Il traduttore è l’ultimo, vero, cavaliere errante della letteratura perché gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui. (Fruttero & Lucentini)
La scorsa settimana, nel blog "da dove sto scrivendo", Helgaldo ha proposto un esperimento ai suoi lettori, allo scopo di saggiarne la sensibilità linguistica, dopo avere fatto una significativa premessa. L'esperimento-gioco consisteva nell'esaminare cinque testi di autori non citati (salvo poi svelarne i nomi in un post successivo) per verificare la capacità di riconoscere la prosa italiana e quella straniera. L'intento era quello di dimostrare come la lettura della narrativa tradotta tenda a non favorire lo sviluppo completo e coerente delle competenze linguistiche, patrimonio indiscusso di chiunque voglia padroneggiare la potenza espressiva della lingua italiana e metterla al servizio della storia.
Per lo svolgimento dell'esercizio e le relative risultanze vi consiglio la lettura di tutti e tre i post dedicati all'interessante argomento, io ho solo preso da quella discussione lo spunto per parlare dell'importanza che ha una figura poco considerata nella letteratura, che agisce da protagonista in prima linea pur non godendo di alcuna visibilità: il traduttore.






























