, un ragionamento che fosse uno. Mi hanno salvato la media alta e gli scritti impeccabili (solo in due nell'intero istituto abbiamo fatto corretto, preciso alla virgola, lo scritto di Ragioneria).
    E fino a qualche anno fa, nei momenti di difficoltà, quell'esame orale andato malissimo era un incubo ricorrente (nonostante alla discussione finale della tesi sia andato tutto a rovescio: io tranquilla a parlare per 40 minuti, professori ammutoliti e persino un filino preoccupati, tema: fondi comuni di investimento, sospetto che qualcuno abbia chiamato in banca il giorno dopo... :D ) Quindi, anche coloro che avranno un voto così così alla maturità stiano tranquilli, che c'è ancora tempo ed occasioni per rifarsi. ;)

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    1. Ne sono convinta anch’io. Non ho mai avuto bisogno di ricordarlo ai miei figli o di convincerli perché loro hanno sempre portato risultati eccellenti (davvero non so da dove mi siano venuti fuori sti geni!), però non ho mai dato importanza ai voti: innegabile che diano soddisfazione, ma non sono sempre determinanti.
      Io, del mio liceo, ricordo solo che facevo bei temi d’italiano e la mia passione per la filosofia, per il resto ero una da sette e quando mi sentivo bravissima era perché prendevo otto, qualche volta anche nove.
      Il dieci era una chimera: mai visti. Solo ora, nelle pagelle dei miei figli. Allora esistono! 😁

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