Il tuo viso è luminoso, il sorriso quello dei nostri quattordici anni. Sei seduta nel banco davanti al mio, con la testa china sul compito di latino. Mi piace la tua camicetta a fiorellini, la tieni come sempre fuori dai jeans e al polso hai due braccialetti di cuoio intrecciati. La versione è di Cicerone, cominciamo a tradurla. Io vado spedita, tu allunghi lentamente indietro il braccio, con un occhio puntato sulla scrivania, dove il prof. sta scrivendo qualcosa sul registro; muovi le dita, in un codice tutto nostro: riga due, quarta parola, che verbo è quello? Ma neanch'io so riconoscerlo. Il tempo passa, le difficoltà aumentano, le tue richieste di aiuto rimangono inevase. Il prof. alza lo sguardo sull’orologio da parete, suona la campanella di fine ora... che ha lo stesso trillo della sveglia sul comodino.
Sono passati ventinove anni e mi capita ancora di sognarti. Forse perché il giorno del tuo compleanno ha ancora su di me un forte impatto emotivo.
Ci risiamo: un pretesto riaccende la luce in una stanza del mio passato e lì ritrovo intatti i ricordi che la mente, solitaria viaggiatrice nel tempo, rianima in pochi attimi. Sono nitidi, compagni di silenzi prolungati nelle prime ore del mattino, quando il risveglio mostra il carico di pensieri nati dall’eco del sogno, che ancora il giorno non dissolve.
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Sono al ginnasio, i primi giorni di scuola, in una bella classe: individuo le ragazze con cui voglio stringere amicizia, le vedo più simili a me e credo che mi verrà facile avvicinarmi a loro. Invece, scarto quelle due tre a pelle meno empatiche, che hanno subito preso confidenza con i maschi, sicure di sé: come se la tirano! Tra loro ce n'è una, con i capelli neri, gli occhi vispi e un sorriso che le forma due fossette ai lati della bocca. Si chiama Ornella.
È carina, abbastanza per attirare l’attenzione dei compagni e per niente impacciata: ci sarebbe da imparare da lei! Io me ne sto seduta nel mio banco, sbircio qua e là, ma sono a corto di iniziative: non so cosa dire né con chi parlare.
Si sa, la confidenza si acquisisce piano piano, avrò tempo. Starò qui per cinque anni, sedimenterò amicizie importanti, m’infatuerò di qualche compagno di classe, mi affezionerò più ad alcuni e meno ad altri; proverò antipatie, simpatie, indifferenza; catturerò ricordi che mi accompagneranno per tutta la vita...
Poi un giorno io e Ornella parliamo, abitiamo nella stessa via, mi chiede di studiare insieme Cicerone: vuole davvero stringere amicizia con me? siamo così diverse! Lei frequenta il “Viale”, io la parrocchia; lei è bella e spigliata e con tanti amici fuori dal contesto scolastico, io sono anonima, timida e con uno scarso giro di conoscenze. Ma sono contenta che mi abbia invitata a casa sua. Studiamo in cucina, i buoni voti che prendiamo di latino sono la dimostrazione che lavoriamo bene insieme.
Diventiamo amiche. Ornella è un tipo esuberante: ha una risata contagiosa e trasmette un’incredibile positività. Andiamo in giro per la città con il suo Sì Piaggio blu, mi fa conoscere le persone che frequenta, raccolgo le sue confidenze (lei meno le mie, ma solo perché sono più brava ad ascoltare che a parlare). È disinibita: le sue esperienze si trasformano in divertenti lezioni di educazione sessuale. L’8 giugno, giorno del suo compleanno, ci riuniamo in casa mia assieme alle compagne di classe con cui vado più d’accordo. Lei prepara il suo mitico tiramisù, che eleggiamo subito come il più buono mai mangiato in vita nostra e non smettiamo di ridere, ubriache di aneddoti e confidenze. Sono certa che non scorderò mai come Ornella stia cercando di educare la nostra ingenuità con le sue perle di malizia.
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I ricordi più iconici si spengono dentro quelli meno belli. Avevamo già quasi diciott’anni e io capii l’importanza che aveva avuto per te la fine di una storia d’amore, ma non fui in grado di comprendere fino in fondo le ragioni di certi tuoi comportamenti e non seppi prendermi cura della tua sofferenza. Finito il liceo, furono i nostri differenti progetti di vita ad allontanarci, inevitabilmente.
Perdersi di vista è un attimo, soprattutto in un’età in cui pensi che niente possa cambiare mentre, al contrario, tutto sta già mutando velocemente. All’inizio frequentavi l’università a Palermo (e già allora ci vedevamo raramente), poi hai scelto di lasciare la Sicilia per continuare gli studi di Psicologia a Torino. A quel punto, il filo allentato della nostra amicizia si è sciolto del tutto, ma io non ho mai smesso di pensare a te, forse perché la consapevolezza di non vederti invecchiare ha dato più valore ai ricordi del passato: tu sei rimasta lì, nell’allora che non può più tornare, mentre io sto ancora attraversando la vita che va avanti.
Oggi avresti la mia età, invece hai lasciato i tuoi ventotto anni sull’asfalto della strada di una città lontana, che ti aveva fatto delle promesse e poi non le ha mantenute.
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