Ho cominciato a scrivere quando in quinta elementare, per il compleanno, mi regalarono il diario di Holly Hobbies, un quadernetto quadrato con fogli non rigati e chiusura con il catenaccio. Ogni giorno mi sedevo, prendevo il diario dal cassetto della scrivania e raccontavo: ero piccola e la mia era una semplice cronaca della giornata scolastica o erano piccoli sfoghi su persone che mi stavano antipatiche. Poi, quell'abitudine è diventata un appuntamento fisso della mia quotidianità e nel tempo ho cominciato a riempire agende vere, quelle da lavoro, con date e calendario: ogni anno mio padre ne riceveva diverse e lui le passava a me sapendo di farmi felice. Il famoso "diario personale" è diventato un raccoglitore di pensieri, racconti di episodi vissuti, riflessioni su situazioni e persone, un rifugio in cui mi isolavo tutte le volte che potevo.
Scrivere una pagina che sapevo non avrebbe letto nessuno mi spingeva a lasciarmi andare senza badare a linguaggio, modi, espressioni: scrivevo quasi in trance, guidata solo dall'irresistibile desiderio di svuotare la mente.
Anche i protagonisti del Thriller tengono un diario personale, non lo sapevate?


























